Il mondo deve sapere

Romanzo tragicomico di una telefonista precaria

Di

Editore: ISBN Edizioni

3.6
(1216)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 123 | Formato: eBook

Isbn-10: 8876382402 | Isbn-13: 9788876382406 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Questo libro è il diario in presa diretta di un mese vissuto nell'inferno del telemarketing. Per trenta interminabili giorni, l'autrice ha venduto al telefono aspirapolveri a migliaia di casalinghe per conto della Kirby, una grande multinazionale americana. Intanto annotava, apprendeva e soffriva in prima persona le tecniche di condizionamento e le riunioni motivazionali, le premiazioni e le umiliazioni pubbliche, orari, salari e punizioni aziendali... "Il mondo deve sapere" racconta la precarietà, riuscendo miracolosamente a fare ridere. Fino alle lacrime. Michela Murgia è nata a Cabras, Oristano, nel 1972. Dopo gli studi teologici è stata webmaster, manager, operatrice in un call center. Questo è il suo primo romanzo.
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  • 2

    Il mondo l'ha saputo e purtroppo l'ha imitato. Ora qualsiasi azienda, anche non di telemarketing adotta questo metodo.... e poi... ma si può parlare così liberamente di un ex datore di lavoro? ...continua

    Il mondo l'ha saputo e purtroppo l'ha imitato. Ora qualsiasi azienda, anche non di telemarketing adotta questo metodo.... e poi... ma si può parlare così liberamente di un ex datore di lavoro?

    ha scritto il 

  • 3

    Camilla è stata assunta da un call center di una grossa azienda americana. Il suo compito è quello di proporre ad ignare casalinghe un appuntamento per visionare le funzioni di un sistema di pulizia c ...continua

    Camilla è stata assunta da un call center di una grossa azienda americana. Il suo compito è quello di proporre ad ignare casalinghe un appuntamento per visionare le funzioni di un sistema di pulizia con brevetto NASA.

    Camilla ci racconta delle sue giornate al call center, delle telefonate con le signore, delle colleghe e del capo, ma anche delle tecniche persuasive e persino delle risposte previste per le eventuali obiezioni di casalinghe meno ingenue.

    Tutto questo fino a quando decide che ne ha abbastanza…

    Il libro è divertentissimo e il tutto è raccontato in modo frizzante, ma è anche “istruttivo”…Sì, infatti, l’autrice ci catapulta dentro un ambiente di lavoro in cui le parole chiavi sono inganno e mobbing, permettendoci di capire meglio il lavoro precario e poco retribuito di chi ci chiama di continuo al telefono scocciandoci non poco.

    E per finire, ci fornisce pure qualche informazione sulle tecniche da adottare per gelare l’entusiasmo delle telefoniste

    ha scritto il 

  • 4

    Ora il mondo sa e se ne frega

    Ok, ora, a distanza di anni, il mondo sa...e se ne frega.

    E' tutto tristemente ancora vero, anche in altri contesti.

    Lo stile acuto, pungente e disilluso veicola perfettamente la rappresentazione dell ...continua

    Ok, ora, a distanza di anni, il mondo sa...e se ne frega.

    E' tutto tristemente ancora vero, anche in altri contesti.

    Lo stile acuto, pungente e disilluso veicola perfettamente la rappresentazione della realtà vissuta dall'autrice.
    Una realtà di per se stessa amara, che diventa, alla lunga, quasi insostenibile, se non è vissuta con quella punta d'ironia, sconfinante a volte nel sarcasmo, che permette però di controbilanciare l'aggressività, soprattutto psicologica, sottesa ai sistemi che perseguono l'obiettivo del profitto ad ogni costo.

    "Mi sconcerta l’alto numero di persone che pensa che io stia facendo allenamento di cabaret a tempo perso inventandomi tutto.” - p. 39

    "Quando un’azienda ha un obiettivo commerciale e lo persegue con tecniche efficaci non casuali impiegando tutti i fattori produttivi al meglio, allora sta davvero organizzando e gestendo. Ma attenzione questa capacità non basta a distinguere un’azienda onesta da una criminale. Il criterio per giudicare la capacità non può essere l’efficienza, l’obiettivo e basta. C’è anche il modo. E il modo in cui questa gente insegna a organizzare e a gestire è quello di non considerare in alcun modo il fattore umano, a meno che, ovviamente, non sia funzionale allo scopo…Io imparo che gli altri mi servono fintanto che mi permettono di raggiungere l’obiettivo nei tempi che mi sono prefissati…se non è così…via l’uomo, via il problema." - p. 71

