Il fantasma di Alexander Wolf

Di

Editore: Voland

3.5
(29)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 139 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8886586809 | Isbn-13: 9788886586801 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Fernanda Lepre

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Due uomini, che il caso ha voluto appartenenti a eserciti nemici (un volontario sedicenne della Guardia bianca e un avventuriero, anarchico rivoluzionario), si sincontrano e fanno fuoco entrambi. Il più giovane ha la meglio, ruba il cavallo nero dell'uomo che ha appena ucciso e fugge. Pochi giorni dopo, venduto il destriero e disfattosi della rivoltella, s'imbarca per l'Europa. Molti anni più tardi, a Parigi, il protagonista della vicenda legge un racconto che narra la storia che lo ha tormentato tutta la vita. Il suo avversario di un tempo non è morto, è uno scrittore e vive a Londra. Ma il destino persegue i suoi disegni fino in fondo: la morte arriverà implacabile a concludere la sua opera...
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  • 3

    Fantasmi a Parigi

    Se siete di quelli che comprano un libro per vedere come andrà a finire, "Il fantasma di Alexander Wolf" non fa per voi. A metà del romanzo s'intuisce già come si concluderà la vicenda. Il libro di Ga ...continua

    Se siete di quelli che comprano un libro per vedere come andrà a finire, "Il fantasma di Alexander Wolf" non fa per voi. A metà del romanzo s'intuisce già come si concluderà la vicenda. Il libro di Gazdanov non delude però perché l'autore russo, emigrato in Francia dopo la Rivoluzione bolscevica, sa comunque rendere benissimo l'atfmosfera sospesa e sonnambulica che anima la storia e nella descrizione dei rapporti umani (soprattutto quelli amorosi) dà prova di una notevole profondità di analisi in un'affascinante commistione di fisicità e spiritualismo.

    ha scritto il 

  • 3

    bel libro, belle atmosfere, ma, non so perchè, c'è qualcosa di già "letto", di già visto....non mi ha preso granchè, forse perchè chi me lo ha venduto lo ha grandemente elogiato e sono partita con asp ...continua

    bel libro, belle atmosfere, ma, non so perchè, c'è qualcosa di già "letto", di già visto....non mi ha preso granchè, forse perchè chi me lo ha venduto lo ha grandemente elogiato e sono partita con aspettative alte

    ha scritto il 

  • 4

    ✰✰✰✰ molto buono

    Prosegue l’opera meritoria della Voland di pubblicare autori slavi del Novecento.
    Questo Gazdanov è un russo dell’Ossezia nato nel 1903 ed emigrato a 17 anni in Francia, dove ha fatto di tutto, divene ...continua

    Prosegue l’opera meritoria della Voland di pubblicare autori slavi del Novecento.
    Questo Gazdanov è un russo dell’Ossezia nato nel 1903 ed emigrato a 17 anni in Francia, dove ha fatto di tutto, divenendo giornalista e scrittore.
    In Italia è uscito solo questo titolo (che mi risulti), in Russia è stato pubblicato solo nel 1998.

    Nella Russia della sua adolescenza combatté nella guerra civile, dalla parte dei bianchi.
    E questa è l’ambientazione dell’inizio del racconto, pubblicato nel 1947.

    “”Di tutti i miei ricordi, dell'infinito sommarsi di sensazioni della mia vita, niente mi tormentava come il ricordo dell'unico omicidio da me commesso.””

    Dopo l’incipit fulminante, il narratore ricostruisce il momento fatale (non ho usato l’aggettivo a caso). Due giovanissimi cavalieri s’incontrano nel calore estivo della steppa: entrambi sparano, uno con il fucile e l’altro con la pistola. Uno colpisce il cavallo, l’altro il cavaliere.
    Datosi che non sempre Leone ha ragione, quello con la pistola sopravvive e fugge con il bellissimo cavallo bianco dell’altro.

    Da quel momento la vita del narratore si svolge a Parigi: scrive per i giornali e per sé, frequenta amici, locali, beve, a mezza strada tra la vita di pensiero e quella della carne. Ombra che ogni tanto gli appare è quel momento in cui ha ucciso un uomo.
    Sul piano inclinato della vita, la sfera del caso acquista a mano a mano velocità.
    Un giorno legge un racconto: è la “sua” storia, ma raccontata dalla parte dell’uomo ucciso che, scopre, morto non è.
    C’è anche una donna tra di loro. Una che è stata di uno ed ora è dell’altro.
    Ma non pensiamo a gelosie, il nocciolo del loro incontro, che avverrà, è quella morte creduta da una parte e mancata dall’altra.

    Un flash. Lawrence attraversa il deserto del Neghev. Arrivati alla fine un uomo è rimasto indietro. Lui, capatosta, vuol tornare a riprenderlo. Sharif gli dice che è inutile, che ciò è già scritto. Niente è scritto, e riporta indietro l’uomo. La sera, al campo, scoppia una lite tra le due opposte tribù e ci scappa il morto. Per mantenere la pace (bisogna arrivare ad Aqaba) Lawrence si offre di essere lui a giustiziare il colpevole. Naturalmente il colpevole è l’arabo da lui salvato. Sharif spiega ad Auda Abu Tai l’accaduto e il commento è Ah, be’, era scritto.

