Il dono di Humboldt

Di

Editore: Rizzoli (BUR, 234)

4.0
(293)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 539 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8817132349 | Isbn-13: 9788817132343 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Pier Francesco Paolini

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Studio di Lingue Straniere , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Il tuo successo è sempre il successo del denaro

    Ci ho messo un po' a mettere insieme tutti i pezzi, dopo la lettura di questo romanzo certamente interessante ma tutt'altro che semplice.

    Tanti personaggi turbinano per seicento pagine nel flusso di p ...continua

    Ci ho messo un po' a mettere insieme tutti i pezzi, dopo la lettura di questo romanzo certamente interessante ma tutt'altro che semplice.

    Tanti personaggi turbinano per seicento pagine nel flusso di pensieri solo in apparenza sconnessi di Charlie Citrine, uomo di lettere e commediografo di successo. Tanti episodi interessanti, tanti aneddoti divertenti, tante trovate geniali, tanti ricordi, moltissime profonde riflessioni. Ma ad una prima impressione mi dava l'idea di un libro senza una portante, senza uno scopo preciso. Mi sono dovuto ricredere.

    Due sono i protagonisti, Humboldt e Citrine, interconnessi da un'amicizia profonda ma anche conflittuale.

    Humboldt, poeta inizialmente di successo, è un uomo di genio ma, in quanto tale, incapace di rapportarsi con il mondo, che disprezza.
    L'interesse del mondo, dice, non sta nella poesia, ma nel potere del denaro, della politica, della tecnologia. Il poeta non è "utile", si limita a scrivere. Non deve recitare una parte, non deve essere simpatico, non deve fare soldi, deve solo saper guardare il mondo sufficientemente da lontano per notare e annotare le cose meritevoli e belle.

    Mentre le persone "normali" si accontentano, vivono con più tranquillità, si fanno poche domande, guardano la TV, loro, i letterati, i poeti, gli artisti, sono schiavi di un'idea, di un'ossessione. Dell'ossessione di cambiare il mondo, mettendolo in crisi con le loro idee e con la loro visione. Un compito bellissimo, che richiede però la rinuncia a una vita convenzionale.

    La vanità, il denaro, il successo non sono l'obiettivo, non sono la cosa importante. Lo scopo della vita è evitare le consuetudini, il grigiore, le brutture, le avidità, le cattiverie.

    Citrine, che nutre una profonda ammirazione per il suo amico Humboldt, conduce una vita assolutamente caotica, piena di fallimenti, di rimpianti, di amanti che non riesce ad amare, di figlie che non riesce a vedere, di soldi che non riesce a gestire. Sembra un'alga, in balia delle onde. In realtà Citrine cerca risposte sul significato del mondo.

    E le cerca riflettendo in continuazione, le cerca nell'antroposofia, nelle domande sul perché della vita e della morte, cercando le ragioni del fallimento di Humboldt.
    Troppo concentrato ad essere geniale, non riesce a vivere una vita come tutti gli altri e non c'è quindi da stupirsi che la sua giovane amante, piantandola in asso, gli dica:

    "Sono una bella donna ancora giovane e, quindi, preferisco pigliare le cose come miliardi di persone le hanno sempre prese nel corso della storia. Si lavora, ci si guadagna il pane, si perde una gamba, si fa all'amore, si mette al mondo un figlio, si campa fino a ottant'anni poi ci si leva dalle scatole, o sennò si finisce impiccati o annegati. Ma non si perdono anni e anni tentando di affrancarsi in qualche modo imbecille dalla condizione umana. Per me, questo è una noia.”

    Non sono sufficienti i dialoghi esilaranti, il suo sarcasmo fulminante, i duelli velenosi con la ex moglie per coprire la tristezza della sconfitta dell'intellettuale davanti al mondo dell'interesse e del denaro.

    Meglio essere Charlie Citrine o una persona "normale"? Ciascuno di noi avrà la sua risposta personale... Meglio guardare la partita di baseball e mangiare patatine fritte o pensare e riflettere e rifiutare il successo delle cose banali?