    "… per quanto ne sanno loro, io ho la vita sociale di una disadattata , praticamente non ho nulla di nulla da perdere se perdo questo lavoro… ho la ricattabilità emotiva di un poggiapentole. Immagino si siano convinti che faccio la telefonista perché non saprei con chi altri parlare. Il telefono, la mia voce. E va bene così” - p. 88
    "Ma il tuo scopo di capo commerciale non è farmi sentire una merda. E' ottimizzare la mia produttività in modo intelligente, rendendomi collaborativo. Obiettivo mancato, ahilui." - p. 122
    .

    ha scritto il 

  • 0

    Molto veloce, molto giovane, molto vero...contemporaneo e reale. Davvero nato d'impulso, come un diario, nella interessante postfazione l'autrice commenta se stessa e la sua consapevolezza di essere g ...continua

    Molto veloce, molto giovane, molto vero...contemporaneo e reale. Davvero nato d'impulso, come un diario, nella interessante postfazione l'autrice commenta se stessa e la sua consapevolezza di essere giovane e precaria...e come lei migliaia. Fortunatamente il talento e l'ironia non sono mai a tempo determinato.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo d'esordio della scrittrice sarda. Il mondo che descrive è quello del telemarketing e dei lavori precari e sottopagati. I giovani costretti a subire ricatti ed umiliazioni pur di avere un quals ...continua

    Romanzo d'esordio della scrittrice sarda. Il mondo che descrive è quello del telemarketing e dei lavori precari e sottopagati. I giovani costretti a subire ricatti ed umiliazioni pur di avere un qualsiasi contratto di lavoro sono molti, quindi il tema è sempre attuale ed interessante.
    Leggendo si avverte ogni tanto come un'aria di superiorità, il che rende il breve romanzo non sempre simpatico e gradito.

    ha scritto il 

  • 2

    Superficiale

    Non mi è piaciuto. L'ho trovato fazioso e superficiale. L'aria di superiorità con cui l'autrice si approccia al me l'ha fatta trovare subito antipatica. Era così impegnata a sembrare più intelligente ...continua

    Non mi è piaciuto. L'ho trovato fazioso e superficiale. L'aria di superiorità con cui l'autrice si approccia al me l'ha fatta trovare subito antipatica. Era così impegnata a sembrare più intelligente che ha perso l'occasione per scrivere un buon libro.

    ha scritto il 

  • 4

    "Si può inchiappettare qualcuno in ogni posizione,nel kamasutra del marketing"

    Ho amato questo libro dalla prima pagina fino all'ultima; non ho smesso di ridere neanche un secondo. Probabilmente se non avessi lavorato né come operatrice telefonica né come venditrice Kirby, non l ...continua

    Ho amato questo libro dalla prima pagina fino all'ultima; non ho smesso di ridere neanche un secondo. Probabilmente se non avessi lavorato né come operatrice telefonica né come venditrice Kirby, non lo avrei apprezzato e "capito" così tanto. Invece avendo avuto esperienza diretta con il mondo che narra la Murgia, ho potuto immedesimarmi in ogni riga e posso garantire che sia così che funzioni questo mercato (poi ovviamente le singole persone fanno la differenza).
    E' un libricino scorrevole e semplice, lo si legge tutto d'un fiato.
    Lo consiglio a chiunque voglia farsi una bella risata!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Il mondo deve sapere? Tutto il mondo è paese!

    E' il primo libro che leggo di Michela Murgia, cercato e scelto poiché il primo della scrittrice-politica sarda.
    Il mondo deve sapere nasce originariamente nel 2006 su un blog, trasferito poi su carta ...continua

    E' il primo libro che leggo di Michela Murgia, cercato e scelto poiché il primo della scrittrice-politica sarda.
    Il mondo deve sapere nasce originariamente nel 2006 su un blog, trasferito poi su cartaceo e pubblicato.
    Lo stile è arguto e pungente e ho immaginato le battute del libro nella mia testa pronunciate dalla voce di Geppi Cucciari; mi aspettavo infatti un libro diverso, scritto più come inchiesta giornalistica che come "libretto passatempo", poiché da anni la scrittrice tratta tematiche importanti ed è impegnata nella politica sarda. Spesso in prima linea, ospite nei più importanti eventi sardi, presenzia con solenne serietà e impegno; difficile immaginarla dietro ad un telefono a circuire quelle che lei definisce per tutto il libro "casalinghe", con una pesante connotazione negativa imbarazzante.
    Ovviamente ne deriva una delusione da queste aspettative. Ma tant'è che questo sembra essere il suo esordio letterario.

