Il ciclo di vita degli oggetti software

Di

Editore: Delos Books (Odissea Fantascienza; 50)

3.7
(117)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 138 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 886530183X | Isbn-13: 9788865301838 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Francesco Lato

Disponibile anche come: eBook

Genere: Computer & Tecnologia , Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Il primo romanzo dell'autore rivelazione più premiato del nuovo secolo. Premio Hugo 2011. « Come già aveva fatto con Storia della tua vita, con questo romanzo Chiang dimostra di saper scrivere in modo altrettanto coinvolgente di idee scientifiche e di esseri umani. » Locus

Negli anni Cinquanta Alan Turing ipotizzava di poter far "crescere" un'intelligenza artificiale istruendola come se fosse un bambino: fornendole i migliori organi sensoriali per mettere la macchina in contatto col mondo e cominciando a insegnarle a parlare e a capire il linguaggio umano.
Ma come sarebbe, davvero, allevare un'intelligenza artificiale nel mondo contemporaneo, l'era di internet fatta di società startup, di giochi di ruolo online, di software open source? Ted Chiang, che qui si cimenta per la prima volta su un'opera lunga, racconta la storia di due persone e del loro particolarissimo "cucciolo", descrivendo i particolari ma inevitabili problemi che dovranno affrontare, come gli aggiornamenti dell'hardware e l'obsolescenza del software. E contemporaneamente propone una riflessione sulla reale differenza tra intelligenza e potenza di calcolo, e su cosa significhi davvero rapportarsi con un'entità artificiale
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  • 2

    Come racconto più lungo di Chiang, purtroppo per me è anche il più deludente. L'idea alla base è intrigante come quelle di tutti i suoi racconti: lo sviluppo di intelligenze artificiali che, al pari d ...continua

    Come racconto più lungo di Chiang, purtroppo per me è anche il più deludente. L'idea alla base è intrigante come quelle di tutti i suoi racconti: lo sviluppo di intelligenze artificiali che, al pari degli essere umani, hanno bisogno di affetto e di imparare le cose con l'esperienza. In che modo quindi hanno meno diritti degli umani?
    Non sono riuscito a legarmi ai personaggi reali né ai digient, sarà per questo che ho faticato ad arrivare alla fine. In sostanza ho trovato più interessante le questioni sollevate che la storia in sé.

    ha scritto il 

  • 3

    Non il meglio di Chiang ma interessante

    Ted Chiang durante la sua carriera ci ha abituato a una fantascienza non convenzionale: non concentrandosi sul lato più affascinate e ricco di senso del meraviglioso, lo scrittore americano preferisce ...continua

    Ted Chiang durante la sua carriera ci ha abituato a una fantascienza non convenzionale: non concentrandosi sul lato più affascinate e ricco di senso del meraviglioso, lo scrittore americano preferisce affrontare argomenti che spaziano dalle scienze umane alla teologia fino alla filosofia, imbastendo scenari possibili in un futuro prossimo e questioni etiche che trovano il loro germoglio nel mondo attuale. Ne Il ciclo di vita degli oggetti software Chiang non abbandona la sua formula già collaudata, applicandola questa volta alla realtà sostitutiva (cioè quella realtà virtuale in cui è possibile tramite la creazione di un personaggio che ci rappresenta, interagire con un intero mondo costruito ad hoc), e in particolare ai risvolti che si possono creare dando vita a un oggetto software che simuli un animale domestico evoluto. I problemi dell’educazione di un essere che nella realtà non esiste, e i risvolti etici dell’assumersi la responsabilità di crescerne uno, fanno da sfondo a una storia semplice ma inserita in un contesto complesso e disarmante. Un’immagine fin troppo verosimile del nostro futuro come umanità, che lascia sbigottiti e preoccupati.

    ha scritto il 

  • 3

    Non il migliore Chiang

    Amo molto la fantascienza di Ted Chiang. Pur non essendo particolamente vicina alla "space opera", che di solito prediligo, trovo estremamente affascinate lo scavare delle sue storie dentro elementi e ...continua

    Amo molto la fantascienza di Ted Chiang. Pur non essendo particolamente vicina alla "space opera", che di solito prediligo, trovo estremamente affascinate lo scavare delle sue storie dentro elementi e pieghe problematiche della società contemporanea e futura prossima.
    Purtroppo secondo me questo romanzo breve risente proprio della sua lunghezza. Compattato in qualcosa di più breve ed incisivo, Chiang sarebbe riuscito a renderlo più interessante. Allungato invece in una forma romanzesca, perde di mordente e dopo un pò annoia. I temi che Chiang tratta sono speculativi ed estrememente tecnico/filosofici, quindi una lunghezza eccessiva fa smarrire a chi legge il "sense of wonder" che invece riesce a mantenere nei suoi racconti.
    Rimane comunque un libro interessante e particolare.

    ha scritto il 

  • 5

    Ted Chiang

    Ted Chiang parla di intelligenza artificiale e si confronta con Asimov senza batter ciglio.