    Un romanzo difficile ma splendido, intenso e molto profondo, nonostante un po' di prolissità e qualche fastidiosa ripetizione.

    ha scritto il 

  • 0

    Gelato al limon

    Premessa: in questo commento non è in discussione il valore dell’opera, che non posso fare a meno di riconoscere, insieme alla bellezza (sontuosa e cristallina) della prosa.
    Questo però è un elenco de ...continua

    Premessa: in questo commento non è in discussione il valore dell’opera, che non posso fare a meno di riconoscere, insieme alla bellezza (sontuosa e cristallina) della prosa.
    Questo però è un elenco dei possibili motivi per cui non sono riuscita ad apprezzarla come probabilmente avrei dovuto.
    1 - Non sono abbastanza colta, sensibile, intelligente.
    2 - È un periodo così: dormo poco e male, ho difficoltà di concentrazione, ho poco appetito, il cibo mi pare senza sapore e i colori smorti. Saranno l’emoglobina e la ferritina basse.
    E così anche questo Charles Citrine, nelle infinite sue divagazioni e riflessioni e digressioni, non è riuscito a risvegliare in me che un interesse blando, smorto come un giallo canarino scolorito. Algido Citrine, che neppure quando soffre riesce a suscitare in me empatia. Possibile?
    3 - Non era il momento giusto per leggerlo; in questo periodo ho altro per la testa che non il ruolo dell’intellettuale e dell’artista nella società - integrato o maledetto che sia.
    4 - Non ci ho trovato sufficiente pathos: diciamocelo, io tendo al melodramma, mi piacciono le emozioni forti. Qui invece è tutto molto lieve.
    5 - De gustibus: a certi piace molto il gelato al limone, io lo detesto, preferisco il cioccolato e il pistacchio.
    6 - Non l’ho capito. Per qualche motivo la lettura è “fallita”, non ne ho colto l’”essenza”, non sono riuscita a stabilire un “contatto”... boh!

    Detto questo, ho preso qualche appunto, per scrupolo, per ricordare almeno qualcosa.
    Vediamo un po’, si parlava di poeta maledetto, qui impersonato dalla figura di Humboldt, amico e mentore del protagonista Charles Citrine. Ecco un’interessante riflessione a proposito:

    “Dopotutto, Humboldt aveva fatto quel che la crassa America si aspetta che facciano i poeti. Era corso dietro alla rovina e alla morte con più accanimento che non dietro alle donne. Aveva sciupato il suo talento, la salute, e aveva raggiunto il traguardo della tomba rotolando per una china polverosa. Si era scavato da sé la fossa. [...] Per chissà quale motivo, tali atroci destini vengono singolarmente apprezzati dall’America affaristica e tecnologica. Il Paese va fiero dei suoi poeti morti. Trova una tremenda soddisfazione nella testimonianza che essi rendono, dimostrando come gli Stati Uniti siano duri, grandi, eccessivi, spietati, come la realtà americana sia davvero soverchiante. E il mestiere di poeta è roba da studenti, da femmine, da preti. La debolezza dei poteri spirituali è comprovata dalla puerilità, pazzia, alcolismo e disperazione di codesti martiri. [...] i poeti sono amati, ma solo perché non sanno stare al mondo. Esistono solo per gettare luce sull’enormità di questo atroce groviglio e per giustificare il cinismo di quanti dicono: ‘Se non fossi così corrotto, così insensibile, così carogna, ladro e avvoltoio, non ce la farei neanch’io a cavarmela. Guarda questi poveretti buoni, onesti, teneri, i migliori fra noi. Gli tocca soccombere, poveri mentecatti’.”

    Citrine invece ha successo, ma dopotutto anche lui è un disadatto a questa vita: finirà spiantato, pieno di avvoltoi che cercano in tutti i modi possibili di portagli via il denaro, mentre lui si perde nelle sue astratte riflessioni.
    Sulla noia, per esempio:

    “Ha più la noia a che fare con le rivoluzioni politiche moderne, che non la giustizia. Nel 1917, quel noioso di Lenin, autore di tanti noiosissimi opuscoli su questioni organizzative, fu, per brev’ora, tutto passione, fu tutto interesse radioso. La rivoluzione russa prometteva all’umanità una vita permanentemente interessante. Quando Trockkij parlava di rivoluzione permanente intendeva, in realtà, permanente interesse. Nei primi tempi la rivoluzione fu un’opera ispirata. Operai contadini e soldati erano in uno stato di sovreccitazione e poesia.
    [...]
    Il rapporto tra noia e potere non è stato mai adeguatamente studiato. La noia è un mezzo di controllo sociale. Il potere consiste nel potere di imporre la noia, di obbligare alla stasi, combinare questa stasi con l’angoscia. Il vero tedio, il profondo tedio, è condito di terrore e di morte.”

    O sulla morte, appunto:

    “Il problema della morte [...] è il problema borghese per eccellenza: connesso alla prosperità materiale e al concetto della vita come qualcosa di piacevole, di comodo.”

