Il lupo e il filosofo

Lezioni di vita dalla natura selvaggia

Di

Editore: Mondadori

4.2
(474)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata

Isbn-10: 8804592575 | Isbn-13: 9788804592570 | Data di pubblicazione: 

Curatore: N. Lamberti

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Animali , Filosofia

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Descrizione del libro
Mark Rowlands, un giovane professore di filosofia in un'università americana, nota un annuncio su un giornale locale: si vendono cuccioli di lupo. Poche ore e diventa il fortunato padrone di un piccolo lupo: Brenin, "Re" in gallese antico. Per undici anni, Brenin sarà la presenza più importante della vita di Rowlands: il lupo assisterà alle sue lezioni all'università acciambellato sotto la cattedra, seguirà il padrone nei suoi viaggi, sarà il suo compagno di avventure, gioie, dolori. E sarà soprattutto una fonte continua di spunti e idee filosofiche. La natura selvaggia e indomabile dell'animale rivela un modo di vivere forse migliore e più puro di quello degli uomini. La storia di Mark e Brenin è la storia di una amicizia tra uomo e animale.
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  • 3

    Il libro è molto interessante, ma mi ha lasciato un po' perplessa. La storia che riguarda la convivenza con il lupo è marginale (peccato..) e fa da tessuto per una serie di riflessioni sicuramente imp ...continua

    Il libro è molto interessante, ma mi ha lasciato un po' perplessa. La storia che riguarda la convivenza con il lupo è marginale (peccato..) e fa da tessuto per una serie di riflessioni sicuramente importanti, ma a tratti un po' ridondanti e qualche volta scontate, per lo meno per chi è abituato a farsi dare lezioni dagli animali con cui vive (e ammetto che questo è certo un gran privilegio..). Oltretutto certe scelte dell'autore nei confronti di questo meraviglioso lupo, che sicuramente ha amato profondamente, fanno sinceramente storcere un po' il naso e sembrano, a voler essere gentili, per lo meno ridicole (ha tentato di chiedere al lupo di essere vegetariano!!!!, da denuncia alla Protezione Animali!). Peccato, lo spunto era molto buono, ma riesco a dare non più di tre stelle.

    ha scritto il 

  • 4

    Io che ho fatto studi tecnici non vado sempre d'accordo con la psicologia e la filosofia, quindi affronto questo tipo di letture con un certo timore. Però è anche vero che al di là degli studi che uno ...continua

    Io che ho fatto studi tecnici non vado sempre d'accordo con la psicologia e la filosofia, quindi affronto questo tipo di letture con un certo timore. Però è anche vero che al di là degli studi che uno fa, la vita insegna quello che ti manca se sei abbastanza aperto da poterlo accettare. Non ho mai vissuto con un lupo e nemmeno con un cane, ho sempre avuto gatti e non so se la filosofia sia la stessa, ma credo proprio di no.
    Comunque la lettura di questo libro l'ho trovata a tratti contrastante, nel senso che avrei avuto piacere di leggere più episodi di vita dell'autore con Brenin (il lupo) cosa che invece è stata un po' scarna. Per contro ogni capitolo raccontava nella prima parte gli episodi di vita e nella seconda parte passaggi filosofici che spesso non ho trovato così pertinenti, o comunque li ho trovati un po' disordinati. Questa parte di lettura mi è stata un po' pesante, avrei preferito decisamente una scrittura più scorrevole, forse più a portata di chi di filosofia non mastica nulla. Però è anche vero che ho dato un voto alto a questo libro perché l'ultimo capitolo ha invece in se moltissimi tratti di filosofia che mi hanno affascinato non poco e che ho trovato anche nella mia vita.
    Alla fine devo dire che mi sono trovata tra le mani un libro molto interessante anche se non proprio facilissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando decido di fare la mia recensione non leggo mai chi ha scritto cosa prima di me, invece questa volta l'ho fatto e devo dire che gli Anobiiani non hanno dato un gran punteggio al “lupo”, per lo m ...continua

