Il giardino dei ciliegi

Di

Editore: Rizzoli

4.0
(689)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Russo

Isbn-10: 8817152242 | Isbn-13: 9788817152242 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Affari & Economia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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  • 4

    Il cespuglio di Ljubòv Andreevna

    Il giardino dei ciliegi è un vero capolavoro, l’opera più lirica di Cechov. In un’enorme tenuta che sta per essere venduta all’asta c’è un frutteto che una volta all’anno, nel mese di maggio, si copre ...continua

    Il giardino dei ciliegi è un vero capolavoro, l’opera più lirica di Cechov. In un’enorme tenuta che sta per essere venduta all’asta c’è un frutteto che una volta all’anno, nel mese di maggio, si copre di fiori bianchi e diventa giardino, simbolo di rimpianti, speranze, sogni. Ogni anno il ciclo delle stagioni si compie e il giardino ritorna giovane, ricomincia la sua vita. A contemplare questo miracolo per l’ultima volta, riuniti nella grande casa dell’infanzia, i personaggi del Giardino dei ciliegi non possono che scorgere ognuno nell’altro i segni del tempo che passa, il miracolo che su di loro non si compie, l’approssimarsi di una resa dei conti col loro destino. All’ombra degli alberi si compiono i destini dei protagonisti, che rispecchiano la grande crisi di una società, la decadenza di una classe e l’affermazione di un’altra, il delinearsi di un nuovo sistema di valori

    Questa è la presentazione sul libretto della commedia che ho visto l’altra sera, le premesse per assistere a un bellissimo spettacolo ci sarebbero state tutte.
    Ci sarebbero state, appunto.
    Il regista ha addobbato il palco con giochi di corde appese al soffitto, una balaustra, degli estintori. I suoi personaggi corrono incessantemente dentro e fuori dalla scena urlando e ridendo, o dialogano distesi a terra. Per rappresentare la licenziosità dei domestici mette in scena una servetta che, a seno nudo, si sfila le mutande da sotto la gonna, e un cameriere-gigolò che se le abbassa a bordo palco mostrando agli spettatori il lato B, piuttosto scarsetto.
    Fra corse e urla senza senso degli attori e fuga di parte del pubblico, che si defila quatto quatto nel buio, stile pantera rosa, si va avanti per due lunghissimi atti, fino alla chicca finale.
    Tenuta e giardino sono stati venduti all’asta per pagare i debiti. La bionda Ljubòv Andreevna, forse a simboleggiare il fatto d’essere ormai ridotta in mutande, si toglie il vestito. Ma le mutande sotto non ce l’ha e rimane nuda in scena per una decina di minuti. L’attrice è chiaramente una mora che s’è schiarita di molto i capelli.
    Ora, c’è solo una cosa che non ho assolutamente capito, di tutta questa rappresentazione alternativa: che mi sta a simboleggiare il fatto che la protagonista recita bionda di capelli e mora di cespuglio?
    Quale mistero misterioso ci sarà sotto?
    Qualcuno ha suggerito che forse aveva consumatoo tutto il decolorante per schiarire i capelli e allora….

    ☆☆☆☆ per il capolavoro di Cechov
    2 palle per la rappresentazione teatrale

    ha scritto il 

  • 0

    Il giardino dei ciliegi

    Portato in scena dal Teatro Eliseo di Roma, Teatro Stabile di Torino, Compagnia Lavia-Guerritore
    Regia di Gabriele Lavia

    Con:
    Gabriele Lavia
    Monica Guerritore
    Giampiero Bianchi ...continua

    Portato in scena dal Teatro Eliseo di Roma, Teatro Stabile di Torino, Compagnia Lavia-Guerritore
    Regia di Gabriele Lavia

    Con:
    Gabriele Lavia
    Monica Guerritore
    Giampiero Bianchi

    ha scritto il 

  • 4

    Petr Sergeevič Trofimov, studente, batte Zeno Cosini 1-0

    Il titolo è la chiave per capire l’urgenza della rilettura di uno dei TESTI letterari del “novecento”. In un torneo tennistico virtuale tra autori europei (non a caso nomato Wimbledon) il sorteggio ...continua

    Il titolo è la chiave per capire l’urgenza della rilettura di uno dei TESTI letterari del “novecento”. In un torneo tennistico virtuale tra autori europei (non a caso nomato Wimbledon) il sorteggio ha messo contro Cechov e Svevo.
    I due non sono accomunati né dalla connotazione (testo teatrale uno e narrativo l’altro), né dalla “non- referenzialità”( l’uno – a meno che la lettura non sia sviata dalla visione di Valentina Cortese che si aggrappa ai suoi lunari risolini, come Francesca Bertini ai tendaggi – usa la referenzialità come funzione poetica necessaria alla comunicazione dell’idea del mondo storico, alla faccia di coloro che considerano i poeti delle piume sospese dentro il vuoto assoluto; l’altro sembra usare l’autoriflessibilità della forma diario – medicalizzazione della vecchia pratica onanistica – per scacciare dalla porta ogni forma di refenzialità che, però, rientra dalla finestra nelle conclusioni di Zeno: la malattia non è sua, ma dell’intero universo, stravolto dall’evoluzione artificiale dell’uomo. Occheccazzo! a qualcuno lo stava comunicando questo suo pensiero!).

