Il mondo di ieri

Ricordi di un europeo

Di

Editore: Mondadori (Oscar classici moderni, 88)

4.3
(493)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 351 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Chi semplificata , Francese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8804381124 | Isbn-13: 9788804381129 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Lavinia Mazzucchetti

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

Ti piace Il mondo di ieri?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
"Non narrerò tanto il destino di me solo, quanto quello di tutta una generazione, della nostra inconfondibile generazione, la quale forse più di ogni altra nel corso della storia è stata gravata di eventi." Molto di più di una semplice autobiografia, II mondo di ieri, del celebre novelliere e drammaturgo austriaco Stefan Zweig, è il ritratto incantato di un'epoca definitivamente scomparsa, la suprema epopea di quella "Felix Austria" che tanto condizionò l'intera cultura europea, un mondo nel quale "ognuno sapeva quanto possedeva e quanto gli era dovuto, quel che era permesso e quel che era proibito: in cui tutto aveva una sua norma, un peso e una misura precisi". E al centro di tutto la Vienna imperiale, "metropoli supernazionale bimillenaria", simbolo di un'epoca indimenticabile descritta da Zweig in tutto il suo splendore e in tutte le sue contraddizioni. Tuttavia, al di là della sua straordinaria capacità di rievocazione, Il mondo di ieri, pubblicato postumo nel 1944, due anni dopo il suicidio dell'autore, è segnato dalla consapevolezza della definitiva scomparsa degli antichi valori e dall'imponente rassegnazione di fronte all'irreversibilità degli eventi, un'atmosfera autunnale che imprime all'intera opera il severo suggello della modernità.
Ordina per
  • 5

    “…solo chi ha conosciuto luce e tenebra, guerra e pace, salite e crolli, può dire di aver davvero vissuto”

    Da tantissimi anni non mi capitava di leggere un’autobiografia.
    Sarà anche per questo motivo e per la conseguente carenza di pietre di paragone, ma “Il mondo di ieri” mi è sembrato un libro eccezional ...continua

    Da tantissimi anni non mi capitava di leggere un’autobiografia.
    Sarà anche per questo motivo e per la conseguente carenza di pietre di paragone, ma “Il mondo di ieri” mi è sembrato un libro eccezionale e non saprei spiegare se lo è più per la limpidezza dello stile o per lo straordinario interesse della materia, tale per cui ognuno dei 16 capitoli di cui esso si compone mi ha suscitato l’acuto desiderio di approfondire, consultare, interrogare le fonti bibliografiche disponibili in italiano.

    Questa galoppata lungo l’arco di oltre mezzo secolo permette di attraversare mondi, culture, tragedie, personalità, emozioni collettive, tutto quanto ha contribuito a costruire (ma anche a demolire e ricostruire) questa vera “grande bellezza” oggi così denigrata, che si chiama Europa. E lo fa attraverso la voce di un europeista convinto ed attivamente impegnato, durante tutta la vita e con le armi della sua sterminata cultura e di un’efficacia espressiva fuori dal comune, a contrastare le forze della disgregazione.

    Si può obiettare che si tratta comunque di un’interpretazione, di un punto di vista, ciò che distingue, da un saggio storico di presunta obiettività, una testimonianza consapevolmente condizionata dal ceto, dalla nazionalità d’origine, dalla cultura e dalla razza dell’autore narrante.

    E’ vero. Tuttavia la voce di Zweig appare talmente convincente, razionale e sistematica nel valutare le diverse prospettive che ogni evento produce in modo diretto o indiretto che si ha la sensazione di assistere dal vivo ai passaggi cruciali della storia europea, grazie a un’eloquenza mai affettata ma dotata piuttosto del dono della sintesi e della esposizione essenziale dei fatti e dei pensieri.

    Alcuni capitoli possono apparire più difficili da apprezzare, perché l’autore, grande viaggiatore e sempre proteso ad allacciare ovunque rapporti sociali e culturali con le più eminenti personalità dell’epoca, ci descrive non solo i Freud, i Richard Strauss, i Paul Valery ma più spesso, con identico stile meticoloso, anche il carattere, il pensiero e le peculiarità fisiche di artisti, poeti, musicisti, filosofi minori oggi dimenticati e per collocare i quali la mia mediocre cultura non mi sorregge adeguatamente.

