Il ladro di Maigret

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi 360)

3.8
(242)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 173 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: 8845924521 | Isbn-13: 9788845924521 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elda Necchi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Il tempo passa per tutti, ma non per Maigret. Lavora alla Polizia giudiziaria da trent’anni, la pensione non è lontana, e la signora Maigret sta persino prendendo lezioni di guida in modo che durante il fine settimana possano raggiungere più facilmente Meung-sur-Loire e la loro casa di campagna. Eppure il commissario non ha affatto perso la sua miracolosa capacità di prendersi a cuore ogni inchiesta come fosse la prima, di assorbire come una spugna l’atmosfera degli ambienti in cui indaga, e soprattutto di mettersi nella pelle degli altri. Persino del giovane pallido, dall’aria stanca e ansiosa, che prima lo alleggerisce del portafogli sull’autobus, poi gli rispedisce il maltolto, distintivo compreso, al Quai, e infine lo convince a seguirlo nel surreale appartamento in cui vive per mostrargli il cadavere della moglie Sophie, freddata la notte prima con un colpo di rivoltella alla testa. Fragile, tormentato, geniale, aspirante romanziere o forse sceneggiatore, François Ricain detto Francis si aggrappa a Maigret come a una zattera e lo trascina in un milieu di giovani intellettuali ambiziosi, squattrinati e ribelli, che si accompagnano a ragazze dai capelli cotonati e l’espressione imbronciata, passano le loro notti tra fumo e alcol e sembrano fregarsene di tutto e di tutti – «dei selvaggi, scostumati e maleducati», secondo i vicini. Di rado qualcuno ha incuriosito Maigret quanto Francis. Con lui si mostra stranamente comprensivo, quasi indulgente. E c’è una ragione segreta: che avrebbe fatto lui, integerrimo tutore della legge, se avesse avuto un figlio come Francis?
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  • 4

    Incipit
    «Scusi...».«Di niente».Era almeno la terza volta, da quando avevano superato l'angolo di Boulevard Lenoir, che perdeva l'equilibrio, lo urtava con la spalla ossuta e gli sbatteva la rete della ...continua

    Incipit
    «Scusi...».«Di niente».Era almeno la terza volta, da quando avevano superato l'angolo di Boulevard Lenoir, che perdeva l'equilibrio, lo urtava con la spalla ossuta e gli sbatteva la rete della spesa contro la coscia.Si scusò a denti stretti, né imbarazzata né dispiaciuta, dopodiché riprese a guardare dritto davanti a sé con un'espressione tranquilla e risoluta al tempo stesso.Maigret non se la prese. Sembrava anzi che trovasse divertente essere spintonato. Quella mattina era così di buonumore che tutto gli scivolava addosso.

    E' primavera a Parigi e la nuova stagione mette di buonumore Maigret mentre attraversa Parigi, stipato sulla pedana di un autobus: nulla sembra turbarlo, né la borsa di una signora che continua ad urtarlo e nemmeno il furto del suo portafoglio:
    «Fece per voltarsi, e intravide un giovane sul cui volto si leggeva un’emozione che, lì per lì, non riuscì a capire.«Doveva avere meno di venticinque anni ed era senza cappello, con i capelli scuri in disordine, mal rasato. Aveva l’aria di uno che non ha dormito, che è reduce da ore difficili o penose.
    «Sgusciando verso il predellino, saltò giù dall’autobus in corsa. In quel momento erano all’angolo di rue Rambuteau, non lontano dalle Halles, di cui si percepiva l’odore intenso. Il giovane si mise a camminare svelto, voltandosi come se avesse paura di qualcosa, e imboccò rue des Blancs-Manteaux.
    «D’un tratto, senza una ragione precisa, Maigret portò la mano alla tasca posteriore dei pantaloni, dove teneva il portafoglio.
    «Per poco non si precipitò anche lui giù dall’autobus: il portafoglio era sparito».

    Ma il portafoglio gli viene restituito il giorno stesso, in una busta inviata al Quai: il portafoglio e perfino il distintivo della Polizia Giudiziaria (numero 4..). Lo stesso ladro lo chiama al telefono per chiedergli un appuntamento, in un locale, da solo.
    E' la curiosità che spinge Maigret ad accettare l'incontro per conoscere il ladro e il perché dell'invito: è un ragazzo giovane, dall'aria spaventata, ma non aggressiva, dall'aria stanca come di una persona ad un passo da una crisi nervosa, per un forte stress. Il portafoglio gli serviva per prendere dei soldi, per scappare – confessa al commissario. E aggiunge:
    «Le è mai capitato di fidarsi di qualcuno anche quando tutte le prove erano contro di lui?»«Si, mi è successo».«Cosa pensa di me?»«Che è un tipo piuttosto complicato, e comunque non ho elementi sufficienti per giudicarla».

