Il castello dei Carpazi

Gli Straordinari viaggi di Jules Verne 53

Di

Editore: Hachette

3.5
(176)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 146 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Greco , Inglese

Isbn-10: A000024944 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Mariella Di Maio

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
In un villaggio della Transilvania la vita procede tranquilla. Ma il vicino castello del sinistro barone Rodolphe de Gortz sembra infestato dal demonio: i viaggiatori narrano di spaventose apparizioni, suoni orrendi, figure spettrali e urla di donne. Un ardito giovane del villaggio, accompagnato da un ciarlatano locale, decide di verificare queste storie, ma ne torna con le ossa rotte.
Arriva il giovane conte Franz de Télek, convinto che la sua promessa sposa, la famosa cantante Stilla, creduta morta, sia tenuta prigioniera dall'oscuro, melomane barone, e con il suo attendente parte a sua volta per il castello.
Intanto, il barone, insieme al suo assistente, misteriosamente al corrente del suo imminente arrivo, prepara una ben poco ospitale accoglienza.
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  • 4

    denuncia all'ignoranza

    Quando ho sentito parlare di questo libro come un insolito horror scritto da Verne non ho potuto fare a meno di leggerlo.
    L'orrore di questo romanzo io l'ho intenso come l'ignoranza, in tutta sincerit ...continua

    Quando ho sentito parlare di questo libro come un insolito horror scritto da Verne non ho potuto fare a meno di leggerlo.
    L'orrore di questo romanzo io l'ho intenso come l'ignoranza, in tutta sincerità ho provato anche un pò di pena per il Barone Rodolphe de Gortz, in fin dei conti voleva solo starsene in pace a casa sua, mentre un paesino di superstiziosi cocciuti cercano in tutti modi di disturbarlo...

    ha scritto il 

  • 4

    Mistero

    Si tratta probabilmente del libro più ''dark'' che ho letto di Jules Verne. Le descrizioni, l'ambientazione e la storia in generale mi hanno molto colpito sotto questo aspetto. Tutti gli elementi, com ...continua

    Si tratta probabilmente del libro più ''dark'' che ho letto di Jules Verne. Le descrizioni, l'ambientazione e la storia in generale mi hanno molto colpito sotto questo aspetto. Tutti gli elementi, compresi i personaggi, mi hanno portato ad assegnarli quattro stelle come valutazione.

    ha scritto il 

  • 3

    Ormai datato, però garbato

    Trama: **1/2
    Un vecchio e malfamato castello della Valacchia pare essere sede di eventi misteriosi: fumo, luci, voci dal nulla. Come può il popolino di Wrest vivere all’ombra di tale maleficio?

    Piacev ...continua

    Trama: **1/2
    Un vecchio e malfamato castello della Valacchia pare essere sede di eventi misteriosi: fumo, luci, voci dal nulla. Come può il popolino di Wrest vivere all’ombra di tale maleficio?

    Piacevolezza: ***
    Divertissment di un Verne illuminista un poco cinico, che si diverte a sfruttare la credulità delle genti naif per presentarci un’avventura dal gusto gotico.

    Stile: ***
    Mi piace la scrittura ricca e citazionista, che descrive bene personaggi, moti dell’animo, spazi. Sebbene i personaggi rappresentino ciascuno una certa monodimensionalità quasi macchiettistica, il risultato è gradevole da leggersi. Romanzo con omaggi al gotico, ambientato in Transilvania, offre un’avventura senza impegno nei tempi passati.
    Molto prevedibile al giorno d’oggi, dobbiamo immaginarcelo all’epoca della fine ‘800, quando la scienza e la tecnica parevano infallibili risposte a ogni fenomeno ed il positivismo imperava.
    Richiede quindi di calarsi nell’epoca di cui fa parte, 1892, pensando ad un mondo ormai scomparso ma mai dimenticato con una visione semplicistica della realtà.
    Siamo nel secolo in cui “non nascono più leggende e la ragione ha il sopravvento”, nel momento più alto del positivismo, in cui la scienza è il faro infallibile cui rivolgersi, quindi la prospettiva della risoluzione sarà più scientifica che fantastica.
    E ormai anche noi, approdati nel XXII secolo, come potremmo pensare altrimenti?

