Il cielo diviso

Di

Editore: Mondadori

3.6
(422)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 232 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese

Isbn-10: 8804303425 | Isbn-13: 9788804303428 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. T. Mandalari

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 2

    Zzz

    Noioso, noioso e noioso.
    Mi dispiace dire questo di una grande scrittrice. Purtroppo non sono riuscita a capire a fondo il suo libro, probabilmente perché vivo in un mondo troppo distante dal suo, pri ...continua

    Noioso, noioso e noioso.
    Mi dispiace dire questo di una grande scrittrice. Purtroppo non sono riuscita a capire a fondo il suo libro, probabilmente perché vivo in un mondo troppo distante dal suo, privo di ideali e idee politiche. La storia d'amore tra Rita e Manfred non mi ha entusiasmato per niente, è stata una lettura difficile. Lo devo portare all'esame di letteratura tedesca, penso che se non fosse stato per questo motivo nemmeno lo avrei finito.
    Mi dispiace, magari riproverò più avanti a rileggerlo.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro che forse, letto nel 2016, non ha più un suo perché ma ha il suo fascino, il suo essere uno trai quei libri scritti da una donna filo-socialista durante la DDR, nei suoi anni di massima co ...continua

    E' un libro che forse, letto nel 2016, non ha più un suo perché ma ha il suo fascino, il suo essere uno trai quei libri scritti da una donna filo-socialista durante la DDR, nei suoi anni di massima competizione con la RDT, lo rende unico. La storia apparentemente può sembrare una banale storia d'amore tra una ragazza di provincia, nata poco dopo la guerra, e un ragazzo più grande di lei che ha passato l'infanzia tra le macerie della Berlino bellica. Le differenze trai due sono evidenti e lampanti soprattutto grazie alla tecnica di scrittura che rende coincidenti l'autrice storica con il personaggio. I narratori coincidenti rendono autobiografica l'esperienza letteraria, rendendo quindi la narrazione molto vicina alla realtà, nonostante grandi avvenimenti storici (p.e. il muro di Berlino) vengono lasciati al margine della diegesi narrativa e si configurano più che altro come elementi di struttura, più che avvenimenti storici. Lo stesso confine tra DDR e RDT si manifesta nel suo sistema solo nella già separata coppia, e non prima. Il muro non divide ciò che è già diviso. Questa condizione rileva un'altro elemento molto importante: l'eroe comunista. Il protagonista, Rita, si configura come l'eroe comunista per via di pochi elementi salienti. Il primo, sicuramente, è l'abbandono da parte sua del fidanzato Manfred, quando questi abbandona Germania est per passare ad ovest. Il secondo elemento è la fratellanza che si evolve durante il racconto tra la protagonista e gli operai della fabbrica, una fratellanza dettata esclusivamente dai ritmi di produzione e dal bisogno - quasi incessante - di rivendicazione con il passato. Rita infatti è l'unica a sembrare di non essere mossa da grandi desideri di onore e riscatto come Meterangel, bensì lei pare mossa da un ingenuo desidero di diventare maestra, che tra l'altro diventa quasi un desiderio un po' sordo da parte della stessa protagonista. Un'altro elemento importante è sicuramente il passato, oscuro, di molti personaggi. Alcuni, legati ai nazisti (p.e. il padre di Manfred, il signor Herrfurth, appartenente alle S.A. oppure Herbert Kuhl, sottotenente nazista), cercano ancora di far parte dei buoni o comunque di non avere sensi di colpa con sé stessi (p.e. Herr Herrfurth) oppure di non sembrare meno quanto altri (p.e. Kuhl). Ma ci sono anche personaggi che con il loro passato hanno un rapporto molto particolare, tra questi sicuramente vanno messi Manfred e il professore Schwarzenbach. Manfred fa parte di quella generazione nata durante la guerra, messa da parte dagli eventi bellici e sopravvissuta alla distruzione solo grazie a un grande odio verso gli adulti, gli unici responsabili di questa catastrofe. Schwarzenbach invece fa parte tra quei delusi della liberazione, tra quelli che quando finì la guerra, aveva solo due scelte: i "Lupi mannari" o suicidarsi. Si era aspettato odio e disprezzo, invece ottene indulgenza. Non vi fu solo Schwarzenbach tra questi, anche Wendland racconta la sua esperienza, illogica, che lo vide tre anni recluso in una miniera siberiana e poi mandato alla scuola di antifascismo. Lui è uno che ha studiato ed è stato appena nominato direttore perché quello di prima era scappato all’ovest. Si trova ad affrontare problemi di produzione non indifferenti e nonostante ciò, vive con una certa malinconia e disagio quella posizione.
    Il romanzo è un Bildungsroman, Rita cresce, si evolve, diventa una donna secondo concetti socialisti ma nonostante ciò, l'episodio di Sigrid, dimostra in lei un certo spirito critico di situazioni tanto delicate come l'emigrazione clandestina da est a ovest ma man mano che la lettura scorre, il tempo sembra distaccarsi dai personaggi e questo è dovuto chiaramente dalla narrazione a ritroso che non smette di emerge tra un frammento e l'altro. Nonostante il personaggio ideal-tipico comunista che rappresenta Rita negli ultimi capitoli, c'è un'altro contrasto molto evidente è questo è quello che rappresenta Meterangel, un operaio che stride nell'ideal-tipo comunica che vedeva gli operai contenti di lavorare. Egli è un sofferente e in continua lotta per migliorare l'azienda più che la sua stessa vita. Si conclude il romanzo con la sua tragica e malinconica esistenza.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è un titolo che ha trovato posto nella mia lista dei libri da leggere ormai anni fa, quando lo affrontai al liceo. Quando poche settimane fa l'ho poi finalmente trovato in libreria (e incredibi ...continua

