Il fu Mattia Pascal

Di

Editore: Newton (Super TEN, 10)

4.1
(18268)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 249 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Sloveno , Ungherese , Portoghese

Isbn-10: 8879831933 | Isbn-13: 9788879831932 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Italo Borzi , Maria Argenziano

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

Ti piace Il fu Mattia Pascal?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    Pirandello, che altro dire?

    E' uno scrittore che si ama o si odia, io l'ho sempre amato. Questo è uno dei romanzi che amo di meno, rispetto a opere come "Uno, nessuno e centomila" o alle opere teatrali come "Sei personaggi in ce ...continua

    E' uno scrittore che si ama o si odia, io l'ho sempre amato. Questo è uno dei romanzi che amo di meno, rispetto a opere come "Uno, nessuno e centomila" o alle opere teatrali come "Sei personaggi in cerca d'autore". Le tematiche sono comunque ricorrenti: lo studio attorno alla identità personale, all'Io, l'amore per il surreale; in particolare in questo testo la tematica della ribellione e della fuga dagli altri e anche da se stessi. Fuga che si rivela breve, assurda, e inutile. Non si fugge da se stessi e dai propri fallimenti se non attraversandoli, non ci è possibile cancellare la nostra identità fatta di dati anagrafici ma anche di scelte sbagliate. Il risultato è la totale incapacità di sottrarsi al destino e il ritorno alla vita precedente, dopo aver perso anche quelle poche certezze che prima c'erano. Un pessimismo espresso però con una ironia eccezionale.

    ha scritto il 

  • 5

    L'IRONIA DELLA SORTE.

    Il Fu Mattia Pascal
    Questo romanzo rappresenta la manifestazione più eclatante dell’opera letteraria di Luigi Pirandello conferendo ai concetti di umorismo ...continua