    Ma le parti dedicate ai costumi, agli stili di vita, agli stati d’animo dell’ultimo Impero Austro-Ungarico, dell’approssimarsi della guerra, del delirante periodo postbellico (post Grande Guerra) sono quasi abbaglianti nella loro chiarezza e lucidità.

    Solo nella parte finale, quando sulla storia si affaccia la funesta ombra del nazismo, l’emotività carica di presagi dell’ebreo e ormai esiliato Zweig sembra prendere (comprensibilmente) il sopravvento sulla vitalità limpida e brillante dell’autore ammantando di tristezza un’esistenza pur così ricca di riconoscimenti e apparentemente appagata da uno spessore e una curiosità intellettuale quasi ineguagliabili.

    Tanto ci sarebbe da dire sui legami, diretti o anche inconsapevoli, che connettono l’autore a innumerevoli scrittori e pensatori del ‘900 come ad esempio Thomas Bernhard che, alcuni decenni dopo Zweig, vive e descrive nei medesimi termini la scuola austriaca e i suoi effetti deleteri sulla personalità degli studenti. Lo stile è ovviamente ben diverso, tumultuoso e aggressivo in Bernhard, affilato e nitido in Zweig, ma il giudizio di condanna è sovrapponibile.

    Oppure la descrizione della moda e degli abbigliamenti in uso all’alba del secolo e il preciso rapporto con la rigida repressione sessuale in atto nella società asburgica, analisi chiaramente debitrice del fecondo rapporto con Sigmund Freud che Zweig frequentò assiduamente nell’ultima parte della vita del fondatore della psicanalisi.

    Mi accorgo di aver scritto fin troppo e senza aver accennato nulla in merito alla versatilità, al collezionismo, alla strana, pressoché totale, assenza di accenni alle figure femminili ed alle due donne che Z. sposò, al reiterato rifiuto della partecipazione alla vita politica, alla bellissima frase finale che ho posto a titolo di questo commento, e tanto altro. Ma questo volume è una tale miniera di stimoli, idee e suggestioni che raramente ho usato l’evidenziatore del mio lettore con una frequenza paragonabile e mi vien da pensare che in definitiva sarebbe da evidenziare l’intero libro!

    ha scritto il 

  • 4

    Molto più coinvolgente di un saggio storico ma con una visione molto più ampia di una semplice autobiografia, la descrizione "dal di dentro" dell'Europa, a cavallo tra due secoli e due guerre mondiali ...continua

    Molto più coinvolgente di un saggio storico ma con una visione molto più ampia di una semplice autobiografia, la descrizione "dal di dentro" dell'Europa, a cavallo tra due secoli e due guerre mondiali, fatta da Zweig acquista il valore di una testimonianza allo stesso tempo obiettiva e appassionata. Su tutto domina la scrittura asciutta e precisa eppure ricca di sfumature di questo immenso autore tutto da riscoprire.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci ho pensato un po', prima di scrivere questa recensione.
    Ho trovato il libro scritto magistralmente, capace di evocare il declino dell'Impero austroungarico e dei solidi valori borghesi di fine XIX ...continua

    Ci ho pensato un po', prima di scrivere questa recensione.
    Ho trovato il libro scritto magistralmente, capace di evocare il declino dell'Impero austroungarico e dei solidi valori borghesi di fine XIX secolo con sublime precisione e dolce amarezza; ho ammirato i ritratti di intellettuali e scrittori di inizio Novecento, scoprendo connessioni che non conoscevo e approfondendo un periodo incredibilmente fecondo dal punto di vista culturale. E mi sono venuti quasi i brividi di fronte ai presagi dell'autore di fronte alla minaccia nazista. Mi sento quindi di consigliare questo libro a tutti coloro che amano la letteratura e la storia: è davvero un affresco imperdibile di un momento cruciale.
    Accanto a questo entusiasmo per il libro in sé, mi trovo a fare i conti con qualche perplessità sull'autore come persona - o perlomeno, su come si dipinge nelle pagine di questa autobiografia. Onestamente, non mi è molto simpatico: non ho capito se dietro il non voler apparire ci sia umiltà vera o piuttosto una falsa modestia. A questo proposito, mi riservo di approfondire la conoscenza con Herr Zweig.

    ha scritto il 

  • 5

    “L'Europa mi parve condannata a morte dalla sua stessa follia, l'Europa,la nostra patria spirituale, tempio e culla della nostra civiltà occidentale.”

