Il diavolo

Di

Editore: SE

3.8
(274)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 887710404X | Isbn-13: 9788877104045 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 3

    "prendi un uomo, digli che l'ami..."

    Una storia vecchia come il mondo: non ci basta mai niente. L'amore di una persona non appaga mai, anche se questa è bella, giovane e innamorata. Non c'è niente come il proibito e niente è più affascin ...continua

    Una storia vecchia come il mondo: non ci basta mai niente. L'amore di una persona non appaga mai, anche se questa è bella, giovane e innamorata. Non c'è niente come il proibito e niente è più affascinante di qualcuno che vogliamo e non ci vuole.

    ha scritto il 

  • 4

    “Possibile che io non riesca a dominarmi?” si disse. “Possibile che sia perduto? Signore! Macché, non c’è nessun Dio. C’è solo il diavolo. Ed è lei. Sono posseduto dal diavolo. E io non voglio, non voglio. Il diavolo, si è così.”

    Evgenji è un impenitente donnaiolo(volgarmente detto puttaniere). Ricco, carismatico, affascinante, si diletta a collezionare, una dopo l’altra, storielle di sesso, fino al giorno in cui, messo anche ...continua

    Evgenji è un impenitente donnaiolo(volgarmente detto puttaniere). Ricco, carismatico, affascinante, si diletta a collezionare, una dopo l’altra, storielle di sesso, fino al giorno in cui, messo anche sotto pressione dall’anziana madre che vorrebbe vederlo finalmente sistemato, sposa la dolce e fragile Liza.
    Il suo “vizietto” sembra così messo a bada per sempre, ma come ben sappiamo il lupo perde il pelo ma non il vizio ed ecco che la comparsa di una delle sue tante amanti, una bella contadina di nome Stepanida, demolisce ogni suo buon proposito di fedeltà coniugale come il vento con un castello di carte.
    La provocante Stepanida diviene ben presto la sua ossessione, una follia che lo porterà purtroppo a un tragico epilogo.
    Da dove nasce la tentazione? E’ giusto assecondare i propri istinti e desideri reconditi? Quello che ci fa Tolstoj è un ritratto magistrale dell’animo umano, di come l’uomo, davanti ai suoi vizi, mostri tutte le sue fragilità.
    Un racconto molto semplice che grazie allo stile pulito ed elegante di Tolstoj si trasforma in un piccolo capolavoro, che ci porta a riflettere sul male, che in questo caso viene mostrato sotto forma di tentazione a cui cerchiamo in ogni modo di dire di no, sulla lotta tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, sulla moralità che molto spesso mettiamo in dubbio, sulle convenzioni sociali che ci accompagnano fin da bambini e che difficilmente riusciamo a scrollarci di dosso.
    Un racconto sulle fragilità dell’uomo, sul senso di colpa e sulla differenza tra amore e passione e che in via del tutto eccezionale presenta due finali diversi(Tolstoj li ha scritti entrambi, ma pubblicato soltanto uno) ma entrambi tragici.
    Lo consiglio a chi non riesce a dire di no e a chi ha un forte senso di colpa dentro se stesso che cerca in ogni modo di scacciare.

    ha scritto il 

  • 3

    Mah ,niente di eccezionale , secondo me...alla fine è la solita storia del solito tizio che è tentato dalla bella di turno pur essendo sposato e bla bla bla. Se non l'avesse scritto Tolstoj sarebbe pa ...continua

    Mah ,niente di eccezionale , secondo me...alla fine è la solita storia del solito tizio che è tentato dalla bella di turno pur essendo sposato e bla bla bla. Se non l'avesse scritto Tolstoj sarebbe passato ancora più inosservato . Dei due finali mi è piaciuto di più il primo, anche se comunque nessuno dei due mi ha entusiasmato così tanto. Ad ogni modo, una lettura piacevole; e tre stelline appunto perchè, alla fine, è pur sempre Tolstoj...

    ha scritto il 

  • 4

    Appurato che c'è un diavolo in giro, s'ha da capire se sta dentro o fuori.
    Il nostro Lev decide quindi di proporvi due finali: uno per ciascuna delle ipotesi che si vogliono sostenere.

    Prima: il diavo ...continua

    Appurato che c'è un diavolo in giro, s'ha da capire se sta dentro o fuori.
    Il nostro Lev decide quindi di proporvi due finali: uno per ciascuna delle ipotesi che si vogliono sostenere.

    Prima: il diavolo sta nella mente del protagonista e quindi costui decide di farlo fuori. Gli spara.
    Sparare al diavolo che si ha in testa non è nella lista delle attività salutiste consigliate dall'OMS: succede che ci si faccia male. E infatti il protagonista, ahimè, muore. In un lago di sangue, assieme al suo diavolo.

    Seconda: il diavolo è fuori. Più precisamente è la povera Stepanida che, accidenti a lei, si veste pure di rosso.
    Va eliminata, con tre colpi di pistola. Alla schiena, così da non avere l'imbarazzo di guardarla negli occhi.

    Da un recente sondaggio, effettuato scorrendo la cronaca nera di questi anni, direi che la seconda versione è la preferita. La più amata.
    Non ho capito quanto il colore rosso possa condizionare la scelta (nulla ci dice l'autore sui gusti cromatici della Stepanida e anche quell'altra.. Come si chiamava? Ah.. Cappuccetto Rosso ....) ma, tanto per non sbagliare, care lettrici, vi invito a rivedere il vostro guardaroba.
    Il nero, oltretutto, "smagrisce".

    ha scritto il 

  • 5

    Racconti d'autore

    Non amo i racconti ed ho qualche problema con gli autori russi ma questo piccolo libro è un capolavoro.
    Scandaglia l'animo umano così a fondo con tanta precisione da lasciare a bocca aperta.
    E a mio a ...continua

    Non amo i racconti ed ho qualche problema con gli autori russi ma questo piccolo libro è un capolavoro.
    Scandaglia l'animo umano così a fondo con tanta precisione da lasciare a bocca aperta.
    E a mio avviso il secondo finale è più appropriato.
    Adesso per me è arrivato il momento di cimentarmi con un romanzo di Tolstoj

    ha scritto il 

  • 3

    • Storia di “corna” senza zolfo (e senza tradimento)

    #velorece | Il sogno di rispettabilità padronale di un piccolo borghesuccio russo che finisce con l'impelagarsi in questioni di “corna” e ne viene inevitabilmente sopraffatto. Di diabolico in Tolstoj ...continua

    #velorece | Il sogno di rispettabilità padronale di un piccolo borghesuccio russo che finisce con l'impelagarsi in questioni di “corna” e ne viene inevitabilmente sopraffatto. Di diabolico in Tolstoj c'è sempre dell'altro, dell'inatteso, del non esattamente definito. Sbaglierebbe chi credesse nella favola della “chiarezza”, anche se non c'è traccia di zolfo (quello di Bulgakov, per intenderci), resta sempre il primo dei minatori dell'animo russo. Un romanzo piccolissimo che nel suo secondo finale (quello mai pubblicato dall'autore) diventa persino perfetto. La bestia “uomo” è davvero cosa piccola-piccola.

    ha scritto il