    Si chiama François Ricain, il ragazzo, che porta Maigret nel suo monolocale, in rue Saint Charles: il furto, tra l'altro non denunciato, si trasforma in un caso di omicidio, con la scoperta del cadavere di una donna
    “Vicino a un divano trasformato in letto per la notte, su un tappeto marocchino a disegni multicolori, giaceva una donna, e un nugolo di mosche volteggiava su di lei ronzando”.

    E' Sophie, la moglie del ragazzo, uccisa da un colpo di pistola al volto: François, preso dalla paura, ha preso la pistola (che teneva in casa avendola comprata in una serata di baldoria mentre era ubriaco) e se ne è scappato via. A girare per le strade di Parigi in cerca dei suoi amici, per chiedere un prestito per scappare all'estero. Fino all'incontro con Maigret ..
    "Forse erano di fronte a un enigma, o forse, al contrario, tutto stava per rivelarsi chiarissimo. E' sempre così all'inizio di un'inchiesta, o quasi".

    Il commissario mette in moto la macchina giudiziaria, chiamando sul posto i colleghi, la scientifica, il magistrato e il giudice istruttore. Ma non arresta il ragazzo: prove dirette contro di lui non ce ne sono, ma c'è un altro motivo che spinge Maigret ad interessarsi direttamente al caso e non delegare niente ai suoi ispettori. Quel ragazzo lo incuriosisce:
    “Maigret non avrebbe saputo esprimere un'opinione su di lui. Intelligente lo era di certo, e anche di un'intelligenza acuta, come traspariva da certe sue risposte. Ma c'era in lui anche un lato ingenuo, se non infantile”.

    François, o Francis come lo chiamano gli amici, è un aspirante regista, qualche lavoro come aiuto lo ha anche fatto: pochi soldi in tasca ma una grande ambizione di sfondare nel cinema.
    Sophie, la moglie altrettanto giovane, sposata senza presentarsi ai di lei genitori, si è probabilmente invaghita di quel ragazzo pieno di ambizioni ma tormentato nell'anima, sempre speranzoso di trovare l'occasione per girare il suo film.
    “Di rado qualcuno l'aveva incuriosito come quel François Ricain. A prima vista era solo uno dei tanti giovani velleitari che sbarcano ogni giorno a Parigi e in tutte le capitali.Una vita senza futuro? Aveva solo venticinque anni. Alla sua età uomini poi divenuti celebri vivevano in miseria. A tratti il commissario aveva la tentazione di dargli fiducia. Poi, subito dopo, sospirava scoraggiato ..”.

    Nonostante il lavoro della scientifica, del medico legale, le domande fatte ai vicini di casa (che raccontavano di feste serali finite in orgia), l'inchiesta non va avanti: riflettendo sulle domande che gli arrivano dalla procura, Maigret formula una delle sue massime che raccontano del suo modo di intendere il lavoro di investigazione, entrare nelle vite delle persone, prima sconosciute:
    “Un delitto non è un problema algebrico. Chiama in causa esseri umani che sino al giorno prima erano solo anonimi passanti, di cui non si sapeva nulla. Poi, di colpo, non c'è gesto o parola che non diventi importante, e la loro esistenza è passata al setaccio”.

    L'inchiesta porta Maigret dentro il mondo delle amicizie di Francis, che si incontrano la sera a Vieux-Pressoir e che, in vario modo, ruotano attorno ad un produttore cinematografico, Carus: sceneggiatori, fotografi, attrici con l'ambizione di sfondare nel cinema e altre donne con l'ambizione di accasarsi ad un uomo facoltoso:
    “L'atmosfera un po' ovattata è un po' sciropposa del Vieux-Pressoir, il buonumore di Rose che si asciugava di continuo le mani nel grembiule, il sorriso ironico sul volto di cera dell'ex stuntman ..Maki, mite e impotente, nel suo angolo, l'occhio sempre più torbido e assente via via che beveva .. Gérard Dramin, il volto ascetico, immerso nell'interminabile correzione della sua sceneggiatura .. Carus, che si affannava nel mostrarsi cordiale con tutti, e Nora, artificiosa dalla punta delle unghie ai capelli ossigenati”.

