Il circolo Pickwick

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.1
(1716)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 946 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Portoghese , Catalano

Isbn-10: 881712897X | Isbn-13: 9788817128971 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Dauphiné

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , Cofanetto , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Viaggi

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Descrizione del libro
Questa prima opera di Dickens non è un vero e proprio romanzo ma unavariopinta raccolta di avventure di personaggi che girano attorno alloscombinato circolo Pickwick, costituito dall'eccentrico Samuele Pickwick e daibizzarri Tracy Tupman, Augustus Snodgrass, Nataniele Winkle.
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  • 5

    Il Circolo Pickwick di Charles Dickens : " Vi sono ombre scure sulla Terra, ma le luci sono più forti, per contrasto"

    Un’opera monumentale, contornata da un numero infinito di situazioni e personaggi capaci di arricchire il valore delle quasi mille pagine di cui è composta, sorretta da una trama il cui fine appare mo ...continua

    Un’opera monumentale, contornata da un numero infinito di situazioni e personaggi capaci di arricchire il valore delle quasi mille pagine di cui è composta, sorretta da una trama il cui fine appare molto più complesso di quello che sembra, Il Circolo Pickwick, primo lavoro dato alle stampe di Dickens, se non consideriamo gli scritti dietro pseudonimo di Boz, successo dell’epoca senza pari, resta ancora oggi un capolavoro della letteratura universale ed un trionfante avvio di carriera di un autore che ha cambiato, con la sua sensibilità e la sua maestria, le sorti del romanzo e la concezione che abbiamo oggigiorno di esso.

    Ora, su questo libro se ne potrebbero dire molte e chi scrive non ha né l’arroganza né tanto meno la preparazione necessaria per permettersi di azzardare l’ipotesi di aver compreso appieno l’opera da poco conclusa, ma, come diceva Calvino: “i classici sono importanti perché ad ogni lettura questi ti danno sempre qualcosa id nuovo ed inedito” ed a questa prima immersione non posso che ammettere che Mr. Pickwick & Co. mi hanno saputo trasmettere tanto, moltissimo. Inutile girarci attorno, in queste pagine c’è già gran parte del Dickens maturo , della sua visione della vita e della sua poetica, ma ciò che rende unico il primo lavoro del romanziere inglese sta nel fatto di voler dare al suo pubblico una storia che punta più su elementi picareschi ed umoristici, piuttosto che di denuncia. Attenzione però ad approcciarsi a questi con superficialità o con l’obbiettivo di rallegrarci l’umore nei nostri momenti malinconici o bui. Quale grave errore, sarebbe tuttavia, pensare che manchi una critica feroce alla società, che se non viene smascherata in toto ad una prima occhiata, è grazie al sapiente uso della prosa che Dickens controlla in maniera straordinaria ed imparagonabile grazie alla quale ci accorgiamo come, sotto sotto, la povertà, i valori ed un futuro malessere inizi a germogliare in seno alla società neo Vittoriana per poi scatenarsi in futuro, nei suoi lavori successivi. Non mancano, per intenderci, i riferimenti alle prigioni per debitori, a cui Dickens purtroppo (o per fortuna) era molto legato, così come non vengono meno le descrizioni delle fabbriche e delle condizioni di estrema povertà degli operai.

    The Pickwick Papers è un affresco che vede iniziare a collidere due mondi, due realtà opposte e con valori diversi, dove si inizia a cogliere il cambiamento alla base della vita e delle persone. Ad i capitoli finali del libro dove si cominciano ad intravedere alcune tematiche ed atmosfere che hanno fatto il marchio dell’autore, fanno da contrasto le prime centinaia di pagine dove ad emergere è la campagna inglese, che, a dispetto di altri lavori ambientati principalmente tra le strade cittadine colme di nebbia e polvere, è associata ad una costante spensieratezza ed allegria, arricchita da molti rocamboleschi momenti in cui Dickens vuole far divertire il suo pubblico, e dove, in alcuni precisi frangenti, ci riesce benissimo ancor oggi, tant’è che una rappresentazione animata fatta in casa Disney (credo persino che esista già una parodia uscita su Topolino un paio di anni fa) o un collegamento ai siparietti di Stanlio ed Olio in Tv non stonerebbe affatto. Il pregio de Il Circolo Pickwick è che non vengono meno i momenti drammatici, a volte presentati sotto forma di racconto, nella finzione narrativa, ove un aspetto più cupo emerge con il fine predominante di lasciare nel lettore un preciso tipo di insegnamento morale. Le pagine dedicate a “Lo Strano Cliente”, “”Il Folletto ed il Sagrestano rapito” o alla storia delle Zio del Commesso Viaggiatore aumentano esponenzialmente il folklore del tempo dando alla storia un senso di profondità complesso e facendoci credere di avere tra le mani non tanto una “fiction” quanto piuttosto un diario o un documento di grande valore ove all’interno sono raccolte le vere ed autentiche gesta di questo gruppo di Picwickiani.