    Il libro di per sé è esattamente come doveva essere gestito e scritto un blog in quegli anni: uno stile volto a non annoiare mai chi legge, mirato a divertire a qualsiasi costo (anche se si scrive delle peggiori brutture del mondo), nomi sostituiti da soprannomi improbabili e ilari, battute distribuite a cadenza regolare e la chiusura del paragrafo (nel gergo dei blogger, "post") con due tecniche: o lasciare a metà un discorso per garantirsi la visita al blog il giorno dopo, o una piccola tragicomica morale (volta anch'essa a fidelizzare il lettore virtuale).

    La storia. Michela Murgia lavora per un mese in un call center della Kirby, precisamente nel 2006.
    L'anno seguente, quando ancora non sapevo neppure chi lei fosse, lavorai anche io circa due/tre mesi in un call center per una compagnia telefonica.
    Il mondo deve sapere? Ebbene, tutto il mondo è paese in quanto cambia il marchio e il prodotto da vendere, ma alla fine quanto descrive la Murgia è esattamente ciò che vissi a mia volta nel call center. Con qualche piccola differenza sul mio ruolo: alla fine mi assunsero anche come segretaria (di mattina in ufficio e di sera al call center) e davvero dietro le quinte si possono conoscere dettagli ancora più scabrosi, dettagli che appunto, dopo qualche mese mi portarono ad abbandonare il lavoro.
    La Murgia descrive e critica spesso le sue colleghe, prive di ambizione e di istruzione (più volte evidenzia che non abbiano il diploma); ai tempi ero un'universitaria, come la maggior parte delle mie colleghe. Dunque non ho gradito per niente le crudeli prese in giro rivolte alle sue colleghe; tra l'altro si rivela una persona incredibilmente ipocrita: di giorno in ufficio assieme, la sera a sparare a zero sulle stesse in internet. Un po' come fa con le casalinghe.
    Per quanto concerne il racconto-denuncia-barzelletta in sé, purtroppo è tutto vero: dai cartelli motivazionali sui muri, dalla sparizione furtiva e segreta dei colleghi licenziati, sino all'assurda competizione che l'azienda vuole creare tra i dipendenti. Per non parlare del lavaggio del cervello che i superiori (o peggio, in alcuni casi direttamente il proprio capo) attuano nella prima settimana di lavoro, nella speranza di istruirti a sufficienza per raggirare al meglio il malcapitato dall'altro lato del telefono tramite giochetti di psicologia.

    Mi rimane una domanda: perché la Kirby non ha denunciato la Murgia per le sue dichiarazioni?
    Possibile viga ancora il motto "Nel bene o nel male, purché se ne parli?"
    E se così fosse, come asseriva il caro Oscar Wilde, la Kirby avrà addirittura pagato la Murgia?

    In conclusione: l'argomento trattato mi ha riportata a otto anni fa, mi ha dato conferma che i call center siano tutti uguali (tranne che per il prodotto da vendere) ed è riuscita a strapparmi qualche amarissima risata.
    Lo stile, ironico e a tratti crudele, in questo caso aiuta: chi avrebbe voluto leggere le avventure di una telefonista "piagnona" che non fa altro che lamentarsi?
    E con un colpo di coda signorile, quasi da gatta, la Murgia si libera di tutto (blog, lettori e libro stesso) nell'ultimo capitolo semplicemente licenziandosi, asserendo di avere già trovato un altro lavoro (difficile in questa Isola purtroppo, ma ottima scusa) e ringraziando Silvia, l'amica che le trovò il posto infernale dove guadagnare un mese di paga.

    Negativo: perché non mi aspettavo un libro scritto così dalla Murgia (pare la spudorata imitazione dello stile di Geppi Cucciari) e perché non traspare una figura molto linda e onesta della scrittrice.
    Positivo: mi ha ricordato la mia esperienza, mi ha suscitato una cinica ilarità e mi ha fatto capire che "tutto il mondo è paese".

    Rimango in attesa di leggere un altro libro della Murgia, Accabadora, sperando ne valga la pena.

    ha scritto il 

  • 0

    Opera prima di una brava scrittirce

    Senza dubbio risente di essere tra le prime opere di questa brava scrittrice sarda, che ho conosciuto con Accabadora. Ironico etalvolta un po' ingenuo è una storia tra il serio e il faceto di una tele ...continua

    Senza dubbio risente di essere tra le prime opere di questa brava scrittrice sarda, che ho conosciuto con Accabadora. Ironico etalvolta un po' ingenuo è una storia tra il serio e il faceto di una telefonista del call center precaria e alla prese con le telefonate quotidiane

    ha scritto il 

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