    Consigliato: -
    Se poi è troppo palese, oggi, o persino un poco banale, si abbia pazienza. La drammaticità, le segrete del castello, i presunti fantasmi, il mal d’amore e le svenevolezze ora non s’usano più, però è piacevole ricordarle.
    Per chi ama le avventure di quando si poteva pensare di raggiungere tutto.

    Quest'opera di Mmorgana è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

    ha scritto il 

  • 5

    I

    Questa storia non è fantastica, è solo romanzesca. Ma poiché è inverosimile, dobbiamo forse concludere che non è vera? Sarebbe un errore. Apparteniamo a un'epoca in cui accade tutto - anzi in cui si p ...continua

    Questa storia non è fantastica, è solo romanzesca. Ma poiché è inverosimile, dobbiamo forse concludere che non è vera? Sarebbe un errore. Apparteniamo a un'epoca in cui accade tutto - anzi in cui si potrebbe dire che tutto è accaduto. Se il nostro racconto non è verosimile oggi, può esserlo domani, grazie alle risorse scientifiche che sono patrimonio del futuro e nessuno oserebbe metterlo sullo stesso piano delle leggende. Del resto non si inventano più leggende al declinare di questo secolo diciannovesimo pratico e positivo. Non si inventano in Bretagna, il paese dei feroci spiriti maligni, o in Scozia, la terra dei brownies e degli gnomi, on in Norvegia, la patria degli asi, degli elfi, dei silfi e delle valchirie, e nemmeno in Transilvania, dove la cornice dei Carpazi si presta così naturalmente a tutte le evocazioni psicagogiche. Ma è opportuno ricordare che la Transilvania è ancora molto legata alle superstizioni del tempo antico.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Jules Verne, uno scrittore tecnologico, in questo breve romanzo ci fa entrare nell'atmosfera dei Carpazi che ricorda molto le storie gotiche dell'orrore.
    L'inizio è forse difficile, si parla forse tro ...continua

    Jules Verne, uno scrittore tecnologico, in questo breve romanzo ci fa entrare nell'atmosfera dei Carpazi che ricorda molto le storie gotiche dell'orrore.
    L'inizio è forse difficile, si parla forse troppo a lungo della regione dove è ambientato affrontando la storia e l'economia - una pagina di Wikipedia ante-litteram - quando la storia parte però si rimane imprigionati come il protagonista alla voce della sua amata scomparsa da tempo.
    Sono però caduto in un errore tremendo, l'autore è un alfiere della tecnologia, tutti i fatti hanno quindi una spiegazione ben reale. A mio parere sarebbe stato più bello un finale più vago e misterioso ma di certo non era questa l'intenzione dello scrittore.

    ha scritto il 

  • 4

    Il fantasma di Jules

    Non tutte le pennellate sono quelle di Van Gogh; non tutte le voci sono quella di Eddie Vedder; non tutti gli spartiti sono quelli di Guccini. Non tutti i film sono “Miracolo a Milano”; non tutti gli ...continua

    Non tutte le pennellate sono quelle di Van Gogh; non tutte le voci sono quella di Eddie Vedder; non tutti gli spartiti sono quelli di Guccini. Non tutti i film sono “Miracolo a Milano”; non tutti gli attori sono Gian Maria Volonté; non tutte le parole fanno, insieme, una poesia. Non tutti i progetti sono rivoluzioni; non tutte le stelle fanno avverare i desideri; non tutti i fiori sono rose.

    Non tutti gli scrittori di fantascienza sono Jules Verne. Verne, che ha fatto volare l’uomo nei cieli e nello spazio quando l’uomo faceva fatica a stare con i piedi saldi in terra. Verne, che ha portato un’umanità di non palombari sott’acqua; Verne, che ha brevettato il sogno dell’avventura, l’ha coniugato con l’(apparentemente) impossibile e declinato con il probabile fino al punto apicale, fino alla produzione di romanzi quali ‘Michele Strogoff’, ‘Il giro del mondo in ottanta giorni’, ‘Ventimila leghe sotto i mari’. Verne, che, come e forse più di Salgari, ha preso per mano generazioni di piccoli lettori, conducendole sul declivio della letteratura e rovesciandogli addosso frane di parole e slavine di racconti.

