Il giardino dei Finzi-Contini

Il romanzo di Ferrara libro terzo

Di

Editore: Mondadori

3.9
(6526)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 279 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Francese , Tedesco

Isbn-10: A000098840 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook , CD audio

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Micòl Finzi-Contini è una delle figure più affascinanti e inafferrabili della letteratura italiana di oggi: una figura dal destino tragico che si compie in una delle pagine più crudeli che la storia ricordi, lo sterminio nazista degli ebrei d'Europa. Insieme ai familiari essa viene deportata in un campo di concentramento tedesco nel 1943, votata a una morte anonima. Ma un diverso mondo si intreccia al tragico regno mitico in cui vengono rievocate l'adolescenza e la prima gioventù del narratore; e di questa sua personale vicenda il rapporto con la famiglia dei Finzi-Contini, e soprattutto con Micòl, è un elemento determinante. In realtà il romanzo, per quanto scritto in prima persona dal protagonista-narrante, è come un monumento innalzato in memoria di Micòl; quando si chiude la vicenda di lei, si interrompe anche quella del protagonista.Il modo d'agire di Micòl, enigmatico e imprevedibile, non può venir analizzato alla luce degli elementi "realistici" dell'intreccio, o degli elementi psicologici della sua personalità. Il suo rifiutare l'amore del protagonista, la brusca partenza da Ferrara, l'odio che nutre per il futuro, il suo amore appassionato per la vita, sono soltanto alcuni dei gesti, dei sentimenti di Micòl, che lasciano interdetto e affascinato il lettore.Per comprendere almeno in parte la natura di Micòl, è necessario oltrepassare il livello storico e psicologico della narrazione e guardare ai suoi archetipi mitici, all'eterno tema del cammino verso la maturità; soltanto allora Micòl può apparire come il mistagogo del protagonista, e la ricchezza simbolica, la più autentica ricchezza del romanzo, può venir compresa appieno.
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  • 5

    Citazione

    Nella vita, se uno vuol capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto t ...continua

    Nella vita, se uno vuol capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto tempo davanti a sé per tirarsi su e resuscitare... Capire da vecchi è brutto, molto più brutto. Come si fa? Non c'è più tempo per ricominciare da zero, e la nostra generazione ne ha prese talmente tante di cantonate!

    ha scritto il 

  • 4

    Serve fare un piccolo sforzo! basta superare le prime 100 pagine per ritrovarsi a bordo del campo da tennis dei finzi contini e poter ammirare una delle donne più belle mai raccontate in un libro. Bas ...continua

    Serve fare un piccolo sforzo! basta superare le prime 100 pagine per ritrovarsi a bordo del campo da tennis dei finzi contini e poter ammirare una delle donne più belle mai raccontate in un libro. Bassani ha saputo cogliere delle sfaccettature che ho solo ritrovato nella penna dei grandi maestri russi.

    ha scritto il 

  • 4

    “…a poco più di un metro di distanza, eppure lontanissimi, intangibili come se li proteggesse tutt’attorno una parete di cristallo.”

    Recuperando una serie di classici del Novecento italiano (sfuggiti per svariate ragioni, subordinati ad altre letterature a me più affini, colpevolmente trascurati o addirittura boicottati a lungo) pr ...continua

    Recuperando una serie di classici del Novecento italiano (sfuggiti per svariate ragioni, subordinati ad altre letterature a me più affini, colpevolmente trascurati o addirittura boicottati a lungo) prima o poi avrei dovuto imbattermi in questo notissimo romanzo, dal titolo talmente familiare da far ritenere di averlo certamente letto in passato, anche se così non è.

    L’approccio iniziale è quindi titubante, condizionato dalla fama dell’opera, accompagnato da una sorta di soggezione, resistenza, inquietudine, addirittura diffidenza, potendone risultare in definitiva ed in superficie la semplice storia di un amore giovanile non corrisposto (anche se l’età che sancisce l’inizio dell’innamoramento è cruciale perché a tredici anni un ragazzo ha l’ingenuità di un bambino, una ragazza ha la malizia di una donna).

    Ma alla prova dei fatti lo stile dell’autore, pur a distanza di oltre mezzo secolo, si è dimostrato in grado di mantenere una delicatezza, una sensibilità ed una capacità di evitare i luoghi comuni insiti in storie di tale ambientazione, qualità che da sole giustificherebbero ampiamente il suo posto rilevante nella storia della letteratura italiana.

