Il cielo è rosso

Di

Editore: Rizzoli

4.0
(362)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 402 | Formato: Altri

Isbn-10: 8817114707 | Isbn-13: 9788817114707 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Adolescenti

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    Umano - troppo umano

    "Il cielo è rosso" segna l'esordio ufficiale di Giuseppe Berto: un alieno si affaccia nel mondo della narrativa italiana.
    Lo fa con un romanzo ambientato in una città che non ha nome, anche se con un ...continua

    "Il cielo è rosso" segna l'esordio ufficiale di Giuseppe Berto: un alieno si affaccia nel mondo della narrativa italiana.
    Lo fa con un romanzo ambientato in una città che non ha nome, anche se con un po' di immaginazione capiamo di trovarci in Veneto. Protagonisti sono quattro adolescenti, due ragazzi e due ragazze: Daniele, Giulia, Carla e Tullio; in più, altri personaggi si muovono sullo sfondo di una guerra agli sgoccioli, ma che ancora sgancia le sue bombe sui civili.
    E i giovani, tra amori, passioni, fame, paure, ansie, alla ricerca continua di riparo, cibo e sicurezza, si muovono tra le macerie: prima di un'Italia distrutta, poi di un'Italia da ricostruire.

    Daniele e Giulia sono la debolezza, l'insufficienza; introversi, insicuri, ma innamorati. Carla e Tullio, innamorati pure loro, ma più combattivi, sicuri e determinati.
    Il lettore in seguito capirà quanto queste figure siano tra loro complementari, quanto si compenetrino nelle loro carattestiche, in superficie opposte; i loro destini saranno comunque diversi, ma tutti qui dentro, non solo loro, sono accumunati dall'essere dei disgraziati, ritratti spietati di una guerra assurda che tende, come sempre, a colpire ingiustamente il più debole. La perduta gente.

    "La perduta gente" è il titolo che Berto avrebbe voluto dare all'inizio a questo romanzo. Non piacque a Leo Longanesi, l'editore, che decise in partenza di cambiarlo.
    Il libro uscì col titolo "Il cielo è rosso", senza che l'autore ne sapesse nulla; ne rimase comunque soddisfatto, essendo un titolo evocativo e al contempo non slegato dal racconto.
    La perduta gente, però, è un titolo che serve a capire il taglio che il Nostro voleva dare all'opera. L'intento era senz'altro quello di rappresentare la tragedia con dolorosa umanità, senza piagnistei di sorta - ma non mancano momenti divorantemente "romantici" -, senza inutili politicizzazioni atte a creare altrettanto inutili schematismi: poiché siamo tutti uguali e tutti uniti sotto le bombe; tutti uguali nel dolore, come lo siamo dinanzi alla morte.

    Come in "Le opere di Dio", lo stile essenziale e scorrevole di Berto, alla maniera degli americani (Mr Hemingway!!), conferisce forza alla storia e ai personaggi, profondi nella loro semplicità. Nella loro umanità.

    Mi si perdoni l'abuso della parola, ma è di fatto tra quelle che meglio descrivono le prime prove dello scrittore, con le quali egli si ritrovò a essere inserito, contro la sua volontà, nel filone neorealista. E nel Neorealismo si ritrovò a credere fermamente, tanto da portarlo alle estreme conseguenze nel "Brigante" e a ritenerlo morto una volta morto Cesare Pavese, avvenimento che lo sconvolse e lo segnò anche più dell'insuccesso in patria del suo brigante.
    Tra le altre cose, penso che un "pavesiano", riferito a Il cielo è rosso, al buon Bepi non sarebbe affatto disgarbato.

    ha scritto il 

  • 5

    cinismo dei sentimenti

    La vita provata dalla guerra che prova a ritrovare se stessa in una dimensione minima, relazionale. Un romanzo che in qualche modo è per sempre adolescenziale, che si regge a tratti su una sorta di ci ...continua

    La vita provata dalla guerra che prova a ritrovare se stessa in una dimensione minima, relazionale. Un romanzo che in qualche modo è per sempre adolescenziale, che si regge a tratti su una sorta di cinismo dei sentimenti

    ha scritto il 

  • 4

    03-2013

    Libro trovato su una bancarella di Milano ad 1 euro, comprato perché l'edizione Longanesi del '65 mi ricordava i libri che da ragazzo prendevo dalla libreria dei miei genitori: Cassola, Pratolini, Sil ...continua