    Amicizie finte, costruite sulla vanità e sul bisogno: sedendosi a tavola con queste persone, Maigret osserva i volti di queste persone, chiedendosi chi di questi sia l'assassino, perché è certamente dentro la cerchia che quest'ultimo (o quest'ultima) va cercato.
    Ma chi? E per quale ragione?

    Uno dei romanzi di Maigret che ho più apprezzato, dei tanti (ma sempre pochi di fronte alla grande produzione dello scrittore), per la costruzione della storia che si svolge in pochi luoghi circoscritti e si appoggia su dialoghi tra Maigret e Francois, tra Maigret e Carus, l'ex stuntman, lo scrittore, l'artista: dialoghi che fanno emergere la psicologia delle persone, nascosta dietro le maschere che si mettono in faccia, le loro ambizioni e le loro tensioni. In contrasto con la “snervante” calma del commissario, capace di muoversi con calma, senza sentire le pressioni nel cercare un colpevole, cercando la verità attraverso le parole, i gesti, gli imbarazzi dell'umanità che si trova davanti.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Maigret si gode l’inizio della primavera sulla piattaforma esterna dell’autobus, ma un ladro si incarica di rovinargliela rubandogli il portafogli. La seccatura si trasforma in complicazione quando, i ...continua

    Maigret si gode l’inizio della primavera sulla piattaforma esterna dell’autobus, ma un ladro si incarica di rovinargliela rubandogli il portafogli. La seccatura si trasforma in complicazione quando, il mattino dopo, rispuntano sia il portafogli, sia il ladro, che si rivela essere poco più che ventenne. Si chiama Ricain e, prima di condurre il commissario nel suo appartamento dove giace la moglie morta, racconta di essere un aspirante sceneggiatore e giornalista che sta affondando in una lacrimevole storia di insuccessi e frustrazioni. Prende così via l’indagine che si muove per piccoli passi in un ambiente che ha a che fare con il cinema di serie B: una serie di pretendenti artisti e un piccolo produttore che se ne circonda cercando di ricavarne il più possibile. Come spesso accade in Simenon, si tratta di figure mediocri: giovani ambiziosi dal dubbio talento, uomini e donne maturi che si accontentano di sfruttare la situazione, tutti quanti con un evidente tendenza ad alzare il gomito e a fregarsene del proprio prossimo. Il loro luogo di ritrovo è il ‘Vieux pressoir’, un ristorante in cui Maigret finisce per trasferirsi (sbafando assai) così da studiare con cura la poco commendevole compagnia e dissipare uno dopo l’altro i dubbi che lo accompagnano per quasi tutto il libro. La conclusione è la più ovvia, ma Simenon è bravo a portarsi a spasso il lettore facendolo nel contempo immergere in uno dei tanti bassifondi di una Parigi che non esiste più, disegnando una classica indagine di Maigret in cui la brevità non va a scapito degli aspetti narrati, inclusa la psicologia dei personaggi. Forse non uno degli episodi migliori in assoluto, ma comunque un solido giallo in cui, come sempre, il pensiero ha una netta prevalenza sull’azione (forse pure troppo) e dove la variazione sul tema è data dalla comprensione, ai limiti dell’affetto, con cui Maigret tratta l’indecifrabile (e insopportabile per chiunque altro) Ricain.

    ha scritto il 

  • 0

    Un romanzo avvincente ed entusiasmante "Il ladro di Maigret" di Georges Simenon. Molto bello, riesce a farti entrare nel romanzo come un personaggio interno alla storia. Inoltre mi sono sembrati curat ...continua

    Un romanzo avvincente ed entusiasmante "Il ladro di Maigret" di Georges Simenon. Molto bello, riesce a farti entrare nel romanzo come un personaggio interno alla storia. Inoltre mi sono sembrati curati anche i luoghi, descritti brillantemente.
    Barbara M. (I E)

    ha scritto il 

  • 4

    Bravo! Davvero bravo Simenon, anche se in questa indagine traspare tutta l'amarezza di Maigret nel fare il prorpio dovere e quasi il dispiacere nell'assicurare alla giustizia il colpevole.

