Il dardo e la rosa

Di

Editore: Nord

4.1
(1662)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 888 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8842913294 | Isbn-13: 9788842913290 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: E. Villa

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Rosa , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Se non fosse per una macchia scarlatta nell'occhio sinistro, Phèdre sembrerebbe adatta a entrare come schiava a Casa Valeriana, i cui adepti vengono iniziati al dolore. Ma un nobile enigmatico riconosce in quella macchia un segno inequivocabile: il Dardo di Kushiel, il marchio che contraddistingue le "anguissette", coloro che amano la sofferenza per natura e non per costrizione. Così Phèdre viene educata nell'arte di dare piacere e subire la sofferenza fisica, ma viene addestrata anche ad osservare, ricordare e analizzare, diventando in questo modo un'abilissima spia. E sarà proprio lei a intuire un complotto per destabilizzare il regno...
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  • 4

    Quattro stelline e mezzo.
    L'inizio ha tutto per far sembrare questo libro un'immonda porcheria: la protagonista è una prostituta elegante, specializzata nel sadomaso (giustificato da un segno divino o ...continua

    Quattro stelline e mezzo.
    L'inizio ha tutto per far sembrare questo libro un'immonda porcheria: la protagonista è una prostituta elegante, specializzata nel sadomaso (giustificato da un segno divino o quello che è), che vive in una Francia alternativa Medioevale, la cui religione ha un credo che sembra inventato da Capitan Jack Harkness in persona: "ama a tuo piacimento".
    In realtà il libro diventa molto interessante proprio quando scopri che è molto più di questo, e che l'autrice glissa bellamente su tutti gli aspetti pruriginosi del lavoro/vocazione di Phèdre, e si dà da fare nel creare una bella storia. All'inizio la tendenza allo spiegone è piuttosto fastidiosa, e ci sono pagine di intrighi politici che possono essere tranquilamente liquidati con un sonoro "sticazzi", poi il tutto assume toni avventurosi e diventa molto bello.
    Qualche elemento un po' così, dovuto al fatto che si capisce subito di chi la protagnista si innamorerà, ma non si può fare a meno di fare il tifo a questa coppia quasi impossibile, e poi un evento citofonatissimo a venti pagine prima della fine.
    In sostanza, quasi 890 pagine che si leggono con una velocità crescente e che mi hanno messo una scimmmia impossibile: vado in biblioteca e prendo il secondo e il terzo, e me li leggo a nastro [e fu così che, entrando, vide altri quaranta libri fighissimi sullo scaffale delle novità e non mantenne fede alla sua promessa...]

    ha scritto il 

  • 5

    Dalle stalle alle stelle

    E' quel tipo di libro che ti consigliano per caso e non vuoi proprio leggere. Viva la monotonia, forse il semplice preferire concludere una saga che non intraprendere un'altra trilogia. Quando lo acqu ...continua