    Sebbene Bassani usi il tasto con saggezza ed estremo pudore, è innegabile e del resto inevitabile che la tragedia della shoah incombente proietti una luce particolare sugli eventi e sui personaggi: i Finzi Contini ci sono presentati fin dalle prime pagine attraverso la descrizione della tomba di famiglia, pur destinata ad accoglierne le spoglie in minima parte.

    E tutta la città, intorno al Giardino, viene avvolta in un’atmosfera ovattata, un po’ incantata, quasi onirica che colpisce a fondo l’immaginazione inducendo (almeno in me) il desiderio* di tornare a visitare Ferrara anche se sappiamo che quei luoghi, quei colori, quegli alberi non solo non esistono più, ma in gran parte non sono mai esistiti se non nella penna e nell’estro dell’autore che scelse di filtrare e rimescolare la realtà da lui vissuta, lasciandone l’essenza ma dissimulandone i dettagli.
    [*desiderio insensato anche perché Ferrara assurge qui a luogo simbolo della memoria ben al di là delle caratteristiche peculiari del posto.]

    Forse è la riflessione che in quegli anni o ancor prima, di qua e di là dall’Oceano altri autori seppero inventare e sperimentare ardite e rivoluzionarie forme di romanzo e di narrativa in genere, a farci ridimensionare la statura di quest’opera e della sua prosa tutto sommato tradizionale e povera di frasi o pagine travolgenti (nel mio lettore ho evidenziato solo la citazione messa nel titolo e poco altro…).

    Ma se la lettura di un romanzo è anche (o soprattutto) piacere e benessere per le sensazioni assorbite, respirate, in qualche modo rivissute in proiezione come se si rimescolassero in quel calderone misterioso che è la memoria (la propria e quella dello scrittore), allora l’obiettivo può dirsi conseguito se ancora resiste nel tempo il riverbero del malinconico sorriso di Micol, del pallore malato di Alberto, dell’insieme dei Finzi-Contini che il narratore ancora bambino vede nella sinagoga “…a poco più di un metro di distanza, eppure lontanissimi, intangibili come se li proteggesse tutt’attorno una parete di cristallo.”

    ha scritto il 

  • 4

    È lo stesso B. a definire un’operazione mistificatoria quella di abbattere la distanza tra autore e protagonista privando quest’ultimo di un nome proprio e dedicando il romanzo alla coprotagonista, co ...continua

