Il falò delle vanità

Di

Editore: Mondadori

4.0
(1079)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 596 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Catalano , Olandese , Portoghese , Svedese

Isbn-10: 8804310499 | Isbn-13: 9788804310495 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ranieri Carano

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Ah quanto adoro l’ipocrisia

    Un romanzo lungo 700 pagine che non si riesce a posare… no non perché siano 700 pagine di inventiva pura o di amore per i personaggi. Sono 700 pagine di ipocrisia pura, il vero personaggio principale. ...continua

    Un romanzo lungo 700 pagine che non si riesce a posare… no non perché siano 700 pagine di inventiva pura o di amore per i personaggi. Sono 700 pagine di ipocrisia pura, il vero personaggio principale.
    Ogni volta che viene introdotto un nuovo personaggio viene smembrato in piccoli pezzetti fino a che ciò che rimane è la più orribile delle ipocrisie e il più vergognoso dei desideri. Ma forse è proprio questo che fa simpatizzare per ognuno di loro. In fondo non è colpa loro … tutti siamo ipocriti, materialisti, i più stronzi degli stronzi. Basta solo scavare un po’, a volte l’ipocrisia è lì, in superficie, altre volte tutto il nostro mondo interno è una sonora cazzata.
    Non c’è cinismo. In fondo chi non cerca di muovere gli ingranaggi dell’ambiente per i propri bisogni? Apparentemente non c’è vergogna, ognuno ha la propria bella giustificazione confezionata, ma invece eccola lì, nel grande falò delle vanità, una bella lezione di umiltà, la mancanza di controllo che si esercita sulla vita, indipendentemente dalla nostra ricchezza, intelligenza, il potere o il successo.
    La vicenda si riassume in fretta: il protagonista, Sherman McCoy, maestro dell'universo, un esclusivo bianco società di Wall Street dopo un incontro clandestino finisce con la sua “lenza” per le strade del Bronx. Uno pneumatico vagante è gettato sulla sua lucida Mercedes. Nella fuga da due ragazzi afroamericani e dal tentativo di furto d'auto la sua burrosa amante colpisce uno dei ragazzi (tok). La conseguenza è un circo mediatico e legale che viaggia attraverso le vite e le menti di una serie di personaggi più o meno saldamente ancorati alle loro strade individuali verso un maggiore successo: uno squallido giornalista alcolizzato alla ricerca del grande scoop per rilanciare la sua carriera cedimenti; un assistente procuratore distrettuale del Bronx con muscoli guizzanti e un complesso di inferiorità altrettanto guizzante; un astuto reverendo leader politico nero.
    Attraverso questi personaggi, Wolfe scrive degli egoisti, dell'America ossessionata dall’immagine. Taglia e sfronzola tutta la sporcizia e la brillantezza, tutto il non necessario, rivelando le menti meschine di gente ricca, gente povera, gente bianca, gente nera, gente irlandese, del popolo.

    ha scritto il 

  • 3

    Por fin lo terminé, demasiado largo. La historia está bien, pero hay capítulos que se me han hecho interminables, en mi opinión le sobran unas cuantas cientos de páginas.

    ha scritto il 

  • 0

    EDIT

    sono passati altri dieci giorni.....
    giuro di avere letto parecchio, in questo frattempo...
    eppure sembra che le pagine restanti, invece di diminuire, crescano....
    non succede un accidenti di niente ( ...continua

    sono passati altri dieci giorni.....
    giuro di avere letto parecchio, in questo frattempo...
    eppure sembra che le pagine restanti, invece di diminuire, crescano....
    non succede un accidenti di niente (anzi, no: nelle ultime duecento pagine ce ne sono state venti o trenta utili alla narrazione; nel frattempo ho saputo TUTTO dei poliziotti irlandesi di New York - se volete, vi preciso che l 'autore ha una teoria sul fatto che tutti i poliziotti, anche se italiani, portoricani, ebrei, neri, polacchi, etc., diventino irlandesi. Però non chiedetemi perché, o perché ci dovrebbe interessare).
    e quindi, visto che ho l'iPad ribollente di libri che desidero leggere: BASTA! il Falò delle Vanità finisce sul falò dei libri inutili che io ho abbandonato! SONO LIBERA!!!!!!!!!

    ha scritto il 

  • 0

    questa non è una recensione..

