Il giudice e il suo boia

Di

Editore: Feltrinelli

4.0
(1736)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 109 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807050412 | Isbn-13: 9788807050411 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrico Filippini

Disponibile anche come: Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Tascabile economico

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 5

    Mi sono avvicinata a questo libro con un po' di scetticismo: avevo letto I fisici sempre di Durrenmatt e non mi era piaciuto molto.
    Questo romanzo breve, invece, è una chicca: ben scritto, ben conge ...continua

    Mi sono avvicinata a questo libro con un po' di scetticismo: avevo letto I fisici sempre di Durrenmatt e non mi era piaciuto molto.
    Questo romanzo breve, invece, è una chicca: ben scritto, ben congegnato e con un colpo di scena finale che stravolge tutti i ragionamenti che si può fare un lettore.
    Ho apprezzato anche il contesto socio-politico descritto, l'ambientazione svizzera, la contrapposizione tra Svizzera e estero, gli intrighi di palazzo.
    Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    La vendetta può attendere

    Se mai avete avvertito pesare sul vostro destino un insondabile mistero, un nodo di esperienze che vi precede e del quale avete una percezione notturna, quasi di colpa inconfessabile, questa storia vi ...continua

    Se mai avete avvertito pesare sul vostro destino un insondabile mistero, un nodo di esperienze che vi precede e del quale avete una percezione notturna, quasi di colpa inconfessabile, questa storia vi regalerà il piacere vertiginoso e ipnotico di sostare sul limite di un precipizio che da un momento all’altro vi può inghiottire.
    Un congegno psicologico perfetto.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Quando la Giustizia umana non arriva, o è fallace o è corrotta, può capitare che un uomo, giudice auto-nominato, si erga in difesa dell'ordine costituito e si sostituisca ad essa, dovesse costargli un ...continua

    Quando la Giustizia umana non arriva, o è fallace o è corrotta, può capitare che un uomo, giudice auto-nominato, si erga in difesa dell'ordine costituito e si sostituisca ad essa, dovesse costargli una vita intera e la vita stessa; e quando per colpire il Male assoluto, ci si muove con circospezione e arguzia e ci si serve anche di coloro che il Male lo praticano con sfrontatezza e naturalezza, allora l'obiettivo è più che raggiunto. Un giudice che punisce il Male attraverso un insospettato boia.
    Geniale.

    ha scritto il 

  • 4

    Svizzera. Un anziano Commissario, ormai prossimo alla morte, deve indagare sull’omicidio di un tenente della polizia di Berna.
    Nel corso di queste indagini si imbatte in un vecchio nemico che ha sempr ...continua

    Svizzera. Un anziano Commissario, ormai prossimo alla morte, deve indagare sull’omicidio di un tenente della polizia di Berna.
    Nel corso di queste indagini si imbatte in un vecchio nemico che ha sempre cercato di perseguire per un crimine che non ha mai potuto provare.
    Pur avendo capito chi è il vero colpevole, il Commissario fa in modo che per questo crimine paghi il vecchio nemico.
    Tutto questo perché? La domanda non è poi così retorica come può sembrare, come già viene evidenziato anche in altri romanzi di Durrenmatt: non avendo fiducia nella giustizia terrena, fa diventare giudice il commissario e boia il vero colpevole.
    Così il cerchio si chiude: paga il vecchio colpevole per un vecchio crimine e paga il vero colpevole per il crimine attuale: giustizia è fatta.
    Ma è davvero così?

    ha scritto il 

  • 4

    “…non possiamo mai nei nostri calcoli non tener conto del caso, il quale tuttavia ha la sua parte in tutto”

    Agisce per vie sotterranee e percorsi obliqui sull’immaginazione del lettore, attraverso una trama che a posteriori può apparire semplice nelle sue linee essenziali, ma viene perseguìta prendendo, ad ...continua

    Agisce per vie sotterranee e percorsi obliqui sull’immaginazione del lettore, attraverso una trama che a posteriori può apparire semplice nelle sue linee essenziali, ma viene perseguìta prendendo, ad ogni bivio narrativo, la direzione più tortuosa, imprevista e casuale.
    Già, il Caso;
    che, protagonista in quello che forse è il romanzo più suggestivo dell’autore svizzero, La Promessa, anche qui è determinante nel rimescolare di continuo le misteriose carte del destino. Ed alla fine la nostra sensibilità, stuzzicata per tutta la durata del racconto, è affascinata, più che dalla geometrica soluzione della storia, dai dialoghi reticenti, allusivi, talora quasi astratti, dai paesaggi del Giura percorsi in lungo e in largo in automobile, attraversando più volte paeselli col nome altisonante, dai giochi di potere che condizionano i rapporti fra i protagonisti ed il loro stesso ruolo, dalle implicazioni filosofiche e morali che essi si rimpallano in una partita infinita di cui assistiamo soltanto agli ultimi atti.
    In definitiva si tratta di un noir deliberatamente anomalo, come sempre accade con Durrenmatt, cui sembra stare a cuore la qualità evocativa delle situazioni intermedie, quando tutte le soluzioni appaiono ancora plausibili, più che lo scioglimento finale dell’enigma, il tutto condensato con svizzera precisione nel minor numero possibile di parole.

