Il conformista

Di

Editore: RL Libri - Superpocket

3.9
(504)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 354 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8846204573 | Isbn-13: 9788846204578 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 3

    Alla ricerca della normalità...

    Ho iniziato a leggere questo libro un po' prevenuta, dopo un primo approccio con Moravia non proprio esaltante qualche anno fa.... ma mi sono dovuta ricredere.
    Il protagonista -dopo un trauma infanti ...continua

    Ho iniziato a leggere questo libro un po' prevenuta, dopo un primo approccio con Moravia non proprio esaltante qualche anno fa.... ma mi sono dovuta ricredere.
    Il protagonista -dopo un trauma infantile- è alla disperata ricerca della normalità e vuole essere esattamente come gli altri, anonimo nella folla. E quando pensa di esserci riuscito, capisce che la "normalità" come la intendeva lui non esiste e che ciascuno convive con i propri dolori e con i propri sentimenti che ci rendono, nonostante tutto, soli.

    ....La normalità era proprio questo affannoso
    quanto vano desiderio di giustificare la propria vita
    insidiata dalla colpa originaria e non il miraggio fallace
    che aveva inseguito.......

    Interessante anche l'aspetto storico, di condanna al fascismo, che di questa apparente normalità si nutre e si approfitta.
    Promosso con la sufficienza piena.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Il desiderio di leggere questo romanzo è nato parecchi anni fa, durante il liceo. Devo dire che me mie aspettative al riguardo erano molto diverse, probabilmente poiché dalla trama avevo immaginato un ...continua

    Il desiderio di leggere questo romanzo è nato parecchi anni fa, durante il liceo. Devo dire che me mie aspettative al riguardo erano molto diverse, probabilmente poiché dalla trama avevo immaginato un diverso tipo di storia, o comunque una narrazione diversa. Devo ammettere che l'ho letto a fatica, seppure in alcuni tratti diventa scorrevole. Marcello vive una vita fasulla, ogni sua scelta è dettata dalla necessità di conformarsi, di sentirsi normale, uguale agli altri ma migliore. Il pesante fardello che ha sulle spalle lo accompagna per tutta la vita, fino al momento in cui avviene l'incontro; qui Marcello sembra capire che avrebbe potuto vivere diversamente, eppure non ne ha il tempo.

    ha scritto il 

  • 3

    Moravia è un moralista che, avendo l'elastico delle mutande slabbrato, cerca fortemente di sostenerle coi denti. Non riesce a contenersi e - dopo aver lasciato Marcello, vagare brado per le prime duec ...continua

    Moravia è un moralista che, avendo l'elastico delle mutande slabbrato, cerca fortemente di sostenerle coi denti. Non riesce a contenersi e - dopo aver lasciato Marcello, vagare brado per le prime duecento pagine - lo fulmina dal cielo assieme alla sua ignava famigliola. Per rinforzare l'idea che comunque esiste un bilateralismo obbligatorio tra colpe e punizioni. Per fortuna Bertolucci, più intelligente nel gestire il senso di colpa (anche il proprio evidentemente), lascia tutti vivi, incalcandoli con un certo compiacimento nel degrado morale postbellico. Bei tempi di egemonia culturale del PCI e degli intellettuali assoldati come "compagni di strada". E' nato un personaggio delizioso, Giulia, che Stefania Sandrelli porterà alla perfezione, con la propria immagine morbida e svanita.

    ha scritto il 

  • 5

    Una gran bella storia, scritta in uno stile formale...

    Questa storia conferma sempre di più che Moravia è stato, è, e mi auguro sarà sempre, il narratore per eccellenza del Ventesimo Secolo in Italia. La storia di Marcello rappresenta d'altronde con piena ...continua

    Questa storia conferma sempre di più che Moravia è stato, è, e mi auguro sarà sempre, il narratore per eccellenza del Ventesimo Secolo in Italia. La storia di Marcello rappresenta d'altronde con piena soddisfazione, la mediocrità morale del burocrate italiano dell'epoca e forse anche contemporaneo. Rimane uno strascico di riflessione interna, dopo aver concluso la lettura del romanzo...

    ha scritto il 

  • 5

    Conforme è bello, conforme è giusto

    Voler essere come tutti gli altri per avere la vita perfetta. Marcello ci riesce. E' una spinta più che esterna, è interna, un'idea che gli è chiara già dalla prima giovinezza. Grottesco: un bambino c ...continua

    Voler essere come tutti gli altri per avere la vita perfetta. Marcello ci riesce. E' una spinta più che esterna, è interna, un'idea che gli è chiara già dalla prima giovinezza. Grottesco: un bambino che nella sua presunta purezza è già corrotto nella mente. Una riflessione che fa venire il mal di stomaco.
    Per il resto della sua vita poi beh... Fa quello che fanno tutti. Il conformarsi è una specie di inconscia ossessione, Marcello è un attento osservatore che studia la massa per diventarne la cellula migliore, per omologarsi il più perfettamente possibile.
    Anche l'adesione al partito fascista diventa un'azione dettata da una "moda": era il partito più in vista di qui la sua adesione, non totalmente consapevole dell'ideologia. Del resto... Cosa può importare di un'ideologia malata quando tutti sono infetti? Il suo compito all'interno è quello della spia: cercare le anomalie del sistema e distruggerle. Un professore comunista a Parigi diventa il suo obiettivo ma del resto il professore non è nemmeno la prima vittima...
    Un romanzo dimenticato in un'epoca che ha un disperato bisogno di una letteratura di questo genere. Siamo felici solo se siamo come gli altri e il diverso va isolato perché è portatore di un'idea infetta. Se l'idea si diffonde, il pericolo è che ognuno pensi con la propria testa: la nascita di una società di anarchia del pensiero. Nulla di più pericoloso.
    Per Moravia il fascismo e la vicenda di Marcello sono solo un pretesto per parlare di qualcosa che è tremendamente odierno e abbiamo sotto il naso (dentro il cervello) tutti i giorni.

    ha scritto il 

  • 0

    ✰✰✰✰ molto buono

    Ricordo che fu uno dei romanzi di Moravia che preferii.