    Sulla psicologia e l’introspezione psicologica dei personaggi di Dickens è inutile spenderci righe e righe, dato che, al contrario di alcuni suoi coetanei, magari molto più abili nel saper tratteggiare i mutamenti complessi dell’animo umano, i suoi protagonisti restano incatenati a quella visione della vita che hanno fatto dei suoi scritti la propria fortuna. Non ci rimane che abbracciare e condividere quel che dice Mario Praz in quarta copertina nel sottolineare come i characters che andremo a vedere e conoscere in quest’opera (così come in gran parte delle altre) “trascendono per significato umano i limiti di una bizzarra eccentricità”.

    Insomma, alla fine, Dickens o lo si ama o lo si odia, ma non si può rimanere impassibile di fronte ad un uomo che, penna alla mano, riesce sempre a farti credere a quello che scrive, al di là della prosa complessa, pomposa, barocca o eccessiva, che coglie l’essenza e il paradosso della vita e ti fa assaporare quella gioia intima che può nascere dalla lettura di un suo romanzo.

    E’ difficile separarsi da Dickens, mettere sul comodino un suo romanzo e dire “l’ho finito”, poiché tanta fatica nel arrivare all’ultima pagina comporta anche una soddisfazione immensa ed è difficile credere che non ci sia un seguito di questo Circolo Pickwick, difficile anche solo immaginare di ricordare tutti i nomi dei personaggi e tutte le situazioni, rammentarsi i 57 capitoli di cui è composto il libro con tanto di ispirate illustrazioni del tempo. Quello che resta è la sensazione di aver vissuto a 360 gradi nel pieno di un periodo storico preciso, ed aver avuto per guida il miglior narratore a nostra disposizione. Il Circolo Pickwick è un capolavoro della letteratura, tengo a ripeterlo, capace di rivaleggiare, qualora qualcuno ne sentisse il bisogno di fare un confronto, con tanti altri grandi romanzi del passato ed inferiore, unicamente, alle altri grandi opere del suo autore, il quale, tengo a ricordarlo, al momento della stesura a puntate del qui presente libro, aveva all’incirca quanto il sottoscritto, una cosa come ventitré anni.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro davvero interessante. Persone che amavano viaggiare, conoscere luoghi, aneddoti, storie. Circa 1000 pagine, però ne vale la pena. A volte Dickens è molto prolisso.

    ha scritto il 

  • 3

    Lettura altalenante

    Libro piuttosto impegnativo, non tanto per la scrittura (davvero adatta a tutti), quanto per la mole (più di 750 di pagine), la presenza di molti personaggi (non particolarmente indagati caratterialme ...continua

    Libro piuttosto impegnativo, non tanto per la scrittura (davvero adatta a tutti), quanto per la mole (più di 750 di pagine), la presenza di molti personaggi (non particolarmente indagati caratterialmente, più delle 'maschere' rappresentanti vizi e virtù dell'essere umano che 'vere persone', lo stesso dicasi per i tre amici di Mr. Pickwick), la presenza di numerosi capitoli prolissi che non forniscono un vero contributo alla trama e, malgrado un finale piacevolissimo, la sensazione che questa prima opera di Dickens non sia un capolavoro come mi aspettavo.
    La lettura è stata, infatti, altalenante: a tratti scorrevole, a tratti molto faticosa.
    Gli aspetti che ho ammirato di più sono la simpatica figura del protagonista, sempre positivo e disposto ad aiutare gli altri, quella del suo servo Sam Weller (in cui la fedeltà verso il proprio padrone e un non so che di saggezza popolare lo rendono spassosissimo per tutto il libro) e la velata ironia che permea avvenimenti e dialoghi.
    Per il resto, un romanzo che non ha incontrato appieno il mio consenso; insomma, sono stato contento di averlo letto, ma mi sono dovuto impegnare per riuscire a finirlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un po' prolisso....