    E in generale, non si può dire che questo non romanzo non sia disseminato di vere e proprie perle, di qualsiasi argomento si tratti:

    “La paura di venire sostituito ossessiona la mente di tutti. Persino le persone più stabili e più equilibrate hanno scelto segretamente e tengono in serbo qualcuno che ti rimpiazzi.”

    “Alcuni ritengono che l’accidia, uno dei sette peccati capitali, equivalga alla comune pigrizia [...] Starsene in panciolle. Battere la fiacca. Invece nell’accidia c’è un bel po’ di disperazione. L’accidia è, in fondo, uno stato di affanno, una forma di iperattività. Tale attività rende impossibile quella meravigliosa condizione di riposo o di equilibrio, senza la quale non si dà poesia, non si dà arte, non si dà pensiero… né alcun’altra delle somme funzioni umane. Gli accidiosi non sono capaci di acquiescenza al loro essere, sostengono alcuni filosofi. Essi si affaticano perché il riposo li atterrisce.”

    Mi dispiace, in definitiva, non essere riuscita a godermi questo romanzo.
    Ci riproverò, forse, con Bellow. Per sicurezza, però, prima mi prendo gli integratori di ferro. Due confezioni.

    Bene, adesso potete cominciare a tirarmi i pomodori.

    ha scritto il 

  • 4

    "Ho sempre avuto, spiccatissimo, il dono di assentarmi."

    Sei uno scrittore famoso. Di più un premio Pulitzer. Sei ricco, no...proprio ricco sfondato e l'articolo donna, come dire, ti piace assai assai.
    Il fascino della pecunia agisce come carta moschicida e ...continua

    Sei uno scrittore famoso. Di più un premio Pulitzer. Sei ricco, no...proprio ricco sfondato e l'articolo donna, come dire, ti piace assai assai.
    Il fascino della pecunia agisce come carta moschicida e tanti, ma proprio tanti, sono i personaggi che abusano della tua fondamentale noncuranza e generosità.

    E tu ti vedi, perbacco se ti vedi. E vedi pure tutta la gente del tuo entourage che fa uso improprio o della tua fama o dei tuoi denari...E tu che fai per proteggerti? Nulla. Pensi alla morte. La morte ti ossessiona proprio. Non osi neanche assistere a funerali. Non sopporti la vista d'una bara.E poi pensi alla noia. Ma non sarà in realtà che la noia è l'unica sede dell'io cosciente-di-sé ?
    E ti soffermi sulle persone. Le persone di cui noti distintamente ogni particolare hanno molto potere su di te . Ma cosa verrà prima, l'attrazione o l'osservazione? E poi riindugi sulla morte. Ah, beh...la morte gli giova sicuramente, a certa gente. E come non fermarsi a ragionare sull'amore. L'amore è una divinità che non può lasciarci in pace. Non può, poiché dobbiamo la vita a atti d'amore compiuti prima della nostra nascita; poiché l'amore è un debito contratto dalla nostra anima. Beh certo. C'è pure l'anima a cui pensare. E l'antroposofia. E la poesia. Ah, cosa saremmo senza la poesia. E quindi i poeti sono amati, ma solo perché non sanno star al mondo. Esistono solo per gettar luce sull'enormità di questo atroce groviglio che è il mondo.

    Ma in tutto 'sto divagante divagare, c'è chi riporta a terra. Eh sì. Meno male che c'è Renata, caro Citrine, ragazzo sessantenne.
    E Renata te le canta proprio chiare:
    "Sono una bella donna ancora giovane e, quindi, preferisco pigliare le cose come miliardi di persone le hanno sempre prese nel corso della storia. Si lavora, ci si guadagna il pane, si perde una gamba, si fa all'amore, si mette al mondo un figlio, si campa fino a ottant'anni poi ci si leva dalle scatole, o sennò si finisce impiccati o annegati. Ma non si perdono anni e anni tentando di affrancarsi in qualche modo imbecille dalla condizione umana. Per me, questo è una noia."

    Un romanzo dal genere indefinibile. Un lungo flusso di pensieri che si susseguono in inconcludente libertà. Un uomo che rivela la profondità del suo universo interiore, con grande autoironia. Un uomo il cui desiderio di tenerezza è talmente elevato da aver bisogno di andare dal barbiere pur di farsi toccare da qualcuno. Una serie di personaggi caratterizzati strepitosamente: il gangster Cantabile coi baffi di visone, la bellissima Renata, la cui prima giuntura delle dita rivela i segni di sovrabbondanza sensuale e la di lei madre, la spietata e arrivista Señora.

