Il cavallo rosso

Di

Editore: Ares

4.4
(247)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1280 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8881550555 | Isbn-13: 9788881550555 | Data di pubblicazione:  | Edizione 10

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    Gran libro

    Non conoscevo l'autore che si è rivelato una bellissima sorpresa; ho divorato libro, parzialmente autobiografico, molto scorrevole e interessante, certamente impegnato politicamente e religiosamente, ...continua

    Non conoscevo l'autore che si è rivelato una bellissima sorpresa; ho divorato libro, parzialmente autobiografico, molto scorrevole e interessante, certamente impegnato politicamente e religiosamente, ma mai astioso. La personalità che fuoriesce dai personaggi è talvolta commovente e fa rimpiangere un'umanità che purtroppo non tornerà più...

    ha scritto il 

  • 5

    Uno spaccato della nostra storia, delle nostre radici. "Il cavallo rosso" narra delle lotte, degli ideali e delle sofferenze di una generazione che ha fatto l'Italia. E' una storia fatta di persone, d ...continua

    Uno spaccato della nostra storia, delle nostre radici. "Il cavallo rosso" narra delle lotte, degli ideali e delle sofferenze di una generazione che ha fatto l'Italia. E' una storia fatta di persone, di sentimenti, di valori vissuti, poderosa, articolata ma intensa nella narrazione serrata e avvincente, Un libro da leggere e da far conoscere. Per non dimenticare chi siamo e da dove veniamo

    ha scritto il 

  • 5

    Un poderoso, memorabile e monumentale romanzo storico, con rilevanti tratti autobiografici, che meriterebbe molta più considerazione di quanta in realtà ne abbia avuta nella storia della letteratura i ...continua

    Un poderoso, memorabile e monumentale romanzo storico, con rilevanti tratti autobiografici, che meriterebbe molta più considerazione di quanta in realtà ne abbia avuta nella storia della letteratura italiana della fine dello secolo scorso. Le cause di questa scarsa attenzione sono probabilmente da ricercarsi nel fatto che la casa editrice che lo ha pubblicato sia poco nota al grande pubblico e che le incrostazioni ideologiche di matrice marxista, peraltro abbondantemente ribadite nel libro (“per la morale comunista un delinquente non è più un delinquente ma un eroe, se lavora, se delinque, per la rivoluzione”), ne abbiano impedito una adeguata promozione ed un imparziale approccio alla lettura. Pubblicato più di trent’anni fa (ha ormai superato la trentesima edizione, con l’invidiabile media di quasi una all’anno!), racconta gli avvenimenti che hanno interessato – e, in alcuni casi, devastato - l’Europa e il nostro Paese a partire dal 1940 fino al 1974: dall’entrata in guerra dell’Italia fascista al fianco della Germania, alla Resistenza, con i suoi numerosi episodi di vendette e rappresaglie anche tra gli stessi partigiani, dall’avventata e disastrosa campagna di Russia, dove perirono migliaia e migliaia di nostri soldati, fino alle divisioni politiche del Dopoguerra e al comunismo nostrano, per giungere, infine, alla battaglia referendaria sul divorzio del 1974. I protagonisti (studenti, contadini, piccoli imprenditori ecc.) sono i cittadini della Brianza, persone semplici ma di saldi principi, impegnate anche a costruire un avvenire migliore per la nazione, con i loro amori (raccontati sempre con delicatezza e tenerezza), con la loro passione civile e con i loro drammi umani e sociali in un periodo non facile della storia italiana. Un libro che lascia una traccia profonda per il condensato di umanità, moralità e fede cristiana che trasudano da ogni pagina.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo dal ritmo giustamente lento, un racconto epico sull'eroismo quotidiano degli ultimi. Uno stile piano che accompagna il lettore nelle trame della storia, senza strafare e lasciando il tempo ...continua

    Un romanzo dal ritmo giustamente lento, un racconto epico sull'eroismo quotidiano degli ultimi. Uno stile piano che accompagna il lettore nelle trame della storia, senza strafare e lasciando il tempo per le dovute riflessioni. Scrittura e pensieri d'altri tempi, un cattolicesimo ingenuo e popolare che non stona con le vite dei protagonisti. Il finale si annacqua, ma in un'opera così monumentale lo si può perdonare: è come se l'urgenza del racconto ponesse in secondo piano gli artifici stilistici.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Ingenuo, troppo!