    ma a tratti divertente e tenero (io amo Sam) che prende tono sopratutto nel finale. Noto con piacere che alcuni aneddoti furono ripresi, anni fa, da una versione a cartoni animati per bambini che usci ...continua

    ma a tratti divertente e tenero (io amo Sam) che prende tono sopratutto nel finale. Noto con piacere che alcuni aneddoti furono ripresi, anni fa, da una versione a cartoni animati per bambini che usciva in edicola "le mille e una fiaba"...... a parte ciò, ho preferito altre opere di questo autore.

    ha scritto il 

  • 5

    L'unica cosa che mi rammarica è che non è possibile dare più di 5 stelle.

    Prendete Gogol.
    Aggiungete Filini e Fantozzi.
    Inserite il MAGNIFICO Sam Weller.
    Risultato: un libro bellissimo. Pazzesco.

    Non ...continua

    L'unica cosa che mi rammarica è che non è possibile dare più di 5 stelle.

    Prendete Gogol.
    Aggiungete Filini e Fantozzi.
    Inserite il MAGNIFICO Sam Weller.
    Risultato: un libro bellissimo. Pazzesco.

    Non c'entra assolutamente niente (beh oddio, qualcosa c'è) col "solito" Dickens, ma la facilità di lettura, il suo "stile" c'è eccome.
    I temi che saranno a lui cari, ingiustizia e povertà, fanno capolino nelle (dis)avventure dei 4 pickwickiani in giro per l'Inghilterra ottocentesca. Già solo questo basterebbe per dare 5 stelle a questo romanzo. Invece, come se non bastasse, il romanzo è arricchito dalle figure di Jingle, Trotter, Wardle, la signora Bardell, Joe e, soprattutto, Sam Weller.

    è semplicemente meraviglioso come Dickens abbia tratteggiato quest'ultimo personaggio.

    Dovete leggerlo.
    Vi è piaciuto le Anime Morte di Gogol?
    Sì? Ecco. Allora dovete CORRERE a leggere il Circolo Pickwick.

    ha scritto il 

  • 3

    E' un romanzo vivamente giocoso. Ho avuto più volte, durante la lettura, persino l'impressione che Dickens non avesse chiaro in realtà che storia scrivere, ma che fosse invece ben determinato a raggiu ...continua

    E' un romanzo vivamente giocoso. Ho avuto più volte, durante la lettura, persino l'impressione che Dickens non avesse chiaro in realtà che storia scrivere, ma che fosse invece ben determinato a raggiungere lo scopo, in qualche modo, di divertire.
    Al centro di tutto ci sono i personaggi che lo popolano: le vicende che si susseguono sembrano quasi pretesti per farli vivere, per mostrarli all'opera. Macchiette buffe, dagli slanci teatrali e dalle umane debolezze, capaci di rievocare però, con il proprio essere genuinamente "british", un'epoca, quella pre-vittoriana, meglio di tante ricostruzioni storiche.
    La trama è presto detta: il signor Pickwick ed il suo circolo, un mix di pensionati e giovani rampolli, decidono di intraprendere un viaggio alla scoperta del "mondo" e dei suoi soggetti più interessanti, gli esseri umani; da questa aspirazione nasceranno situazioni rocambolesche, assurde, al tempo stesso drammatiche e spassose. Al canovaccio principale vengono inframmezzati poi piccoli racconti, in genere leggende, interessanti in quanto curiosamente estranei sia per atmosfera che per stile al resto della narrazione.
    Ciò che manca davvero in questa prima opera di Dickens è ciò che meglio caratterizzerà quelle successive: il saper emozionare illuminando con la poesia la verità dei sentimenti. Rimane un libro simpatico, da leggersi per puro intrattenimento, due secoli fa come oggi.

    ha scritto il 

  • 4

    Vignette dal Kent pre vittoriano

    Il Dickens denso e maturo delle grandi opere successive è di tutt'altra pasta rispetto a questo Dickens degli esordi; la narrazione qui è ben più leggera, picaresca, di un umorismo aneddotico più vici ...continua