    Il Fu Mattia Pascal
    Questo romanzo rappresenta la manifestazione più eclatante dell’opera letteraria di Luigi Pirandello conferendo ai concetti di umorismo e relativismo , cardini della sua poetica ,un carattere realistico, che nel personaggio di Mattia Pascal trovano una loro esplicazione.
    Figlio di un commerciante dedito soprattutto a traffici non ben qualificati ma estremamente proficui,il piccolo Mattia alla morte del padre si ritrova con una consistente fortuna che dovrebbe permettere a lui , alla madre e al fratello Roberto di vivere agiatamente per il resto della loro vita.
    Eredi altresì di molteplici proprietà terriere, i tre superstiti componenti della famiglia Pascal sono vittima della cupidigia di un disonesto e spregiudicato amministratore, il Malagna, che in pochi anni prende possesso, attraverso differenti stratagemmi, del capitale che il defunto padre aveva accumulato.
    Di fronte a questa sistematica opera di spogliazione , solo il piccolo Mattia ne ebbe piena coscienza senza avere però la possibilità di reagire.
    Educati da un precettore soprannominato Pinzone, un personaggio tanto stravagante quanto erudito e pervaso da una vena lirica che caratterizzerà l’indole del giovane Mattia, i due fratelli crebbero in un clima di agiatezza economica assieme alla madre, ignara dei raggiri del Malagna, che ha sempre rifiutato di riprendere marito anche di fronte ad un eccellente partito, e alla zia Scolastica,sorella del defunto padre, arcigna , benestante e non priva di quella severa indole che faceva da contrappeso alla bonarietà della cognata.
    Con il trascorrere degli anni, la maggior parte delle proprietà immobili furono vendute , operazione necessaria secondo il fraudolento amministratore, per far fronte ai creditori che avevano concesso dei prestiti per risanare un economia famigliare fragile a causa dei numerosi cattivi raccolti cagionati dai motivi più disparati e che non mancavano mai di essere addotti dai resoconti del loro ‘uomo di fiducia’.
    La figura di gerolamo Pomino padre, pretendente della vedova Pascal e del figlio che vicendevolmente, a seconda ella convenienza, diveniva il migliore amico dei due fratelli, caratterizzerà in maniera determinate la loro vita.
    Sposatosi Roberto, giovane di bell’aspetto a contrasto dello sgraziato Mattia, quest’ultimo rimase accanto alla madre accendendo a volte in questa delle vane speranze che potesse in qualche modo dedicarsi a qualcosa di costruttivo per la famiglia.
    Il giovane infatti si recava sovente presso un fattore che lavorava per la famiglia, ma solamente per conquistare il cuore di Oliva, la figlia di costui , la quale però, per una serie di circostanze fortuite andò in sposa all’autore della rovina economica del giovane.
    Ma a quel punto l’impossibilità della ragazza di dare un figlio all’uomo , come successe per la precedente moglie,lo spinse a interessarsi alla figlia di una sua parente, Romilda, la quale però aveva suscitato l’interesse del giovane Pomino, il quale per il suo carattere impacciato e timido , chiese l’intermediazione di Mattia, ben più risoluto e disinvolto e che finì per innamorarsi della ragazza .
    Il caso volle che in quel frangente, il nostro intrepido protagonista, ingravidò sia la sua vecchia fiamma, gia sposa del Malagna, sia quella che avrebbe dovuto divenire la madre dell’erede di costui che per ironia della sorte avrebbe dovuto ricevere ciò che l’amministratore aveva maltolto alla famiglia Pascal.
    A quel punto il giovane, nonostante la già conclamata situazione di dissesto economico dovette sposare la ragazza , nonostante il dispiacere della madre, Marianna Dondi vedova Pescatore, mentre al figlio di Oliva venne riconosciuta la paternità del marito e pertanto per una strana burla del destino , ciò che a Mattia era stato tolto dall’uomo , ritornava al suo stesso sangue attraverso il figlio della moglie.
    La disarmonia in famiglia, e la disperata situazione economica costrinsero Mattia a ricercare un lavoro che grazie all’intervento di Gerolamo Pomino padre e l’intercessione della zia Scolastica , attraverso la madre, ottenne un posto come gestore della biblioteca lasciata in eredità ai cittadini da monsignor Boccamazza.
    Romilda diede alla luce due gemelle, delle quali una morì pochi giorni dopo e l’altra sopravvisse per un anno, quando già il padre si era affezionato in modo quasi morboso, nonostante il totale disinteresse della madre.
    Quasi contemporaneamente mori anche la vedova Pascal, ospite presso la cognata e questo cagionò al giovane un intenso dolore che lo condusse a peregrinare quella stessa notte e girovagando giunse al mulino della loro ultima proprietà, la Sia, e quivi ricevette la consolazione del vecchio mugnaio che era al loro servizio da oramai molti anni.
    Nelle lunghe ore di ozio in biblioteca, durante le quali oltre a nutrirsi di intriganti e interessanti letture ,si diede alla stesura del racconto della sua vita,maturò l’idea di una fuga verso l’ignoto.
    Avendo a disposizione un biglietto da cinquecento lire che il fratello le aveva inviato per provvedere alle esequie della madre,Mattia si mise in viaggio intenzionato ad andare in America.
    Giunto in Francia, il timore dell’ignoto e le scarse risorse economiche lo dissuasero dal portare a compimento il suo progetto e pertanto decise , dopo aver casualmente acquistato un libro a Nizza che descriveva il funzionamento del gioco della roulette, di tentare la sorte al casinò.
    La fortuna gli fu propizia a tal punto che puntando sul numero 35,ottenne più volte una vincita secca.