    La missione culturale di contrastare l'egemonia che la sinistra intellettuale ha ( o avrebbe!) esercitato in molti ambiti, nella nostra storia recente, e' non solo lecita e legittima ma anche stimolan ...continua

    La missione culturale di contrastare l'egemonia che la sinistra intellettuale ha ( o avrebbe!) esercitato in molti ambiti, nella nostra storia recente, e' non solo lecita e legittima ma anche stimolante.
    Pero' non puo' essere condotta con la ingenuita', per lunghi tratti disarmante, per altri irritante, che Corti dimostra in questo romanzo.
    Per gran parte della narrazione la "missione" diventa una semplice ossessione personale e, lo dico da cattolico, la ostentazione di una religiosita' che e' piu' una tradizione culturale identitaria che Fede vera e propria.
    Le trasformazioni involutive che una comunita' agricola e operaia, dalle profonde radici cattoliche, subisce nel corso di 40 anni, vengono interpretate esclusivamente alla luce di un presunto complotto gramsciano per la conquista dei mezzi di comunicazione culturale.
    Tesi abbastanza complessa e quindi da dimostrare con dovizia e attenzione. Cosa che Corti non fa e non si riesce a comprenderne il motivo: non vuole o non ne e' capace?
    I totalitarismi feroci del secolo breve, la guerra, la spartizione in blocchi e la contrapposizione che ne e' derivata, la trasformazione forzata della societa' italiana da agricola a industriale, i grandi movimenti migratori verso il nord (del tutto ignorati nel romanzo), l'avvento della societa' di massa e di consumo (anche questi taciuti), le spinte al rinnovamento del Concilio Vaticano II, la Loris-Fortuna prima e la 194 poi, sarebbero per Corti tutti elementi di un unico disegno che, riproponendo lo schema della Apocalisse giovannea, sarebbe stato attuato dal Maligno, operante pero' all'interno dello stesso progetto salvifico divino che dura da millenni.
    Non voglio mancare di rispetto a nessuno di coloro al quale il libro e' piaciuto (e sono tantissimi) ma l'idea, seppur coinvolgente, e' sviluppata in maniera veramente ingenua e grossolana.
    Troppo poco e troppo facile, tirare fuori santini e recite di rosario!
    Corti, tra l'latro, tralascia di confrontarsi per esteso con il percorso molto accidentale tra peccato e redenzione che assegna a diversi suoi personaggi e questa sembra quasi una "astuzia" piu' che una dimenticanza. Il Foresto si dirime "banalmente" con una Leucemia mentre il mostro del Praga ... non si capisce bene come. Alla faccia delle grandi conversioni manzoniane!
    Peccato perche' di un nuovo romanzo "manzoniano" o di un "tolstoismo" italiano riconosco io per primo la esigenza. Ma non e' davvero il caso del Corti de "Il cavallo rosso".
    Il libro presenta comunque delle pagine molto intense che valgono da sole la lettura dell'intero volume. Mi riferisco al racconto delle vicende subite dai nostri soldati sul fronte orientale, alla figura molto coinvolgente, psicologicamente definita e coerente di Manno e alle poche pagine del travaglio sentimentale al quale Ambrogio va incontro rivedendo Colomba, uno dei pochi tratti veri di un personaggio (Ambrogio appunto) che a partire dalla fine della guerra diventa totalmente astratto e anche un po' ottusamente ridicolo. Divertente, originale e gustosa anche la interpretazione di fantasia che Corti ci regala del Togliatti post elezioni del 48.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente un capolavoro

    Ho letto questo racconto alcuni anni fa ed ho voluto riprenderlo in mano per vedere se il primo giudizio riceveva conferma.
    Devo dire che sì, mi è piaciuto come la prima volta.
    Concordo con chi critic ...continua

