Il falò delle vanità

Di

Editore: CDE

4.0
(1089)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 596 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Catalano , Olandese , Portoghese , Svedese

Isbn-10: A000092869 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ranieri Carano

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    “pensate che il capitale è il possesso delle cose. Ma vi sbagliate. Il capitale è il controllo delle cose”.

    Tra i tanti capolavori presunti della letteratura americana post-moderna l’opera più celebre di Tom Wolfe mostra quantomeno di reggere alla distanza. Lettura godibilissima, nonostante la mole del test ...continua

    Tra i tanti capolavori presunti della letteratura americana post-moderna l’opera più celebre di Tom Wolfe mostra quantomeno di reggere alla distanza. Lettura godibilissima, nonostante la mole del testo, grazie alla quale mi sono immerso in un revival degli anni Ottanta, tra puro edonismo reaganiano, trionfo della finanza ed apparente estinzione della morale. A dir la verità, più mi immergevo nella lettura più mi rendevo conto di quanto questi anni che stiamo vivendo si ricongiungano idealmente a quel tempo tanto celebrato quanto deprecato. Gli anni Ottanta hanno bruciato l’anima di chi li ha vissuti, ma la cosa più sconvolgente è che, a quanto pare, non ne siamo mai usciti, come persi in un loop che ci riporta sempre al punto di partenza. L’epoca frizzante del crollo di tutte le ideologie, laiche e religiose, ad eccezione di quella sola che ha il Dio Denaro al suo centro, non ha avuto ancora fine. Anche se, e l’Autore si perita di rivelarlo, il denaro, Mammona, è in realtà soltanto un nome fragile e illusorio come le banconote di carta su cui misuriamo il mondo intero: il denaro altro non è che un semplice strumento, neutro, inodore, per misurare quei rapporti di forza su cui si struttura la società e, dunque, si rivela un semplice messaggero di quello che è il vero Dio del nostro e di ogni tempo: il Potere.
    Tornando al libro, il suo maggior pregio risiede nella capacità di rivelare la complessità dell’animo umano, di mostrare con gli occhi di un osservatore esterno la struttura portante di un’epoca, una struttura ad alveare, mi viene da dire, composta di celle più o meno grandi, tappezzate di denaro, in cui ciascuno è rinchiuso, alcuni pressati all’interno di celle talmente piccole da esserne soffocati, altri in celle così spaziose da potersi illudere di dominare il proprio destino. In realtà tutti sono marionette nel grande teatro del dio Denaro e i personaggi del libro non si possono distinguere in buoni e cattivi, ma in vincenti e perdenti, che, di volta in volta, a seconda delle bizze del destino, possono cambiare di ruolo senza nemmeno darsene una ragione. Lasciamo che le nostre vite siano guidate dalle onde di un mare, se non ostile, indifferente a noi, la maggior parte delle persone emerge appena sopra il livello dell’acqua, alcuni navigano su quel mare pensando che la vita sia sfidare il vento, troppo pochi si rendono conto che la vita autentica inizia soltanto quando si comprende che tutto acquista senso solo nel momento in cui si allarga lo sguardo oltre i confini del proprio ego.
    Il velo di illusione su cui prospera il falso dio del nostro tempo è che il soddisfacimento di sé non deve conoscere limiti. Ma quest’idea ci porta sul baratro su cui si affaccia il protagonista del libro, che, ebbro della sua apparente onnipotenza, deve perdere tutto per ritrovare, alla fine, sé stesso.

    ha scritto il 

  • 3

    Il più grande pregio del libro rischia di essera anche il suo maggior limite: la volontà di fare una vera e propria autopsia di una città, di una società per arrivare a disegnare l'ipocrisia umana uni ...continua

    Il più grande pregio del libro rischia di essera anche il suo maggior limite: la volontà di fare una vera e propria autopsia di una città, di una società per arrivare a disegnare l'ipocrisia umana universale, senza tempo e senza luogo. Nel farlo scade a volte nell'ossessione, comincia a disegnare una miriade di strade parallele in cui il lettore rischia di perdersi come Sherman si perde nel Bronx.
    Avendolo letto appena torarnato da un viaggio a New York, con la città ancora nelle vene, mi sono trovato a mio agio nella continua dovizia di dettagli, anche topografici, ma capisco che la cosa possa stuccare. E' una lettura con diverse grandiose scene madri (non mi stupisce che al cinema l'abbia preso in carica De Palma) ma che va approcciata con i giusti tempi, forse diversi da quelli del Best Seller contemporaneo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ah quanto adoro l’ipocrisia