    Nei giorni a seguire la sorte fu talmente benevola con lui che accumulò una cifra enorme, che però perdette successivamente e quando decise di fermarsi nella sfida col destino , gli rimase comunque una cifra di tutto rispetto, che gli avrebbe permesso di liquidare buona parte dei creditori e di rendere la sua condizione familiare più agiata.
    L’incontro con uno strano personaggio, un uomo spagnolo che voleva forse carpire i segreti del successo di Mattia e il suicidio di un giovane nei giardini del casinò con un colpo di rivoltella, caratterizzarono quei suoi giorni di fuga.
    Decise di far ritorno a casa pensando come avrebbe investito quelle ottantadue mila lire che aveva a disposizione, quando lesse su un quotidiano locale la sconvolgente notizia della sua morte.
    L’articolo infatti riportava la notizia di un suicidio di un uomo che corrispondeva alla sua descrizione, che si era gettato nella gora del mulino della Stia;la testimonianza del mugnaio che il giorno della morte della figlioletta superstite e della madre lo aveva consolato, pensando che in quel momento intendeva porre fine alla propria esistenza, e il riconoscimento da parte della moglie , della suocera e di molti altri cittadini di Miragno , attestarono che il morto era proprio Mattia Pascal , bibliotecario.
    Tale notizia ebbe un effetto terrificante sul giovane, ma nello stesso tempo decretava la sua libertà assoluta; Ciò che gli avrebbe reso penoso il ritorno a casa, il disamore per la moglie oramai divenuta disprezzabile anche di aspetto, e la perenne rivalità con la suocera, potevano oramai essere considerati ostacoli inesistenti, dato che lui non era altro che ‘il fu Mattia Pascal,’ come il cronista ‘Lodoletta’ volle evidenziare nel suo epitaffio.
    Percepiva un senso di assoluta libertà e con il denaro a disposizione poteva vivere discretamente per un certo periodo, però era necessario a quel punto crearsi una nuova identità.
    Viaggiando verso Torino studiò come costruire un passato e ascoltando una disputa su questioni religiose ‘, sul fatto che Gesù fosse bruttissimo, egli riuscì a comporre il suo nuovo nome in Adriano Meis.
    Con la sua nuova identità, a cui oltre al nome aveva associato un luogo di nascita, l’Argentina, un padre e una madre prematuramente scomparsi e un nonno affettuoso che fu anche suo precettore che gli instillò l’amore per l’arte, Mattia intraprese numerosi viaggi in Europa.
    Il destino lo condusse a Roma e quivi decise di fermarsi dal suo euforico girovagare in piena libertà , ma già cosciente delle limitazioni che questo comportava, non avendo legalmente alcuna identità essendo la sua vita attuale una creazione fantastica, una specie di perenne menzogna che avrebbe dovuto continuamente alimentare affinché potesse sopravvivere a se stessa.
    Si stabilì in una camera affittata presso un anziano dirigente ministeriale in pensione il signor Anselmo Paleari, studioso di teosofia ,che viveva con Adriana, la figlia , dallo sguardo triste e malinconico che suscitò l’interesse del Meis.
    Altra ospite della casa era la professoressa di musica Silvia Caporale, di aspetto assai sgraziato ma dotata di capacità medianiche tali da suscitare la piena ammirazione del padrone di casa.
    Durante i primi giorni il soggiorno di Adriano non fu affatto sgradevole, nonostante la stravaganza dei sui coinquilini,e in quel contesto maturò una certa empatia con la figlia del proprietario, nonostante la dissoluta e patetica insegnate di musica volesse attirare su di se l’interesse del nuovo ospite.
    Conscio del fatto che la Caporale avesse captato il messaggio sentimentale destinato alla giovane Adriana, l’uomo seppe adottare le dovute cautele affinché la situazione non degenerasse e un regime di gradevole armonia regnasse perenne durante le serate in cui si discuteva dei più svariati argomenti.
    L’uomo mantenne quella sensazione di libertà assoluta in quanto poteva mantenere quello status di finzione relativa alla sua identità senza doversi inventare ulteriori menzogne che urtassero con la sua coscienza, mentre la stima e la simpatia per la giovane Adriana stavano per sfociare in un’autentica passione.
    L’inattesa apparizione di Terenzio Papiano, genero del Paleario, in quanto marito della defunta figlia, in quell’ambiente decretò la fine di quello stato di placida quiete e armonia, che rendeva sopportabili e quasi gradevoli le dissertazioni dell’anziano teosofista sulla morte.
    Costui era giunto da poco da Napoli in compagnia dell’epilettico fratello Scipione che alloggiava sopra una cassa nel corridoio, prospiciente la porta della camera del Mei.
    Era un personaggio alquanto sinistro e equivoco,il quale dopo aver illuso la Caporale durante la malattia della moglie, per ottenere un prestito di settemila lira, mai restituiti, ora mirava ad un eventuale matrimonio con la cognata allo scopo di non dover restituire una consistente dote al suocero.
    La presenza di Adriano e il suo coinvolgimento nella vita famigliare era visto con sospetto dal vedovo , il quale, nonostante ostentasse un atteggiamento cortese nei confronti dell’ospite, rappresentava un potenziale pericolo al’integrità della nuova identità del nostro protagonista.
    Un giorno venne accompagnato da uno stravagante personaggio ,evidentemente in preda ai fumi dell’alcol, un torinese, che si chiamava Meis e che giurava di essere cugino di Adriano per via di uno zio che era partito anni fa per l’America.
    Il timore del fu Mattia, accrebbe ulteriormente il giorno che in casa udì la voce dello spagnolo che aveva conosciuto al casinò in occasione della sua consistente vincita .
    Costrui, di nome Pantogada, era il dissoluto genero di un marchese fedele alla causa Borbonica e clericale , di cui il Papiano era segretario,che volendo sottrarre la figlia Pepa dall’influenza del nobile napoletano, era venuto a chiedere all’uopo l’intercessione del solerte funzionario.