    Quando decido di fare la mia recensione non leggo mai chi ha scritto cosa prima di me, invece questa volta l'ho fatto e devo dire che gli Anobiiani non hanno dato un gran punteggio al “lupo”, per lo meno i lettori forti.
    A me è piaciuto, invece.
    Scritto malino, qualche volta ripetitivo, ma soprattutto un po' sconclusionato nel porre le riflessioni qua e là senza un ordine che porti ad una organizzazione dei pensieri di tipo consequenziale o “argomentologico”.
    Talvolta si esprime con saccenteria, qualche volta ho avuto anche dei dubbi rispetto alla traduzione effettuata, ciò nonostante ho trovato interessante questo ménage a due che poi è diventato a tre per stabilizzarsi infine a quattro seppur la coppia a due, cioè Brenin il lupo e Rowlands, diventi con il tempo quasi simbiotico. O meglio la simbiosi è vissuta in maniera più ravvicinata dal filosofo oserei dire.
    Non è poi così comune la descrizione, seppur parziale, di qualcuno che conviva con un lupo che riconosce il nostro scrittore come l'assoluto capobranco; non è neanche difficile riconoscersi nei sensi di colpa causati dal fatto di aver preso delle decisioni per il proprio animale poiché lui, in questo caso il lupo, non avrà mai la possibilità né di chiedere né di obiettare, decidiamo semplicemente per lui e per i nostri scopi, siano essi dettati dal nostro amore (o egoismo) per difenderlo dagli insulti esterni come quando lo sottraiamo alle insidie della natura forse lo facciamo per farlo vivere più a lungo (ma con noi...).
    E' più intelligente una scimmia o un lupo? Perché? E quali sono i parametri che usiamo per fare questo paragone?
    Ecco, chi ha un animale in casa ci si può riconoscere, con questo e tanti altri esempi, ma sono queste riflessioni, al di là di quello di tipo filosofico o pseudofilosofico, che fanno si che, alla fine, questo libro mi sia piaciuto con tutti i suoi difetti.

    ha scritto il 

  • 5

    Forse leoni e tigri sono più forti...

    Ma i lupi non si esibiscono nei circhi. Questa massima, il cui autore è a me sconosciuto, potrebbe essere tranquillamente inserita come epitaffio di questo straordinario libro. Acquistato mesi addietr ...continua

    Ma i lupi non si esibiscono nei circhi. Questa massima, il cui autore è a me sconosciuto, potrebbe essere tranquillamente inserita come epitaffio di questo straordinario libro. Acquistato mesi addietro con circospezione, una volta avuto tra le mani ho dovuto rimangiare ogni mio dubbio. La narrazione filosofica di Mark Rowlands, brillante ed egocentrico filosofo britannico, è sofisticata e divertente, ma questo è solo un aneddoto compositivo per dar vita ad un intero sistema filosofico vitalista e naturalista (non a caso l'autore ha scritto anche una famosa carta dei diritti degli animali). Un libro difficile da descrivere, ma per cui vale la pena la massima concentrazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Per amare questo libro non bisogna amare la filosofia, bisogna averla intrinseca. Le riflessioni non le puoi leggere mentre sei alla ricerca di frasi filosofeggianti da sottolineare...esse devono esse ...continua

    Per amare questo libro non bisogna amare la filosofia, bisogna averla intrinseca. Le riflessioni non le puoi leggere mentre sei alla ricerca di frasi filosofeggianti da sottolineare...esse devono essere un pensiero che è già nella tua testa, per cui le leggerai come puro esplicarsi di ragionamenti con cui fai i conti ogni giorno. Per amare questo libro non bisogna amare gli animali, in particolare i cani... Essi devono essere il punto cruciale della tua vita. So cosa vuol dire avere un lupo...so cosa portano nella tua esistenza...conosco il vuoto disperatamente incolmabile che lasciano, il pezzo di anima che ti cambiano per sempre, quella sofferenza che sta sempre lì e che non vuoi guarire. Perché in quella sofferenza c'è anche il ricordo vivo, l'immaginazione di loro che ancora corrono per i prati e ti stanno aspettando. Mai nessun umano ti darà una simile sensazione....te ne darà altre, ma non questa.

    ha scritto il 

  • 1

    E' una sorta di biografia di un tale con la testa vuota che racconta della propria vita vuota. Scritta da cani.
    La copertina però è bella.