    È lo stesso B. a definire un’operazione mistificatoria quella di abbattere la distanza tra autore e protagonista privando quest’ultimo di un nome proprio e dedicando il romanzo alla coprotagonista, come se fosse un personaggio realmente esistito. Ragazzo ebreo di Ferrara, di cui non si sa mai il nome, dagli occhi cerulei, lui, fanciulla con i capelli biondi con striature nordiche, lei. B dice di aver fatto di tutto per far credere che i personaggi del giardino fossero veri, si è attribuito la storia, senza mettere un diaframma tra scrittore e storia, come se fosse davvero esistita, e poi per avallare il tutto non si è mai menzionato durante tutta la narrazione, perché ritiene che il problema della narrativa sia la credibilità. Per questo è così attento a dare un nome e un cognome anche ai personaggi minori. Nel romanzo l’autore è ogni personaggio perché ognuno dei tanti personaggi con nome e cognome dà una forma a un sentimento dell’autore.
    Secondo me è un inganno ben congegnato, individuabile in tutto quell’affannarsi, all’inizio del romanzo, a ripetere che sulla guida del Touring oggi non c’è traccia della magna domus - e grazie non è mai esistita! - ma il gioco ha fatto si che molti turisti si siano aggirati per Ferrara in cerca della tenuta dei Finzi-Contini.
    Per B nessuno scrittore ha rispetto per i propri personaggi, con questa opera di mistificazione, facendo credere che siano vicende vere, personaggi veri, restituisce loro una certa dignità.
    Per esempio partiamo dalla fine se Micol abbia o no avuto una relazione non Malnate l’autore non ha il diritto morale di saperlo, è vero, dice il protagonista in preda a un’illuminazione/allucinazione mentre si aggira di notte nel giardino, quando oramai è tutto perduto, Malnate veniva in giro con lui per far l’ora di andare da Micol, ecco il perché della scala contro il muro di cinta, ne è tanto certo lui e ne resta altrettanto incerto il lettore. Certi critici lo accusano di non aver sfruttato la carica erotica implicita nel romanzo, ma è proprio perché resta implicita che rimane impressa nella nostra memoria, come qualcosa di irrealizzato, su cui fantasticare, che diventa inesauribile.
    Cosa colpisce di quest’opera stilisticamente complessa: prosa proustiana a cerchi concentrici, largo uso di flash back, preludi e anticipazioni, ambientazioni che annunciano atmosfere e snodi narrativi, toponomastica, precisione nei luoghi, descrizioni millimetriche, meticolosa attenzione a dare a ciascuno un nome e un cognome, il gusto per la digressione, i magnifici dialoghi declinati in tutte le maniere dal discorso libero indiretto - che spesso inquadra due punti di vista: la voce narrante e di quello che parla, spesso usato per inquadrare atti mentali, sogni, fantasticazioni, discussioni riportate- a quello indiretto. Una narrazione che si fonda sul dialogo e sui rapporti tra le persone che si evolvono, Micol, sul finale, non è più quella bambina che attira il coetaneo nel giardino e neppure quella che lo porta in giro per il parco enunciando tutte le specie faunistiche, si trasforma in creatura crudele e lui in un rancoroso e disperato. Il rapporto col padre, se si configura sullo scontro dialettico – ricordare il dialogo su Hitler e Mussolini, il quale sarebbe più buono, e cita l’articolo di Trotski che dice che il capitalismo nella sua fase imperialistica non può non discriminale le minoranze come gli ebrei - quando poi sul finale s’incontrano di notte, la politica non è motivo di scontro, lui sulla la teoria del padre - che Stalin, se gli convenisse, potrebbe allearsi con Hitler - non si mette in contrapposizione, dice solo che non crede sia possibile ed è l’avvio di una fase distensiva dove il padre - dicendogli e argomentando che forse è meglio così, che la rassegnazione in fondo e l’allontanamento dal giardino sono l’unica cura possibile e facendo una carrellata su tutte le sue scelte fino ad ammettere che lui è una persona sensibile che non si accontenta, che va sempre a cercare soprattutto - dimostra di aver inquadrato esattamente il proprio figlio che finalmente si sente compreso e rasserenato o forse rassegnato e quindi cresciuto per quella logica piccolo-borghese di cui è portatore il padre. E Malnate con cui in un primo momento discute di politica scontrandosi poi ci passa le notti in osteria, diventano amici e poi infine il sospetto.L’opera è scandita dal continuo ticchettio di un conto alla rovescia. Il passato non muore mai, il passato è una dimensione del presente, dice Faulkner.
    Memoria: una voce che maschera se stessa, gesti piccoli, quotidiani dentro i quali cresce l’angoscia, il passato è un incubo da cui è impossibile svegliarsi, l’allarme che preme sotto la superficie delle cose, il passato è una bomba a orologeria. Un devastante senso di esclusione, un velo ci divide da ciò che vorremmo essere e ciò che siamo, nessun riscatto è possibile su una ferita originaria, come in dietro la porta, la vendetta non può guarire e s’ insegue una vita che non si riesce mai a prendere.