    Il protagonista è un uomo che fu un ragazzino particolare, Marcello. E’ bello, vagamente femmineo, e dietro di sé ha lo spettro del proprio ist ...continua

    Ricordo che fu uno dei romanzi di Moravia che preferii.

    Il protagonista è un uomo che fu un ragazzino particolare, Marcello. E’ bello, vagamente femmineo, e dietro di sé ha lo spettro del proprio istinto sadico (uccide le lucertole, tira sassi al vicino e fionda un gatto, le armi, il piacere nell’assistere alle liti dei genitori) e dell’abuso di un pedofilo che proprio giocando sulla passione per le armi lo attira in un trappola in cui Marcello lo ucciderà.
    Nella realtà i genitori poco si dedicano a lui: il padre preso dalle gelosie e forse dai prodromi della follia, la madre dalla sua bellezza e dalla sensualità, l’amico che abita vicino è un bambino insulso. Marcello non ha modo di confrontare le proprie esperienze con qualcuno. I discorsi delle domestiche riportano luoghi comuni che lo terrorizzano. La scuola gli piace: finalmente regole chiare. Ma non esistono regole chiare per rapportarsi coi compagni quando questi lo chiamano Marcellina.
    Nella realtà il pedofilo è a sua volta indeciso. Fino al pomeriggio in cui, alla ricerca della famosa pistola promessa, Marcello incoscientemente civetta con lui. L’abuso non avviene, ma il colpo di rivoltella si.

    Questo cresce sentendosi anormale (inclinazioni sessuali? l’omicidio?) e non vuole sentirsi diverso dagli altri. Nella ricerca della normalità come la società se l’aspetta, vuole sicurezza e la possibilità di allontanare i fantasmi. Siamo nel Ventennio e la normalità era Dio, Patria e famiglia, più i corollari quotidiani.
    Lavora al Ministero, è fascista, anzi spia per il regime, si fidanza con una ragazza della piccola borghesia, giovane, burrosa, piena zeppa di normalità, ha rapporti con lei sessualmente promettenti, la casa, l’arredamento e tutte le minutaglie uguali a quelle di tutte le case (i mobili scuri finto antico, i soprammobili vezzosi, tante ex bomboniere), il matrimonio d’ordinanza.

    Sembra tutto facile, raggiunto, ma lui comprende di dover pagare in qualche modo questo suo celarsi nella massa con il rinunciare alla propria individualità e alla propria personale libertà.
    Il viaggio di nozze a Parigi sarà l’occasione per individuare un ex professore antifascista, segnalarlo e dare il via al suo assassinio.
    L’assassinio avverrà e lui verrà a sapere che era stato cancellato.
    A Roma, mentre la città festeggia la caduta del fascismo, scopre che il pedofilo non era morto.
    “Io quando ti ho conosciuto ero innocente … e dopo non lo sono più stato, mai più.
    Ma tutti, Marcello, siamo stati innocenti .. E tutti la perdiamo la nostra innocenza, in un modo o nell’altro … è la normalità.””
    Tutto era fasullo, il peccato originale non esiste.
    Ha la percezione di essere solo il tramite per il quale passano forze che lui non controlla: tutto quello che è avvenuto, è avvenuto perché doveva avvenire.

    Moravia ha cercato di rappresentare la borghesia e le sue magagne (fin dagli Indifferenti, La Romana etc), ma come diceva lui era difficile “per un borghese andare contro la propria classe, a meno di una scissione completa di sé stesso”.
    Il fascismo, perché? I valori negativi del singolo diventavano valori positivi a livello nazionale. La meschinità piccolo borghese diventava patriottismo. Per Marcello il prezzo che deve pagare per integrarsi è il delitto e lui accetta.
    L’integrazione nel fascismo si pagava sempre con un delitto. O verso sé stessi andando a morire in guerre inutili o mettendo le proprie ombre a disposizione. Non si diventava criminali perché fascisti, ma si aderiva al fascismo perché qualche fantasma abitava dentro di noi. Una delle possibili interpretazioni: questa è quella di Moravia.

    Comunque questo è soprattutto il romanzo di una solitudine e di un’impotenza. Marcello, pur avvertendole intorno a sé, non ha cercato la dannazione, né la grazia, che sono rimaste brevi lampi, ma solo la normalità fuggendo la verità. Tanti sono i momenti in cui la religione si affaccia nella sua vita, ma non ne ricava alcun aiuto, eppure la conclusione verrà dal cielo.

    Il linguaggio è scabro, essenziale, quanto di più lontano da D’Annunzio (imperante all’epoca della gioventù di Moravia non ha lasciato segni). Ogni tanto c’è uno sprazzo d’immagine poetica, subito lasciata come fosse un cedimento.

    Oggi Marcello avrebbe fatto meno fatica: l’omologazione (ora si dice così) è pressoché totale e, direi, inevitabile e pervasiva. Assolutamente sì.
    23.05.2014

    ha scritto il 

  • 4

    Sempre interessante la lettura di Moravia. Asciutta, secca, senza pietà per sE e per il lettore. Eppure se ne ricava un piacere non troppo sottile durante la lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    ergo?

    lo leggi, la scrittura é scorrevole, ma l'intreccio appare grosso in fondo non accade nulla, la storia del protagonista si perde, provoca qualche riflessione, l'intreccio é scialbo.

    ha scritto il