    E' quel tipo di libro che ti consigliano per caso e non vuoi proprio leggere. Viva la monotonia, forse il semplice preferire concludere una saga che non intraprendere un'altra trilogia. Quando lo acquistai lo reputavo immenso, ingombrante. Non avevo idea di cosa aspettarmi, ma sono più che felice di dovermi smentire.
    Non si trovano tutti i giorni autori capaci di inglobare politica, fantasy, guerra, amore e sesso senza scadere spesso nel ridicolo o enfatizzare eccessivamente un concetto. Sin dai primi capitoli ho reputato difficile trovare in una "prostituta" -termine volutamente forzato- un'eroina cui affezionarsi, e solo gradualmente mi sono ricreduta. La giusta dose di mentalità è insita nel personaggio, in uno tanto quanto negli altri. Tutti sono celati da un velo sottile che propone al lettore di cogliere intenzioni del tutto fittizie che, nel tempo, vengono smentite magari. E' una di quelle letture che ingloba una storyline ampia e facilmente vulnerabile, cui si è saputo dare danto di quel materiale di leggerezza da rendere la trama scorrevole. Io che ho letto le Cronache Martiniane e le adoro sono rimasta stupita da come una lettura del genere mi sia risultata sicuramente più leggera, ma mai banale o scontata.
    Gli intrecci non sono facilissimi da cogliere nell'immediato, e ammetto che il primo libro l'ho riletto a distanza di un po' di tempo due volte per avere più memoria dei protagonisti, di rilievo o secondari che fossero. E non sempre ci sono riuscita. La trama principale comunque si snoda nel raccontare una vita "passata", ma senza anticipazioni che non siano i pensieri stessi della protagonista.
    E che dirne? Lei piace. Piace l'umanità che a pochi personaggi si può dare. Quando in un libro l'erotismo acquista un rilievo di fondamento arrivando a diventare quasi concetto Divino, è difficile condurre un romanzo dove una donna sia capace di descrivere più la mentalità con cui accogliere ogni uomo, che non l'atto stesso. Questo fa la differenza. Le descrizioni delicate, i suoni melodiosi, le sfaccettature più tenui che a molti possono annoiare sono le colonne portanti che non fanno nemmeno capire a chi legge quante pagine divora. L'amore privo di discriminazioni e totale proietta in un mondo dove si è pronti anche a giustificare qualcosa che, nella normalità quotidiana, nessuno accetta. Le donne viste con i propri errori e punti forti possono anche usare liberamente la bellezza come strumento, e gli uomini lo stesso. A differenza delle Cronache del Mondo Emerso è questo che lo ha reso uno dei miei libri preferiti. Oltre al gusto squisito della scrittrice, capace finanche di ammorbidire e addolcire il fiele più amaro o la descrizione più sanguinolenta. Che vi sia il tocco di una donna, è indubbio. Ma riuscire a passare dal personaggio uomo e delicato dall'aspetto efebico ad un antagonista rude e violento capace di risultare quasi "simpatico". Bhe, che dire. Assolutamente consigliato se avete bisogno di una lettura capace di assuefarvi che trovi il compromesso ideale fra la leggerezza e lo spessore di trama. Erotismo impalpabile e sensuale, sorrisi e mancanza di essi garantiti in più punti.

    ha scritto il 

  • 5

    Non esagero se dico che nessuno potrà mai eguagliare questo libro ne tanto meno i successivi. Fantastico! Le ambientazioni, la cultura e le storie al limite dell'impossibile!! I personaggi ti entrano ...continua

    Non esagero se dico che nessuno potrà mai eguagliare questo libro ne tanto meno i successivi. Fantastico! Le ambientazioni, la cultura e le storie al limite dell'impossibile!! I personaggi ti entrano dentro, non puoi fare a meno di leggere le loro storie, vivere le loro vite. Forse non è adatto a chi non ha una mente aperta, come libro è abbastanza cruento in alcune scene e descrive l'amore libero senza pregiudizi. "Ama a tuo piacimento" è ciò in cui questo popolo crede ed io penso sia un concetto bellissimo. Un mondo dove si intreccia religione, politica, guerra e amore in modo che non avrei mai creduto possibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Una sorpresa

    Libro comprato d'impulso, si e' rivelata una scelta azzeccatissima. Per tutti gli amanti del fantasy, la trilogia di Phedre non puo' mancare nella libreria. Si merita un posto speciale, scritto bene, ...continua

    Libro comprato d'impulso, si e' rivelata una scelta azzeccatissima. Per tutti gli amanti del fantasy, la trilogia di Phedre non puo' mancare nella libreria. Si merita un posto speciale, scritto bene, coinvolgente, Phedre e' una donna in un certo senso moderna con mille sfaccettature, la amerete. L'autrice non scade mai nel volgare nonostante certi temi trattati.
    Da leggere, anche i successivi.