    La brevità dei momenti che potevano divenire felici, costretti nel giardino, prima, e poi quella frase: tempi scuri colorano l’orizzonte, quando il protagonista prepara la tesi dal prof. Ermanno Finzi-Contini studioso del Carducci, e lui va a trovare il ragazzo, sono lontani i giorni in cui si giocava a tennis nel parco, ora il parco è deserto perché fa concorrenza al circolo come sono arrivati gli anni bui della storia, Micol lo vuol vedere, è malata, lui tenta di baciarla e lei si ritrae, forse per la tragedia razziale che si sta per abbattere su Ferrara oppure perché è passato quell’attimo, lo ferisce, lei a letto, infiacchita, come se le vicende intime risentissero dei tormenti della storia e le leggi razziali che stanno per abbattersi sulla comunità israelitica ferrarese avessero una qualche influenza su quell’amore sempre sul punto di compiersi, senza mai realizzarsi.
    In questo romanzo le cose, il cancello che scherma, il muro che divide, una finestra da cui osservare innescano un sentimento di mortificazione.
    Ne giardino dei Finzi-Contini si condensa la malattia e il decadimento di una certa società, che sembra venire da coloro che la portano, come se la società ebraica avesse in se stessa i germi della morte, e le leggi razziali ponessero fine a qualcosa che era già destinato a scomparire.
    Dal mio punto di vista le vicende storiche stanno accanto a quelle personali, colorano di grigio lo sfondo in cui si muovono questi personaggi piccoli borghesi che si adattano, anzi, aspirano a diventare piccoli e borghesi e come tali hanno pensieri umili, mediocri spesso miserabili. Non ci sono atti di ribellione, ma solo di sdegno, appunto, presa di distanza, osservazione di una situazione che va alla deriva e come nessuno prende la responsabilità della propria vita sentimentale, nessuno si assume le responsabilità della storia, né cerca ci contrastare il precipitare di una situazione, neppure Malnate, l’uomo più pragmatico di tutta questa carrellata di fantasmi, che il passare del tempo non ha ingrigito e sembrano ancora aggirarsi per Ferrara perché le loro angosce e insoddisfazioni sono vere ancora per noi ancora oggi.

    Primo vero romanzo, vincitore del premio viareggio. Il libro è una fusione equilibrata tra prosa d'arte e testimonianza memoriale, tra desiderio della bella pagina, scrittura misurata, e di esperienza morale, intellettuale e politica. Il successo è enorme, le vendite superano le centomila copie in cinque mesi.
    Nel 57 inizia a insegnare all’accademia d’arte drammatica silvio d’amico, in quello stesso anno si reca a Cerveteri con gli amici Gallo, Citati e Garboli, questo episodio è narrato nel prologo del giardino dei Finzi-Contini.
    Accusato di avere una narrativa troppo esile e vuota, fatta di niente, esitante.
    Manganelli dice del giardino:
    solenne meditazione con figure, come un quadro di Durer, i Finzi-Contini disprezzano tutti, sdegnosi di qualsiasi compromesso, non contrastano né eludono la persecuzione razziale, si astengono dall’intemperanza, asciutta passione morale, non subiscono la morte, si alleano con essa, come personaggi apocalittici.
    Barilli sulla rivista ne il Mulino agosto 59 dice che la sua narrativa è convenzionale, grigia, mediocre, come l’ossessivo ricorrere alla memoria, una memoria di vecchio tipo, degli affetti, un riporto lineare, una restituzione fedele dei fatti.
    Mentre Calvino scriveva che Bassani raggiungeva livelli di sgomento metafisico, nella sua fotografia minuziosa della provincia.

    ha scritto il 

  • 5

    e capisci perché li chiamano classici

    leggere o rileggere i classici spesso fa capire perché li si chiama così. valori assoluti, Storie con la S maiuscola, una scrittura nella quale dietro ogni parola sta una ricerca di senso profondo.
    si ...continua

    leggere o rileggere i classici spesso fa capire perché li si chiama così. valori assoluti, Storie con la S maiuscola, una scrittura nella quale dietro ogni parola sta una ricerca di senso profondo.
    si legge questa storia di amicizia e di amore (non corrisposto?) tutto sommato normale, con gli occhi già foderati di malinconia per ciò che è accaduto dopo, avvenimenti enormemente più grandi della "scuffia" che l'autore si prende per micol. e anche la scrittura usata da bassani si accende per gli avvenimenti che racconta, che fanno parte della sua giovinezza, ma in fondo ha già perdonato tutti, sé stesso e anche micol, la malinconia, più che il dolore vero e proprio, sono la cifra di questo splendido romanzo, che racconta una piccola storia dentro la grande Storia.

    ha scritto il 

  • 2

    Ambientato a Ferrara durante l'epoca fascista, nel periodo in cui vennero emanate le prime leggi raziali.
    Racconta dell'innamoramento del protagonista nei confronti di una giovane, anch'essa appartene ...continua

    Ambientato a Ferrara durante l'epoca fascista, nel periodo in cui vennero emanate le prime leggi raziali.
    Racconta dell'innamoramento del protagonista nei confronti di una giovane, anch'essa appartenente ad una famiglia ebrea.
    Non ho apprezzato lo stile di scrittura datato e poco scorrevole. Tovo anche che il contenuto sia poco interessante visto che la parte storico-sociale non è particolarmente approfondita.

    ha scritto il 

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