Il giorno prima della felicità

Di

Editore: Mondolibri

3.8
(3788)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 133 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese

Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Copertina rigida , CD audio

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Don Gaetano è uomo tuttofare in un grande caseggiato della Napoli popolosa e selvaggia degli anni cinquanta: elettricista, muratore, portiere dei quotidiani inferni del vivere. Da lui impara il giovane chiamato "Smilzo", un orfano formicolante di passioni silenziose. Don Gaetano sa leggere nel pensiero della gente e lo Smilzo lo sa, sa che nel buio o nel fuoco dei suoi sentimenti ci sono idee ed emozioni che arrivano nette alla mente del suo maestro e compagno. Scimmia dalle zampe magre, ha imparato a sfidare i compagni, le altezze dei muri, le grondaie, le finestre - a una finestra in particolare ha continuato a guardare, quella in cui, donna-bambina, è apparso un giorno il fantasma femminile. Un fantasma che torna più tardi a sfidare la memoria dei sensi, a postulare un amore impossibile. Lo Smilzo cresce attraverso i racconti di don Gaetano, cresce nella memoria di una Napoli (offesa dalla guerra e dall'occupazione) che si ribella - con una straordinaria capacità di riscatto - alla sua stessa indolenza morale. Lo Smilzo impara che l'esistenza è rito, carne, sfida, sangue. È così che l'uomo maturo e l'uomo giovane si dividono in silenzio il desiderio sessuale di una vedova, è così che l'uomo passa al giovane la lama che lo dovrà difendere un giorno dall'onore offeso, è così che la prova del sangue apre la strada a una nuova migranza che durerà il tempo necessario a essere uomo.
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  • 3

    L'educazione non solo sentimentale nella Napoli del secondo dopoguerra

    Ho smesso di leggere De Luca una quindicina di anni fa per ragioni extra-letterarie. Torno a leggerne un libro sempre per ragioni extra-letterarie, sia pure molto diverse da allora. Lo ritrovo nei su ...continua

    Ho smesso di leggere De Luca una quindicina di anni fa per ragioni extra-letterarie. Torno a leggerne un libro sempre per ragioni extra-letterarie, sia pure molto diverse da allora. Lo ritrovo nei suoi pregi e nei suoi difetti. Per esempio, non c’è dubbio che De Luca usi una lingua essenziale nella sintassi e dunque priva di orpelli e giravolte. Tuttavia spesso l’autore ricorre a un’aggettivazione personale e colorita che suonerebbe bene in poesia – almeno in un certo tipo di poesia novecentesca – ma funziona molto meno in prosa – almeno nella prosa contemporanea. Lo stesso dicasi per un io lirico che stona un po’ con vicende trattate sempre con pudore e ruvidezza.
    Una novità è l’introduzione di una componente teatrale – probabilmente favorita dall’ambientazione nei bassi napoletani dai quali derivano gli innesti dialettali e il recupero di personaggi (e passaggi) senz’altro dalla valenza comica.
    Per il resto, quella che sarebbe una novella, piuttosto che un romanzo, è costruita secondo le modalità del Bildugnsroman: da bambino gracile e deriso dai coetanei (che lo chiamavano “a scigna”, cioè la scimmia) ad adulto. Il processo non può che passare per lezioni di vita di un maestro (qui il portiere Don Gaetano), la scoperta dell’amore (Anna – ma non è la parte più riuscita della storia), il confronto/scontro con un guappo (l’immancabile figura de “o’ malamente” delle sceneggiata napoletana), la partenza per il Nuovo Mondo.

    ha scritto il 

  • 4

    Piacevole lettura, scorrevole ed avvincente. È il primo libro di De Luca che leggo. Probabilmente ne leggerò degli altri. Il racconto è molto interessante e veramente ben scritto.

    ha scritto il 

  • 3

    Appena un centinaio di pagine per narrare la storia parziale di un bambino che si crede orfano fino all'età dei 18 anni. Scritto in prima persona racconta di sentimenti, lotte per vivere e lotte del p ...continua

    Appena un centinaio di pagine per narrare la storia parziale di un bambino che si crede orfano fino all'età dei 18 anni. Scritto in prima persona racconta di sentimenti, lotte per vivere e lotte del passato...vicende realmente accadute negli anni di rivolta storica che vedono Napoli tra le città protagoniste del passato! Gli occhi di un bambino che si osserva crescere e di un cuore, il suo, che assorbe ogni attimo di quotidianità! In ogni frase del libro c'è poesia e sentimento, senza che esso risulti retorico o banale! Mi è piaciuto molto per le parole e le espressioni poetiche, i personaggi sono molto curati, le descrizioni fatte in modo molto particolare, ma sempre molto azzeccate, e uno stile narrativo che non stanca. Forse molto è dovuto all'ambientazione napoletana ed ai continui riferimenti, piacevolmente coloriti, al dialetto locale. Quale potesse essere il finale lo si può intuire mano a mano che la lettura procede, perchè tutto quanto viene descritto nel libro non può che portare a tale conclusione, ma il piacere della lettura rimane tutto.