    E pur avendo una certa simpatia per Zeno Cosini (chiamarlo per nome e cognome connota perfetta mente i tanti momenti in cui siamo lui, anche solo per continuare a fumare) è Trofimov, lo studente, che raccoglie tutto il mio plauso. Cechov lo ridicolizza perché non vuole farne un eroe ma gli affida le sue speranze per un mondo diverso, dove “anime morte e padroni” abbiano spezzato definitivamente il legame “vittima /carnefice”, funzionale solo al carnefice.
    Applausi a scena aperta per Ermolaj Alekseevič Lopachin, il cafone “arrinisciutu”: non è il simbolo dei pescecani che si sostituiranno ai “gattopardi”, ma un Mastro don Gesualdo russo.

    Logicamente la pietà umana non può che fare capolino davanti all’esposizione della morte: piangiamo, struggiamoci per Ljubova, donna in amore e generosamente spendacciona e Gaiev, cinquantenne che deve rinunciare all’avere cambiato il pannolino dall’ottantenne servitore e, ahimè, a subire l’onta di un impiego.

    In realtà Cechov, nell’abbraccio finale tra fratello e sorella, ci mostra il cadavere frollato di un ceto sociale che ha trasformato un giardino dei ciliegi, che dava reddito quando erano i servi della gleba a lavoralo, in un inutile simbolo di un passato dell’anima che rovina nel presente della miseria. Cechov era un compagno che non dimenticava che anche i padroni hanno un cuore! ragione necessaria ma non sufficiente per l'assoluzione.

    ha scritto il 

  • 4

    e il tuo giardino dei ciliegi, qual è?

    "(...) senza il giardino dei ciliegi io non capisco più la mia vita! se lo dovete vendere per forza, allora vendete anche me."

    ha scritto il 

  • 4

    come per il vecchio servo Firs

    arriva per tutti il momento in cui capisci

    che non hai fatto un cazzo nella tua vita

    tranne ben inteso se lo hai fatto

    a quel punto si aprono altre possibilità rin ...continua

    come per il vecchio servo Firs

    arriva per tutti il momento in cui capisci

    che non hai fatto un cazzo nella tua vita

    tranne ben inteso se lo hai fatto

    a quel punto si aprono altre possibilità rinfrescanti

    si spera non la vita eterna

    ha scritto il 

  • 3

    come per il vecchio servo Firs

    arriva per tutti il momento in cui si capisce

    che non hai fatto un cazzo nella tua vita

    tranne ben inteso se lo hai fatto

    a quel punto si aprono altre possibilità rinfre ...continua

    come per il vecchio servo Firs

    arriva per tutti il momento in cui si capisce

    che non hai fatto un cazzo nella tua vita

    tranne ben inteso se lo hai fatto

    a quel punto si aprono altre possibilità rinfrescanti

    si spera non la vita eterna

    ha scritto il 

  • 3

    non ricordo se ai tempi abbia mai visto a teatro una qualche rappresentazione de "Il giardino dei ciliegi":è bello, ma mi è parso un testo davvero inscindibile da una bella o meno messa in scena, e no ...continua

    non ricordo se ai tempi abbia mai visto a teatro una qualche rappresentazione de "Il giardino dei ciliegi":è bello, ma mi è parso un testo davvero inscindibile da una bella o meno messa in scena, e non è sempre necessariamente così

    ha scritto il 

  • 1

    Pessima traduzione, cura del testo inesistente

    Il voto va all'edizione, non certo all'opera di Cechov. Traduzione pessima, avrebbe necessitato almeno di un passaggio dal correttore di bozze. Errori grammaticali da seconda elementare.

    ha scritto il 

  • 3

    E' la prima volta che leggo un'opera teatrale e sono rimasto molto perplesso. non mi sono sentito minimamente coinvolto nella vicenda ed ho trovato i dialoghi abbastanza stucchevoli. Probabilmente è u ...continua

    E' la prima volta che leggo un'opera teatrale e sono rimasto molto perplesso. non mi sono sentito minimamente coinvolto nella vicenda ed ho trovato i dialoghi abbastanza stucchevoli. Probabilmente è un'opera da vedere più che d leggere.

    ha scritto il 

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