    ha scritto il 

  • 5

    Bello

    Per me che ho divorato tutti i libri di Marion Zimmer Bradley, trovare questa autrice è stato un dono :-) Il libro mi è piaciuto molto e non l'ho trovato per nulla lungo, la parte iniziale sulla descr ...continua

    Per me che ho divorato tutti i libri di Marion Zimmer Bradley, trovare questa autrice è stato un dono :-) Il libro mi è piaciuto molto e non l'ho trovato per nulla lungo, la parte iniziale sulla descrizione del luogo e dell'ambiente "politico" secondo me ci sta ed è utile per capire il racconto dopo. Ho divorato il libro in pochi giorni, nonostante la lunghezza

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono libri che vanno al di là del giudizio indimenticabile, che ti inglobano talmente nel loro mondo da renderti difficile tornare alla realtà, legandoti con catene dolci e impossibili da spezzare. ...continua

    Ci sono libri che vanno al di là del giudizio indimenticabile, che ti inglobano talmente nel loro mondo da renderti difficile tornare alla realtà, legandoti con catene dolci e impossibili da spezzare. Chi è capace di parlare di questi libri è bravo, io mi sento piccola quando ci provo. E' impossibile spiegare cosa mi trasmette il Dardo e la Rosa, è un complesso di sensazioni che mi lascia senza parole. Non ricordo nemmeno quando è stata la prima volta che l'ho letto, ma è stato amore, amore imperituro. E poche settimane fa mi sono sentita come qualsiasi angeline via dalla sua patria che ascolti il Lamento dell'esule di Thélésis de Mornay, con una nostalgia feroce della mia patria. E mi sono rassegnata, nonostante la pila enorme di letture nuove e il senso di colpa ad ignorarle, a rileggere questo libro. Per di più con timore, perché avevo paura di rovinare il ricordo che avevo del romanzo, sapendo che una rilettura avrebbe inevitabilmente modificato le mie impressioni. Sono contenta invece che ne siano uscite rafforzate e arricchite.
    Questo libro non è una storia d'amore, ma una storia di Amore. Delle molteplici forme d'amore, da quello negato ad una bambina ceduta in servaggio dai genitori, a quello ammirato verso un mentore e protettore, a quello un po' geloso verso un quasi fratello con cui si è in competizione, a quello che nasce da un'amicizia che potrebbe essere qualcosa di più, a quello nato sulla forza di attrazione degli opposti e dalla conoscenza nelle difficoltà, a quello che scivola sul confine dell'odio, confine più sottile della lama di una flechette. Quello che sopravvive alla morte della persona amata in un debito d'onore. Quello nato da un sogno, a dispetto della politica e che può creare un'alleanza. Mille e mille forme d'amore, nessuna sbagliata, in fondo.
    Ed è una storia epica e potente, complessa e articolata, che passa dagli intrighi politici alle confessioni di letto, alle grandi battaglie, a struggenti addii, con dolore e gioia, talmente coinvolgente da farmi passare pagine e pagine con la pelle d'oca e le lacrime agli occhi, da farmi bere senza difficoltà più di 800 pagine di tomo. Con una scrittura magistrale nel linguaggio e stupefacente per come è capace di incastrare i particolari in tutto il libro come piccole tessere di un mosaico che poco a poco vanno al loro posto e rivelano un disegno strepitoso. Nulla è lasciato al caso in questo libro, ogni parola viene posata con consapevolezza e maestria, ogni dettaglio è inserito perché avrà motivo di esistere più avanti nel volume, non c'è nulla di gratuito o slegato. Stordisce quanto questo salta all'occhio ad una seconda lettura. Ma non è solo tecnica, perché come solo nelle migliori opere accade, queste parole prendono vita, facendomi provare la fatica e la disperazione di Phèdre e Joscelin in Skaldia, la gioia nel ritrovare Cecilie dopo il loro rientro in Terre d'Ange, la tensione ininterrotta durante tutta la battaglia di Troyes-le-Mont.
    Ho provato un nuovo amore verso Alcuin, ho acquisito un nuovo rispetto verso Barquiel de l'Envers in questa nuova lettura. E ho rinnovato il mio affetto per Phèdre e Joscelin, per Ysandre e Drustan. Ho capito meglio Delaunay e anche Melisande, che necessiterebbe di letture e letture per essere compresa completamente. E forse non ci si riuscirebbe comunque.
    Mi sono ritrovata con la rinnovata tentazione di andare a cercare le fonti di ispirazione della Carey, le basi da cui ha creato questo mondo splendido, tanto mi sentivo ignorante quando capivo che c'erano riferimenti storici rielaborati, ma non riuscivo a capire quali. Ha ragione Delaunay: non c'è nulla che non valga la pena di sapere (o meglio ancora All knowledge is worth having).
    Così mi ritrovo ancora una volta in Terre d'Ange e a dispetto di me stessa non riesco a lasciarla. Avevo promesso di alternare altre letture alla rilettura della saga di Phèdre, per lo meno un libro fra un volume e l'altro, ma non riesco. Io resto qui, fino a quando non dovrò ripartire e sentirmi di nuovo un'esule strappata dalla patria.

