Il generale Della Rovere

I grandi romanzi italiani, 28

Di

Editore: RCS - Corriere della Sera

3.9
(160)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 138 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000029637 | Data di pubblicazione: 

Intervistatore: Michele Brambilla ; Prefazione: Sergio Romano

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Con un'intervista di Michele Brambilla all'autore
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  • 4

    "Quando non sai qual è la via del dovere, scegli la più difficile."

    Breve storia, ambientata tra Genova e Milano, tra la primavera e il Luglio del '44, in parte reale e in parte romanzata: Montanelli spiega benissimo, sia nelle avvertenze iniziali che nell'intervista ...continua

    Breve storia, ambientata tra Genova e Milano, tra la primavera e il Luglio del '44, in parte reale e in parte romanzata: Montanelli spiega benissimo, sia nelle avvertenze iniziali che nell'intervista finale, dove finisce la parte reale e dove inizia la parte di fantasia: riguardo le polemiche che ci sono state in questo senso, per questa commistione tra realtà e finzione, in parte ne capisco il motivo e tuttavia in questo frangente non credo ci sia nulla da addebitare a Montanelli. Io personalmente l'ho trovata una storia molto umana, non vi ho trovato né revisionismo né tantomeno offese alla Resistenza o ai partigiani.
    Se da una parte può turbare il fatto che il nome di un manigoldo e spia figuri sulla lapide di Fossoli insieme ad altri caduti ben più puri di lui; e se può turbare il fatto che proprio del manigoldo qualcuno abbia cercato di farne un personaggio quasi a volerne preservare e riabilitare la memoria; dall'altro lato restano comunque il fatto che questo personaggio "è morto meglio, molto meglio di quanto era vissuto" e che "l'unico generale che si comportò fino all'ultimo da generale fu un generale falso."; e infine resta il fatto che se uno scrive una storia ha diritto di mescolare realtà e finzione come crede, spetterà al lettore poter dire 'mi piace' o 'non mi piace'.

    La storia di un uomo comune che da riprovevole truffatore e spia collaborazionista si tramuta, inconsapevolmente, per eccesso di immedesimazione o come per una sorta di istinto di profonda umanità, in uno degli eroi della guerra civile: è stata pensata per la sceneggiatura del film di Rossellini, ed in effetti sembra già qui di leggere una sceneggiatura, tutto il racconto ha un tono e un impianto molto cinematografici. Anche se non ho visto il film, ora è un po' come se lo avessi visto: impossibile leggere queste pagine senza trovarsi davanti agli occhi Vittorio De Sica. Montanelli nell'intervista afferma che per il film è stato scelto un interprete del tutto sbagliato, ma io la penso esattamente all'opposto.

    Questo racconto non sarà un capolavoro al livello de "Il partigiano Johnny" o "Il clandestino", ma il valore di questa lettura è in ogni caso in una testimonianza, a cui non potrei dare meno di quattro stelle: al di là di quelle che possono essere le parti inventate e le idee dell'autore, c'è la testimonianza di un'atmosfera, di un importante momento storico, di un contesto di grigiore e di paura e infine di tensione ad una rinascita, e mi ha suscitato sensazioni perfettamente coerenti con altre letture dalla stessa ambientazione, ad esempio "Uomini e no" di Vittorini che ho letto tanti anni fa, o più di recente nel libro-intervista di Onorina Brambilla Pesce.

    ha scritto il 

  • 3

    10-2015

    Una storia che non conoscevo e che ho letto con grande interesse. C'è molta italianità in questa storia di fine guerra mondiale, con truffatori che si fingono generali, e come generali decidono di mor ...continua

    Una storia che non conoscevo e che ho letto con grande interesse. C'è molta italianità in questa storia di fine guerra mondiale, con truffatori che si fingono generali, e come generali decidono di morire, fucilati a Fossoli nel 45. Vicenda vissuta in prima persona dallo stesso Montanelli, che la raccontò nel 1959 e che provocò polemiche per molti anni. Interessante.

    ha scritto il 

  • 3

    Apprezzabile la scrittura di Indro Montanelli, nonché l'intenzione del giornalista di fare alcune dovute precisazioni. Il libro si legge molto rapidamente, le vicende narrate possono risvegliare lo sp ...continua

    Apprezzabile la scrittura di Indro Montanelli, nonché l'intenzione del giornalista di fare alcune dovute precisazioni. Il libro si legge molto rapidamente, le vicende narrate possono risvegliare lo spirito patriottico e/o far sorridere perché inverosimili.