    In dettaglio non mi è piaciuto perché: la storia del lupo è s ...continua

    E' una sorta di biografia di un tale con la testa vuota che racconta della propria vita vuota. Scritta da cani.
    La copertina però è bella.

    In dettaglio non mi è piaciuto perché: la storia del lupo è solo abbozzata, scritta in modo confuso e privo di pathos. D'altronde l'autore avverte che non si tratta di una storia sul lupo, ma delle riflessioni filosofiche che il lupo ha generato nel filosofo. Solo che questa parte manca di contenuti, di spessore e un qualsiasi filo logico. Il risultato è un volumetto confusionario in cui riflessioni da bar si ingarbugliano tra loro senza un senso compiuto. Ai miei occhi l'adozione del lupo è lo specchietto per le allodole. Nel libro il lupo serviva per rimorchiare ragazze al bar. In copertina serve per incuriosire il lettore. Ammetto di esserci cascata. Ho buttato i miei soldi

    ha scritto il 

  • 2

    Vorrei (essere Konrad Lorenz) ma non posso

    Brenin il lupo, proprio un bel pretesto per tessere l'elogio di se stessi e del proprio ego "scimmiesco", per usare una terminologia cara all'autore...peccato davvero: fosse avvenuto il contrario, 'st ...continua

    Brenin il lupo, proprio un bel pretesto per tessere l'elogio di se stessi e del proprio ego "scimmiesco", per usare una terminologia cara all'autore...peccato davvero: fosse avvenuto il contrario, 'sto libretto - magari - avrebbe potuto finire tra le letture preziose, invece che fra le occasioni più che altro sprecate.

    ha scritto il 

  • 2

    La cosa più buffa è che lo avevo già letto sei anni fa, trovandolo brutto. Ci ho riprovato. No way. Tutta la vita Variazioni selvagge della Grimaud: quella sì che è vita e filosofia e amore per i lupi ...continua

    La cosa più buffa è che lo avevo già letto sei anni fa, trovandolo brutto. Ci ho riprovato. No way. Tutta la vita Variazioni selvagge della Grimaud: quella sì che è vita e filosofia e amore per i lupi.

    ha scritto il 

  • 4

    IL LUPO, LA SCIMMIA E IL MISANTROPO

    LETTO IN EBOOK
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    Se prendo un filosofo e gli metto accanto un lupo, cosa ottengo? Se il filosofo si chiama Mark Rowlands, il risultato sono delle riflessioni sulle differenze tra i lupi, i ...continua