    Verne che, quando il sole scandiva l’anno 1892, dette alla luce il magnifico feto chiamato “Il castello in Transilvania”, riedito in Italia lo scorso autunno da Piano B a 120 anni dalla sua prima uscita. Vale a dire, cinque anni prima dell’esplosione del ‘Dracula’ di Bram Stoker che eterificherà la regione rumena all’altare della scrittura. Un lungo racconto tanto celato quanto affascinante, quello firmato da Verne, in cui tutto ruota attorno alle vicende del villaggio di Werst e del suo castello abbarbicato in vetta ad un monte. Un villaggio particolare, quello di Werst. Piccolo. Anzi, nucleico: isolato dal mondo, una strada principale, una sessantina di case in tutto e non più di duecento abitanti. A popolarlo, un’antropologia stramba: un giudice ingordo, un maestro che non insegna che leggende popolari e qualche nozione essenziale, un oste superstizioso e insicuro, un medico acerrimo nemico della scienza. Su tutto, un maniero apparentemente abbandonato, arroccato sui Carpazi, possesso di una famiglia di baroni, i de Gortz, il cui ultimo rappresentante, Rodolphe, è scomparso d’improvviso per inseguire il suo sogno migrante di girare l’Europa. Ma quando, d’un tratto, uno dei camini della torre centrale ricomincia a fumare, tutti, nel paese, credono che sia il diavolo in persona ad avervi trovato albergo. Vuoi per l’aspetto sinistro che lo contraddistingue; vuoi per tutta una serie di fenomeni minacciosi e sovrumani che vi si verificano intorno. Così, quando il giovane conte Franz de Telek s’impegna nel fare luce su quanto accade, contrastando le teorie superstiziose degli abitanti di Werst con la sua urgenza di razionalità, tutti sono ben soddisfatti di lasciargli campo. Ben presto, però, il nobile dovrà scontrarsi con eventi che travalicano le sue convinzioni: un amore creduto morto da tempo che, invece, ritorna, un avversario che vuole vendetta e che tutto sa e muove, e quel castello che si credeva abbandonato e che, invece, è ancora abitato.

    Come una sigaretta proibita fumata di nascosto dallo sguardo degli adulti, come un bacio rubato alla foto dell’attrice stampata su una rivista patinata, come un goal segnato all’ultimo minuto nel torneo di quartiere, “Il castello in Transilvania” è capace di condensare, nel soffio di 150 pagine, senso di ribellione, estasi amorosa, brivido adrenalinico. E poi azione, mistero, follia. Un libro appassionante, potente e letale. Imperdibile per i cultori del genere, necessario per i patiti di Verne, obbligato per tutti quanti amano ancora stupirsi con la letteratura classica, che adorano la semplicità complessa delle minuziose descrizioni, che amano impiegare il tempo fabbricandosi i paesaggi nella mente. Un libro degno di essere impilato, e a tutto merito, accanto alla produzione più autentica dello scrittore francese, catalogato nello scaffale dei senza tempo.

    Jules Verne, “Il castello in Transilvania”, Piano B 2012
    Giudizio: 4 / 5 – Evergreen
    ___________________________________

    ha scritto il 

  • 4

    Insolito racconto, dai risvolti noir e inquietanti, che si rivelano alla fine un ben congegnato intrigo. Le doti di scrittore di Verne non sono certo limitate agli argomenti (fanta)scientifici! ...continua

    Insolito racconto, dai risvolti noir e inquietanti, che si rivelano alla fine un ben congegnato intrigo. Le doti di scrittore di Verne non sono certo limitate agli argomenti (fanta)scientifici!

    ha scritto il 

  • 5

    Un testo in cui non è la trama a tener sospeso il lettore ma la tensione narrativa. Un susseguirsi di vicende e fatti misteriosi mette in allarme la popolazione dello sperduto villaggio di Werst. Un c ...continua

    Un testo in cui non è la trama a tener sospeso il lettore ma la tensione narrativa. Un susseguirsi di vicende e fatti misteriosi mette in allarme la popolazione dello sperduto villaggio di Werst. Un castello apparentemente in rovina, un amore infranto e la scienza che gioca con l'illusione. Un romanzo avvincente in cui il mistero tarda a svelarsi.

    ha scritto il