Il lacchè e la puttana

Di

Editore: Adelphi (Piccola biblioteca, 269)

3.6
(250)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 90 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845908240 | Isbn-13: 9788845908248 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Donatella Sant'Elia

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
La misura perfetta per Nina Berberova è il racconto lungo, che attraversa un destino e un personaggio con il sibilo di una freccia. Qui si tratta del destino di Tanja, la "puttana", di lei seguiamo le avventure da Pietroburgo al Giappone, alla Cina, a Parigi: donna rapace, sensuale, sordida, disegnata con magistrale economia di tratti e intensità nel dettaglio, figura che merita di occupare un suo posto nella galleria delle grandi abbiette della letteratura russa. E accanto a lei, puntuale controcanto, apparirà il "lacchè", ex ufficiale della cavalleria zarista, finito come cameriere a servire caviale in un ristorante. Lo sfondo è Parigi dei russi bianchi, quinta mobile della disperazione e della degradazione. Lo scioglimento non può essere che sinistro - e, come sempre nella Berberova, cela una punta che si rivela solo nelle ultime righe.
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  • 3

    Memorie di una comare 2.0

    Dopo aver letto "Il corsivo è mio" della Berberova, mi ero riproposto di non leggere più nessun suo romanzo, un po' contrariato dall'acidità della scrittrice. E infatti... eccomi qui a commentare un s ...continua

    Dopo aver letto "Il corsivo è mio" della Berberova, mi ero riproposto di non leggere più nessun suo romanzo, un po' contrariato dall'acidità della scrittrice. E infatti... eccomi qui a commentare un suo libro.

    Il racconto "Il lacché e la puttana", scritto dalla Berberova nel 1937, parla di Tanja, una ragazza di buona famiglia che, da adolescente, sogna un’esistenza di ricchezze, di amori, di feste. Purtroppo la sua giovinezza felice termina presto e le sue speranze sono distrutte dalla rivoluzione, che costringe il padre ad emigrare con la famiglia all'estero.
    La vita con la famiglia all'estero è però difficile, noiosa, grigia. Tanja la rifiuta e fugge a Parigi, dove spera di trovare divertimenti e prospettive.

    Anche lì però la vita si dimostra prima monotona e inappagante, poi spietata lasciandola sola e senza un reddito. Inizia una vita di digiuni, di stenti, di rabbia contro il mondo che non le concede neppure la possibilità di trovare qualcuno che la mantenga.

    "Aveva ormai capito che non c’era nessuno che potesse amarla e adorarla fino alla tomba, che non c’era nessuno dietro cui nascondersi, che quanto le era accaduto accadeva a tutte, solo che le altre non lo raccontavano, e che dunque bisognava mentire, mentire, agguantare tutto ciò che era possibile agguantare nella vita, e sforzarsi di dimenticare, berci sopra, cancellare ogni traccia di quello sbaglio, di quel vergognoso cedimento a un mascalzone dagli occhi neri che più volte aveva fatto commercio del suo corpo e poi l’aveva piantata"

    Affamata d'amore, di agi, di sicurezza e terrorizzata dalla paura di invecchiare, mette in atto tutto quello che può per trovare un uomo che la mantenga; riesce invece solamente ad adescare un anziano cameriere, un rimedio, un'ancora momentanea di salvezza. Nonostante lui la riempia di attenzioni, non è lui che possa soddisfare i desideri e i sogni di Tanja e infatti la loro unione risulta squallida e triste e porterà loro solo una reciproca rabbia impotente che li travolgerà.

    Nel periodo in cui stava scrivendo questo racconto, come ben descritto nella sua autobiografia "Il corsivo è mio", Nina Berberova stava facendo letteralmente la fame proprio a Parigi, città scelta da moltissimi Russi come esilio volontario per sfuggire alla Rivoluzione.

    La Russia, la famiglia e gli antichi agi erano ormai lontani, i sogni svaniti, le speranze di rientrare in patria inesistenti.

