Il cavaliere inesistente

Di

Editore: Garzanti Libri

4.0
(9432)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Spagnolo , Catalano , Polacco , Finlandese

Isbn-10: 8811020883 | Isbn-13: 9788811020882 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Suor Teodora narra la storia di Agilulfo, cavaliere senza corpo, di cui vivesolo l'armatura. Mentre Carlo Magno assedia Parigi, Agilulfo, dopo essersicoperto di gloria, decide di partire alla ricerca di Sofronia, fanciulla dalui salvata quindici anni prima. Accompagnato dallo scudiero Gurdulù, attraverso numerose peripezie, inseguito dalla guerriera Bradamante innamorata dilui, Agilulfo riesce a trovare Sofronia, ma credendola macchiata di gravipeccati, decide di scomparire. Si sveste dell'armatura e la consegna a Rambaldo, giovane compagno d'armi. Sarà ora questi a proseguire nella bianca corazza, le gesta del cavaliere senza corpo.
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  • 4

    Agilulfo e Rambaldo

    Anobii è la mia città e Calvino lo sceneggiatore dei miei sogni e questa volta con uno sguardo al futuro. Dove se non qui potrei essere Bradamante innamorata di Agilulfo anche se sono solo suor Teodor ...continua

    Anobii è la mia città e Calvino lo sceneggiatore dei miei sogni e questa volta con uno sguardo al futuro. Dove se non qui potrei essere Bradamante innamorata di Agilulfo anche se sono solo suor Teodora e poi di nuovo la Bradamante felice che corre incontro a Rambaldo che è venuto a cercarla.
    “Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez era certo un modello di soldato; ma nella realtà era antipatico a tutti ed è per questo che si rifugiava dietro una armatura”. Una armatura che contenendo cento, mille dei suoi sé non poteva che essere vuota perché uno che è, è soltanto uno e non dissociabile in tanti. Egli è uno che pensa ed i suoi pensieri sono sempre determinati ed esatti ma non perché siano determinati ed esatti ma perché ogni suo sé è il sé che l’altro vuole, è il sé che dice quelle cose che l’altro vuole sentirsi dire. Vaga da una “armatura ad un’altra” a volte è un bimbo in fasce, a volte un ometto in fieri, o una fanciulla con i tacchi a spillo o con una folta chioma di capelli rossi, una fanciulla che tiene per mano il bambino dei suoi sogni, un giovane con lunghi capelli biondi che sulla cima di un monte guarda verso l’infinito, un giovane scherzoso e con l’espressione impertinente, un altro con l’espressione da giovane intellettuale e con la pipa da vecchio commissario di polizia, un altro è un attempato signore con occhiali e infine è anche una città, un simbolo, un amore, una passione inconfessata e tutti sono Agilulfo. Bradamante non sapeva, non poteva amarne cento o mille e per questo si era convinta che tutti quelli fossero uno e quando Agilulfo lasciò cadere l’armatura senza farsi però ancora una volta vedere, Bradamante si rifugiò in convento e divenne Suor Teodora. Considerate che Agilulfo, quello vero, aveva una strana passione per le suore del convento, era stato sempre attratto da quella passione mistica che le faceva sentire unite al loro Signore, a quella devota passione che non conosceva dubbi. Come avrebbe potuto Bradamante non amare colui il quale a qualsiasi ora era lì, anche alle 2 o alle 4 di notte a meno che non fosse dall’altra parte del mondo dove il sole si è già alzato, a rispondere alle sue domande, a dare un feed, a condividere dubbi e certezze. E così venne un giorno in cui Agilulfo nelle sembianze di Rambaldo ma che lei credeva Agilulfo si buttò su di lei, lei aprì gli occhi, si accorse dell’inganno e lo respinse. “Se infelice è l’innamorato che invoca baci di cui non sa il sapore, mille volte piú infelice è chi questo sapore gustò appena e poi gli fu negato.”
    E poi successe qualcosa che nessuno si aspettava sarebbe mai successa: “Ecco, si sente un cavallo venir su per la ripida strada, ecco che si ferma proprio qui alla porta del monastero. Il cavaliere bussa”. Dalla finestrella non si riesce a vederlo, ma se ne intende la voce è Agilulfo, è Rambaldo

    ha scritto il 

  • 4

    Scritto in modo leggero, a tratti divertente, è una lettura che permette di passare qualche ora in spensieratezza.
    La bravura di Calvino sta nel fatto di regalare questa spensieratezza senza però scri ...continua