    Questo è un titolo che ha trovato posto nella mia lista dei libri da leggere ormai anni fa, quando lo affrontai al liceo. Quando poche settimane fa l'ho poi finalmente trovato in libreria (e incredibilmente il mio portafoglio poteva sostenere la spesa), l'ho comprato convinta che ci avrei trovato la storia che vagamente ricordavo. E invece ho letto tutt'altro.
    In mia difesa, i miei ricordi erano confusi: c'è una storia d'amore, dicevano, i due sono separati dal muro di Berlino. Nella mia testa il muro era l'elemento determinante, così ovvio e scontato che mi aspettavo sarebbe stato presentato nella prima facciata. Mi è bastato poco per capire che, invece, se non fossi già stata a conoscenza di questa circostanza storica, probabilmente non avrei capito che sullo sfondo erano raffigurate le due Germanie fino a quasi libro finito.
    Pensandoci a posteriori, questo velo che lascia intuire quanto basta è proprio una delle caratteristiche che più mi ha fatto apprezzare questo libro. E' plausibile che questo fatto sia stato da me così percepito perché sono un po' tocca e ho mancato di cogliere al meglio le descrizioni, ma ciononostante sono riuscita ad apprezzare la storia di Rita e di Manfred sentendomi nel regno dell'universalità. Infatti, tralasciando le implicazioni sul socialismo nella DDR (che ho chiaramente mancato di cogliere) ho trovato che la storia di questi due giovani potesse essere considerata come un archetipo e, anzi, ancora qualcosa di più: di grandi storie d'amore ne sono state scritte tante, ma ne ho trovate poche che non avessero qualcosa di particolare. Mi spiego meglio: ho sempre avuto un problema con quelli che normalmente vengono considerati "romanzi rosa". Certo, adoro Orgoglio e Pregiudizio e i suoi cugini vittoriani, ma ai miei occhi si distanziano. Non sono mai solo storie d'amore, e se anche lo fossero il tempo li ha ormai rivestiti di un fascino tutto nuovo. Sono le storie "contemporanee" a crearmi problemi - le trovo spesso banali, o forzate, o raccontate come se si dovesse per forza riconoscervi il nuovo prototipo di grande storia d'amore. E' un problema che ho riscontrato in molti media da me divorati con passione. L'aspetto più grosso, però, resta sempre il voler essere maestoso e passionale per forza. Come se in una storia d'amore contasse veramente solo il cuore. Ecco, proprio con questo non sono d'accordo. Sono una romantica, ma credo fermamente che in una relazione deve funzionare anche la testa. La passione del cuore non basta, bisogna ragionare con l'altro e arrivare a comprendersi. Proprio questo fanno Rita e Manfred: parlano. Si scontrano. Discutono, cercano di venirsi incontro. Hanno vite diverse, impegni diversi, idee diverse, ma alla fine della giornata cercano sempre di parlarne. E' questo che ho amato di loro: il loro dialogo. Mi hanno insegnato che stare con una persona è un processo faticoso, e non solo per le delusioni e la gelosia di cui si sente cantare tanto spesso. Ma che, se il sentimento di fondo è sincero, ne vale sempre, sempre la pena. Nonostante tutto.

    ha scritto il 

  • 0

    "Leggilo, è impegnativo ma ti piacerà vedrai"

    Con tutto il rispetto per Christa Wolf che mi dicono essere una grande scrittrice ma i libri sono come le persone, quando le incontri nel momento sbagliato non c’è storia, o le molli subito o ci stai ...continua

    Con tutto il rispetto per Christa Wolf che mi dicono essere una grande scrittrice ma i libri sono come le persone, quando le incontri nel momento sbagliato non c’è storia, o le molli subito o ci stai male per un tempo indefinito che per me è sempre un tempo lungo.
    L’ho mollato, subito, senza neanche applicare il metodo che adotto per le letture “indecise” o per i libri che non mi convincono, una pagina si tre/cinque pagine no.
    "Ma non è una scrittrice da leggere al mare, te l’avevo detto che è impegnativa, ti presterò Medea, o Cassandra, te li regalerò a Natale"
    Grazie per la fiducia ma cosa ti ho fatto? Perché vuoi farmi soffrire?
    A Natale regalami una sciarpa.