    Non si possono quindi non vedere i molti riferimenti autobiografici del racconto, che è costruito su esuli solamente russi e le cui dinamiche sono esclusivamente basate sulla condizione di esilio.

    Come già si intuisce nel Corsivo, le relazioni sentimentali non sembrano essere per la Berberova qualcosa di arricchente, ma piuttosto finalizzate a migliorare la propria condizione. Tanja è una donna che cerca in ogni modo e con ogni mezzo soprattutto la propria felicità personale; ogni altra cosa o persona è funzionale a quell'obiettivo fondamentale. E questo atteggiamento ho l'impressione sia comune alla Berberova.

    Mi è sembrato che la Berberova abbia descritto il personaggio negativo di Tanja (che è una donna spregiudicata e arida) quasi giustificandola perché costretta a subire un ingrato destino di esilio senza la possibilità di ottenere la meritata felicità (meritata perché la felicità era l'unica cosa che potesse controbilanciare la sofferenza subita dagli esuli).

    Altro grande tema trattato è quello del senso della vita, della vecchiaia, del futuro. La visione della Berberova è assolutamente pessimista e angosciante, l'uomo viene visto come girante a vuoto, perso in attività che hanno poco conto e poco senso.

    «Ogni tanto faceva in tempo a vedere una vecchia mendicante gobba e canuta, con un sacco e un bastone, che sedeva su una panchina senza prestare alcuna attenzione ai vagoni che le sfilavano davanti, oppure un vecchietto con gli stivali legati con lo spago che schiacciava un pisolino, un operaio senza una mano che masticava del pane. E allora strani pensieri passavano per la testa di Bologovskij: la paura della fine, forse della vecchiaia, e il presente stava davanti a lui come un enorme peso che non riusciva a smuovere.»

    Il libro è molto scorrevole, si legge facilmente ed è efficace. Scrive molto bene la Berberova; descrive pensieri e situazioni in modo scarno ma perfetto.
    Ma per me è troppo gelida e arida è la sua visione del mondo e delle relazioni.

    ha scritto il 

  • 3

    Due romanzi a confronto: Nemirovsky vs Berberova

    Leggendo commenti e feedback di amici anobiani, mi è venuta la curiosità di mettere a confronto due autrici donne più o meno contemporanee, due autrici che mi hanno lasciato interdetta o dubbiosa per ...continua

    Leggendo commenti e feedback di amici anobiani, mi è venuta la curiosità di mettere a confronto due autrici donne più o meno contemporanee, due autrici che mi hanno lasciato interdetta o dubbiosa per motivi differenti, ma che per alcune caratteristiche mi è venuto spontaneo affiancare: Nemirovsky (1902-1943) e Berberova (1901-1993).
    Entrambe emigrate a Parigi, più o meno coetanee e scrittrici dello stesso periodo, l'una francese, l'altra russa.

    Se si fanno le analogie e le differenze bisogna farlo con due opere paragonabili (scienfifica!) per cui ho preso due romanzi brevi più o meno dello stesso periodo. "Il Ballo" - Nemirovsky (Parigi 1928) e "Il lacchè e la puttana" di Berberova (1937).
    Complice una domenica pomeriggio in ozio solitario e riflessivo, ho letto i due romanzi uno dietro l'altro...

    "Il Ballo" è un fotogramma di un momento particolare vissuto dai protagonisti del racconto. (Il commento per disteso nella scheda libro di pertinenza).
    "Il lacchè e la puttana", pur avendo lo stesso numero di pagine, descrive la vita della protagonista Tanija dall'inizio alla fine.

    Tanija è una donna russa che emigra a Parigi e che non trova altra soluzione per mantenersi che appoggiarsi, come la tenia (il gioco di parole è voluto), a diversi uomini per sopravvivere. La sua una vita itinerante, sempre sull'orlo della miseria, di umiliazioni, di nostalgia verso un passato e una patria che non ritorna (cfr. vita Berberova ), in cui la scelta che si pone per la sopravvivenza è tra il ricamo (cfr. vita Berberova) e la prostituzione.

