Il giovane Holden

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso (La Biblioteca di Repubblica)

4.0
(25779)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 238 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Giapponese , Portoghese , Chi semplificata , Catalano , Francese , Russo , Finlandese , Olandese , Svedese , Galego , Turco , Polacco , Ceco , Rumeno , Greco , Basco , Ungherese

Isbn-10: A000005414 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Adriana Motti

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback , Copertina morbida e spillati

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
Scheda errata perché priva di isbn. La scheda corretta è all'url:
http://www.anobii.com/books/01bf76cb1365a203f7/
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ho letto il libro in questa nuova traduzione, riferita assai più fedele all'originale della prima.
    Non mi ha dato la stessa grande emozione: forse perchè, a livello del tutto inconscio, ho l'imprintin ...continua

    Ho letto il libro in questa nuova traduzione, riferita assai più fedele all'originale della prima.
    Non mi ha dato la stessa grande emozione: forse perchè, a livello del tutto inconscio, ho l'imprinting della prima, che hp comunque letto circa 10 anni fa, molto adulto.
    Avrei dato 3 stelline; ha poi strappato la 4^ perchè le ultimissime pagine (la vecchia Phoebe che arriva con la valigia) mi hanno rituffato nell'emozione antica.

    ha scritto il 

  • 5

    Il libro che ho letto su costrizione troppo presto e che ho riletto volontariamente, e apprezzato più tardi.

    A dir la verità, era un po' imbarazzante, in un certo senso, star lì a parlare con lei di " ...continua

    Il libro che ho letto su costrizione troppo presto e che ho riletto volontariamente, e apprezzato più tardi.

    A dir la verità, era un po' imbarazzante, in un certo senso, star lì a parlare con lei di "Romeo e Giulietta". Voglio dire che quel dramma diventa abbastanza sessuale, in certi punti, e lei era una suora e via discorrendo, ma visto che me l'aveva domandato lei, per un po' ne discutemmo. -Be', Romeo e Giulietta non è che mi entusiasmino molto, - dissi. - O meglio, mi piacciono, ma... non so. Diventano un po' barbosi, ogni tanto. Voglio dire, mi è dispiaciuto molto di più quando hanno ammazzato il vecchio Mercuzio che quando sono morti Romeo e Giulietta. Il fatto è che Romeo non mi piace molto, dopo che Mercuzio si fa pugnalare da quell'altro, il cugino di Giulietta... come si chiama?
    - Tebaldo.
    - Proprio lui, - dissi; ma mi dimentico sempre come si chiama. - La colpa era di Romeo. Voglio dire, mi piaceva più di tutti quanti, il vecchio Mercuzio. Non so. Tutti quei Montecchi e Capuleti, sono tutti in gamba, specialmente Giulietta, ma Mercuzio era... è difficile da spiegare. Era così un dritto e divertente e tutto quanto. Il fatto è che perdo le staffe se uno si fa ammazzare e la colpa è di un altro, specie poi se uno è dritto e divertente e tutto quanto. Romeo e Giulietta almeno era colpa loro.

    ha scritto il 

  • 4

    The catcher in the rye

    Bellissimo.
    Rientra nella categoria dei romanzi di formazione ma se l'avessi letto ai tempi delle superiori non credo che l'avrei apprezzato come adesso che ne ho più di 30.

    ha scritto il 

  • 0

    Chi non muore

    Si rivede.

    Vedi alla alla voce: libri che avrei voluto rileggere senza trovare mai il momento propizio. Poi il momento giusto è arrivato, assieme alla persona giusta che me l'ha regalato in inglese: ...continua

    Si rivede.

    Vedi alla alla voce: libri che avrei voluto rileggere senza trovare mai il momento propizio. Poi il momento giusto è arrivato, assieme alla persona giusta che me l'ha regalato in inglese: e quindi eccomi a rileggere "Il giovane Holden", l'acchippatore nella della segale, il pigliatore nella grappa, eccetera eccetera.
    Ormai per noi italiani è giusto che si chiami Giovane Holden; la nostra memoria ha deciso così, e ormai è giusto mantenere questo titolo, così diverso dall'evocativo quanto intraducibile originale.
    Per fortuna, intraducibile non lo è altrettanto il testo, tanto che è stato da un paio d'anni ritradotto da Matteo Colombo per la stessa Einaudi che diede alle stampe la sempre buona (ma, a questo punto, direi un po' vetusta e leggermente censurante) versione di Adriana Motti, la quale - l'ho scoperto navigando per l'internet - fu anche compagna dell'immenso Giacomo Debenedetti.

    Ad ogni modo, il fato ha voluto che la stessa persona mi regalasse anche il romanzo nella nuova traduzione, che per ora ho avuto modo di sfogliare qua e là e di spulciare un po'. Stando a quanto ho letto, mi pare che Colombo sia stato capace di restituire al lettore contemporaneo ciò che poteva significare per un lettore americano di sessant'anni e passa fa la lettura di "The catcher in the rye".
    Ma è anche vero che esperienza ancor migliore e appagante è leggere (o ri-leggere) il testo in inglese, cosa che sono felicissimo di aver fatto, rendendomi conto in primo luogo che la mia comprensione della lingua d'albione - qui declinata a stelle e strisce, of course - è meno arrugginita di quanto credessi. Sarà che la lingua di Salinger è semplice, scorrevole e vivace al punto giusto da non richiedere preparazioni accademiche; o sarà pure perché quel Giovane Holden letto una dozzina d'anni fa ce l'avevo ancora abbastanza fossilizzato nel cervello, tanto da ricordare in modo piuttosto limpido vari passaggi dei pensieri e delle avventure del vecchio Caufield; old sport, o vecchia lenza, direbbe il Gatsby, un altro che ho apprezzato in lingua madre.