    Il Dickens denso e maturo delle grandi opere successive è di tutt'altra pasta rispetto a questo Dickens degli esordi; la narrazione qui è ben più leggera, picaresca, di un umorismo aneddotico più vicino alla vignetta che al romanzo.
    In una Inghilterra alle soglie dell'industrializzazione un ozioso circolo di simpatici perdigiorno guidati dal parodistico gentleman Samuel Pickwick - il quale "aveva messo in subbuglio il mondo per la sua teoria sui girini degli stagni di Hampstead" - viene incaricato di percorrere le contrade del Kent per studiare i costumi dei villani.
    Equivoci e guai, fughe d'amore e inganni, litigi e immancabili vicende tribunalizie, con lo stupendo corollario di pomposi principi del foro e caricaturali legulei, sono il pretesto per raccontare umori e malumori dell'Inghilterra pre vittoriana.
    Se siete in un periodo di 'stanca' per le letture, vi consiglio di scaricare il podcast di Radio3 e lasciare che a leggere per voi sia la voce versatile di Piero Baldini.

    ha scritto il 

  • 5

    Ancora divertente

    Incipit:
    Il primo raggio di luce che illumina le tenebre e trasforma in uno splendore abbagliante l'oscurità che ravvolge gli inizi della carriera pubblica dell'immortale Pickwick trae origine dalla l ...continua

    Incipit:
    Il primo raggio di luce che illumina le tenebre e trasforma in uno splendore abbagliante l'oscurità che ravvolge gli inizi della carriera pubblica dell'immortale Pickwick trae origine dalla lettura del seguente documento che l'estensore di queste memorie ha il grandissimo piacere di presentare al lettore quale prova della grande cura, della instancabile diligenza e del sottile discernimento con cui egli ha condotto le ricerche tra i molteplici documenti a lui affidati.

    Questo inizio prende in giro il linguaggio un po' "trombonesco", da accademici, che caratterizza i verbali del Circolo e lo stesso Pickwick.
    E' un romanzo "di personaggi", più che di intreccio: sono loro, le loro caratteristiche, il loro modo di gestire gli avvenimenti al centro del romanzo.
    Ci sono ben 82 personaggi, in larga parte maschili, più altri 16 presenti nei racconti inseriti nel testo e presentati da alcuni dei personaggi.
    Naturalmente il protagonista è Samuel Pickwick, che, nel corso della storia, cambia notevolmente e da "trombone", un po' inetto e ingenuo, spesso vittima di disavventure ridicole, diventa, nella seconda parte del racconto (in particolare dopo il processo e l'incarcerazione) un uomo saggio e generoso. Soprattutto è il suo rapportano il suo servitore Samuel Weller (Sam), che lo rende vivo e interessante.
    Credo che proprio Sam, che con Pickwick forma una coppia unita fino alfine, sia il secondo personaggio più vivo e anche divertente. Il suo modo di esprimersi con frasi surreali lo caratterizza e diventa il fido scudiero del protagonista (Don Chisciotte e Sancho Panza?). Non a caso, riferendosi al linguaggio di Sam, si parla di "wellerismi", tra i quali, per rendere l'idea: "Contentissimo di vedervi, proprio di cuore, e mi auguro che la nostra conoscenza durerà un pezzo, come disse quel tal signore al biglietto da cinque sterline" oppure "Addoloratissimo di recare un qualunque disturbo, come disse il brigante alla vecchia signora quando la mise sul fuoco".
    Poi ci sono gli altri pickwickiani: Snodgrass, Tupaman e Winkler che hanno un ruolo importante soprattutto nelle prima parte, dove prevalgono una serie di avventure picaresche. Anche loro, tuttavia, sembrano evolvere e maturare nel corso della storia e, da "sempliciotti", un po' tordi, acquistano poi un maggior spessore e una maggiore autonomia nella parte finale.
    Il racconto si svolge in varie località dell'Inghilterra, circa nella prima metà dell'Ottocento,
    E' un libro di avventure? Anche, ma sono avventure "cittadine", all'interno della società inglese di quel tempo.
    C'è una notevole ironia, talvolta molto divertente, rivolta verso i diversi ambienti sociali: il mondo dei tribunali e degli avvocati, quello dei giornalisti, il mondo borghese, quello dei medici, l'ambiente delle vedove bigotte e a caccia di matrimoni.
    Ci sono anche aspetti più seri. come la descrizione del mondo carcerario, nel quale Pickwick viene a trovarsi, per il suo rifiuto di pagare il debito, dopo la rocambolesca vicenda giudiziaria.
    Esilarante e meraviglioso è il capitolo riguardante il processo (cap. 34), nel quale l'accusa imputa a Pickwick di aver ingannato la sua padrona di casa, la vedova Bardell, con una falsa promessa di matrimonio:

    — Ed ora, o signori, un’altra sola parola. Due lettere son passate fra le parti, lettere che si ammette essere vergate di mano del convenuto, lettere che valgono intieri volumi. Queste lettere inoltre rivelano, o signori, l’indole dell’uomo. Non sono già franche, ardenti, eloquenti, non spiranti altro che affetto. Sono invece coperte, subdole, equivoche, ma per buona sorte molto più concludenti che se fossero distese nel più colorito linguaggio e nella più immaginosa forma poetica — lettere che vanno esaminate con occhio cauto e sospettoso — lettere che furono scritte evidentemente col segreto disegno di deludere ogni altra persona nelle cui mani potessero per avventura cadere. Lasciate che io legga la prima: "Garraway, mezzogiorno — Cara signora Bardell — Costolette e salsa di pomodoro. Vostro, Pickwick." Signori, che vuol dir ciò? Costolette e salsa di pomodoro. Vostro, Pickwick! Costolette! giusto cielo! e salsa di pomodoro! E deve, o signori, la felicità di una donna sensibile e confidente esser presa a giuoco con artifici così bassi e volgari? L’altra lettera non porta alcuna data, il che per sè stesso costituisce elemento di sospetto. "Cara signora Bardell. — Non sarò a casa prima di domani. Ritardo della diligenza." E segue subito dopo questa notevolissima espressione: "Non vi date pensiero dello scaldaletto." Lo scaldaletto! E chi è, o signori, che si dà pensiero d’uno scaldaletto? quando mai la tranquillità di spirito di un uomo o di una donna fu turbata o distrutta da uno scaldaletto, che è per sè stesso un innocuo, utile ed aggiungerò, o signori, un gradito arnese domestico? Perchè si prega con tanto calore la signora Bardell di non darsi pensiero di questo scaldaletto, se non per fare una evidente allusione ad un fuoco nascosto — se non per sostituire qualche parola tenera o qualche promessa, secondo un sistema convenzionale di corrispondenza, artifiziosamente escogitato da questo Pickwick in previsione di un disegnato abbandono e che io non sono in grado di spiegare?

    Sono queste le parti migliori del romanzo, ma nonostante ci sia della discontinuità. dovuta al fatto che la storia è stata pubblicata a puntate, nel complesso il libro è coinvolgente e riesce a tener desta l'attenzione dei lettori, nonostante che non ci siano fatti o avvenimenti clamorosi e che le "avventure" siano relativamente banali. Ma è ai personaggi che ci si affeziona.

    Chissà perché, leggendo questo libro, mi sono venuti alla mente i quadri di Hogarth, un famoso pittore inglese del primo Settecento, che descriveva, com molta ironia, scene di vita della società del suo tempo. Periodi diversi, ma uno sguardo simile.

    ha scritto il 

  • 4

    Pensando a Dickens, la mente corre subito a ragazzini sfruttati sotto i cieli resi di piombo dai fumi della rivoluzione industriale o a vecchi spilorci che tengono al gelo gli impiegati anche se fuori ...continua