    L’eterna domanda «Cosa è umano?», o meglio, come decidiamo cosa è umano? nel libro di Chiang non viene posta ...continua

    Ted Chiang parla di intelligenza artificiale e si confronta con Asimov senza batter ciglio.

    L’eterna domanda «Cosa è umano?», o meglio, come decidiamo cosa è umano? nel libro di Chiang non viene posta. Il suo discorso è un altro: queste A.I. non sono umane; sono un’altra cosa. E noi umani dobbiamo rispettare la loro diversità. I personaggi s’interrogano su quali obblighi morali abbiano verso queste creature, che per altro non sono dei robot: hanno un rapporto col mondo reale che li riempie di meraviglia, ma un’identità (in)corporea nel mondo digitale a cui appartengono.

    La narrazione di Chiang salta di continuo in avanti, raccontando 20 anni in un centinaio di pagine: la novella digitale che costruisce in questo modo è perfetta.

    ha scritto il 

  • 3

    ... non so... questo breve romanzo è scritto bene ed estremamente intelligente anche se la scelta della scrittura da resoconto imparziale tiene inevitabilmente il lettore a distanza... A distanza, pur ...continua

    ... non so... questo breve romanzo è scritto bene ed estremamente intelligente anche se la scelta della scrittura da resoconto imparziale tiene inevitabilmente il lettore a distanza... A distanza, pur generando, almeno a me, una sensazione di tristezza generale, troppo aderente alla realtà ristretta e neppure entusiasmante che viviamo, ben lontana dall'epos o dalle grandissime questioni filosofiche dei classici di genere.
    L'argomento affrontato è interessante... nella mia ignoranza, ho sempre visto nella fantascienza intelligenze artificiali talmente sviluppate da sovrastare, coadiuvare e minacciare quella umana: qui si affronta l'inizio di questo processo: questa storia è come se fosse una sorta di prologo a tutto il genere.... magari lo stato di fatto - la realtà attuale - permette finalmente di concepire verosimilmente la questione, come a dire che all'inizio l'invenzione letteraria era un salto nel vuoto e poteva solo lanciarsi completamente al di là, senza presupposti, che ora invece ci sono.

    ha scritto il 

  • 5

    Di certo per Ted Chiang la "Rivelazione di Sturgeon" non vale.
    La sua scrittura è perspicace, precisa, poetica, affascinante.
    Nell'universo di Chiang, l'umanesimo è inestricabile dal razionalismo e la ...continua

    Di certo per Ted Chiang la "Rivelazione di Sturgeon" non vale.
    La sua scrittura è perspicace, precisa, poetica, affascinante.
    Nell'universo di Chiang, l'umanesimo è inestricabile dal razionalismo e la sua prosa sperimentale cattura e appassiona.
    Asimov che incontra Dickens e China Miéville.
    Uno degli scrittori di fantascienza più inventivi ed originali che abbia mai letto, da collocare nell'Olimpo dei migliori autori contemporanei di genere.

    ha scritto il 

  • 5

    Un software da istruire è come un bambino da allevare: cresce, si sviluppa e forse diventa indipendente. Ma se ha una coscienza è una persona? E se è una persona, lo puoi trattare come un qualunque og ...continua

    Un software da istruire è come un bambino da allevare: cresce, si sviluppa e forse diventa indipendente. Ma se ha una coscienza è una persona? E se è una persona, lo puoi trattare come un qualunque oggetto tecnologico, che quando diventa obsoleto lo butti via? Ma un buon romanzo di fantascienza narra soprattutto una storia e queste domande sorgono spontanee nella piacevole lettura di questa bella scoperta tanto semplice quanto profonda.

    ha scritto il 

  • 5

    È naturale che venga in mente L'uomo bicentenario di Asimov. A dirla tutta è esattamente quello che cercavo: un romanzo SF che avesse la stessa potenza evocativa (o premonitoria) del capolavoro di Asi ...continua

    È naturale che venga in mente L'uomo bicentenario di Asimov. A dirla tutta è esattamente quello che cercavo: un romanzo SF che avesse la stessa potenza evocativa (o premonitoria) del capolavoro di Asimov.
    (Il fatto che la vita di Andrew copra 200 anni e quella di Jak e compagni 20 anni, è suggestivo, un piccolo omaggio.)