    Ritrovarsi di nuovo a tu per tu con Holden ha significato, per me, la riconferma della grandezza di Salinger, scrittore di rara sensibilità che riuscì meglio di altri a comprendere l'inquietudine adolescenziale così come sarebbe stata da quel momento in avanti; oppure, così com'era sempre stata, ma che nessuno aveva mai narrato con tanta grazia e originalità, tanto da fare proseliti per decenni e influenzare molteplici poetiche, letterarie e non. Mentre leggevo, pensavo a cosa ne sarebbe stato, ad esempio, in assenza di Salinger e Holden, di Wes Anderson e del suo cinema, o insomma di tutte quelle opere che mettono al centro la famiglia come croce e delizia dell'essere umano, il desiderio di fuga, l'amore idealizzato sconfitto o non corrisposto e compagnia bella.
    E penso, scavando un po' più a fondo, anche ai vari Eggers, DF Wallace, ai vari autori postmoderni che si spingono più in là ma che mantengono, anche involontariamente, tratti salingeriani. Anche Bukowski, ho scoperto, gli deve qualcosa: il bellissimo libro che in italiano si chiama "Panino al prosciutto" non è che "Ham on Rye" in americano, altro titolo difficilmente adattabile; e non c'è neanche da aggiungere a cosa alluda il "Rye", ecco.

    Per finire, mi domando come si possa non rimanere affascinati da "The catcher in the rye". Eppure ci sono più persone che mi dicono non gli abbia detto nulla: e davvero, faccio fatica a capirli.
    Com'è possibile non percepire la forza quasi mistica (e il privato di Salinger forse conferma questo dato che percepisco a pelle) che pervade la narrazione?
    Questa prosa ancora così Nuova a distanza di quasi settant'anni; i pensieri tuttora così aderenti alle attuali e future masturbazioni mentali, nella perenne adolescenza del presente, una post-adolescenza a tempo indeterminato.
    Giuro, non capisco come si possa non empatizzare col vecchio Caufield almeno in qualche sua pagina, perché, per dio, ci dev'essere una vecchia Jane nel cuore di ognuno di noi, una persona a cui avremmo voluto scrivere o telefonare ma che abbiamo sempre preferito rimandare, solo per lasciare lì fermo il nostro pensiero, puro e incontaminato. Ci sarà stato un momento nella vita di ognuno di noi in cui i tic linguistici contavano più di tutte le altre parole; momenti nei quali la nostra lingua sapeva essere così povera eppure così viva allo stesso tempo. E, dico io, quando mai non abbiamo provato l'irrefrenabile desiderio di mollare capra e cavoli, di partire e non tornare più: quella voglia di fuggire frenata sul nascere, sempre per tornare al proprio nido.
    E così via.

    Ma alla fine, poi, dove cavolo andranno, mi vien da dire, le anatre d'inverno, quando l'acqua dello stagno si fa ghiaccio? Qualcuno ha mai saputo rispondere?
    Io no; e se c'è chi lo sa, vorrei non me lo dicesse. Non a me, che mi auguro che tante, troppe domande come questa rimangano lì, irrisolte, da sole, senza risposta, assieme a tutte le vecchie Jane che abbiamo preferito non chiamare.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Dunque, non riesco a capire come abbia fatto questo libro a diventare un "long seller", o comunque uno dei libri più importanti della letteratura americana.
    Per come mi sembra, i suoi punti di forza s ...continua

    Dunque, non riesco a capire come abbia fatto questo libro a diventare un "long seller", o comunque uno dei libri più importanti della letteratura americana.
    Per come mi sembra, i suoi punti di forza sono: la comicità del protagonista e delle situazioni; lo stile particolare, spigliato ed espressivo del protagonista, e quindi del narratore.
    Per il resto, il 'romanzo' mi sembra semplicemente una raccolta di disavventure vissute dal protagonista-narratore, che esprime immancabilmente i suoi giudizi (del tutto simili, sempre gli stessi) sul mondo, la società, le persone tutte ipocrite. Per la sua risonanza mi sarei aspettato una bella storia: ossia una trama dotata di una struttura, accompagnata da eventi secondari, certo fondamentali, ma non costituenti la totalità della narrazione.
    In pratica il protagonista viene espulso dalla scuola e inizia a vagare seguendo il suo naso. Va in albergo, al bar, al parco... cazzeggia, in pratica. L'unica pista che mi viene da associare ad una 'trama' continua all'interno di questo romanzo è costituita dalle vicende personali ed emotive del protagonista. Che però, penso, potrebbero anche essere viste come dettagli sulla biografia del narratore, niente più.
    Nel complesso sono un po' deluso da questo libro che pensavo più serio. Merita comunque tre stelle su cinque per l'originalità e lo stile particolare nel quale è scritto.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tut ...continua

    Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. (cap. III)

    Pg.219
    Quello che distingue l'uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa.

    pg. 220
    Non appena ti sarai lasciato dietro tutti i professori Vinson, allora comincerai ad andare sempre più vicino, se sai "volerlo" e se sai cercarlo e aspettarlo, a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini abbia scocertato, impaurito e perfino nauseato. non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e dai stimolante. Molti, moltissimi uomini si sono sentiti spiritualmente turbati come te adesso. Per fortuna, alcuni hanno messo nero su bianco quei loro turbamenti. Imparerai da loro...se vuoi.

    ha scritto il 

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