    Pensando a Dickens, la mente corre subito a ragazzini sfruttati sotto i cieli resi di piombo dai fumi della rivoluzione industriale o a vecchi spilorci che tengono al gelo gli impiegati anche se fuori infuria una bufera di neve, così che la lettura di questo libro sorprende non poco. La cupezza è riservata quasi in esclusiva ai brevi racconti a sè stanti narrati da qualche personaggio, tra ubriaconi indebitati su tragici letti di morte e tocchi di sovrannaturale sovente punitivo come capita al misantropo alle prese con i folletti la notte di Natale (ricorda niente?), mentre le istanze sociali sono sì presenti, ma trattate in modo assai più leggero: al riguardo, il fulcro sta nella trattazione - in parte autobiografica - di tutto quanto concerne la prigione per debiti, ma la vera novità è che fra queste pagine ottengono un grandissimo spazio le classi più umili – il proletariato, si sarebbe detto una volta – dalle cui fila proviene la figura che fa svoltare il romanzo. L’entrata in scena di Sam Weller in compagnia dei suoi stravaganti giochi di parole va di pari passo con il desiderio dello scrittore di liberarsi del troppo schematico canovaccio iniziale: alcuni componenti di un club londinese girano l’Inghilterra per conoscerne usi e consumi, ma sono vittime della loro imbranatezza. La vicenda, uscita a puntate con l’accompagnamento di incisioni, è infatti alla base di sequenze comiche alla Stanlio e Ollio – i signori Tupman e Winkle a caccia, il faro della loro esistenza Pickwick, in carriola per il mal di schiena, che si ubriaca – ma alla lunga corre il rischio di mostrare la corda, così Dickens pensa decide di affiancare a Pickwick l’arguto servitore Sam e comincia a far evolvere il personaggio eponimo, regalandogli via via quell’empatia che lo porta dal vedere solo se stesso al preoccuparsi con sincerità del prossimo fino a viverne di riflesso la felicità. Tale metamorfosi si sviluppa attraverso le quasi mille pagine del romanzo, delle quali nessuna si può dire che annoi: viaggi (perlopiù scomodi) in carrozza lungo strade bianche o infangate, osterie e alberghi di ogni livello, mangiate e bevute sempre in abbondanza tra birra forte che innaffia cosciotti di montone prima dell’immancabile brandy diluito in acqua calda, soprattutto una serie di figure a volte abbozzate, a volte più a tutto tondo ma ogni volta colte nell’umanità dei loro pregi e (molti) difetti. Si possono citare l’indovinato Jingle dalla parlata a scatti – forse abbandonato troppo presto – oppure le vedove ossessionate dalla caccia a un marito o ancora l’omerica figura di Weller padre e, attraverso di lui, una sorta di epica del conduttore di diligenze. L’insieme delle loro vicende disegna con precisione la fisionomia dell’Inghilterra di primo Ottocento, lanciata verso il futuro, ma allo stesso tempo profondamente provinciale e, in molti aspetti, arretrata: l’esilarante diatriba politica tra Blu e Bigi a colpi di articoli di giornale si alterna all’acre ironia riservata all’amministrazione della giustizia e, in special modo, all’avida confraternita degli avvocati. Ci sono poi gli intrecci amorosi con annesse beffe, preti gaudenti, medici ubriaconi ma tanto simpatici e un ragazzo grasso che si addormenta di continuo: insomma una sarabanda continua in cui a volte si smarrisce il filo logico, ma che tiene desta l’attenzione con ininterrotte trovate e richiami a questa o quella parte del libro. A patto di lasciarsi andare e se non si patiscono le divagazioni, il romanzo ha l’ammirevole capacità di sollevare l’animo e, allo stesso tempo, trasporta il lettore in una società che, seppur non siano trascorsi millenni, grazie all’attenta descrizione di usi e costumi (incluso l’abbigliamento), finisce per apparire quasi aliena.

    ha scritto il 

  • 0

    Abbandonato...

    Proprio non ce l'ho fatta, io che adoro Dickens!
    Si sente comunque tutto il suo genio nell'ironia e nell'irriverenza dei personaggi e delle situazioni, ma tutte queste caricature, tutto questo umorism ...continua

    Proprio non ce l'ho fatta, io che adoro Dickens!
    Si sente comunque tutto il suo genio nell'ironia e nell'irriverenza dei personaggi e delle situazioni, ma tutte queste caricature, tutto questo umorismo, il continuo parodiare mi hanno reso pesante il continuare a leggere.
    L'arzillo vecchietto Pickwick con la sua eccentricità e bizzarria non mi ha conquistata.
    Preferisco di gran lunga i romanzi più seri in cui la denuncia dei mali dell'epoca e la contestazione all'ingiustizia sociale sono più tangibili.

    ha scritto il 

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