Il nostro bisogno di consolazione

Di

Editore: Iperborea (Iperborea, 21)

4.2
(301)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 48 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8870910210 | Isbn-13: 9788870910216 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Fulvio Ferrari

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
ed. del 1991 33 pag.
ed. del 1993 35 pag.
ed. del 1996 45 pag.
ed. del 1997/ 2000 47 pag.
ed. del 2003 38 pag.
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  • 5

    "Il nostro bisogno di consolazione" è un libro di poche pagine di uno scrittore svedese, morto suicida a 31 anni.
    Il breve testo necessita di una lettura concentrata e molto lenta, la profondità espre ...continua

    "Il nostro bisogno di consolazione" è un libro di poche pagine di uno scrittore svedese, morto suicida a 31 anni.
    Il breve testo necessita di una lettura concentrata e molto lenta, la profondità espressa dallo scrittore merita la massima attenzione.
    Dallo scritto ne esce fuori l'anima tormentata di questo ragazzo che avverte il bisogno di sentirsi libero, soffrendo per l'angoscia che gli causa la società che disprezza, per come nota quanto ottunda lo spirito ed annulli il pensiero.

    Per Dagerman la vita è un peso, per affrontarla ricerca al suo interno una consolazione, convinto che essa debba presupporre la libertà, senza la quale tutto gli appare come un riflesso di disperazione.

    A mio avviso lo svedese ha ragione ma è troppo drastico.
    Il suo anarchismo lo indirizza verso una clamorosa fissazione nei confronti della libertà ed è proprio questo a privarlo della libertà stessa.
    La sua condanna è lo sfrenato idealismo che gli impone di vedere il mondo come lo desidera e considera giusto, senza renderlo mai in grado di accettarlo nella sua natura.
    Nei confronti di Dagerman nutro un sentimento di affetto e stima, la sua sincerità mi tocca e le sue parole mi fanno riflettere.
    Tra l'uomo sensibile e l'uomo debole ritengo risieda però una grossa differenza e lo scrittore ritengo appartenga alla seconda categoria.
    Dagerman si suicida perché considera quest'atto l'unica prova della libertà umana, la verità secondo me è che la solitudine alla quale si è sottoposto lo ha dapprima "elevato", permettendo al suo talento letterario di sbocciare ed al suo animo nobile di esprimersi, in seguito lo ha però smesso di illuminare per oscurarlo, deprimendolo ed annientandolo del tutto.

    La paura principe di Dagerman nasce dalla certezza che gli è impossibile vagare insensatamente verso una morte certa.
    La maggior parte delle persone non arriva a porsi questa domanda oppure trova comoda ed illusoria soluzione nella religione.
    Questo quesito mi affascina prima di qualunque altro e l'ho avvertito anche io.
    La soluzione consolatoria che tenta di darsi Dagerman risiede nel ripetersi che nessuno può esigere più del dovuto da lui (pensiero che gli scaturisce dall'enorme pressione che avvertiva a causa del successo dei suoi libri e della fama che lo ha divorato, sentendosi in dovere di scrivere per denaro e per soddisfare il pubblico che ormai lo conosceva e si aspettava tanto) e che la vita viene prima del dovere.
    La sua debolezza però lo condanna, la consolazione che trova non lo salva, non riesce a trovare quell'equilibrio tra eccesso ed ascesi che tutti necessitiamo di organizzare, posizionandoci da una parte, più che dall'altra, in base alla propria attitudine naturale.

    Stig Dagerman, scrivendo di se stesso in terza persona, chiede: "dimenticatelo spesso", questa è la scritta che desidera sulla sua lapide.
    In contrasto con delle sue conclusioni, per quanto ne apprezzi esageratamente molte riflessioni, decido di non accontentarlo, dedicandogli in sua memoria, come se lo avessi ben conosciuto, più di un pensiero.

    Voto: 9/10

    ha scritto il 

  • 5

    Libro assolutamente imperdibile

    E' incredibile come in così poche pagine Dagerman riesca a condensare un universo intero con lucidità e brillantezza.
    Credo che solo una mente geniale avrebbe potuto scrivere una riflessione così inte ...continua

    E' incredibile come in così poche pagine Dagerman riesca a condensare un universo intero con lucidità e brillantezza.
    Credo che solo una mente geniale avrebbe potuto scrivere una riflessione così intensa.
    E' grazie a libri come questo che il fascino della lettura non potrà mai abbandonarmi/abbandonarci.

    ha scritto il 

  • 5

    Se un libriccino di nemmeno quaranta pagine ti lascia privo di punti di riferimento, totalmente nudo e in mare aperto nel bel mezzo della notte, vuol dire che è successo qualcosa di grande.
    Il nome de ...continua