    ha scritto il 

  • 3

    un centinaio di pagine in meno sarebbero state meglio

    il romanzo è ben costruito, la storia interessante (anche se sinceramente le varie dinamiche politiche delle prime 250 pagine ed i mille nomi di duchi, conti, pari, re, principi e regine mi sono risul ...continua

    il romanzo è ben costruito, la storia interessante (anche se sinceramente le varie dinamiche politiche delle prime 250 pagine ed i mille nomi di duchi, conti, pari, re, principi e regine mi sono risultati ostici) e la protagonista è abbastanza simpatica.
    qualche colpo di scena c'è e l'avventura mista ad azione non manca, però avrei reso più snella la prosa, senza soffermarmi sui mille dettagli del contesto.
    leggerò il seguito

    ha scritto il 

  • 4

    Cominciato con grande scetticismo, finito in preda all'entusiasmo. La Carey riesce a portare avanti centinaia di pagine senza che (apparentemente) accada nulla, e senza tuttavia annoiare mai. Quando a ...continua

    Cominciato con grande scetticismo, finito in preda all'entusiasmo. La Carey riesce a portare avanti centinaia di pagine senza che (apparentemente) accada nulla, e senza tuttavia annoiare mai. Quando arriva la crisi è totalmente inaspettata, colpisce duro come una mattonata in fronte e lascia il lettore lì a chiedersi come sia potuto succedere. Ciò che viene dopo sviluppa l'intreccio in maniera verosimile e mai scontata, tra politica di palazzo, duelli e lunghe traversate, disegnando il grande affresco di una realtà medievale parallela alla nostra, "marchiata" da eventi che affondano nella leggenda ma le cui ripercussioni sono ancora ben evidenti (la nascita della stirpe Angeline a seguito della "defezione" del Beato Elua, figlio di Yeshua/Gesù, e degli angeli che furono mandati a ricondurlo sulla retta via e ne furono invece conquistati).
    Due parole anche sull'utilizzo del sesso nella narrazione. Uno dei miei timori era che prendesse fin troppo spazio, al punto da legittimare l'etichetta di racconto "erotico": in fondo si narrano le avventure di Phedre, serva di Naamah (ossia prostituta, per quanto la definizione sia molto restrittiva) con una genetica predisposizione al masochismo estremo, il che la rende una "specialista" estremamente ricercata. In realtà non è così: la Carey dosa bene anche questo, mostrando senza pietà quando c'è bisogno ma sorvolando (ed evitando noiose ripetizioni) quando se lo può permettere.
    Spero solo che i seguiti siano all'altezza.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un libro da cui è difficile staccarsi.