    La felicità sta sempre nella casa altrui, nella ricchezza altrui, nel desiderio e nell'ammirazione di un uomo che si occupi di Tanija come una bambina, la vizi e nulla le faccia mancare in quanto a benessere e ricchezza.

    Quali le armi per la conquista? Semplicemente le attrattive del fisico, nessuna dote o qualità morale o intellettuale.

    E con lo sfiorire del fisico, la necessità di 'accontentarsi' di situazioni e uomini ai limiti della società. Il lacchè con cui finisce vecchia e sfatta altro non potrebbe essere che una metafora della situazioni di ripiego e delle umiliazioni cui dovettero adattarsi gli emigrati bianchi.

    Miseria, disperazione e degrado. Lo sguardo della Berberova è spietato, lucido e intransigente, lo sguardo di una donna che non ha alcuna pietà per i personaggi che rappresenta, tratto questo che la accomuna a Irene Nemirovsky.
    Entrambe mettono in scena i loro demoni.
    Il loro vissuto pare influenzare fortemente la produzione letteraria.

    Il confronto diretto tra i due romanzi di Nemi e Berbe, mi porta a preferire il romanzo di Nemirovsky. "Il Ballo" ha uno stile scarno, incisivo e fulminante, utilizza una rappresentazione per fotogrammi ancora di grande attualità.
    Berberova risulta, nel confronto diretto, meno avvincente ed efficace.

    E poi mi sono chiesta esiste un autore che non è condizionato dalle proprie esperienze o dalle proprie 'paranoie'?

    ha scritto il 

  • 5

    "Il lacchè e la puttana" di Nina Berberova. Un racconto di una novantina di paginette, Adelphi. Bello, doloroso. La rivoluzione russa come un ricordo avvolto nelle nebbie della storia e un paio di per ...continua

    "Il lacchè e la puttana" di Nina Berberova. Un racconto di una novantina di paginette, Adelphi. Bello, doloroso. La rivoluzione russa come un ricordo avvolto nelle nebbie della storia e un paio di personaggi che non si dimenticano. Su tutto un senso di decomposizione, di morte, di depravazione, che mi ha ricordato, per certi versi, le atmosfere del giocatore. Il male di vivere che aggredisce chi non ha più un futuro, e vive il presente senza neppure potersi permettere di ricordare un passato che, in quanto passato, non può che sommarsi al dolore dell'oggi. Insomma, se lo trovate leggetevelo ... O no?

    ha scritto il 

  • 4

    La protagonista è Tanja, la «puttana»; di lei seguiamo le avventure da Pietroburgo al Giappone, alla Cina, a Parigi: donna rapace, sensuale, priva di scrupoli, delineata in maniera precisa, sebbene co ...continua

    La protagonista è Tanja, la «puttana»; di lei seguiamo le avventure da Pietroburgo al Giappone, alla Cina, a Parigi: donna rapace, sensuale, priva di scrupoli, delineata in maniera precisa, sebbene con pochi tratti e, accanto a lei, appare il «lacchè», ex ufficiale della cavalleria zarista, finito a fare il cameriere in un ristorante.
    A fare da sfondo la Parigi della disperazione, delle tristi stanze di albergo, della solitudine, del senso di inutilità della vita, dei tradimenti, della miseria umana, psicologica e affettiva prima ancora che economica.
    Un racconto che coinvolge e lascia l'amaro in bocca

    ha scritto il 

  • 3

    sferzante

    La vita di Tanja accelera su di un piano inclinato verso il decadimento e poi la morte, attesa e liberatoria.
    La Berberova descrive in modo pungente, freddo, impietoso questa figura senza virtù e senz ...continua