    Scritto in modo leggero, a tratti divertente, è una lettura che permette di passare qualche ora in spensieratezza.
    La bravura di Calvino sta nel fatto di regalare questa spensieratezza senza però scrivere banalità, siamo comunque di fronte ad un romanzo che ha il tema dell'essere al suo centro e che pone un confronto spietato tra l'uomo ideale (l'ideale cavalleresco) e quello reale (i cavalieri vanagloriosi, scostumati, e gli avidi cavalieri del Gral).
    Una lettura che consiglio caldamente.

    ha scritto il 

  • 4

    “Matto forse non lo si può dire: è soltanto uno che c’è ma non sa d’esserci.”

    Mi dispiace ma credo di non essere riuscito a comprendere fino in fondo la metafora calviniana del cavaliere che non esiste: se sulle prime sembrava tutto inquadrato sulla falsariga, appunto, dell’inc ...continua

    Mi dispiace ma credo di non essere riuscito a comprendere fino in fondo la metafora calviniana del cavaliere che non esiste: se sulle prime sembrava tutto inquadrato sulla falsariga, appunto, dell’inconsistenza del cavaliere, la cui unica ragione di vita è la pedanteria nell’eseguire e controllare le varie mansioni dei sottoposti, dando prova anche di grande ardimento in battaglia, e che sembrava avere il suo completamento logico con l’assegnazione dello scudiero che consistente lo era ma completamente privo di cervello; mi sono poi smarrito nella seconda parte, dove ho faticato a seguire i vari intrecci, sempre naturalmente funzionali alla storia e al suo significato intrinseco, che però io non sono riuscito a legare tra loro quanto sarebbe bastato per meglio comprendere questo racconto, che di cose da dire ne ha sicuramente di più di quello che sono riuscito a capire io.
    Insistere adesso non servirebbe a nulla, ci tornerò sopra tra qualche tempo, magari dopo aver letto ancora altro di Calvino.

    Ma de che!!!
    Riletta la seconda parte e rintracciata anche la prof delle medie per ulteriori delucidazioni, che non è riuscita però a darmi, ecco le conclusioni:

    A forza di cercare significati profondi e nascosti, alla fine ti sfugge quello che hai davanti agli occhi, la vera e unica metafora di questo racconto è quella che più o meno avevo individuato, tranne che per il riferimento all’uomo moderno: il cavaliere è praticamente un automa senza più coscienza ne consistenza, mero esecutore di compiti con una capacità decisionale pressoché annullata, lo scudiero dovrebbe in qualche modo compensare questo sbilanciamento se non intervenissero altre varianti che rendono tutto più difficile e che rappresentano appunto le varie difficoltà che si possono incontrare lungo il cammino di un ipotetico riscatto, quando questo è possibile.
    Il tutto naturalmente detto in maniera semplificata, è chiaro che su ogni piccola cosa che Calvino incastra nei suoi racconti se ne potrebbe discutere parecchio sui vari significati che le si possono attribuire ma, e stavolta è questa la lezione, senza perdere mai di vista quello che è già sotto i nostri occhi… o forse dovrei dire sotto i miei di occhi…

    P.S. Rimetto le stelle al loro posto

    ha scritto il 

  • 3

    Una storiella, niente di più

    Era la prima volta che leggevo un romanzo di Calvino. Ci vuole un po' per entrare nella sua logica della descrizione degli avvenimenti. Tuttavia, il racconto è molto semplice, sia per quanto riguarda ...continua

    Era la prima volta che leggevo un romanzo di Calvino. Ci vuole un po' per entrare nella sua logica della descrizione degli avvenimenti. Tuttavia, il racconto è molto semplice, sia per quanto riguarda la trama e sia per i personaggi. Avrei immaginato una maggiore descrizione sul personaggio del cavaliere inesistente (Agilulfo), ma ciò non è avvenuto, facendo rimanere un po' in sospeso questo personaggio.
    Per il resto, è un racconto breve e leggero, apprezzabile anche per il colpo di scena finale.
    3 stelle giuste