    ha scritto il 

  • 4

    "Maigret non se la prese. Sembrava anzi che trovasse divertente esser spintonato. Quella mattina era così di buonumore che tutto gli scivolava addosso."
    Il commissario sta andando a lavorare in autobu ...continua

    "Maigret non se la prese. Sembrava anzi che trovasse divertente esser spintonato. Quella mattina era così di buonumore che tutto gli scivolava addosso."
    Il commissario sta andando a lavorare in autobus, pensa alla sua Louise che sta prendendo lezioni di guida, ma il sorriso si spegne quando si accorge che gli è stato rubato il portafoglio e un giovane dopo esser sceso in tutta fretta dalla piattaforma del mezzo, si sta allontanando velocemente.
    L'istinto sarebbe di inseguirlo, ma non è il caso, ha le scarpe nuove, è la prima volta che le usa e sono una tortura, sembra quasi di vederlo mentre appoggia i piedi con cautela, trattenendo il fiato.
    "Una storia strana... Con gente strana... Sono finito nel mondo del cinema... E come al cinema, tutto è cominciato con una scena comica, il furto del mio portafoglio...".
    Una bella indagine per Maigret e con un finale che mi ha sorpresa, non me l'aspettavo.

    ha scritto il 

  • 4

    Caro Simenon, di nuovo mi hai depistato alla grande. Mi hai introdotto nel piccolo mondo dei frequentatori del ristorante Vieux-Pressoir, una grande tavolata di gente frequentatrice del mondo del cine ...continua

    Caro Simenon, di nuovo mi hai depistato alla grande. Mi hai introdotto nel piccolo mondo dei frequentatori del ristorante Vieux-Pressoir, una grande tavolata di gente frequentatrice del mondo del cinema, che si arrangia tra comparse, provini sfortunati e sceneggiature spesso scartate, tra Francis Ricain, aspirante sceneggiatore, aspirante regista, aspirante a un futuro grandioso ma costretto alla fame e all’elemosina per un pasto caldo, tra il produttore Carus, una specie di Silvio Berlusconi all’epoca di Telemilano, circondato da avvenenti fanciulle pronte a tutto per una particina e con l’atteggiamento da mecenate generoso che firma assegni ai suoi protetti perché i giovani talenti vanno aiutati, tra la sua compagna Nora, anche lei aspirante a farsi sposare da Carus per sistemare il futuro incerto ma anche ben organizzata per assicurarselo da sé il futuro, tra altri personaggi minori, artisti, fotografi, tutti pronti a brindare e a festeggiare se c’è chi paga…; insomma, sono entrata in questo microcosmo così eterogeneo con Maigret e mi sono persa con lui a conoscere la gente, a osservare e studiare, seduta in un tavolo d’angolo con una birra in mano, finchè eravamo arrivati a farci una mezza idea su chi di loro avesse ucciso la moglie di Ricain, una giovane donna che in quell’ambiente ci si era trovata suo malgrado, e ci stava in silenzio, tanto da rivelarsi da subito un mistero da interpretare, e invece .... tutto da rifare; insomma, alla fine, caro Simenon, mi hai depistato ancora una volta, ed io, come Maigret, sorrido tristemente al pensiero della “commedia umana” che viviamo e che tu hai così ben chiaramente illustrato.

    ha scritto il 

  • 2

    Un paternalista Maigret segue le sfortunate vicissitudini di un giovane giornalista che vive di espedienti.Il racconto si svolge in un ambito ristretto di Parigi, e coivolge una cerchia di amici che f ...continua

    Un paternalista Maigret segue le sfortunate vicissitudini di un giovane giornalista che vive di espedienti.Il racconto si svolge in un ambito ristretto di Parigi, e coivolge una cerchia di amici che frequentano i margini del mondo artistico. Monocorde e senza spunto, rimane il piacere di entrare nelle trattorie e di cogliere i tratti descrittivi dei personaggi.

    ha scritto il 

  • 5

    Il mio primo approcio con Maigret: l'ho trovato davvero bellissimo questo romanzo, molto ben scritto, con l'atmosfera parigina che quasi si tocca con mano, e poi Maigret ti sembra quasi come un vecchi ...continua

    Il mio primo approcio con Maigret: l'ho trovato davvero bellissimo questo romanzo, molto ben scritto, con l'atmosfera parigina che quasi si tocca con mano, e poi Maigret ti sembra quasi come un vecchio amico...qualcuno che sarebbe bello conoscere di persona...eh si...direi cinque stelle piene per lui!!!!

    ha scritto il