    Per essere un'opera prima, "Il dardo e la rosa" è straordinario, sia per intreccio che per abilità nella gestione dello stesso. Non è esente da difetti, si vedano le prime 300 pagine (su una mole tota ...continua

    Per essere un'opera prima, "Il dardo e la rosa" è straordinario, sia per intreccio che per abilità nella gestione dello stesso. Non è esente da difetti, si vedano le prime 300 pagine (su una mole totale di 900 circa) che risultano piuttosto pesanti e scorrono esageratamente lente. Si tratta, infatti, del gigantesco set-up da cui si dipaneranno le successive vicende della protagonista, la bella Phèdre no Delaunay. Il problema è che il complesso intreccio fra le varie dinastie che reggono i giochi di potere a Terre d'Ange (regno modellato su una Francia cinquecentesca) viene esposto in modo troppo didascalico, dando luogo al rischioso "effetto mattone". Consiglio comunque di non mollare prima di pagina 300, perché poi la narrazione si snellisce e sveltisce; i colpi di scena senz'altro non mancano, la bella scrittura neanche, e tengono il lettore avvinto fino alla fine.
    Occorre anzitutto fare una premessa: in Terre d'Ange, terra fondata da angeli rinnegati dall'Unico Dio come intuibile dal nome, vige il motto "ama a tuo piacimento", che si traduce nell'esistenza di Tredici Case: ognuna dedicata a un angelo/dio, ognuna con una caratteristica distintiva, le Case addestrano fin da piccoli allievi e allieve, fino a renderli dei perfetti cortigiani. Si tratta, come nel caso di Phèdre, di bambini di estrazione umile che possono in tal modo ricevere un'educazione e in qualche caso raggiungere posizioni sociali assai elevate una volta completata la marque, elaborato tatuaggio sulla schiena che simboleggia lo stato di servaggio alla Casa di appartenenza. In sostanza, completando la marque grazie ai soldi di patroni facoltosi, si acquista la libertà. Il concetto di base, dunque, è quello della prostituzione sacra.
    Premesso questo, la nostra Phèdre capisce fin da piccola di essere destinata a una vita diversa: l'unico canone per poter accedere a una delle Case è quello di essere perfetti. Nati dagli angeli, gli angeline (così si chiama il popolo di Terre d'Ange) sono dotati di una bellezza sconfinata. Phèdre, nata da un'unione illegittima, ha un occhio deturpato da una macchiolina rossa. Considerato questo segno di imperfezione lei non avrebbe diritto a niente, non fosse per l'intervento di Anafiel Delaunay, letterato e poeta che riconosce in lei una anguissette, creatura in grado per natura di mescolare il piacere e la sofferenza. In soldoni, una masochista. Nell'opulenta società di Terre d'Ange, dedita al lusso e in qualche caso ai vizi, Phèdre diventa così una preda ambita. Delaunay, però, ha l'occhio lungo: decide di darle un'educazione, di farle studiare anche cose apparentemente inutili perché "non c'è nulla che non valga la pena sapere". Phèdre studia la storia, le lingue straniere, la geografia e molto altro. Ciò che almeno all'inizio la ragazza ignora è che Delaunay è una spia dei reali e che a Terre d'Ange è in atto un pericoloso complotto per rovesciare il regno. Grazie anche alle sue doti di anguissette e alla sua vicinanza con patroni di potenti famiglie nobili, Delaunay arriverà molto vicino allo sventarlo, ma...
    Ed è da questo "ma" che si dipanano le restanti seicento pagine. Che, fidatevi, scorrono via come acqua.