    Partito da Roma lo spagnolo ed essendo venuto meno il senso di ostilità da parte del genero del Paleario, la situazione ritornò alquanto tranquilla, sennonché questi volle proporre ad Adriano , che nel frattempo sotto suggerimento della caporale si era operato quell’occhio asimmetrico che fin dalla nascita aveva rappresentato un forte inestetismo sul suo volto,la giovane Pepa Pantogada quale fidanzata , per distogliere la sua attenzione da Adriana.
    La viziata ed eccentrica nipote del marchese, non priva di grazia , nutriva un amore segreto con Bernaldez, un pittore ispainico che risiedeva nel maniero romano del nonno, incaricato di ritrarre la cagnolina di costei.
    In una seduta spiritica voluta da Paleario e organizzata da Papiano , durante la quale si sarebbe dovuto evocare lo spirito di Max, un giovane compositore compagno di studi della Caporale, un talento precocemente scomparso, nella stanza del convalescente Adriano Meiss, che nonostante non riuscisse ancora a vedere dall’occhio dov’era stato operato, fece si che scoccasse Il bacio tra costui e Adriana e con quello anche l’amore.
    Le riflessioni sentimentali che seguirono quel gesto ,assieme alla repulsione che la donna aveva per il cognato condussero l’uomo a constatare nuovamente che il suo stato civile anteriore la sua morte conclamata, non gli avrebbe permesso di contrarre un nuovo matrimonio e pertanto la relazione con la donna avrebbe dovuto seguire la scia di clandestinità e quindi di menzogna che caratterizzava la sua attuale identità.
    Ciò cagionava all’uomo un profondo stato di costernazione e sofferenza che venne aggravato da un fatto inatteso in presenza della figlia del Paleario, allorché venne constatato il furto dalla nicchia dove aveva custodito il denaro di una buona parte della somma di cui disponeva e che corrispondeva al debito che il Papiano aveva contratto con il suocero per quanto concerneva la dote.
    L’impossibilità di denunciare il fatto alle autorità , cosa che Adriana esigeva , pena adottare lei stessa delle misure che salvassero la casa dal disonore che il cognato, unico possibile autore del furto, aveva gettato, costrinse l’uomo a dichiarare che aveva recuperato la somma che presumibilmente gli era stata sottratta.
    La meraviglia di Adriana a codesta notizia fece si che i rapporti tra i due novelli amanti si incrinassero ancor prima di concretarsi, ed solo il pensiero che tutto ciò andasse a favore della donna, dato che il cognato avrebbe potuto restituire la dote al suocero con il denaro sottratto e quindi evitare quello scomodo e imbarazzante matrimonio, tranquillizzò la coscienza del nostro Meis.
    Egli concluse, altresì, che era necessario troncare ogni rapporto con la donna amata data l’impossibilità di far vivere un simile sentimento sulla menzogna .
    Nella residenza del marchese dove furono invitati, l’uomo decise di seguire i consigli di Papiano e fece la corte alla giovane Pantogada che , avendo avuto un dissapore con il pittore di cui era innamorata si abbandonò alle lusinghiere frasi dell’uomo.
    Ciò suscitò l’ira del Bernaldez che dopo vari insulti sfidò a duello l’uomo che aveva tentato di sedurre la sua amata.
    Vista la totale impossibilità a trovare dei padrini che l’assistessero nel duello, il malinconico fu Mattia Pascal decise dopo qualche esitazione di scomparire dalla scena facendo si che anche Adriano Meis morisse, simulando un suicidio .
    Dopo aver lasciato un biglietto con nome e indirizzo, assieme al cappello e al bastone, finse di essersi gettato dal ponte e scomparve da Roma portando con se il denaro che gli restava e si diresse prima a Pisa e dopo essersi accertato che il suo suicidio fosse stato pubblicato sulle notizie di cronaca, si diresse verso Oneglia nella casa del fratello Roberto.
    Ritornava ad essere Mattia Pascal e l’arrivo in casa di Berto suscitò una forte meraviglia , ma ancor più sensazionale fu per l’uomo l’apprendere che Romilda si era risposata con Gerolamo Pomino figlio, colui che fu il suo migliore amico e che per ironia della sorte aveva a suo tempo sottratto la donna che ora era divenuta moglie di entrambi.
    L’arrivo a Miragno di colui che tutti credevano defunto fu accompagnata dalla totale indifferenza ,dato che non fu riconosciuto , nonostante avesse assunto le fattezze che aveva prima della sua presunta morte.
    Dopo aver appreso della morte del cavalier Pomino, si recò in casa del figlio e anche in quel frangente suscitò non poco stupore.
    Lui stesso fu sorpreso nel vedere Romilda decisamente migliorata d’aspetto e , soprattutto, nel apprendere che dal matrimonio era nato un figlio che costei amava, come mai aveva fatto con la defunta figlioletta avuta da Mattia.
    Dopo una sfuriata contro l’ex amico e la vedova Pescatore che proseguiva le sue inopportune ingerenze nella famiglia, decise di non procedere a favore dell’annullamento del matrimonio del Pomino, come gli sarebbe spettato di diritto e decise di vivere in casa della zia Scolastica che lo accolse come fece a suo tempo con la madre.
    Spesso Mattia si recava sulla tomba di quello sconosciuto morto nella gora della Stia e che nessuno aveva mai riconosciuto se non nel ‘fu Mattia Pasca’ come recita l’epitaffio sulla tomba.

