Il deserto dei Tartari

Di

Editore: Arnoldo Mondadori

4.2
(9855)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Francese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi semplificata , Tedesco , Rumeno , Esperanto

Isbn-10: A000064062 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 4

    l'inerzia dell'abitudine

    Ci sono l'attesa e la speranza: quelle dell'arrivo di un nemico antico da una terra deserta da affrontare in una guerra che porterebbe gloria alla fortezza.
    C'è l'abitudine, che trasforma i giorni in ...continua

    Ci sono l'attesa e la speranza: quelle dell'arrivo di un nemico antico da una terra deserta da affrontare in una guerra che porterebbe gloria alla fortezza.
    C'è l'abitudine, che trasforma i giorni in mesi e i mesi in anni e l'attesa in vecchiaia.
    C'è la delusione dovuta alle illusioni che si creano guardando la vasta distesa di nulla che circonda la fortezza, delusione che raddoppia e che si trasforma in collera nel finale.
    C'è forse anche un po' di angoscia che si trasmette al lettore, che anche attende i Tartari insieme a Giovanni Drogo e che non li vede mai arrivare, facendo così passare quasi tutta una vita in qualcosa che nessuno ha visto e nessuno aspetta più, se non pochi speranzosi.
    Vediamo una vita consumarsi in un piccolo mondo ripetitivo e rigido che però non porta da nessuna parte. Se la fortezza doveva essere una metafora della nostra vita beh, sono abbastanza angosciata anch'io.

    ha scritto il 

  • 3

    una vita d'attesa. una solitaria vittoria

    Giovanni Drogo, l'uomo che non si trova mai dove vorrebbe, che pensa di avere davanti tutta la vita ma si ritrova invischiato e attaccato ad una flebile speranza... ma qui il tempo passa e Berta un si ...continua

    Giovanni Drogo, l'uomo che non si trova mai dove vorrebbe, che pensa di avere davanti tutta la vita ma si ritrova invischiato e attaccato ad una flebile speranza... ma qui il tempo passa e Berta un si marita!
    bello, indubbiamente

    ha scritto il 

  • 3

    Temevo fosse un libro di una noia mortale, in realtà la storia fila abbastanza. Non è che ci siano chissà che colpi di scena, ma si fa leggere. Secondo me, è un romanzo molto italiano e molto figlio d ...continua

    Temevo fosse un libro di una noia mortale, in realtà la storia fila abbastanza. Non è che ci siano chissà che colpi di scena, ma si fa leggere. Secondo me, è un romanzo molto italiano e molto figlio del suo tempo con un protagonista incapace di prendere la minima iniziativa (e per questo talvolta è irritante), che si lascia trascinare dagli eventi e dalla strana fascinazione esercitata dalla fortezza a cui è destinato.

    ha scritto il 

  • 3

    La morale di questa triste storia è che nella vita devi trovarti al posto giusto al momento giusto

    Non so se il senso reale, figurato, letterale e non solo di questa storia sia questo. Ho letto nel retro che la fortezza e il deserto sono una metafora delle situazioni alle quali porta la routine e l ...continua

    Non so se il senso reale, figurato, letterale e non solo di questa storia sia questo. Ho letto nel retro che la fortezza e il deserto sono una metafora delle situazioni alle quali porta la routine e l'abitudinarietà della vita ma per me la morale è solo una: nella vita ci vuole culo ... e un'abbondante dose di buona volontà. Dove non arriva la fortuna dovrebbe arrivare la tenacia dell'individuo.

    ha scritto il 

  • 5

    Meraviglioso. Un libro che ha la miracolosa capacità di crescere con te e di connettersi con il tuo io più profondo. Se lo si (ri)legge in varie fasi della propria vita, comunica sempre emozioni diffe ...continua

    Meraviglioso. Un libro che ha la miracolosa capacità di crescere con te e di connettersi con il tuo io più profondo. Se lo si (ri)legge in varie fasi della propria vita, comunica sempre emozioni differenti e se ne comprendono sempre di più la profondità e la complessità.

    ha scritto il 

  • 5

    Una rivelazione

    Ho scelto di portarmi dietro questo libro per leggerlo stesa al sole durante una gita di quattro giorni per il ponte del 2 giugno, decisamente poco convinta che fosse il tipo di lettura adatto a quell ...continua

    Ho scelto di portarmi dietro questo libro per leggerlo stesa al sole durante una gita di quattro giorni per il ponte del 2 giugno, decisamente poco convinta che fosse il tipo di lettura adatto a quell'occasione e temendo di annoiarmi a morte fin dalle prime pagine... Che grossa cantonata! In tutta la mia vita non c'è mai stata opera capace di lasciarmi stupefatta a questo livello: un libro dove non succede praticamente niente, ma quando lo hai finito hai l'impressione di aver viaggiato lontanissimo e che siano avvenute davvero un sacco di cose, la solitudine quasi consolante della fortezza Bastiani, quel senso di abitudine che sembra sempre preferibile all'incertezza del domani, la monotonia di una vita che ci rende assurdamente contenti oppure incontentabili, in perenne attesa di qualcosa che forse non si verificherà mai... Tutto questo e molto altro è il Deserto dei Tartari, magistralmente narrato e costruito creando la suspence di un thriller moderno, pur essendo molto lontano dall'esserlo. E la conclusione, amara e desolante, a cui - sono convinta - arriveranno tutti coloro che questo libro riusciranno a portarlo a termine: ognuno di noi in fondo ha una propria Fortezza Bastiani, un luogo di prigionia a cui spontaneamente decide di fare ritorno, o da cui inspiegabilmente non riesce a staccarsi. Terribile, eppure è vero. Se volete un assaggio, leggetevi il capitolo 14. Un riassunto perfetto!