    Non voglio rivelare troppo sulla trama, dunque passo direttamente a descrivere alcuni fra i molti personaggi del romanzo. Quelli che, in particolare, restano nel cuore.
    La stessa Phèdre, malgrado la sua perfezione, non è una Mary Sue: sarà il fatto che si legge la ponderatezza dietro le sue azioni (quasi tutte le sue azioni, almeno), sarà che è un personaggio che si prende i rischi di quel che fa e con essi le responsabilità, sarà che matura nel corso della narrazione... o sarà il concetto di fondo che è proprio bello: "non c'è nulla che non valga la pena sapere", perché a salvare Phèdre e a consentirle di trovare di volta in volta la soluzione ai problemi che le si presentano è la cultura che ha. La conoscenza delle lingue le permette di comunicare, la capacità di ragionare le consente di districarsi attraverso giochi di potere spesso sanguinosi, il suo essere una prostituta... la fa apparire più innocua di quanto non sia. E via discorrendo. Si salva più grazie alle proprie conoscenze e alla sua mente logica piuttosto che grazie a un corpo che invece spesso la caccia nei guai. D'accordo, più di una volta userà anche quello per togliersi dagli impicci o sbloccare una situazione, ma... la Carey ci risparmia vittimismi e ipocrisie. Phèdre è una donna che, almeno a partire dalla seconda parte del libro, *sceglie* - ed è qui la componente fondamentale - a chi darsi. E sceglie che cosa fare o non fare. Nota di merito a Jacqueline Carey: di scene erotiche nel libro ce ne sono, più o meno esplicite e più o meno sadomaso, ma non ne ho trovata una che sia volgare.
    Detto ciò, passiamo a un altro personaggio, che di Phèdre è spalla, complemento e qualche volta avversario: Joscelin Verreuil. La premessa è che io amo questo personaggio, l'ho amato in questa seconda lettura come fosse la prima, è stato un piacere riscoprire questo splendido sacerdote guerriero che lotta come una tigre e ha l'anima candida e orgogliosa di un bambino. Joscelin... come tutti gli abitanti di Terre d'Ange, specie quelli di origine nobile, è bellissimo. A parte questo, il suo legame con Phèdre si configura fin da subito come un legame di servaggio, poiché viene assoldato da Delaunay per difendere l'incolumità dell'anguissette. Lui, giovane sacerdote guerriero appartenente alla Confraternita Cassiliana, prende questo incarico non nel migliore dei modi (i Cassiliani sono estremamente morigerati e obbedienti al voto di celibato), ma comunque assolve sempre al suo compito di "proteggere e servire". Phèdre, dal canto suo, all'inizio non lo sopporta. Come si arriverà dal disprezzo a un "ti amo" sussurrato sui bastioni delle mura di una città, ve lo lascio leggere... basti dire che questi due insieme sono belli da piangere, per il modo in cui smussano le angolosità dei rispettivi caratteri, molto forti, e per il modo in cui si completano e si amano malgrado le innumerevoli difficoltà intrinseche che rischiano di minare il loro rapporto.
    Una delle mie coppie preferite di sempre.
    Ma tornando a Joscelin: è un personaggio che inizialmente si configura come ingessatissimo dietro la sua disciplina cassiliana e dietro al rigore che questa prevede. Si rivela letale in combattimento quanto la morte con la sua falce, sempre tuttavia pieno di scrupoli morali. Si rivela testardo a tratti fino all'ottusità, ma fedele e sincero anche se goffo nell'esprimere i propri sentimenti. E infine, è un piacere vederlo sbocciare, da ragazzotto cocciuto, orgoglioso e irreprensibile allo splendido uomo che sarà nell'ultimo libro della trilogia (ma già nell'ultima parte de "Il dardo e la rosa" si nota una scioltezza maggiore...). Merito anche di Phèdre, che fa affiorare in lui sentimenti e un'emotività che l'addestramento cassiliano aveva sepolto e congelato dietro un'espressione impassibile, il tutto in modo estremamente graduale e realistico. A fine libro è già un altro uomo, pur restando sempre se stesso e coerente. Altro gran merito della Carey, che crea personaggi che non perdono mai se stessi ed è difficile, tanto.
    Altro personaggio: Hyacinthe. Trattasi di un ragazzo mezzo tsingano (ossia, mezzo gitano) e mezzo angeline, cresciuto con sua madre nella parte bassa della Città di Elua. Fin dall'infanzia è il miglior amico di Phèdre, segretamente - ma non troppo - innamorato di lei, dotato del potere del dromonde (la visione del futuro e del passato). Non è il mio personaggio preferito, ho sempre tifato Joscelin, ma ha un suo profondo perché nel suo essere *diviso a metà*: metà angeline, ma da sempre legato al popolo degli tsingani, di cui vuole essere il Principe, Hyacinthe è una natura libera, sorridente, solare, che si troverà a compiere la più difficile delle scelte: vivere in isolamento in mezzo al mare e diventare il successore del Signore dello Stretto, un essere immortale condannato a vivere in eterno senza potersi allontanare dal luogo in cui è nato, ma con la capacità di dominare i mari e le acque (nonché uno dei pochissimi elementi genuinamente fantasy del libro). Hyacinthe rinuncerà così a metà della propria natura, quella libera, autocondannandosi alla solitudine eterna. Rinuncerà anche a Phèdre, sapendo comunque di lasciarla in buone mani. Dietro al suo sorriso perenne è probabilmente il personaggio più maturo di tutti, e anche gli altri se ne accorgeranno.
    Ultimi due personaggi per me degni di nota sono Mélisande Shahrizai e Ysandre de la Courcel. Una è "l'arcinemica" della saga, una donna bellissima ed estremamente affascinante e calcolatrice, che attira Phèdre tra le sue braccia come una sirena attirerebbe i marinai col canto. Pericolosissima, Mélisande darà filo da torcere fino alla fine: il libro si chiude proprio con Phèdre che, ancora una volta, rinnova i suoi propositi di vendetta dopo essere stata nuovamente sfidata dalla donna. Proprio con lei, a causa del loro complicato legame carnale, si consumeranno alcune delle scene più sensuali del romanzo (sì, c'è omosessualità sia femminile che maschile, perché il comandamento di Terre d'Ange è "ama a tuo piacimento", dunque senza tabù di alcun genere). Ysandre è invece la neoeletta regina di Terre d'Ange, nonché uno dei miei personaggi preferiti: una ragazza giovanissima ma già scaltra per quanto riguarda i suoi doveri verso il regno, il cui nerbo d'acciaio si percepisce tra le righe al di sotto della sua apparente fragilità. Sarà ancora nel segno dell'amore che compirà le sue scelte, un amore che porterà alla realizzazione di un sogno: unire due regni in uno solo.
    L'amore e i sogni sono i motori del romanzo, per ognuno dei personaggi presentati, siano essi negativi o meno.