    Libro trovato su una bancarella di Milano ad 1 euro, comprato perché l'edizione Longanesi del '65 mi ricordava i libri che da ragazzo prendevo dalla libreria dei miei genitori: Cassola, Pratolini, Silone, Bedeschi...
    Di Giuseppe Berto avevo letto nel lontano 1988 il diario della disfatta nordafricana ben narrato in "Guerra in camicia nera". Ora, venticinque anni dopo, lo ritrovo in questo bellissimo e disperato romanzo. L'atmosfera è cupa, da inverno del '44, la storia tragica, lo spazio per una narrazione serena davvero limitato. Si raccontano le vite di 4 ragazzini nel 44-45, Tullio-Daniele-Giulia e Carla, scampati ad un bombardamento che li ha resi orfani e li ha resi adulti prima del tempo. Lottano per sopravvivere, si innamorano, si disperano. Un romanzo d'altri tempi, oggi forse risulterebbe patetico, ma forse per questo suo essere ormai datato l'ho invece apprezzato molto.

    ha scritto il 

  • 5

    Un gioiello narrativo

    Mi ha toccato il cuore.
    Profondamente.
    Durante la seconda guerra mondiale un bombardamento distrugge l'intero quartiere di una città italiana causando molti morti e diversi feriti. Inizia così la lott ...continua

    Mi ha toccato il cuore.
    Profondamente.
    Durante la seconda guerra mondiale un bombardamento distrugge l'intero quartiere di una città italiana causando molti morti e diversi feriti. Inizia così la lotta alla sopravvivenza dei più deboli dei deboli, i ragazzi, ai quali vengono rubati i sogni e negata l'innocenza. Saranno quattro di loro in particolare i protagonisti della nostra storia: Carla, che ha 15 anni ed è già una donna, costretta a fare il lavoro più antico del mondo per poter mangiare, Giulia, orfana dolce, dalla salute cagionevole e dall'animo delicato, Tullio, il più grande, che ostenta una sicurezza che in realtà non gli appartiene, e Daniele, timido e ingenuo, che trova negli altri tre l'affetto e il calore della famiglia perduta. Si riuniranno e cercheranno di darsi forza e sostentamento l'un l'altro, ma non sarà facile. Perchè la vita chiederà loro un conto salato.
    Insomma, un panorama che potrebbe prestarsi facilmente alla lacrima facile, e invece no. Perchè Giuseppe Berto descrive la desolazione con estrema dignità, oltre che con estremo realismo: sembra di essere dentro a un capolavoro del Neorealismo in bianco e nero, un'analisi perfetta, perfettamente aderente alla realtà, cruda e dignitosamente commuovente. Un piccolo grande gioiello narrativo.
    Giusppe Berto ha vinto il Premio Campiello con "Il male oscuro". Anche questo romanzo, però, avrebbe meritato a pieno titolo un riconoscimento di merito.

    ha scritto il 

  • 5

    Berto è stata una piacevolissima scoperta, è la testimonianza che i grandi autori li abbiamo anche noi (ma purtroppo spesso passano per sconosciuti). Scrittura fluida, personaggi ben caratterizzati, r ...continua

    Berto è stata una piacevolissima scoperta, è la testimonianza che i grandi autori li abbiamo anche noi (ma purtroppo spesso passano per sconosciuti). Scrittura fluida, personaggi ben caratterizzati, ricostruzione storica molto fedele, trama che ti cattura e ti fa riflettere. Un terribile bombardamento americano dà il via a quest'opera e segnerà per sempre la vita di quattro orfani, le cui vite si intreccieranno nei difficili ultimi mesi di guerra e nei primi (altrettanto difficili) del dopoguerra. Voto 4.5 pieno ma dato che non abbiamo ancora le mezze stelline arrotondo volentieri al massimo. Di Giuseppe Berto ne leggerò sicuramente altri!

    ha scritto il 

  • 5

    uno dei libri più belli che abbia mai letto.
    non lo riapro da quando avevo diciotto o vent'anni e non so se mi piacerebbe ancora tanto, ma il ricordo che ne ho è meraviglioso

    ha scritto il 

  • 5

    Una pietra miliare

    Letto alle medie la bellezza di 20 anni fa ... ma ancora me lo ricordo benissimo e ogni volta mi si stringe lo stomaco per tutto quello che questo stupendo libro mi ha lasciato ... consigliato anzi co ...continua

    Letto alle medie la bellezza di 20 anni fa ... ma ancora me lo ricordo benissimo e ogni volta mi si stringe lo stomaco per tutto quello che questo stupendo libro mi ha lasciato ... consigliato anzi consigliatissimo

    ha scritto il 

  • 4

    Triste ed intenso

    ..rende benissimo come doveva essere la vita nei tragici anni della guerra ed induce a riflettere su come oggi, nella società moderna ed emancipata non ci si rende conto di quali siano le vere diffico ...continua

    ..rende benissimo come doveva essere la vita nei tragici anni della guerra ed induce a riflettere su come oggi, nella società moderna ed emancipata non ci si rende conto di quali siano le vere difficoltà della vita....forse va letto anche solo per una riflessione seria e profonda sulle cose che sono veramente prioritarie...l'autore scrive in modo sublime, semplice e toccante e ti permette di accarezzare e sentire le emozioni dei protagonisti in maniera immediata....consigliato!

    ha scritto il 

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