Il diario di Jane Somers

Di

Editore: Feltrinelli

4.1
(970)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Altri

Isbn-10: 8807810220 | Isbn-13: 9788807810220 | Data di pubblicazione:  | Edizione 14

Traduttore: M. Caramella

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Janna, bella ed elegante, con alle spalle un solido successo professionale, conosce una piccola e vecchia signora, Maudie, e da questo incontro casuale nasce una stretta amicizia, un legame quasi simbiotico. La prima comincia a condividere le manie e le abitudini della seconda, i suoi malanni senili, e viene così a contatto con un mondo disordinato e dolente ma anche affascinante, che le permette di scoprire dimensioni esistenziali da lei ignorate fino a quel momento. "Il diario di Jane Somers" si configura, nel panorama contemporaneo della letteratura in lingua inglese, come uno dei più impietosi esperimenti di autoanalisi mai compiuti da uno scrittore. Dopo i romanzi dedicati alla critica della società borghese, la Lessing qui rivolge i suoi strali dissacranti contro se stessa come intellettuale costruendo un romanzo straordinariamente intenso e commovente.
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  • 4

    Per certi versi spietato, questo romanzo sorprende per la sua sincerità. Ci mostra, tramite il personaggio di Maudie, come possa essere difficile una vecchiaia solitaria, non solo a livello psicologic ...continua

    Per certi versi spietato, questo romanzo sorprende per la sua sincerità. Ci mostra, tramite il personaggio di Maudie, come possa essere difficile una vecchiaia solitaria, non solo a livello psicologico ma anche a livello pratico, con riferimento alle tante banalità della vita quotidiana.
    Un legame, quello che nasce tra Maudie e Jana, forse difficile da capire, per alcuni anche da accettare. Però un legame forte, spontaneo, che mi piace pensare possa esistere davvero anche nella realtà.
    La Lessing rimane una grande, con una bella scrittura "soda" ed efficace, senza troppi fronzoli ma che ti coinvolge ampiamente.

    ha scritto il 

  • 4

    Parentesi personale: ho letto questo romanzo in un momento particolare per la mia famiglia. Mia nonna si era appena trasferita a casa dei miei genitori, nella mia cameretta di ragazza. Malata? No: sol ...continua

    Parentesi personale: ho letto questo romanzo in un momento particolare per la mia famiglia. Mia nonna si era appena trasferita a casa dei miei genitori, nella mia cameretta di ragazza. Malata? No: solo vecchia, stanca, a volte triste. Persa a guardare fuori dalla finestra per mezz'ore intere, quali pensieri avrà mai? mi chiedevo.
    E mi è sembrato di capirlo, infine, dopo questa lettura. Che è dolorosa, e spalanca un passaggio su un argomento che non si vorrebbe toccare mai, mai, mai... la fatica del diventare vecchi.
    Avevo letto in passato Doris Lessing (e letteralmente adorato "L'abitudine di amare"), non posso che confermare il io compiacimento... Doloroso, commovente, spiazzante, avvilente, bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Com'è tenace, la vita

    Quando mia madre è morta ero ancora molto giovane e quasi non me ne sono nemmeno resa conto. E quando mio marito l'ha seguita, pochi anni fa, ho sofferto per la sua morte, ma è come se fossi stata dis ...continua

    Quando mia madre è morta ero ancora molto giovane e quasi non me ne sono nemmeno resa conto. E quando mio marito l'ha seguita, pochi anni fa, ho sofferto per la sua morte, ma è come se fossi stata distante, come se non fossi realmente io, come se tutto mi scivolasse via.

    Da allora adoro vivere sola. Mi piace gestire la mia vita, mi piacciono i miei riti e la mia autonomia.

    Ma.... quest'anno compio quarantanove anni e comincio a farmi tante domande a cui fatico a rispondere. Mi manca qualcosa. Il contatto umano, ad esempio, mi manca la comprensione delle persone. Mi accorgo che le emozioni fino ad ora mi hanno solo sfiorata.

    Nel mio quartiere abitano soprattutto anziani ma curiosamente li ho notati solamente in questi giorni, perché cammino veloce e non mi guardo attorno.

    Ho conosciuto per caso una vecchina burbera, Maudie, che ha superato i novant'anni. E' un mucchietto di ossa ricoperto di stracci che odorano di urina; la sua casa è poverissima, puzza e cade a pezzi.
    Maudie è acida, mi viene spesso voglia di prenderla a schiaffi perché non vuole esser lavata, perché rifiuta le cure. In realtà vuole essere accudita solo da qualcuno che le voglia bene, non da qualcun che lo faccia senza amore e senza reale interesse. Alla fine non posso fare a meno di abbracciarla, perché quando riesco a farla ridere, ride come una ragazzina.