    ha scritto il 

  • 5

    Kagemusha a San Vittore

    L'ombra di un generale attraversa il corridoio di San Vittore, braccio politico, in cogestione tra Polizia italiana e SS tedesche.
    Che sia un generale non c'è dubbio, ha persino il monocolo e impartis ...continua

    L'ombra di un generale attraversa il corridoio di San Vittore, braccio politico, in cogestione tra Polizia italiana e SS tedesche.
    Che sia un generale non c'è dubbio, ha persino il monocolo e impartisce educatamente ordini indiscutibili ai suoi carcerieri, che obbediscono, non sapendo come si disobbedisce a un generale.
    Ma il generale è in realtà Giovanni Bertoni, un truffatore che si trova agli arresti delle SS a Genova nel momento più opportuno per salire di grado: da finto Maggiore Grimaldi della Guardia Nazionale Repubblicana a Generale Conte Fortebraccio Della Rovere.
    Entrato in galera come una spia per smascherare un capo partigiano, del cui arresto i nazisti sono certi ma che non hanno saputo identificare, il traffichino Bertoni ne uscirà da eroe, morendo fucilato a Fossoli gridando "Viva il Re".
    Da un episodio realmente accaduto, di cui Montanelli fu testimone durante la sua prigionia, nasce questo racconto asciutto ed efficace, come tutta la prosa del suo autore.
    Non è esattamente narrativa e non è cronaca (come avverte la prefazione di Montanelli), tuttavia l'ibridazione riesce bene, forse grazie alla forte nota biografica che si legge tra le righe e al malcelato affetto per il personaggio.
    Come Montanelli ebbe a dire, a seguito delle molte polemiche nate dopo il film omonimo di R. Rossellini (sostanzialmente infedele al racconto), Bertoni\Della Rovere era un italiano come tanti di quell'epoca di guerra civile, tentava di sopravvivere ad ogni costo e per caso gli riuscì di morire meglio di come avesse vissuto.
    Almeno questo, secondo Montanelli, gli andava riconosciuto, come dice il Colonnello Muller: "Noi tedeschi giudichiamo questo paese dai generali veri. E' su quelli falsi che va misurato".

    ha scritto il 

  • 4

    Un Montanelli che non ti aspetti... o meglio: in fin dei conti te l'aspetti, se hai letto i suoi libri sulla storia d'Italia.

    Questo racconto lungo è semplice, eppure divertente. Scorre veloce e racco ...continua

    Un Montanelli che non ti aspetti... o meglio: in fin dei conti te l'aspetti, se hai letto i suoi libri sulla storia d'Italia.

    Questo racconto lungo è semplice, eppure divertente. Scorre veloce e racconta di come in Italia i veri eroi alla fine sono i generali finti e non quelli veri.

    Una storia ambientata nella seconda guerra mondiale. Una storia quasi vera, un po' romanzata, ma raccontata nel solito stile accattivante di Montanelli.

    ha scritto il 

  • 4

    Credo che se l'avessi letto nel '59, quando fu pubblicato, mi avrebbe indignato, infastidito. Perchè ci si mette poco a rendere un romanzo un libro di Storia e a trasformare un evento importante in un ...continua

    Credo che se l'avessi letto nel '59, quando fu pubblicato, mi avrebbe indignato, infastidito. Perchè ci si mette poco a rendere un romanzo un libro di Storia e a trasformare un evento importante in una macchietta (con la Resistenza si sprecano, ultimamente, le critiche per il 70% delle volte date a torto). Ma nel momento in cui si comprende - e si deve fare - che un romanzo NON è un libro di Storia, che un evento può ANCHE avere dettagli diversi - come è naturale - si ama questo racconto e la pulizia e la sincerità di Montanelli.
    Non capivo, leggendo, chi fosse cattivo e chi no finchè mi sono resa conto che non ci sono buoni e cattivi, o meglio, non c'è il buono supereroe e il cattivo da battere. Questa è la vita vera, il buono cos'è? chi è? ma è buono davvero?
    Penso che sia un racconto acuto, molto - moltissimo - avanti per i suoi tempi e decisamente corretto. Al di là di verità storiche presunte - e Montanelli, anche se oggettivamente non servirebbe neppure dirlo, specifica che è un romanzo quindi FINTO - è uno sguardo anche divertente, ironico, su un personaggio che non è un eroe quando tutti pensano di esserlo - i partigiani.
    E' brutto leggere revisioni non richieste di ciò che fecero persone coraggiose, forti, pronte a salvare tutti noi e loro stessi. Ma non è questo il caso. Questa è la storia di un ometto (oggi lo chiameremmo paraculo) che si è finto eroe.
    Non viene trasformata la Storia in storia, bensì è la storia che entra a far parte della Storia.

    ha scritto il