    Perché mi è venuto in mente? Uno, perché un atto finalizzato alla morte, proprio quello e non altri tra tante morti viste o procurate, può diventare il momento in cui un pensiero, un carattere, un modo d’essere si formano. Due, perché ricorda che i Greci fecero del Caso una divinità.

    16.06.2015

    ha scritto il 

  • 5

    In Russia tra noir e hard boiled

    http://www.roarmagazine.it/libri/fantasma-alexander-wolf-recensione.html

    «Di tutti i miei ricordi, dell'infinito sommarsi di sensazioni della mia vita, niente mi tormentava come il ricordo dell'unico ...continua

    http://www.roarmagazine.it/libri/fantasma-alexander-wolf-recensione.html

    «Di tutti i miei ricordi, dell'infinito sommarsi di sensazioni della mia vita, niente mi tormentava come il ricordo dell'unico omicidio da me commesso». Con questo incipit del protagonista (un giornalista russo che vive a Parigi nel secondo dopoguerra e che sbarca il lunario scrivendo di pugilato e cronaca nera), Gajto Gazdanov, scrittore russo dello scorso secolo, attira e coinvolge da subito i lettori in questo romanzo, Il fantasma di Alexander Wolf che ebbe così tanto successo appena uscì nel 1947, da far sì che il nome dello scrittore venisse accomunato ad autori come Kafka, Camus, Nabokov.

    ha scritto il 

  • 2

    "[...] come se nel silenzio abituale della mia immaginazione fossi andato vagando per una città estranea e sconosciuta accanto al fantasma del mio lungo sogno ininterrotto"

    Chi vive il dramma maggiore? L'uomo che avvelena la propria giovinezza con il rimorso d'aver ucciso un altro essere umano o quello (il fantasma) che, arrivato ad un passo dalla morte, trascorre il res ...continua

    Chi vive il dramma maggiore? L'uomo che avvelena la propria giovinezza con il rimorso d'aver ucciso un altro essere umano o quello (il fantasma) che, arrivato ad un passo dalla morte, trascorre il resto della propria esistenza in attesa della dipartita definitiva (il volto della morte non si dimentica)? Facce speculari di un medesimo destino, o portatori di destini tanto saldamente intrecciati da essere l'uno ombra dell'altro, l'omicida (mancato) e la vittima (salvata) meritano, forse, la stessa compassione; il primo per il fatto di non aver più alcuna inibizione, il secondo per il fatto di non poter rinunciare alla consapevolezza che mai più amerà tanto la vita come nell'istante in cui la stava perdendo.
    Entrambi per il fatto d'essere, in fondo, nient'altro che due piccole pedine fissate ad una delle infinite scacchiere sulle quali la Vita e la Morte giocano le proprie partite.

    Lei era convinto di avermi ucciso, io ero sicuro che lei fosse morto, in qualche modo per colpa mia, e entrambi ci sbagliavamo. Ma che importanza ha - avere torto o ragione, intendo - quando lei ha passato tanti anni a torturarsi in un inutile rimorso e io nell'attesa di un miracolo che mi facesse tornare indietro? Chi ci restituirà questi anni e chi cambierà il suo destino o il mio?

    Davvero intrigante è l'idea sulla quale questo romanzo breve di Gazdanov si basa. Il tutto è rovinato, purtroppo, da un'esecuzione pasticciata, retta da un progetto fragile e nebuloso.

    ha scritto il 

  • 3

    uccidere o essere uccisi?

    Non è un giallo classico, perché non c'è nessun assassino. Il vero protagonista del libro è il destino.
    La storia, un ragazzo che crede di aver ucciso un uomo durante la guerra civile Russa che è acco ...continua

    Non è un giallo classico, perché non c'è nessun assassino. Il vero protagonista del libro è il destino.
    La storia, un ragazzo che crede di aver ucciso un uomo durante la guerra civile Russa che è accompagato per tutta la vita da questo pensiero, fa da sfondo alla filosofia della vita e della morte, uccidere o esseri uccisi.
    Quando l'ho comprato pensavo si trattasse di un romanzetto veloce e leggero...mai pensiero fu più sbagliato.
    C'è più filosofia qui che nei libri di testo del liceo.

    ha scritto il 

  • 4

    In questo capolavoro senza tempo lo scrittore russo Gajto Gazdanov (paragonato da molti, per forza e stile, a Proust, Kafka, Camus) dimostra come sia impossibile fuggire, per quanto si provi, ai diseg ...continua

    In questo capolavoro senza tempo lo scrittore russo Gajto Gazdanov (paragonato da molti, per forza e stile, a Proust, Kafka, Camus) dimostra come sia impossibile fuggire, per quanto si provi, ai disegni implacabili del destino...

    ha scritto il