    ha scritto il 

  • 5

    Sulla follia della vita

    Cosa è normale e cosa no nella vita? Possiamo veramente dirlo? Purtroppo no. Tutto può capitare, anche le stramberie più azzardate, come al povero Mattia Pascal, costretto a "morire" due volte, prima ...continua

    Cosa è normale e cosa no nella vita? Possiamo veramente dirlo? Purtroppo no. Tutto può capitare, anche le stramberie più azzardate, come al povero Mattia Pascal, costretto a "morire" due volte, prima di capire che non si può sfuggire alla vita, in nessun modo.
    Numerose digressioni fanno di questo romanzo il libro della vita, grazie soprattutto alle riflessioni avute con Anselmo Paleari, parlando appunto di vita e di morte, nonché del famoso lanternino.
    Insomma, la vita è uno spettacolo teatrale, noi siamo comparse o protagonisti, sempre in balia di una trama che non avrà mai fine.

    ha scritto il 

  • 4

    La trama è estrema, ma Pirandello è riuscito a svilupparla rendendo verosimile l'improbabile, soprattutto grazie alle continue riflessioni del protagonista che lo rendono un personaggio "umano" e non ...continua

    La trama è estrema, ma Pirandello è riuscito a svilupparla rendendo verosimile l'improbabile, soprattutto grazie alle continue riflessioni del protagonista che lo rendono un personaggio "umano" e non "fantastico".
    Uniche pecche: ho trovato troppo veloce la prima parte (in particolare il modo in cui Mattia Pascal in pochissimo tempo mette incinta ben due donne e si disinteressa di uno dei figli) e abbastanza inutili e lunghi i capitoli sulle sedute spiritiche. Per il resto è un gran romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro sui temi del doppio, del patto col diavolo, della solitudine...

    Ho ri-divorato appassionatamente Il fu Mattia Pascal. Linguaggio cui all'inizio occorre un po' abituarsi, ma bellissimo gioco intellettuale; macchina narrativa perfetta. Non me lo ricordavo così strar ...continua

    Ho ri-divorato appassionatamente Il fu Mattia Pascal. Linguaggio cui all'inizio occorre un po' abituarsi, ma bellissimo gioco intellettuale; macchina narrativa perfetta. Non me lo ricordavo così straripante di simboli.

    ha scritto il 

  • 4

    A tratti sorprendente

    A tratti risulta sorprendente, anche se non è una lettura scorrevole, e solo in alcuni punti la trama ti porta a chiederti cosa succederà. Ci si chiede quale sia la seconda morte, visto che abbastanza ...continua

    A tratti risulta sorprendente, anche se non è una lettura scorrevole, e solo in alcuni punti la trama ti porta a chiederti cosa succederà. Ci si chiede quale sia la seconda morte, visto che abbastanza in fretta muore per le prima volta. Non so se lo consiglierei come lettura, ma credo che si tratti di un ottimo italiano, e scritto bene. Non saprei se la trama sia interessante, ma ti coinvolge, e lo segui volentieri... so che non si tratta di una buona recensione, ma non ho una buona recensione da fare...

    ha scritto il 

  • 3

    Io e Pirandello non andiamo proprio d'accordo. Nonostante appartenga appena agli inizi del secolo scorso il suo stile è impastoiato, faticoso, come avesse una sorta di vetustà incorporata estranea ad ...continua

    Io e Pirandello non andiamo proprio d'accordo. Nonostante appartenga appena agli inizi del secolo scorso il suo stile è impastoiato, faticoso, come avesse una sorta di vetustà incorporata estranea ad autori ben più antichi di lui. Inoltre la componente saggistica stenta ad integrarsi a quella romanzesca che ne rappresenta il pretesto, come due sostanze immiscibili.
    Mi spiace molto perché il suo pensiero e la sua carica innovativa mi affascinano molto

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per
Ordina per