    Un uomo Citrine che alla fine coglie il senso, grazie al dono che non poteva che raggiungerlo attraverso un'amicizia che sopravvive alla morte.
    "Non c'è quasi nulla di personale nel successo. Il tuo successo è, sempre, il successo del denaro.”

    Citrine. Un generoso, ironico e indimenticabile rimuginatore pipponico.

    ha scritto il 

  • 4

    Con la tua poesia di dolce verità

    “Ma l'amore è una divinità che non può lasciarci in pace. Non può, perché dobbiamo la vita a atti d'amore compiuti prima della nostra nascita; poiché l'amore è un debito contratto dalla nostra anima”. ...continua

    “Ma l'amore è una divinità che non può lasciarci in pace. Non può, perché dobbiamo la vita a atti d'amore compiuti prima della nostra nascita; poiché l'amore è un debito contratto dalla nostra anima”.

    L'alter ego di Saul Bellow in questo romanzo è uno scrittore nevrotico, amletico e donnaiolo di nome Charlie Citrine, figlio di emigrati ebrei dell'Europa dell'est, con una grande inclinazione al pensiero filosofico e speculativo, uno humour inestinguibile e una naturale incoscienza che lo spinge a cacciarsi nei guai e ad affezionarsi a personaggi ambigui e fallimentari con la lievità di un sognatore, sempre incantato da giovani e bellissime rappresentanti del multiforme genere femminile. Siamo a Chicago e Charlie è uno degli eroi della società cittadina: colto, autore di una commedia di successo, sempre sotto la luce dei riflettori; centro della sua esistenza e della sua fantasia è la bellezza femminile, la forma del corpo delle donne, la sensualità e il fascino, l'attrazione e l'istinto. Poi c'è la scrittura, e il talento da liberare e il danaro che ne è compagno. Si ritiene in gamba ma ha bisogno di essere amato per se stesso, non per le sue qualità, che ormai ha a noia. Sta divorziando e la moglie lo vuole mettere sul lastrico. Mentre un gangster con ambizioni mondane lo coinvolge in avventure deliranti e vicende grottesche, Charlie è alle prese con il ricordo e il testamento del suo amico di gioventù Von Humboldt Fleischer, poeta depresso e maledetto (costruito sulla maschera di Delmore Schwartz), presto dimenticato da tutti e morto in solitudine e miseria, dopo aver dimostrato di non saper stare al mondo: il suo dono è la sceneggiatura di un film che porterà ricchezza e notorietà permettendo a Charlie di dare all'amico una nuova sepoltura e occuparsi di uno zio abbandonato in un ospizio. Si narra un viaggio dell'io nella memoria e nell'inconscio, in un discorso etico su logica e assurdo, ossessione e vocazione, alla ricerca di qualcosa che possa risvegliare lo spirito e curare con intelligente ironia quella profonda angoscia per la mortalità che perseguita l'anima dello scrittore. Charlie si scopre fragile, perde le persone a cui tiene di più e affronta la sconfitta assoluta, nella contraddizione delle sue aspirazioni. Così Bellow racconta la chiave di un'amicizia tra malinconia e coraggio, orgoglio e frustrazione, ragionando sul rapporto tra potere e arte nella composizione di un quadro esistenziale carnevalesco, dove si alternano allegria e disperazione, senso di eternità e rimpianto, sacrificio e gloria. Tra letteratura e necessità, la vita interiore si riempie di disillusione e inquietudine: un sentiero verso la follia o la consapevolezza, secondo la temeraria coerenza con cui ci si relaziona al caso.

    ha scritto il 

  • 5

    Citazione

    Gli artisti devono interessare gli intellettuali, questa nuova classe. Ecco perché lo stato della cultura e la storia della cultura divengono argomento dell'arte, materia d'arte.

    ha scritto il 

  • 4

    ..."Insomma, io traduco ogni evento in pensiero e poi i pensieri operano contro di me. Finiranno per uccidermi, questi giochi mentali".

    Charlie Citrine è pensiero puro.
    È uno capace di meditare sui fi ...continua

    ..."Insomma, io traduco ogni evento in pensiero e poi i pensieri operano contro di me. Finiranno per uccidermi, questi giochi mentali".