    Niente da dire sullo stile, eccettuate quelle prime 300 pagine un (bel) po' troppo ricche di particolari: elegante, evocativo e non volgare. I miei complimenti vanno anche alla traduttrice, che ha fatto un ottimo lavoro su un romanzo per niente facile e dalla mole considerevole.
    Si nota che l'autrice ama la storia, perché questo romanzo di fantasy - se si eccettuano appunto il Signore dello Stretto e l'ascendenza angelica degli angeline - ha ben poco. Riprende elementi della religione cristiana, dei vangeli apocrifi, delle religioni orientali, della storia e della cultura europea antica, medievale e rinascimentale, li shakera in un insieme che risulta incredibilmente coeso e organico. La buona notizia, e posso dirlo perché ho letto anche gli altri due libri della trilogia di Phèdre, è che la saga va in costante crescendo.
    E mi fanno ridere i commenti dei bigotti che "oddio che schifo la prostituzione, oddio che schifo l'omosessualità, oddio che schifo il masochismo, oddio blasfemia storpia la religione cristiana". Ma l'avete letto il retro del libro prima di spendere i soldi? No, perché è tutto scritto lì.
    Aggiungo, en passant e per concludere, che una Troisi a caso avrebbe TANTO da imparare dalla Carey su come si scrive una battaglia fra eserciti.

    ha scritto il 

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