    Un romanzo lungo 700 pagine che non si riesce a posare… no non perché siano 700 pagine di inventiva pura o di amore per i personaggi. Sono 700 pagine di ipocrisia pura, il vero personaggio principale. ...continua

    Un romanzo lungo 700 pagine che non si riesce a posare… no non perché siano 700 pagine di inventiva pura o di amore per i personaggi. Sono 700 pagine di ipocrisia pura, il vero personaggio principale.
    Ogni volta che viene introdotto un nuovo personaggio viene smembrato in piccoli pezzetti fino a che ciò che rimane è la più orribile delle ipocrisie e il più vergognoso dei desideri. Ma forse è proprio questo che fa simpatizzare per ognuno di loro. In fondo non è colpa loro … tutti siamo ipocriti, materialisti, i più stronzi degli stronzi. Basta solo scavare un po’, a volte l’ipocrisia è lì, in superficie, altre volte tutto il nostro mondo interno è una sonora cazzata.
    Non c’è cinismo. In fondo chi non cerca di muovere gli ingranaggi dell’ambiente per i propri bisogni? Apparentemente non c’è vergogna, ognuno ha la propria bella giustificazione confezionata, ma invece eccola lì, nel grande falò delle vanità, una bella lezione di umiltà, la mancanza di controllo che si esercita sulla vita, indipendentemente dalla nostra ricchezza, intelligenza, il potere o il successo.
    La vicenda si riassume in fretta: il protagonista, Sherman McCoy, maestro dell'universo, un esclusivo bianco società di Wall Street dopo un incontro clandestino finisce con la sua “lenza” per le strade del Bronx. Uno pneumatico vagante è gettato sulla sua lucida Mercedes. Nella fuga da due ragazzi afroamericani e dal tentativo di furto d'auto la sua burrosa amante colpisce uno dei ragazzi (tok). La conseguenza è un circo mediatico e legale che viaggia attraverso le vite e le menti di una serie di personaggi più o meno saldamente ancorati alle loro strade individuali verso un maggiore successo: uno squallido giornalista alcolizzato alla ricerca del grande scoop per rilanciare la sua carriera cedimenti; un assistente procuratore distrettuale del Bronx con muscoli guizzanti e un complesso di inferiorità altrettanto guizzante; un astuto reverendo leader politico nero.
    Attraverso questi personaggi, Wolfe scrive degli egoisti, dell'America ossessionata dall’immagine. Taglia e sfronzola tutta la sporcizia e la brillantezza, tutto il non necessario, rivelando le menti meschine di gente ricca, gente povera, gente bianca, gente nera, gente irlandese, del popolo.

    ha scritto il 

  • 3

    Por fin lo terminé, demasiado largo. La historia está bien, pero hay capítulos que se me han hecho interminables, en mi opinión le sobran unas cuantas cientos de páginas.

    ha scritto il 

  • 0

    EDIT

    sono passati altri dieci giorni.....
    giuro di avere letto parecchio, in questo frattempo...
    eppure sembra che le pagine restanti, invece di diminuire, crescano....
    non succede un accidenti di niente ( ...continua

    sono passati altri dieci giorni.....
    giuro di avere letto parecchio, in questo frattempo...
    eppure sembra che le pagine restanti, invece di diminuire, crescano....
    non succede un accidenti di niente (anzi, no: nelle ultime duecento pagine ce ne sono state venti o trenta utili alla narrazione; nel frattempo ho saputo TUTTO dei poliziotti irlandesi di New York - se volete, vi preciso che l 'autore ha una teoria sul fatto che tutti i poliziotti, anche se italiani, portoricani, ebrei, neri, polacchi, etc., diventino irlandesi. Però non chiedetemi perché, o perché ci dovrebbe interessare).
    e quindi, visto che ho l'iPad ribollente di libri che desidero leggere: BASTA! il Falò delle Vanità finisce sul falò dei libri inutili che io ho abbandonato! SONO LIBERA!!!!!!!!!

    ha scritto il 

  • 0

    questa non è una recensione..