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    http://www.scaffalivirtuali.altervista.org/index.php?bookid=439

    Non è molto facile parlare di questo libro, sintetizzarlo brevemente, per dare un'idea senza rivelare troppo della trama. É sicuramente una storia di relazioni, di amore, ma è incardinata in un precis ...continua

    Non è molto facile parlare di questo libro, sintetizzarlo brevemente, per dare un'idea senza rivelare troppo della trama. É sicuramente una storia di relazioni, di amore, ma è incardinata in un preciso contesto storico, caratterizzato dalle battaglie tra il re dei franchi Carlo Magno e gli infedeli. La voce narrante è in terza persona ed è quella di una donna, precisamente una suora, la quale narra le gesta dei protagonisti. Agilulfo, una bianca e lucida armatura vuota, nei panni del cavaliere errante, un uomo che c'è con la mente ma non con il corpo; Gurdulù, che c'è con il corpo ma non con la mente; Rambaldo, giovane che prima vendica la morte del padre uccidendone il carnefice, poi si innamora di Bradamante; Bradamante, donna che partecipa alle battaglie e che è innamorata di Agilulfo. Le vicende sono narrate con uno stile scorrevole, la suora che racconta ogni tanto si lascia andare in sproloqui che non sono mai eccessivi e spesso racconta episodi in modo piuttosto bizzarro: narrando di come dovrebbe narrarli. Insomma, una lettura breve e piacevole, che lascia emergere in superficie cenni di personalità che l'autore svilupperà più approfonditamente in opere successive. Nella sua semplicità un'opera sicuramente meritevole di essere letta.

    ha scritto il 

  • 4

    l cavaliere inesistente è un romanzo di Italo Calvino del 1959, pubblicato in questa edizione da Mondadori nel 2000. É il terzo romanzo della cosiddetta serie “I nostri antenati”, che comprende “Il vi ...continua

    l cavaliere inesistente è un romanzo di Italo Calvino del 1959, pubblicato in questa edizione da Mondadori nel 2000. É il terzo romanzo della cosiddetta serie “I nostri antenati”, che comprende “Il visconte dimezzato” e “Il barone rampante”.

    Siamo nel periodo di Carlomagno, e i Paladini Francesi stanno facendo la guerra ai Saraceni infedeli. Tra le fila dell’esercito c’è un cavaliere particolare: si chiama Agilulfo, e non esiste. Quando Carlomagno passa in rassegna le truppe, infatti, Agilulfo non è altro che un’armatura bianca e splendente ma vuota. Sembra muoversi e combattere solo per forza di volontà. A questo cavaliere sembra ispirarsi Rambaldo, appena giunto nell’esercito con gli ideali cavallereschi pesantemente ridimensionati da una guerra che è più burocratica che fatta di passione, onore e slanci coraggiosi. Rambaldo che si innamora di Bradamante, donna cavaliere dell’esercito franco che dopo aver amato ogni cavaliere dell’esercito cerca l’amore impossibile proprio del cavaliere che non esiste, Agilulfo.

    Perché il cavaliere inesistente è l’emblema della perfezione: mai nulla fuori posto, mai un graffio nell’armatura, sempre perfetto nell’esecuzione dei compiti quotidiani di un paladino, compresi quelli più noiosi come seguire la distribuzione del cibo. D’altra parte manca di tutto ciò che rende la vita vivibile: amore, passione, riposo, cibo… Agilulfo è l’uomo robot, perfettamente burocrate, ligio al dovere ma privo di passione e di slancio.

    Calvino, nella sua genialità gli affianca uno scudiero che gli fa da contrappasso: Gurdulù è un ragazzo che segue l’istinto in tutto senza avere intelletto: è capace di identificarsi con una rana, con un albero, fa confusione mentre mangia la zuppa (credendo che sia la zuppa a doversi mangiare lui), ma gode di tutte le passioni che il suo padrone non può godere, come il cibo o il sesso delle cortigiane.

    Il cavaliere inesistente è un bel romanzo, veloce e leggero. Magari l’avete letto alle medie, o nei primi anni delle superiori. Magari vi era anche piaciuto. Ma fidatevi: rileggetevelo. Non sono nemmeno 100 pagine, e ne vale davvero la pena. Italo Calvino è uno dei migliori autori in italiano.

    ha scritto il 

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