    A volte vorrei fuggire via da lei, ma non ce la faccio. Ha bisogno di me perché sono l'unica persona che può aiutarla. Forse è la prima volta che realmente qualcuno mi fa sentire utile e indispensabile. Maudie non è nessuno per me, ma mi vuole bene. Forse è vero, forse è un po' come se aiutando lei aiutassi mia madre e mio marito.

    Maudie vuole attenzioni, come una bambina. Perché dentro di sé lo è ancora. Ciò che cambia col tempo, in una persona, è solamente il corpo. Una persona anziana soffre, ama, desidera, ha bisogno di tenerezze e di carezze come una giovane. Solo che, a differenza di una giovane, non ha il diritto di esprimerlo.
    Io cerco di dare a Maudie quello che nessuno vuole darle. Perché nessuno ha dieci minuti di tempo per chiacchierare con una vecchia.

    Forse aiuto Maudie per tentare di espiare una colpa. Per cercare di non ricordare quanto sia stata egoista, vivendo principalmente per me stessa e per il mio lavoro.

    Maudie mi fa capire come il mio corpo invecchierà, come mi mancherà la forza nelle mani, mi fa vedere le umiliazioni che dovrò vivere quando non saprò piu badare a me stessa.

    Mi colpisce la rabbia, l’orgoglio, la dignità e la forza di volontà che distingue questa vecchina, nonostante il mondo circostante. Mi colpisce la sua tenacia nel voler vivere.

    E mi domando: ho mai guardato veramente prima d'ora gli anziani come "persone"?

    ha scritto il 

  • 4

    Donne sopra la media - 15 mag 16

    Lunga ma forse spiegabile la storia di questo libro e della mia lettura. Intanto, come vedete dal titolo, l’originale riporta “Diario di una Buona Vicina”, che con questo titolo uscì, con la firma “Ja ...continua