    La vita di Tanja accelera su di un piano inclinato verso il decadimento e poi la morte, attesa e liberatoria.
    La Berberova descrive in modo pungente, freddo, impietoso questa figura senza virtù e senza qualità, senza onore nè senso morale.
    Si tratta evidentemente di una metafora della Russia nella quale l'autrice è nata: il lacchè Bologovskij si presenta come "tenente", perchè il suo cuore e la sua mente si sono cristallizzati nella bianca divisa zarista. Ma non crede al proprio sogno: si porta appresso una cesta di vecchi vestiti cenciosi e non capisce il suo presente. Ama Tanja, forse, ma non sa perchè, lei non lo ama e lui non sa perchè.
    Alla fine il paradosso di due vite senza moventi e senza speranze si consumerà nella violenza, nell'annullamento.

    ha scritto il 

  • 3

    L'incontro di due solitudini, l'incontro di due persone costrette a fuggire dopo la rivoluzione russa e lo svanire di ogni illusione di felicita' con il passare degli anni e con l'invecchiamento del c ...continua

    L'incontro di due solitudini, l'incontro di due persone costrette a fuggire dopo la rivoluzione russa e lo svanire di ogni illusione di felicita' con il passare degli anni e con l'invecchiamento del corpo ...scrittura di qualita' nel descrivere lo squallore ed il degrado di personaggi ed ambientazioni. Bello

    ha scritto il 

  • 2

    Il destino di Tanja la puttana che parte da Pietroburgo, poi va in Siberia, in Giappone, in Cina fino a arrivare a Parigi e quello del lacchè ex ufficiale dell’esercito zarista finito come cameriere a ...continua

    Il destino di Tanja la puttana che parte da Pietroburgo, poi va in Siberia, in Giappone, in Cina fino a arrivare a Parigi e quello del lacchè ex ufficiale dell’esercito zarista finito come cameriere a servire caviale in un ristorante parigino. Sposata, ha un marito, ma poi le cose vanno male. Sola, senza un occupazione che le permetta di vivere decorosamente, comincia a trascinare un esistenza fatta di molta fame, molti risparmi e molta rabbia verso la sorte che non le concede neppure di venire mantenuta da qualcuno. Così allaccia relazioni pericolose e inconcludenti, sempre alla ricerca di un uomo che insieme all’amore le offra la sicurezza perduta. Ecco che incontra il lacchè. Un finale travolgente, come tutto in questo racconto.

    ha scritto il 

  • 0

    Mitteleuropa, alcolismo e squallore da emigrati.
    Raccontino (s)gradevole in cui - caso raro! - una scrittrice riesce a delineare un ritratto di donna (meglio, un bozzetto) in qualche modo veritiero e ...continua

    Mitteleuropa, alcolismo e squallore da emigrati.
    Raccontino (s)gradevole in cui - caso raro! - una scrittrice riesce a delineare un ritratto di donna (meglio, un bozzetto) in qualche modo veritiero e non assolutorio.

    ha scritto il 

  • 2

    sarà perchè oggi piove e ho passato la domenica a fare i compiti di grammatica con mio figlio, ma questa breve lettura è stata davvero un mattone. storia triste e noiosa con una protagonista antipatic ...continua

    sarà perchè oggi piove e ho passato la domenica a fare i compiti di grammatica con mio figlio, ma questa breve lettura è stata davvero un mattone. storia triste e noiosa con una protagonista antipatica e noiosa.

    ha scritto il 

  • 4

    la lascivia, la pesantezza dell'avanzare degli anni - e gli anni che si portano via anche l'ultima illusione -, la bellezza che sfiorisce, che evapora come le sfumature bluastre sotto al seno, la vend ...continua

    la lascivia, la pesantezza dell'avanzare degli anni - e gli anni che si portano via anche l'ultima illusione -, la bellezza che sfiorisce, che evapora come le sfumature bluastre sotto al seno, la vendetta, la spasmodica ricerca dell'amore che la vecchiaia rende sempre più simile all'odore dell'opportunismo, un finale violento: il tutto racchiuso in poche pagine - fatte di parole crude e così lontane da toni patetici anzi, quasi spietate e centellinate, mai banali.

    ha scritto il 

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