    ... perché non l'ho ancora finito. Ma è proprio questo il punto: temo che questo libro non finirà mai. Sto leggendolo da giorni, e l'iPad mi conferma che ho accumulato molte pagine dietro di me, ma di ...continua

    ... perché non l'ho ancora finito. Ma è proprio questo il punto: temo che questo libro non finirà mai. Sto leggendolo da giorni, e l'iPad mi conferma che ho accumulato molte pagine dietro di me, ma di tutta questa massa di parole la stragrande maggioranza è servita a creare il quadro di insieme. So TUTTO di come vivono i personaggi, dove abitano, che cosa mangiano, come si vestono, so del loro rapporto con il denaro (che mi pare di capire sia l'argomento veramente centrale della storia, vale a dire che ogni singola azione dei personaggi è dettata dal loro bisogno di denaro, o dalla loro volontà di preservare quello che hanno, o dalla loro esigenza di mostrare al mondo che anche non avendo molto denaro sono ugualmente persone di valore - cosa che per i metri della società descritta non è affatto scontata), come se la passano con le donne (i punti di vista in cui mi sono imbattuta finora sono tutti maschili), ma la storia vera e propria sembra sfuggire di mano al povero lettore, che si sciroppa per la trecentesima volta le invidie del procuratore Kramer per i compagni di università che guadagnano dieci volte il suo stipendio; le esibizioni di formidabile ricchezza del broker McCoy e della sua altrettanto ricca famiglia; e si chiede se si arriverà mai a quagliare.
    Wolfe dimostra che la grande facilità di scrittura non è un dono semplice da gestire. Se sfugge di mano, diventa un'incontrollabile arma a doppio taglio.

    ha scritto il 

  • 4

    Primera novela de Tom Wolfe , quien antes había destacado por su trabajo periodístico, y curiosamente la última que he leído. Es una de esas primeras obras que eclipsan todo el trabajo posterior de su ...continua

    Primera novela de Tom Wolfe , quien antes había destacado por su trabajo periodístico, y curiosamente la última que he leído. Es una de esas primeras obras que eclipsan todo el trabajo posterior de su autor, ya que Wolfe no ha logrado superar en ninguna de sus otras novelas el nivel que alcanzó en esta.

    Una trama absorbente, personajes muy bien construidos, diálogos hilarantes, es el reflejo fiel de una sociedad y de una época, el Nueva York de finales de los ochenta.

    Fue llevada al cine con gran éxito y con Tom Hanks como protagonista. Si bien la película es en términos generales fiel adaptación de la novela, difiere bastante, no digo más para no estropearle a nadie la película o el libro. Solo decir que se pone de manifiesto la diferencia entre el lenguaje cinematográfico, mucho más necesitado de no dejar cabos sueltos, y el lenguaje literario.

    ha scritto il 

  • 4

    Devo dire che la scrittura non mi ha entusiasmato, anzi mi ha dato abbastanza sui nervi, ma la presa per i fondelli delle figure di potere nella società americana è così esilarante (benché di un cinis ...continua

    Devo dire che la scrittura non mi ha entusiasmato, anzi mi ha dato abbastanza sui nervi, ma la presa per i fondelli delle figure di potere nella società americana è così esilarante (benché di un cinismo violento) che non si può non considerarlo un must.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un Rodja Raskolnikov in chiave moderna: portato dal caso, più che dalla premeditazione, a rendersi complice di un delitto, Sherman McCoy si ritrova ad affrontare la parabola discendente che lo porter ...continua