    ha scritto il 

  • 3

    11° lettura condivisa di SALERNO CHE LEGGE

    E' sempre un piacere incontrare per "strada" Erri de Luca. Si consumano le matite a sottolineare le frasi che ti colpiscono e scolpiscono. Ed è con questo libro che de Luca ci aiuta a capire quale sia ...continua

    E' sempre un piacere incontrare per "strada" Erri de Luca. Si consumano le matite a sottolineare le frasi che ti colpiscono e scolpiscono. Ed è con questo libro che de Luca ci aiuta a capire quale sia la sua formula alchemica, il suo modo isolato di usare, stirare e dimagrire la lingua italiana: Erri scrive in napoletano, usando come medium la lingua italiana. Pensa in Napoli e traduce per tutti, si ficca negli animi e si aggrappa come spiga di grano. Ma se questo libro sembra rivelare il suo "modus scrivendi", al contempo mette in scena la sua debolezza: l'amore. Erri non sa gestire né il sesso né l'amore. Diventa caramelloso, mieloso, pietoso, surreale, lontano. E' una pasta che non gli appartiene, troppo cotta, si sfalda in forme ridicole. il suo punto forte è la rimembranza, la storia VERA di Napoli raccontata in una frase che dovete!, dico dovete leggere e che lascio alla vostra ricerca. Ma l'amore no: non gli piace e non ci piace leggerlo, non da lui. Comunque è bello incontrarti, Erri.

    ha scritto il 

  • 3

    Non credo sia il miglior lavoro di Erri De Luca, autore che a me piace molto, ma che stavolta non è riuscito nell'intento di trasmettermi emozioni reali. Non mancano intuizioni e pezzi di bravura, pic ...continua

    Non credo sia il miglior lavoro di Erri De Luca, autore che a me piace molto, ma che stavolta non è riuscito nell'intento di trasmettermi emozioni reali. Non mancano intuizioni e pezzi di bravura, piccoli diamanti inseriti qua e la, veri e propri aforismi illuminanti, mascherati da semplici dialoghi. Sullo sfondo, le quattro giornate di Napoli, la fine della guerra, le passioni e le paure del passaggio da adolescente a uomo. Per riprendere un po' lo stile del libro, stavolta è andato un po' "coppa coppa" (in superficie), non è entrato a gamba tesa sulle emozioni, non ha creato nessuna empatia, ma forse è ciò che voleva Erri. In una Napoli povera, in una Napoli che non ha voluto aspettare gli americani, l'insurrezione, la stessa che avviene nel
    protagonista. Insurrezione delle emozioni, dei sentimenti , in un momento di passaggio da ragazzino a uomo, che gli permette di prendere posizione, non aspettare il futuro ma anticiparlo, perché il male va affrontato, la paura va affrontata, una similitudine questa fra guerra e vita, che è unicamente un marchio di Erri De Luca e che lega con un filo quasi invisibile questo racconto.

    ha scritto il 

  • 2

    Primo libro che leggo di Erri De Luca.
    Vista la sua popolarità e le sue recensioni tutte positive ero partita dal presupposto che mi sarebbe piaciuto sicuro.
    E invece no.
    Ho trovato il suo stile piatt ...continua

    Primo libro che leggo di Erri De Luca.
    Vista la sua popolarità e le sue recensioni tutte positive ero partita dal presupposto che mi sarebbe piaciuto sicuro.
    E invece no.
    Ho trovato il suo stile piatto, monotono .
    Anche i dialoghi con i personaggi secondari, a cui voleva dare un carattere popolare, li ho trovati noiosi e scontati...non ho trovato, insomma, quella "napoletanità" che mi aspettavo ...e mi è mancata..come dire, "l'atmosfera".
    Non mi ha convinta.
    Proverò con altri suoi libri...

    ha scritto il 

  • 3

    Bella storia di piacevole lettura

    Una bella storia. Le prime pagine rientrano nello stile poetico di Erri de Luca che sconvolge la banale visione del mondo. I dialoghi in napoletano sono divertenti e sono uno specchio della città, par ...continua

    Una bella storia. Le prime pagine rientrano nello stile poetico di Erri de Luca che sconvolge la banale visione del mondo. I dialoghi in napoletano sono divertenti e sono uno specchio della città, parte e sfondo della storia.

    ha scritto il 

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