    Lunga ma forse spiegabile la storia di questo libro e della mia lettura. Intanto, come vedete dal titolo, l’originale riporta “Diario di una Buona Vicina”, che con questo titolo uscì, con la firma “Jane Somers”. L’autrice, infatti, scrivendo un libro diverso dai suoi precedenti usò uno pseudonimo per sfidare, in un certo senso, il mondo delle lettere. Come sarebbe stato accolto un libro di una sconosciuta? Un libro che non rimandava subito ad una autrice nota ed affermata? L’accoglienza, pur se non entusiastica, fu buona, anche se non facile l’uscita, che i suoi editori storici lo rifiutarono, con un commento lapidario (“troppa angoscia”). Solo due anni dopo Doris svelò il mistero, ed il libro ebbe da allora una sua buona riuscita. Il secondo passo è la mia lettura, che alla fine degli Ottanta ero “innamorato” della scrittura della Lessing, e cominciai a leggerlo. L’ho abbandonato dopo 30 pagine, non riuscivo ad entrare. Ora, sotto altre spinte motivazionali, l’ho ripreso. E l’ho letto. Angosciato, ma l’ho letto. Ed è un buon libro. Con alti e bassi, ma con una scrittura potente, che ti lega non agli avvenimenti (che poco succede) ma al susseguirsi dei ragionamenti della Jane Somers che scrive un diario degli avvenimenti della sua vita intorno al suo cinquantesimo compleanno (Doris l’ha scritto a 65 anni). L’io narrante è una donna di successo, redattrice di una rivista alla moda. Da poco è morto il marito Freddie, di cancro, ma sarà per le paure della morte sarà per un legame lasco, sembra che Jane non sia partecipe in modo particolare. Come non lo è alla successiva morte della madre. Continua a fare la vita mondana, incontri, sfilate, serate di sesso senza importanza, lunghe ore di relax e meditazione nella vasca da bagno. Poi, improvvisamente, l’incontro con la novantenne Maudie. Malata (soprattutto di vecchiaia), antipatica, bisbetica, eppure tenacemente attaccata alla vita. È un incontro fulminante, dove la cinquantenne Jane, nel momento di riflessione sulla sua vita, si trova davanti una soluzione, difficile, inattesa. Diventare amica di Maudie. Non, come dice il titolo inglese, una “Buona Vicina”, che è una figura esistente nella gestione degli Affari Sociali a livello locale in Inghilterra. Che è una figura come dire di supporto, come i pensionati che aiutano gli alunni ad attraversare la strada vicino a casa mia. No, lei diventa proprio amica, ed è tutto il percorso del rapporto tra una specie di intellettuale, e la povertà di anziani soli, che pervade il libro. Lo rende pieno di interrogativi. Cosa fanno gli anziani che non hanno nessuno, e che i servizi sociali vorrebbero “rinchiudere” in strutture lontano dagli occhi? Il percorso comune di Maudie e Jane è duro ma pieno di folgorazioni. Quando Maudie se la fa sotto e Jane, vincendo repulsioni e paure, la lava, è uno dei momenti forti, che tanti echi, anche personali, riporta alla mente. E poi Maudie (ma anche altre vecchie intorno) “parlano di sé”, delle loro vite, giovinezze, amori, paure e desideri. Da qui, ogni tanto, si diparte la coralità dei romanzi di Doris Lessing, quelli poi pieni di critica sociale (e qui ce n’è, anche se stemperata dal bisogno personale di comprendere la propria vecchiaia). C’è la storia di Maudie, e poi di Anne, e poi di Elize, e poi di Bridget, e poi, e poi. In mezzo, sempre anche la storia di Jane, che riflettendo sul progredire lento ed inesorabile del tempo, si accorge di poter dare cose diverse alla vita. Non solo essere la capo redattrice di una rivista. Così, dalle fantasie di Maudie, le nascono bisogni e realizzazioni di romanzi. Ed un avvicinamento alla famiglia (soprattutto alla nipote), un allentamento dei vincoli con il lavoro, l’accorgersi che anche lei è “senza amici”, dove l’unico rapporto era con Joyce, che ormai se n’è andata in America. Doris per mezzo di Jane ci fa ragionare sulla nostra vita che scorre, sul “preteso” intellettualismo della nostra vita, sulla frattura che si può creare tra l’idea di sé ed il sé di ogni giorno, quello che fatica a fare le scale, che ha un “colpo della strega”, che magari fuma troppo, che quando ha l’influenza sta in casa e non c’è nessuno che gli faccia un brodo caldo. Ed il rapporto con gli altri, non quello di carità ma quello di empatia. Insomma, ora ho apprezzato il libro. Forse, come dice il mio amico Roberto, c’è un tempo giusto per leggere ogni cosa. Ora che le persone che conosco invecchiano e muoiono (saluti Zap), ora Doris mi colpisce nel vivo con un pugno allo stomaco. Perché, ed è ovvio, Maudie a 94 anni muore anche lei. Lasciando Jane e noi a riflettere su cosa fare del resto del nostro tempo.
    “Quanti errori sto commettendo nel tentativo di fare la cosa giusta,” (31)
    “Noi facciamo le nostre scelte molto tempo prima di renderci conto di averle fatte!” (72)
    “Io non sono mai stata capace di tirar via sul lavoro. Dovevo fare tutto per bene.” (100)
    “I vecchi sono i peggiori nemici di sé stessi.” (135)
    “Ormai lo so che è inutile dare consigli alla gente.” (217)

    ha scritto il 

  • 4

    "Come è tenace la vita"

    Janna è una donna di 49 anni. Janna è colta. Janna è bella, affascinante e dotata di classe e stile. Janna è direttrice di una rivista giornalistica. Conduce una vita appagante e densa di gratifica ...continua

    Janna è una donna di 49 anni. Janna è colta. Janna è bella, affascinante e dotata di classe e stile. Janna è direttrice di una rivista giornalistica. Conduce una vita appagante e densa di gratificazioni lavorative.

    Janna non ha tempo, Janna non ha attenzione che per sé stessa. Janna non pensa ad altro che alla soddisfazione dei propri obiettivi. Figlia - bambina, moglie-bambina, pare incapace di affrontare morte e malattia. Come se la vita fosse tenuta a preservare chi come lei per 'queste scocciature' non ha tempo...

    Fino a quando un incontro con Maudie, una anziana signora che vive in condizioni di abbandono e incuria, agiscono su Janna e la sua coscienza come una scarica elettrica su un nervo scoperto...