    ha scritto il 

  • 0

    Friedrich Durrenmatt: Il giudice il suo boia

    Pur non essendo amante di questa letteratura, devo riconoscere che questo romanzo breve di Durrenmatt sia una piccola perla di filosofia. E infatti capisco come Durrenmatt, svizzero di lingua tedesca, ...continua

    Pur non essendo amante di questa letteratura, devo riconoscere che questo romanzo breve di Durrenmatt sia una piccola perla di filosofia. E infatti capisco come Durrenmatt, svizzero di lingua tedesca, sia considerato come colui che ha ridato dignità letteraria al romanzo poliziesco, troppo spesso scaduto in un genere di evasione dove gli schemi del romanzo giallo erano ripetitivi e immobili. Leggi altro > http://forum.nuovasolaria.net/index.php/topic,2089.msg35022.html#msg35022

    ha scritto il 

  • 4

    Un giallo alquanto atipico, la storia dell’uccisione di uno stimato tenente di polizia e l’investigazione eccentrica del protagonista, il commissario Bärlach, e del suo collega Tschanz.

    Pochi indizi, ...continua

    Un giallo alquanto atipico, la storia dell’uccisione di uno stimato tenente di polizia e l’investigazione eccentrica del protagonista, il commissario Bärlach, e del suo collega Tschanz.

    Pochi indizi, in realtà, ma una sapiente costruzione che lascia il lettore di stucco quando, a poche pagine dalla fine, viene rivelato il nome dell’assassino, indovinato da Bärlach nelle fasi iniziali della storia.

    Interessante la figura del “supercriminale” Gastmann, che spinge verso considerazioni di più alta natura circa la giustizia, il suo ruolo e il suo funzionamento.

    ha scritto il 

  • 3

    Incipit
    "La mattina del tre novembre 1948, nel punto in cui la strada di Lamboing (uno dei villaggi del Tessenberg) esce dal bosco che degrada lungo il vallone del Twannbach, il gendarme di Twann, Alp ...continua

    Incipit
    "La mattina del tre novembre 1948, nel punto in cui la strada di Lamboing (uno dei villaggi del Tessenberg) esce dal bosco che degrada lungo il vallone del Twannbach, il gendarme di Twann, Alphons Clenin, trovò una Mercedes azzurra ferma sul ciglio della strada. C'era nebbia, come spesso accade nei mattini di tardo autunno; Clenin era giù andato oltre ma poi si decise a tornare indietro. Passando aveva gettato una rapida occhiata attraverso i cristalli appannati e aveva avuto l'impressione che il conducente se ne stesse abbandonato sul volante. Pensò che l'uomo fosse ubriaco: era persona normale, Clenin, e ricorreva sempre alle spiegazioni più ovvie. Perciò decise di affrontare lo sconosciuto non in veste professionale, ma così, da semplice amico. Si avvicinò all'automobile col proposito di svegliare il dormiente, di ricondurlo fino a Twann all'Hotel dell'Orso per fargli passare la sbornia con un buon caffé nero e una zuppa di farina; perché era sì vietato guidare in stato di ebbrezza, non però dormire dormire ubriachi in un'automobile ferma sul ciglio della strada.
    Clenin aprì la portiera e posò paternamente la mano sulla spalla dello sconosciuto. Nello stesso istante si accorse che l'uomo era morto."

    Nel risvolto di copertina trovare il giudizio di Georges Simenon su questo libro:
    «Non so che età abbia l'autore. Se è alla sua prima prova, credo che farà strada».
    Ma chi pensasse (dopo queste parole) che “Il giudice e il suo boia” sia da includere nel filone noir, sbaglierebbe: questo romanzo ha del giallo solo la cornice esterna, l'inchiesta giudiziaria, un investigatore anziano alla caccia di un assassino intelligente e spietato (“demonio in forma umana”) con cui anni prima, in una bettola sul Bosforo aveva iniziato una sfida.
    Ma il cuore del racconto è dove affronta il difficile tema della giustizia: può un giudice arrivare ad una sentenza di condanna per un crimine, sapendo che il colpevole ne ha compiuti altri nel passato (e per cui non è mai stato incolpato)?