    Charlie Citrine è pensiero puro.
    È uno capace di meditare sui fiori mentre un gangster lo minaccia, di pensare alla solitudine umana proprio nel momento in cui un poliziotto sta per sbatterlo in galera.
    Prepotente, la vita sollecita attenzione, e lui parte per la quinta dimensione, macchinando pensieri e riflessioni. Charlie pensa continuamente, ricorda tutto, funge da "rammentatore ufficiale" per il fratello.

    Gli si muove intorno, piuttosto freneticamente, una galleria di personaggi splendidamente cesellati e raccontati, che anche loro, come la vita, pretendono azioni, parole, fatti. Humboldt, primo fra tutti, il gangster Cantabile, il folle Thaxter dai progetti editoriali strampalati, il fratello Julius, la magnifica Renata ("Si lavora, ci si guadagna il pane, si perde una gamba, si fa all'amore, si mette al mondo un figlio, si campa fino a ottant'anni poi ci si leva dalle scatole, o sennò si finisce impiccati o annegati. Ma non si perdono anni e anni tentando di affrancarsi in qualche modo imbecille dalla condizione umana.")
    Personaggi veri, affamati e voraci di vita, che cercano di riportarlo continuamente alle cose concrete, mentre lui va pensando il suo saggio sulla noia (bellissimo l'excursus sulla noia come elemento fondante della società moderna) o riflettendo sull'eterna giovinezza dell'anima, lasciandosi in qualche modo trasportare, ma non senza passione: "Certa gente è tanto vera e concreta che annulla, in me, ogni potere di critica. Una volta che si piazzano là - incontestabili, sordi a ogni argomento - non c'è più niente da fare. La loro corposa realtà conta più dei miei interessi pratici. La loro vivacità mi ammalia, mi lega, mi appassiona".

    Una sorta di contrasto continuo tra il pensiero e la realtà, tra la morte continuamente meditata e la vita reale, ricca di eventi a cui dare retta, subito. Dove il pensiero si sovrappone alla vita, la lambisce, la occupa, rapendo Charlie là dove non ci sono cose da fare o situazioni da gestire, ma solo pensieri da pensare.

    Questo è anche un libro sull'affetto. Affetto per le persone in generale, per i vecchi amici, anche quelli che hanno tirato qualche brutto scherzo in passato, per tutti quelli che hanno fatto parte della vita. Charlie Citrine si porta dietro, a volte come una zavorra, tutte queste persone con immutato affetto e con commozione, non riesce ad avere pensieri malevoli neanche per la ex moglie che lo sta rovinando in tribunale. Charlie Citrine è buono, forse proprio perché ha riflettuto a lungo sulla vita, "Ci son giorni in cui uno desidera d'andar dal barbiere, non per farsi tagliare i capelli (non ne avrebbe bisogno) ma soltanto per sentirsi toccare."

    Un libro divertente, lievemente profondo o profondamente leggero, con vicende assolutamente pazze e dialoghi superbi, in una lingua che neanche alcune scelte di traduzione leggermente obsolete riescono a offuscare.

    ha scritto il 

  • 5

    Un altro grande romanzo ebreo americano...

    La storia che ho appena finito di leggere, rappresenta il volo pindarico di un uomo, che nella propria mediocrità, si sforza di tenere un confronto moderato con la grandezza di chi lo considera un mi ...continua

    La storia che ho appena finito di leggere, rappresenta il volo pindarico di un uomo, che nella propria mediocrità, si sforza di tenere un confronto moderato con la grandezza di chi lo considera un mito inarrivabile. Ognuno di noi ha un pilastro indistruttibile, se poi esso è rivestito di pazzia, beh beato lui!

    ha scritto il 

  • 5

    Se avessi letto questo bellissimo libro tempo fa, probabilmente tanti altri titoli avrebbero qualche stellina in meno. Un romanzo delle idee, così è stato definito, e infatti le intricate vicende dell ...continua

    Se avessi letto questo bellissimo libro tempo fa, probabilmente tanti altri titoli avrebbero qualche stellina in meno. Un romanzo delle idee, così è stato definito, e infatti le intricate vicende dell'io narrante Charles Citrine, sono per lui l'occasione per riflettere su tante cose, ma fondamentalmente sulla morte.
    Bellow ha presentato questo libro come "grosso modo un libro comico sulla morte".
    E Citrine rievoca spesso il suo rapporto con il poeta Humbolt che dall'aldilà gli fornirà un dono che ribalterà ancora la sua vita.
    Sono rimasto ostaggio di questo lungo e profondo libro, che mi ha catturato a lungo. Consiglio la lettura nella convinzione che questo sia un grande capolavoro.

    ha scritto il