    Ho letto questo racconto alcuni anni fa ed ho voluto riprenderlo in mano per vedere se il primo giudizio riceveva conferma.
    Devo dire che sì, mi è piaciuto come la prima volta.
    Concordo con chi critica un po' la parte finale (ma solo un po', non le stroncature faziose) ma tutta la parte che riguarda la guerra è di una forza descrittiva e umana che pone questo racconto ai vertici della letteratura. Si vive ciò che l'autore ha vissuto sulla propria pelle e non è un'esperienza da poco. Bravissimo Eugenio!

    ha scritto il 

  • 4

    il primo impatto col libro è quello di ritrovarcisi nei luoghi, nelle usanze di quel tempo, nelle espressioni dialettali brianzole, ne avrei volute molte di più e andando avanti quello dell'appassiona ...continua

    il primo impatto col libro è quello di ritrovarcisi nei luoghi, nelle usanze di quel tempo, nelle espressioni dialettali brianzole, ne avrei volute molte di più e andando avanti quello dell'appassionarsi, nell' addolorarsi per il periodo della prigionia in Russia, non condivivendo tuttavia il pensiero di Corti quando da una parte ammirava il coraggio delle truppe naziste quando affrontavano l'armata rossa e dall'altra condannava il comunismo russo e italiano paragonandolo al Nazismo.

    ha scritto il 

  • 4

    Una ottima narrazione dal punto di vista storico che si perde leggermente nel finale

    Un'immagine reale ed eloquente della guerra nei suoi passaggi rilevanti; la paura dello scoppio imminente con la speranza un pò vile che non sia affar nostro, il terrore di viverla mettendo in luce gl ...continua

    Un'immagine reale ed eloquente della guerra nei suoi passaggi rilevanti; la paura dello scoppio imminente con la speranza un pò vile che non sia affar nostro, il terrore di viverla mettendo in luce gli aspetti peggiori dell'essere umano, e il dramma di dimenticare presto una volta terminata. Uno scenario a volte toccante che perde efficacia nella parte finale.

    ha scritto il 

  • 4

    Bellissimo libro che, attraverso le vicende di alcune famiglie brianzole, rievoca la storia d'Italia dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fino ai primi anni '70.
    Il punto di vista è assolutamen ...continua

    Bellissimo libro che, attraverso le vicende di alcune famiglie brianzole, rievoca la storia d'Italia dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fino ai primi anni '70.
    Il punto di vista è assolutamente e solamente cattolico (e questo è bene saperlo), con critica aperta al Comunismo sia russo (paragonabile, secondo l'autore, al Nazismo) che italiano (colpevole di sudditanza).
    Ben scritto e capace di spiegare, secondo l'ottica di cui sopra, alcuni degli elementi base dell'Italia del Dopoguerra e oltre.

    ha scritto il 

  • 1

    Letto e affondato!

    Un romanzo della Brianza che non si degna di citare in dialetto nemmeno qualcuno dei dialoghi più popolani, al massimo l'autore si sforza di mettere tra parentesi la dicitura "lo disse in dialetto".
    C ...continua

    Un romanzo della Brianza che non si degna di citare in dialetto nemmeno qualcuno dei dialoghi più popolani, al massimo l'autore si sforza di mettere tra parentesi la dicitura "lo disse in dialetto".
    Capisco la lunga stesura della durata di anni, ma ritrovare nel testo inutili e svariate ripetizioni è davvero fastidioso, quasi un insulto alla corteccia frontale dell'attento lettore.
    Conservando la mia personale capacità critica, convinta che ognuno si possa e si debba esprimere come vuole, accetto di far scorrere l'occhio sul testo anche quando ne emerge una viscerale inclinazione anticomunista, una reiterata condanna all'ateismo e al collettivismo stalinista, ma non posso evitarmi l'amaro in bocca di fronte alla palese ammirazione per il coraggio delle truppe naziste, costrette a battersi eroicamente e talentuosamente contro l'armata rossa in rapporto di uno a dieci!
    L'unico pregio dell'opera è racchiuso nei primi capitoli fino alla descrizione della ritirata di Russia, farcita di elementi autobiografici e che funziona abbastanza bene. Per tutto il resto non si va oltre alla singola stellina e magari con qualche punta pure mozza.

    ha scritto il 

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