    Ma prima di arrivare a ciò, c'è da attraversare una prima parte preparatoria, in cui sembra di leggere una banale trama di un'inchiesta giudiziaria per un delitto in un paesino tra i boschi di Lamboing, vicino la città svizzera di Berna.
    Qui viene trovato il cadavere del sottotenente Schmied: del caso se ne occupa l'anziano commissario Bärlach e il suo assistente Tschanz.
    Il commissario sembra però disinteressato al caso, dalla raccolta delle prove, nemmeno vuole vedere il cadavere: ha in mente una sua pista e lascia al vice le redini delle indagini.
    Che portano, per una serie di annotazioni del morto sulla sua agenda, alla villa del signor Gatsmann: un signore ricco e potente, per le sue amicizie e perché al centro di intricate vicende politiche e finanziarie.
    Qui il romanzo “giallo”, banale pur se scorrevole si ferma: i due protagonisti Bärlach e il suo nemico Gatsmann si ritrovano faccia a faccia, e finalmente si scopre il legame che li unisce e che ha radici lontane. Porta ad una scommessa fatta quasi quarant'anni prima:
    Il vecchio stava seduto in silenzio e lo guardava.«Ti resta un anno di vita,» proseguì l'altro «e per quarant'anni hai seguito imperterrito le mie orme. Ed ecco il risultato. Di che cosa discutevamo allora Bärlach, in quella infima bettola nel subborgo di Tophane , avvolti dal fumo delle sigarette turche? Secondo la tua tesi , l'imperfezione umana è il motivo per cui la maggior parte dei delitti viene inevitabilmente alla luce: siamo incapaci di prevedere con sicurezza come agiranno gli altri, e nei nostri ragionamenti non riusciamo a integrare il caso, che in tutto mette lo zampino. Dicevi che è da stupidi compiere un delitto, perché non è possibile muover egli uomini come figure su una scacchiera. Io allora per contraddirti, ma senza una vera convinzione, sostenni che proprio il garbuglio dei rapporti umani ti permette di compiere delitti che non si possono scoprire. È questo il motivo per cui i crimini, nella loro stragrande maggioranza, non solo rimangono impuniti, ma non destano nemmeno sospetto, quasi avvenissero in gran segreto. E continuammo a litigare, eccitati da quelle infernali misture che ci serviva l'oste ebreo, e ancor più dalla nostra giovane età, e al culmine dell'esaltazione facemmo una scommessa, proprio mentre la luna calava dietro l'Asia Minore lì accanto, una scommessa che affliggemmo baldanzosi al cielo..»[..]«Io non pensavo,» rispose Bärlach «che un essere umano fosse capace di onorare una scommessa simile».Tacquero.«E non ci indurre in tentazione» riprese l'altro.«La tua probità, che non ti fece mai cadere in tentazione, indusse me in tentazione. E tenni fede alla temeraria scommessa: compiere un delitto in tua presenza, senza che fossi in grado di fornirne le prove».

    Non voglio rivelare il finale della storia, che metterà il lettore di fronte ad una verità sconvolgente, poiché l'assassino si scoprirà essere la persona meno sospettabile.
    E si comprenderanno meglio due aspetti: perché Dürrenmatt ha dato questo titolo al libro (chi è il giudice e chi il boia che ha emesso la sua condanna?).
    E perché Simenon, giustamente, aveva visto giusto sull'autore: i protagonisti del racconto (il commissario, il suo alter ego) potrebbero entrare senza difficoltà in quel panorama di personaggi inventati dall'autore belga, presi dai casi di cronaca, immersi nella realtà. Persone apparentemente normali ma capaci di rivelare l'immensa profondità e complessità della natura umana.

    ha scritto il 

  • 5

    All'autore sono bastate poche pagine (per la precisione 93 ) per dar vita a una storia che mi ha conquistato per la profonda analisi psicologica dei personaggi descritti e per l'abilità con cui tutta ...continua

    All'autore sono bastate poche pagine (per la precisione 93 ) per dar vita a una storia che mi ha conquistato per la profonda analisi psicologica dei personaggi descritti e per l'abilità con cui tutta la storia viene sviscerata pagina dopo pagina. Parola dopo parola mi sono sentita come accompagnata in un'analisi completa dei fatti, un'analisi dove viene dato ampio spazio anche all'elemento non razionale che, come già avevo riscontrato nel libro "la promessa" , è un tema molto caro all'autore. Il tutto per arrivare alla giustizia che, non necessariamente, collima con la giustizia dei tribunali. Ottima lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello; un mondo di corruzione nella Svizzera plurilingue, il bisogno di giustizia, la certezza che in fondo tutti hanno una colpa. Un finale che sorprende completa il tutto.

    ha scritto il 

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