    ... perché non l'ho ancora finito. Ma è proprio questo il punto: temo che questo libro non finirà mai. Sto leggendolo da giorni, e l'iPad mi conferma che ho accumulato molte pagine dietro di me, ma di ...continua

    ... perché non l'ho ancora finito. Ma è proprio questo il punto: temo che questo libro non finirà mai. Sto leggendolo da giorni, e l'iPad mi conferma che ho accumulato molte pagine dietro di me, ma di tutta questa massa di parole la stragrande maggioranza è servita a creare il quadro di insieme. So TUTTO di come vivono i personaggi, dove abitano, che cosa mangiano, come si vestono, so del loro rapporto con il denaro (che mi pare di capire sia l'argomento veramente centrale della storia, vale a dire che ogni singola azione dei personaggi è dettata dal loro bisogno di denaro, o dalla loro volontà di preservare quello che hanno, o dalla loro esigenza di mostrare al mondo che anche non avendo molto denaro sono ugualmente persone di valore - cosa che per i metri della società descritta non è affatto scontata), come se la passano con le donne (i punti di vista in cui mi sono imbattuta finora sono tutti maschili), ma la storia vera e propria sembra sfuggire di mano al povero lettore, che si sciroppa per la trecentesima volta le invidie del procuratore Kramer per i compagni di università che guadagnano dieci volte il suo stipendio; le esibizioni di formidabile ricchezza del broker McCoy e della sua altrettanto ricca famiglia; e si chiede se si arriverà mai a quagliare.
    Wolfe dimostra che la grande facilità di scrittura non è un dono semplice da gestire. Se sfugge di mano, diventa un'incontrollabile arma a doppio taglio.

    ha scritto il 

  • 4

    Primera novela de Tom Wolfe , quien antes había destacado por su trabajo periodístico, y curiosamente la última que he leído. Es una de esas primeras obras que eclipsan todo el trabajo posterior de su ...continua

    Primera novela de Tom Wolfe , quien antes había destacado por su trabajo periodístico, y curiosamente la última que he leído. Es una de esas primeras obras que eclipsan todo el trabajo posterior de su autor, ya que Wolfe no ha logrado superar en ninguna de sus otras novelas el nivel que alcanzó en esta.

    Una trama absorbente, personajes muy bien construidos, diálogos hilarantes, es el reflejo fiel de una sociedad y de una época, el Nueva York de finales de los ochenta.

    Fue llevada al cine con gran éxito y con Tom Hanks como protagonista. Si bien la película es en términos generales fiel adaptación de la novela, difiere bastante, no digo más para no estropearle a nadie la película o el libro. Solo decir que se pone de manifiesto la diferencia entre el lenguaje cinematográfico, mucho más necesitado de no dejar cabos sueltos, y el lenguaje literario.

    ha scritto il 

  • 4

    Devo dire che la scrittura non mi ha entusiasmato, anzi mi ha dato abbastanza sui nervi, ma la presa per i fondelli delle figure di potere nella società americana è così esilarante (benché di un cinis ...continua

    Devo dire che la scrittura non mi ha entusiasmato, anzi mi ha dato abbastanza sui nervi, ma la presa per i fondelli delle figure di potere nella società americana è così esilarante (benché di un cinismo violento) che non si può non considerarlo un must.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un Rodja Raskolnikov in chiave moderna: portato dal caso, più che dalla premeditazione, a rendersi complice di un delitto, Sherman McCoy si ritrova ad affrontare la parabola discendente che lo porter ...continua

    Un Rodja Raskolnikov in chiave moderna: portato dal caso, più che dalla premeditazione, a rendersi complice di un delitto, Sherman McCoy si ritrova ad affrontare la parabola discendente che lo porterà dai fasti di Wall Street ai Tribunali del Bronx, annientando la sua convinzione di esser un superuomo e portandolo ad una profonda desolazione emotiva.
    Credo che Tom Wolfe abbia tratto più di un’ispirazione da Dostoevskij. Il tema del “superuomo”, la scoperta della propria vulnerabilità emotiva, il forte realismo con cui viene descritto il processo psicologico che porta, in McCoy, al sentirsi una “cavità aperta”.
    Tom Wolfe è bravissimo ad evocare persone e situazioni. Presenta i suoi personaggi con tutte le loro ossessioni, debolezze, paure, vanità, e poi li incrocia in un continuo cambio di prospettiva narrativa che permette al lettore di vederli “da dentro” e “da fuori”. Anche l’ambiente circostante viene descritto in maniera puntigliosa, con notevole dispendio di pagine che talvolta finisce per appesantire la lettura ma, che dire, la genialità di Wolfe sta proprio nel realismo descrittivo che ti fa divorare anche quelle pagine che poco aggiungono alla trama.
    Il finale, come verrà ribadito in Charlotte Simmons, celebra il trionfo del materialismo ed edonismo della società contemporanea premiando coloro che hanno saputo approfittare con freddezza delle opportunità del caso.
    Amo molto Wolfe e ne consiglio la lettura.

    ha scritto il 

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