    ha scritto il 

  • 0

    Abbandonato ... che noia

    Nonostate tutta la noia c'ho provato a continuare a leggerlo, ma non mi ha preso assolutamente.
    La pazienza ha un limite e perché dovrei sprecare tempo per un libro che non appassiona per nulla?
    L'ho ...continua

    Nonostate tutta la noia c'ho provato a continuare a leggerlo, ma non mi ha preso assolutamente.
    La pazienza ha un limite e perché dovrei sprecare tempo per un libro che non appassiona per nulla?
    L'ho abbandonato e questa volta ho anche superato di molto pag 50, punto oltre il quale mi sento autorizzato a chiudere un libro e buttarlo via nel ripiano degli abbandoni, che strazio, l'unico rammarico è che ci potevo pensare prima.
    Un domani dovessi fare un altro tentativo e riuscissi a leggerlo allora correggerò la presente stroncatura.

    ha scritto il 

  • 4

    Se consideriamo la Wolf come autrice esemplare del mondo tedesco orientale, allora ‘Il cielo diviso’ non può che rappresentare il “suo” romanzo per eccellenza. Meno introspettivo di altri suoi libri, ...continua

    Se consideriamo la Wolf come autrice esemplare del mondo tedesco orientale, allora ‘Il cielo diviso’ non può che rappresentare il “suo” romanzo per eccellenza. Meno introspettivo di altri suoi libri, ma proprio per questo più scorrevole e avvincente, sullo sfondo dell’amore fra Rita e Manfred ci fa vivere l’angoscia per un sentimento che nasce, cresce, e all’improvviso naufraga sotto i colpi spietati della storia.

    ha scritto il 

  • 0

    Quando studiavo letteratura tedesca al liceo, mi ero infatuata di questo libro e di quest'autrice. La Berlino della guerra fredda, due amanti divisi da un muro, dalla politica, dall'economia, da pochi ...continua

    Quando studiavo letteratura tedesca al liceo, mi ero infatuata di questo libro e di quest'autrice. La Berlino della guerra fredda, due amanti divisi da un muro, dalla politica, dall'economia, da pochi uomini che decidono a tavolino le sorti di milioni di cittadini. Non vedevo l'ora di leggerlo, pensavo che avesse una carica di energia e da invidiare a tante altre storie del periodo.
    Ebbene, mi sbagliavo. Niente di rivoluzionario, niente passione, niente di niente. Per le prime 70 pagine solo il loro incontro e racconti sulla fabbrica in cui Rita ha trovato un lavoro.
    La prossima volta, armata di pazienza, cercherò di andare oltre!

    ha scritto il 

  • 2

    "Pareggia tutto il fatto che ci abituiamo a dormire tranquilli. Che viviamo senza risparmiarci, come se ce ne fosse anche troppa di questa strana sostanza ch'è la vita"

    E' illusione degli amanti un amore eterno, eternamente fedele ed uguale a se stesso, così come è illusione degli amanti l'esistenza di territori neutri nei quali l'amore non sa far altro che fiorire, ...continua

    E' illusione degli amanti un amore eterno, eternamente fedele ed uguale a se stesso, così come è illusione degli amanti l'esistenza di territori neutri nei quali l'amore non sa far altro che fiorire, felicemente prigioniero di un tempo fermo, di una primavera sempre uguale.
    Amaro è dunque per loro accorgersi che conoscere l'altro significa scoprirlo diverso ed estraneo (e tanto estranei diventeranno gli amanti da tornare, presto o tardi, ad essere due da uno che erano nel momento più intenso dell'incanto sentimentale).
    Con clinica precisione, la Wolf fa la radiografia alla coppia protagonista de Il cielo diviso (composta da una giovane ed idealista maestra-operaia e da un ambizioso ed arido chimico) e al loro amore breve, stucchevole, difficile. La sua prosa, grigia, metallica, scarna, non è fatta per l'introspezione psicologica: i personaggi sembrano vivere fuori dalle pagine del libro, respirare e sentire in un altrove (quel mondo dal cielo diviso che nel romanzo è spettro) nel quale la scrittrice intinge, con parsimonia, la punta della sua penna (li istiga a vivere, questo sì, rinunciando però poi a mettersi voyeuristicamente a spiarli; tutto ciò che fa è estrapolare brandelli dalle loro esistenze per cucirli insieme con grande, controllata, fredda maestria).
    La Storia, ingombrante ma invisibile, si dimostra, per una volta, clemente, e aiuta la separazione degli ormai ex-amanti, abbreviando così l'agonia del loro amore.

    ha scritto il 

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