    ha scritto il 

  • 3

    “La donna del tenente francese” mi ha un po’ destabilizzato. La colpa non è certo di John Fowles, ma esclusivamente del mio brutto vizio di non leggere mai le trame dei romanzi e di farmi dei veri e p ...continua

    “La donna del tenente francese” mi ha un po’ destabilizzato. La colpa non è certo di John Fowles, ma esclusivamente del mio brutto vizio di non leggere mai le trame dei romanzi e di farmi dei veri e proprio viaggi mentali basandomi esclusivamente sul titolo. Così, nella mia testa, “La donna del tenente francese” non poteva che raccontare l’amore passionale e forse anche un po’ tragico tra una bellissima giovane donna - perché no, un’educatrice o una governante - ed un’affascinante quanto ricco ufficiale dell’esercito francese. Scoprire che in realtà il romanzo appartiene al filone “sedotta e abbandonata, emarginata dalla società e in cerca di riscatto”, ben più simile a “La lettera scarlatta” di Nathaniel Hawthorne che a “Il cavaliere d’inverno” di Paullina Simmons, mi ha quindi deluso un bel po’.
    Superato il trauma iniziale, ho deciso di dare comunque una possibilità al romanzo. Ambientato in Inghilterra, a Lyme, esattamente un secolo prima della sua pubblicazione (avvenuta nel 1969), racconta la storia di Sarah Woodruff. La donna, condannata dalla comunità del piccolo paesino in cui vive e incompresa anche da chi le è più vicino, trascorre le giornate fissando il mare nell’attesa del ritorno del tenente francese, partito con la promessa di tornare a prenderla per sposarla. Questa giovane e malinconica ragazza, tuttavia, nasconde un carattere indomito e passionale, che nel corso del racconto verrà fuori con sempre maggiore forza anche grazie all’aiuto di Charles Smithson - ricco paleontologo dilettante - che andrà contro le ferree regole dell’età vittoriana rifiutando di emarginarla.
    “La donna del tenente francese” è dunque un libro che parla di libertà dagli schemi e dai doveri imposti dalla società e del modo in cui ciascuno dei due protagonisti trova il coraggio di ribellarsi alla rigidezza e ai pregiudizi dell’epoca vittoriana.
    Lo stile di Fowles è a dir poco sperimentale: la storia di Sarah e Charles ci viene raccontata da un narratore che non solo è onnisciente ma, essendo un’entità a sé stante rispetto all’autore, diventa uno dei protagonisti del romanzo. Nel corso del libro egli interviene sempre più frequentemente, interrompendo il flusso degli eventi con i suoi commenti relativi sia agli eventi che al pensiero dei protagonisti e inframmezzando la storia con un affascinante affresco della cultura e della società vittoriana.
    Il vero sconvolgimento, tuttavia, riguarda il finale: raggiunti i 3/4 di libro, il narratore annuncia al lettore che il romanzo non avrà un solo finale ma due, diametralmente opposti:
    "La sola maniera per non prendere partito in una lotta è di mostrarne due versioni. A questo punto non ho che un problema: non posso fornire le due versioni contemporaneamente, e tuttavia la seconda, tanto è forte la tirannide dell’ultimo capitolo, sembrerà, qualunque essa sia, quella “reale” e definitiva”.
    Morale? Non bisogna giudicare un libro dalla copertina, men che meno dal titolo. In una parola: ingannevole!

    Se vi va' passate a trovarmi sulla mia pagina Facebook "La piccola biblioteca dei libri dimenticati" :)

    ha scritto il 

  • 5

    Ho sempre rimandato questa lettura pensando che "Il deserto dei Tartari" fosse un libro eccessivamente noioso e pesante; forse bello ma comunque troppo "monotono" per convincermi ad iniziarlo.
    Ora, a ...continua

    Ho sempre rimandato questa lettura pensando che "Il deserto dei Tartari" fosse un libro eccessivamente noioso e pesante; forse bello ma comunque troppo "monotono" per convincermi ad iniziarlo.
    Ora, a lettura completata, posso dire che queste pagine di Dino Buzzati sono un capolavoro; qualcosa di eccezionale.
    Mi sento di poter tranquillamente affermare che "Il deserto dei Tartari" è un libro che dovrebbe essere presente in ogni biblioteca di famiglia.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Avevo questo libro "in coda" da diversi anni ma ogni volta ne rimandavo la lettura temendo fosse "pesante": niente di più sbagliato!
    Senz'altro si tratta di una lettura impegnata, altamente simbolica, ...continua

    Avevo questo libro "in coda" da diversi anni ma ogni volta ne rimandavo la lettura temendo fosse "pesante": niente di più sbagliato!
    Senz'altro si tratta di una lettura impegnata, altamente simbolica, ma altrettanto potente nel suo significato.
    Credo che sia uno di quei romanzi in cui ognuno può trovare un significato con sfumature differenti, tanto è simbolico e psicologico.
    Una sintesi perfetta della vita.

    ha scritto il 

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