    Il senso di colpa per non essere stata presente, per essersi sottratta nell'accudimento delle persone care, si palesa e come sorta di espiazione Janna decide di prendersi cura di Maudie.
    Ma il passo che Janna fa è di ben altra natura, le persone son persone a qualunque età ed in quanto tali vanno rispettate e considerate come persone non 'scocciature', non è l'età o la malattia che fa perdere all'uomo dignità, desiderio di tenerezza, necessità di essere ascoltato e accolto...Lei non si occupa di Maudie per dovere, Maudie le piace proprio come essere umano, le piace la sua rabbia, le piace il suo piglio, le piace il suo orgoglio...

    E se il fisico muta in funzione del tempo, l'essenza, la parte interiore, ciò che caratterizza l'individuo e che costituisce la sua sostanza rimane pressoché immutato... Esiste pertanto un momento in cui siamo pronti ad affrontare la malattia o la morte?

    "Se mi confronto con Maudie, capisco che a volte è impossibile mettersi nei panni di un altro. Anche se so che quello che sto facendo è di confrontare il mio stato mentale, quello di una donna di cinquant'anni ancora lontana dalla morte, con quello di una donna di oltre novant'anni molto vicina alla morte. La struttura mentale cambia, con l'avvicinarsi della morte? perché naturalmente c'è un'assoluta barriera, un muro, tra la mia mente e la consapevolezza che devo morire."

    E perché mai un novantenne dovrebbe trovare naturale il pensiero della morte se non lo ha trovato naturale in precedenza?

    "E' vero che sto pensando, perché mai deve andare fino in fondo, sopportare il lungo, sordido deterioramento fino alla morte? Se potesse morire tranquillamente nel sonno! Ma che diritto ho io di pensare queste cose, di desiderarle, se non le pensa, non le desidera lei?"

    Ecco. Appunto. Che diritto abbiamo?

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia di donne tenera e commovente scritta con toni delicati ma toccanti. La protagonista è una giornalista affermata e di classe che a cinquant'anni, dopo aver subito con distacco emotivo due lu ...continua

    Una storia di donne tenera e commovente scritta con toni delicati ma toccanti. La protagonista è una giornalista affermata e di classe che a cinquant'anni, dopo aver subito con distacco emotivo due lutti importanti, si ritrova casualmente coinvolta nelle vite di alcune donne anziane e fortemente provate dalla miseria e dalla malattia. Scopre così un mondo che le è sempre girato attorno senza che lei se ne accorgesse in cui gravitano altre persone con vite meno fortunate della sua (infermiere, assistenti sociali, piccoli commercianti) ma con una forza e una capacità di reagire ammirevoli che l'aiuteranno a guardarsi dentro e a vivere finalmente con coraggio le sue emozioni, in particolare l'amore per il prossimo e il dolore di una perdita.

    ha scritto il 

  • 5

    Avevo letto alcuni anni fa questo libro senza capirlo del tutto. Adesso, più vecchia, credo di capirlo di più. Janna, una donna di successo ancora bella, elegante in carriera, un po' egoista ma non pi ...continua

    Avevo letto alcuni anni fa questo libro senza capirlo del tutto. Adesso, più vecchia, credo di capirlo di più. Janna, una donna di successo ancora bella, elegante in carriera, un po' egoista ma non più giovane, conosce una vecchietta malridotta e dal carattere spigoloso. Conoscerla, aiutarla e affezionarlesi sarà un'occasione per Janna per conoscere se stessa, riflettere sui valori della vita e diventare una persona migliore.

    ha scritto il 

  • 4

    non è un mondo per vecchi?

    E no, non giriamoci intorno: invecchiare non è una gran bella cosa.
    Questo libro è un pugno nello stomaco e se qualche volta viene da sorridere è per non piangere!
    Diario di Jane, quasi cinquantenne d ...continua

    E no, non giriamoci intorno: invecchiare non è una gran bella cosa.
    Questo libro è un pugno nello stomaco e se qualche volta viene da sorridere è per non piangere!
    Diario di Jane, quasi cinquantenne donna in carriera, vedova di un amore tutt’altro che travolgente, egocentrica, viaggia mondo per lavoro, bei vestiti, poche amicizie e tanti confortevoli bagni caldi e profumati. In questo diario Jane racconta del suo casuale incontro con Moudie, novantenne orgogliosa e ammalata con cui instaura una strana amicizia. Forse perché a cinquant’anni si fa il giro di boa, o forse perché la coscienza fa “toc toc” o tanti altri motivi… Jane diventa amica/colf/badante di Moudie e di altre, non sempre simpatiche, nonne.
    Una lettura per riflettere sull’essere donna, sulle varie età della vita, sull’orgoglio, egoismo e molto altro ancora. Non certo un libro per svagarsi.

    ha scritto il 

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