    Una forma di diario autobiografico scritto con una eleganza che sarebbe quasi riduttivo definire sontuosa da un autore che mi ha conquistato subito dalla prima lettura
    Un'eccellente descrizione del de ...continua

    Una forma di diario autobiografico scritto con una eleganza che sarebbe quasi riduttivo definire sontuosa da un autore che mi ha conquistato subito dalla prima lettura
    Un'eccellente descrizione del declino della magnificenza imperiale austriaca , in particolare di quella viennese , vissuta attraverso le stesse vicende personali dello scrittore che rappresentano i momenti più salienti della sua vita sino allo scoppiare della seconda guerra mondiale .
    Un'opera che , oltre che di grande bellezza stilistica , costituisce una grandiosa testimonianza storica e culturale per tutte le pagine straordinarie ed esaltanti che descrivono i suoi incontri e le sue grandi amicizie con molti di quei grandi poeti , letterati , musicisti , uomini che hanno reso immortale la storia dell'Europa prima che la delirante follia di pochi la facesse precipitare nella barbarie .

    ha scritto il 

  • 4

    Zweig con questa auto biografia ci offre uno spaccato dell'Europa che è di grande attualità. Soprattutto rispetto all'attuale crisi sociale, economica e culturale dove tutte le miserie della storia eu ...continua

    Zweig con questa auto biografia ci offre uno spaccato dell'Europa che è di grande attualità. Soprattutto rispetto all'attuale crisi sociale, economica e culturale dove tutte le miserie della storia europea appaiono ripetersi senza possibilità di un recupero dei valori fondanti, anzi immiserite per la presenza di una classe dirigente europea che ci appare assolutamente squallida e totalmente dequalificata, nel bene e nel male dell'agire sociale.

    ha scritto il 

  • 5

    Non conoscevo Zweig, mi sono avvicinato a "il mondo di ieri" dopo aver visto il film "Gran Budapest Hotel", che alle opere di Zweig è ispirato. Apparentemente il libro, una commovente autobiografia di ...continua

    Non conoscevo Zweig, mi sono avvicinato a "il mondo di ieri" dopo aver visto il film "Gran Budapest Hotel", che alle opere di Zweig è ispirato. Apparentemente il libro, una commovente autobiografia di un uomo che ha trascorso la sua giovinezza nel mondo perfetto della Belle Epoque e che ha poi visto questo mondo autodistruggersi con guerre, dittature e genocidi, non sembrerebbe c'entrare molto col film. In realtà, finita la lettura, ho rivisto "Gran Budapest Hotel" ed ho capito che dietro ad una divertente commedia vi era sotto una riflessione assai più profonda, ricavata dal racconto di Zweig, cosa che non ha fatto che aumentare il mio apprezzamento per entrambe le opere.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggendo il mondo di ieri si ha l’impressione di leggere un romanzo, appassionante e coinvolgente e invece non c’è niente di inventato, è tutto vero, è storia. Zweig si confida con il lettore, è since ...continua

    Leggendo il mondo di ieri si ha l’impressione di leggere un romanzo, appassionante e coinvolgente e invece non c’è niente di inventato, è tutto vero, è storia. Zweig si confida con il lettore, è sincero e più volte lungo il corso del libro emergono il suo profondo malessere, le sue paure, le sue vane speranze, come se volesse anticipare la sua fine. Ha provato fino in fondo a fuggire, a resistere, ma non ha retto allo sradicamento. Il peso che lo opprimeva era troppo grande.
    Bella lettura!

    ha scritto il 

Ordina per