    Un Rodja Raskolnikov in chiave moderna: portato dal caso, più che dalla premeditazione, a rendersi complice di un delitto, Sherman McCoy si ritrova ad affrontare la parabola discendente che lo porterà dai fasti di Wall Street ai Tribunali del Bronx, annientando la sua convinzione di esser un superuomo e portandolo ad una profonda desolazione emotiva.
    Credo che Tom Wolfe abbia tratto più di un’ispirazione da Dostoevskij. Il tema del “superuomo”, la scoperta della propria vulnerabilità emotiva, il forte realismo con cui viene descritto il processo psicologico che porta, in McCoy, al sentirsi una “cavità aperta”.
    Tom Wolfe è bravissimo ad evocare persone e situazioni. Presenta i suoi personaggi con tutte le loro ossessioni, debolezze, paure, vanità, e poi li incrocia in un continuo cambio di prospettiva narrativa che permette al lettore di vederli “da dentro” e “da fuori”. Anche l’ambiente circostante viene descritto in maniera puntigliosa, con notevole dispendio di pagine che talvolta finisce per appesantire la lettura ma, che dire, la genialità di Wolfe sta proprio nel realismo descrittivo che ti fa divorare anche quelle pagine che poco aggiungono alla trama.
    Il finale, come verrà ribadito in Charlotte Simmons, celebra il trionfo del materialismo ed edonismo della società contemporanea premiando coloro che hanno saputo approfittare con freddezza delle opportunità del caso.
    Amo molto Wolfe e ne consiglio la lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Un buon libro, ancora attuale, nonostante sia stato scritto più di trent'anni fa. Un po' troppo corposo per i miei gusti e a tratti dispersivo e noioso. Una lettura comunque da fare per avere una visi ...continua

    Un buon libro, ancora attuale, nonostante sia stato scritto più di trent'anni fa. Un po' troppo corposo per i miei gusti e a tratti dispersivo e noioso. Una lettura comunque da fare per avere una visione della upper class americana degli anni '80, e non solo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Troppo lento

    Premetto che non so se esistono varie edizioni di questo libro. Io ne ho trovata una in biblioteca di circa 600 pagine, volume lungo circa 30 cm e scrittura molto piccola. Mi piace leggere Ken Follett ...continua

    Premetto che non so se esistono varie edizioni di questo libro. Io ne ho trovata una in biblioteca di circa 600 pagine, volume lungo circa 30 cm e scrittura molto piccola. Mi piace leggere Ken Follett e nonostante la sua lunghezza dei libri è spesso più di 1000 pagine..ebbene, questo libro anche se sono all'incirca 600 pagine per me ne sono valse almeno il doppio. All'inizio fino ad oltre metà è stato troppo prolisso, lento, poi un po' si è velocizzato..ci sono poi una miriade di personaggi. La storia è interessante, vera, cruda..ogni personaggio ha le sue sfaccettature. All'inizio avrei parteggiato per Sherman, poi per Lawrence Kramer. In conclusione la storia è molto complessa e anche uno spunto di riflessione non soltanto per la storia passata ma anche presente e futura, però è troppo pesante e lento. Del film che ci hanno tratto hanno preso il peggio di questo libro. Voto finale: 7-.

    ha scritto il 

  • 4

    e 1/2

    Un libro bellissimo, di quelli che si incontrano di rado e ti fanno sentire felice di essere un lettore. Non riesco a dargli il massimo perché il finale manca, nel senso che ti tiene incollato per 600 ...continua

    Un libro bellissimo, di quelli che si incontrano di rado e ti fanno sentire felice di essere un lettore. Non riesco a dargli il massimo perché il finale manca, nel senso che ti tiene incollato per 600 pagine, ti coinvolge con rabbia e partecipazione, ma poi la storia sfuma via in sordina lasciando un senso di incompletezza, di attesa insoddisfatta. C'è di buono che non finisce come ti aspetteresti.
    Ciò comunque non toglie pregio al libro, ai suoi meschini, umanissimi personaggi magnificamente descritti, uno peggio dell'altro, alla fine il migliore di tutti è proprio il "colpevole", quello destinato a pagare il prezzo più alto perché è l'unico a dispiacersi per quanto ha perso davvero oltre ai soldi, al potere e alla posizione sociale, l'unico che non piangerà sulle ceneri della vanità.
    Un piccolo valore aggiunto a questo libro del 1987, per i nostalgici come me della comunicazione no global, è la totale assenza di cellulari e di internet. La tecnologia utilizzata nella storia è fatta di telefoni via cavo e di registratori più o meno sofisticati.
    Eppure, può sembrare incredibile, non sembra poi così troglodita o diverso da oggi quel mondo perduto là.

    ha scritto il