    Se un libriccino di nemmeno quaranta pagine ti lascia privo di punti di riferimento, totalmente nudo e in mare aperto nel bel mezzo della notte, vuol dire che è successo qualcosa di grande.
    Il nome dell'accaduto è "Il nostro bisogno di consolazione", di Stig Dagerman. L'autore, morto suicida a soli trentun anni, e una tra le voci più forti del mondo letterario svedese, affida a queste pochissime pagine tutto il suo male di vivere, la sua condizione di uomo diviso dalla aspirazione alla felicità e alla libertà e dalla consapevolezza della loro irraggiungibilità. Un uomo diviso in due, sofferente ma comunque coraggioso nel tirare via da dentro un vero e proprio testamento spirituale.
    Sono pagine dense di riflessioni sulla vita ma soprattutto sulla morte, sul tempo e la sua forza divoratrice di fatti, azioni, sogni, amori, passioni. Ma c'è la scrittura. C'è il potere delle parole da opporre a quello del mondo, "perché chi costruisce prigioni si esprime meno bene di chi costruisce la libertà", e qui la libertà è scrivere e rendere immortale la propria finitudine, la propria presenza passeggera in questo mondo. Le parole rimangono e rimarranno, staranno sempre qui, quando io finirò, quando tu finirai, quando io me ne andrò, quando tu te ne andrai. È con la parola che si può sconfiggere la morte, ed è annullando il tempo e la sete di fama che la minaccia della morte farà meno paura - si può anche non temerla pur non negando la sua realtà.
    La morte ti potrà anche accerchiare quando e dove meno te lo aspetti, davanti al fuoco o quando sei in acqua, camminando o dormendo, ma che importa se riesci nel frattempo a toccare con le tue pagine il cuore del mondo, se il tuo talento addolcisce la solitudine? Sei libero di vivere e scrivere la tua vita. Di non sentirti schiavo di nulla e di nessuno, di un capo, del tuo talento, del tempo, della ricchezza. E anche se la morte prima o poi arriverà, perché sì, la morte prima o poi arriverà, tu nel frattempo vivi. E non è poco. È tantissimo. È tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    "Tutto quello che possiedo è un duello, e questo duello viene combattuto in ogni istante della mia vita tra le false consolazioni".
    Stig Dargeman è da leggere e da rileggere. Tutto.

    ha scritto il 

  • 4

    Nessuna consolazione

    Nulla può consolarci della ferita del vivere. E' questo il significato ultimo di questa breve, ma intensa, riflessione sul significato dell'esistenza.
    "Dal momento che mi trovo sulla riva del mare, da ...continua

    Nulla può consolarci della ferita del vivere. E' questo il significato ultimo di questa breve, ma intensa, riflessione sul significato dell'esistenza.
    "Dal momento che mi trovo sulla riva del mare, dal mare posso imparare. Nessuno ha il diritto di pretendere dal mare che sorregga tutte le imbarcazioni o di esigere dal vento che riempia costantemente tutte le vele. Così nessuno ha il diritto di pretendere da me che la mia vita divenga una prigionia al servizio di certe funzioni. Non il dovere prima di tutto, ma prima di tutto la vita! Come ogni essere umano, devo avere diritto a dei momenti in cui posso farmi da parte e sentire di non essere solo un elemento di una massa chiamata popolazione terrestre, ma di essere un'unità che agisce autonomamente. Solo in questi momenti posso essere libero davanti a tutte quelle consapevolezze sulla vita che mi hanno prima portato alla disperazione. Posso riconoscere che il mare e il vento non potranno che sopravvivermi, e che l'eternità non si cura di me. Ma chi mi chiede di curarmi dell'eternità? La mia vita è breve solo se la colloco sul patibolo del calcolo del tempo. Le possibilità della mia vita sono limitate solo se faccio il conto della quantità di parole o di libri che avrò il tempo di produrre prima della mia morte. Ma chi mi chiede di fare questo conto? Il tempo è una falsa misura per la vita. Il tempo è in fondo uno strumento di misura privo di valore, perché tocca esclusivamente le mura esterne della mia vita. Ma tutto quel che mi accade di importante, tutto quel che conferisce alla mia vita il suo contenuto meraviglioso – l'incontro con una persona amata, una carezza sulla pelle, un aiuto nel bisogno, il chiaro di luna, una gita in barca sul mare, la gioia che dà un bambino, il brivido di fronte alla bellezza – tutto questo si svolge totalmente al di fuori del tempo. Che io incontri la bellezza per un secondo o per cent'anni è del tutto indifferente. Non solo la beatitudine si trova al di fuori del tempo, ma essa nega
    anche ogni relazione tra il tempo e la vita."
    "Il mondo è dunque più forte di me. Al suo potere non ho altro da opporre che me stesso – il che, d'altra parte, non è poco. Finché infatti non mi lascio sopraffare, sono anch'io una potenza. E la mia potenza è temibile finché ho il potere delle mie parole da opporre a quello del mondo, perché chi costruisce prigioni s'esprime meno bene di chi costruisce la libertà. Ma la mia potenza sarà illimitata il giorno in cui avrò solo il mio silenzio per difendere la mia inviolabilità, perché non esiste ascia capace di intaccare un silenzio vivente."

    ha scritto il 

  • 5

    10 splendide pagine amare, di disperazione esistenziale. Una riflessione sulle ricerca della felicità e il bisogno di consolazione. Non una parole di troppo.

    Un libro da avere accanto e da rileggere ...continua

    10 splendide pagine amare, di disperazione esistenziale. Una riflessione sulle ricerca della felicità e il bisogno di consolazione. Non una parole di troppo.

    Un libro da avere accanto e da rileggere ogni tanto.

    ha scritto il 

  • 4

    "(...) non potrò mai essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa."

    Questo libro è un grido che non può c ...continua

    "(...) non potrò mai essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa."

    Questo libro è un grido che non può che spegnersi nel silenzio.
    Perché ci sono dolori che non hanno consolazione possibile.

    ha scritto il 

  • 4

    In così poche pagine c'é tutta l'anima di un uomo..
    Le sue insanabili contraddizioni tra il desiderio di essere felice e l’ impossibilità di esserlo, tra il bisogno di essere liberi e le mille schiavi ...continua

    In così poche pagine c'é tutta l'anima di un uomo..
    Le sue insanabili contraddizioni tra il desiderio di essere felice e l’ impossibilità di esserlo, tra il bisogno di essere liberi e le mille schiavitù dell’esistenza.
    Il messaggio che ci manda è che non c’è consolazione!!
    “E mi pare di capire che il suicidio è l’unica prova della libertà umana.”
    E’ morto suicida all’età di 31 anni!

    scritto il 16 ago 2009

    ha scritto il 

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