    Il punto di vista è insolito: si tratta di un narratore onnisciente "neutro", che racconta in terza persona e al presente; inoltre si attiene quasi esclusivamente a quello che vede o sente: ricorda un osservatore che prende appunti. L'espressione "love you" compare solo 2 volte in tutto il racconto: "I love you, Jax", "love you too". Siamo a metà e il colpo arriva inaspettato. L'amore non è una cosa scontata tra un personaggio umano e "qualcosa" che non si sa ancora bene cosa sia e quanto possa evolvere una coscienza di sé. Quindi, il momento in cui queste parole vengono pronunciate è cruciale, e si percepisce. Ma è raccontato con semplicità ed economia esemplari.
    La storia liberata di ogni orpello.

    Come in ogni buona opera SF, il nodo della storia è un problema filosofico da esplorare, una situazione mai verificatasi che richiede una ricalibrazione del sistema etico di riferimento. L'oggetto nuovo è un "robot". Il nodo centrale della storia è il seguente: perché i "robot" possano salvarsi, un umano oppure un robot devono sacrificarsi, compiendo una scelta identica che consiste nel rinunciare a una parte considerevole del proprio libero arbitrio. E un altro umano si trova nella condizione di dover scegliere.

    Un altro aspetto che Chiang esplora come se avesse questo "robot" davanti agli occhi, è quello della sessualità dei "robot".

    Sorprendente. Ma capisco che a qualcuno possa sembrare piatto. Questo è uno di quei romanzi che richiede un contributo significativo da parte del lettore, contributo che consiste nel fermarsi a metà frase e perdersi in riflessioni.

    ha scritto il 

  • 3

    In principio era il Tamagotchi

    In genere l'intelligenza artificiale (almeno per quello che ne ho letto io) si presenta nella narrativa fantascientifica con un alone inquietante o quantomeno ambiguo, come una presenza potenzialment ...continua

    In genere l'intelligenza artificiale (almeno per quello che ne ho letto io) si presenta nella narrativa fantascientifica con un alone inquietante o quantomeno ambiguo, come una presenza potenzialmente in competizione con quella umana. E' qualcosa che sembra improvvisamente nascere dal nulla, quando in uno o più mega-computer collegati improvvisamente scatta la scintilla dell'autoconsapevolezza. E il secondo pensiero dopo “io esisto” è “come faccio a sbarazzarmi degli umani”.

    Le intelligenze artificiali di Ted Chiang non hanno nulla di minaccioso: nascono come programmi da compagnia – dei pet virtuali da vendere agli utenti di piattaforme tipo Second Life – basati su uno speciale software che li rende particolarmente dotati nell'apprendimento e nell'interazione con altre intelligenze, virtuali e non. Ma lo strano e sorprendente rovescio della medaglia è che per poter sviluppare realmente le loro potenzialità, il che include non solo l'intelligenza, ma anche la capacità di giudizio e la personalità, queste IA dovranno essere “allevate” da parte di esseri umani particolarmente dedicati: si dovranno loro fornire stimoli continui e sostegno psicologico, oltre che adeguati contatti con il mondo sia virtuale che reale. Non tanto programmazione, quanto esperienza.

    Come scoprirà uno dei personaggi umani coinvolti dall'inizio nel progetto, che è diventato ormai un progetto di vita: “There are no shortcuts; if you want to create the common sense that comes from twenty years of being in the world, you need to devote twenty years to the task. You can't assemble an equivalent collection of heuristics in less time; experience is algorithmically incompressible”.

    Lo stile del racconto è totalmente spoglio e pratico: se non fosse per i dialoghi sembrerebbe quasi un saggio. L'autore sembra aver rinunciato a qualsiasi artificio narrativo, a qualsiasi tentativo di coinvolgimento o drammatizzazione, per sviscerare secondo un percorso logico i vari aspetti connessi all'educazione delle IA e i problemi affrontati dai loro “educatori” ad ogni fase del loro sviluppo. Fino a immaginare, in prospettiva, una loro possibile “emancipazione” che le renderà capaci di vita e decisioni autonome.

    Un punto di vista quindi insolito e stimolante sul tema, che vale la pena di leggere anche perché liberamente disponibile sul web.

    ha scritto il 

  • 4

    Creare una intelligenza artificiale è il sogno di qualsiasi programmatore degno di questo nome, questo breve romanzo ne esplora i risvolti più umani, come il fatto di affezionarsi alla stessa e gli sf ...continua

    Creare una intelligenza artificiale è il sogno di qualsiasi programmatore degno di questo nome, questo breve romanzo ne esplora i risvolti più umani, come il fatto di affezionarsi alla stessa e gli sforzi necessari ad affrontare le conversioni per permettere loro di girare sui software e sulle macchine di nuova generazione.

    Piacevole da leggere e consigliato a tutti.

    ha scritto il 

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