    LETTO IN EBOOK
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    Se prendo un filosofo e gli metto accanto un lupo, cosa ottengo? Se il filosofo si chiama Mark Rowlands, il risultato sono delle riflessioni sulle differenze tra i lupi, i canidi, gli uomini e le scimmie, ma anche riflessioni sul contratto sociale, sull’alimentazione, sulla morte, sul tempo. Queste riflessioni le potete leggere ne “Il lupo e il filosofo” che è un po’ autobiografia, un po’ diario, un po’ saggio filosofico e un po’, in fondo, romanzo.
    “Il lupo e il filosofo” parla dell’incontro tra Mark Rowlands e un cucciolo di lupo, cui darà nome Brenin (“Re” in gallese) e con cui passerà una decina di anni, tra Stati Uniti, Inghilterra, Irlanda e Francia.
    Ho appena manifestato le mie perplessità sulla mescolanza di autobiografia e consigli di scrittura in merito a “On writing” di Stephen King. Come per quel volume, anche per questo, sento come stonata quest’unione, anche se entrambi i libri sono leggibilissimi, piacevoli e scorrevoli.
    Nel caso di Rowlands le parti descrittive della sua vita con il lupo e alcuni cani sono da vedere come una sorta di romanzo e come tali si leggono volentieri, anche se non si è appassionati di animali, grazie a una scrittura vivace ed efficace, senza sbavature. Ciò che rende questo libro importante e degno di esser letto non sono però le passeggiate di Rowlands con i suoi animali o i tentativi di non farsi distruggere casa da loro, ma le riflessioni filosofiche che ne derivano.
    Importante, mi pare l’approccio di Rowlands, che accomuna l’uomo alle altre scimmie e il lupo ai canidi Rowlands sembra, peraltro, quasi vedere maggiori differenze tra un lupo e un cane, che tra un uomo e un altro primate! Dalle differenze di approccio tra lupi e scimmie derivano numerose considerazioni interessanti e di un certo valore.
    Riporto di seguito un paio di citazioni che meritano delle riflessioni e da cui derivano molte delle considerazioni successive dell’autore:
    “La tendenza a vedere il mondo e coloro che ci vivono in termini di costi - benefici, a pensare alla vita, e a ciò che di importante vi accade, come a qualcosa che può essere quantificato e calcolato è possibile solo perché esistono le scimmie.”
    e
    “La scimmia è la tendenza a comprendere il mondo in termini strumentali: il valore di ogni cosa è in funzione di ciò che quella cosa può fare per la scimmia. La scimmia è la tendenza a vedere la vita come un processo di valutazione delle possibilità e di calcolo delle probabilità, per poi sfruttare i risultati di quei calcoli a proprio favore. È la tendenza a vedere il mondo come una serie di risorse, di cose da usare per i propri scopi.”
    Quante cose si capiscono dell’umanità solo leggendo queste due frasi! Quanto siamo simili agli altri primati! Quanto la nostra evoluzione è già tutta scritta nella mentalità delle altre scimmie!
    Come è falso immaginare il lupo come simbolo del male, se è invece la scimmia quella sempre pronta a mentire, tradire e complottare, come ci spiega l’autore. Quanto sono più onesti e fedeli lupi e cani!
    Che dire poi della diversa concezione del tempo tra umani e lupi (e la maggior parte degli animali), concetto connesso al precedente (per sapere in che modo non avete che da leggere il libro): per noi il tempo è lineare, per il lupo circolare, dice Rowlands, nel senso che lupi e cani amano la ritualità del tempo e non si stufano mai del ripetersi di certi gesti o momenti, mentre l’uomo vive ogni attimo in funzione del passato e del futuro, non riuscendo così a godere quasi mai appieno dell’attimo presente, sempre raffrontato e filtrato attraverso le esperienze e le aspettative. L’uomo non ama la ripetitività ma corre in avanti lungo la freccia del tempo.
    Da questo deriva anche una diversa concezione della morte. Rowlands disquisisce con dettaglio sia sul tempo che sulla morte che su altri temi. Cercherò qui di semplificare dicendo che la morte per l’uomo è più dolorosa che per il lupo, perché si carica delle aspettative sul futuro (che vengono perse morendo) e dell’investimento sul futuro fatto nel passato (che risulta vano).
    Ci sono animali che si preparano al futuro, ma l’uomo lo fa in massimo grado, dedicando lunghi anni alla propria formazione, a prepararsi un benessere economico, tutte cose che andranno perdute nel caso di una morte statisticamente anticipata.
    Cos’è allora la felicità e quale animale è il più felice? Cosa determina la felicità in genere e per l’uomo? Ne derivano considerazioni sulla prevalenza dei concetti di avere e essere.
    Dalle considerazioni sul contratto sociale, criticando Hobbes, Rowlands arriva a immaginarne uno che includa anche tutti gli animali, in una comunanza spirituale, una fratellanza allargata, facendone derivare il corollario dell’immoralità di un’alimentazione carnivora.
    Considerazioni tutte molto concrete, rese ancora più realistiche dalla descrizione di come siano nate semplicemente da riflessioni sulla vita (complicata) con un lupo in mezzo a un ambiente civilizzato. Vita che porterà Rowlands a isolarsi, accentuando un carattere che appare piuttosto da misantropo (come amare un simile uomo egoista, mentitore e crudele, del resto?), per la difficoltà di far accettare alla gente la presenza di un lupo (che si porta persino in classe quando fa lezione), per il cui camuffamento non sempre basta dichiarare che si tratta di una razza esotica di cane (un malamute).
    Abbinamento questo, tra vita reale e riflessione filosofica, che rende la scrittura de “Il lupo e il filosofo” particolarmente accessibile e adatta a un pubblico eterogeneo, ben diverso da quello degli addetti ai lavori, pur esprimendo pensieri di una certa profondità, acutezza e originalità, almeno agli occhi di un profano della filosofia come me.

    ha scritto il 

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