Il paese delle pazze risate

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Strade blu)

3.8
(368)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8804524650 | Isbn-13: 9788804524656 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Luca Fusari

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Thomas Abbey, figlio pieno di insicurezze di una stella del mondo cinematografico e insegnante di letteratura, non sa bene chi è né cosa vuole dalla vita e dalla sua relazione con la strana Saxony Gardner. Quello che sa perfettamente è che niente della sua esistenza lo ha mai toccato a fondo quanto i magici romanzi di Marshall France, un autore di fiabe per bambini che ha sempre vissuto isolato e che è morto a soli quarantaquattro anni. Spinti da questa passione comune Thomas e Saxony partono per la cittadina del Midwest dove Marshall ha trascorso gran parte della sua vita, decisi a scrivere la sua biografia. A poco a poco cominciano a scoprire che sta accadendo qualcosa di inquietante e orribile. La magia di France va be oltre la pagina scritta...
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  • 5

    Non tutti gli scrittori iniziano col botto, alcuni riescono a mostrare tutte le proprie qualità solo a distanza di tempo dall'esordio.
    Non è il caso di Jonathan Carroll.
    Leggendo "Il Paese delle Pazze ...continua

    Non tutti gli scrittori iniziano col botto, alcuni riescono a mostrare tutte le proprie qualità solo a distanza di tempo dall'esordio.
    Non è il caso di Jonathan Carroll.
    Leggendo "Il Paese delle Pazze Risate" si capisce subito perché sia diventato, in brevissimo tempo, uno degli autori più apprezzati del panorama fantastico. In questo suo primo libro si possono già ritrovare tutti quegli elementi che lo hanno reso famoso e che rendono unico il suo stile e le sue storie.
    La descrizione semplice, eppure così realistica, dei comportamenti di tutti i giorni, delle abitudini che ciascuno di noi ha, magari senza neanche saperlo. La delicatezza con cui tratteggia i rapporti tra le persone che si amano, rendendo i personaggi vivi, mai troppo affettati o caricaturali. La profondità che riesce a donare ai protagonisti dei suoi romanzi, al punto che ci sembra quasi di conoscerli fin da quando erano bambini.
    Ma anche il sottile senso di inquietudine che riesce a trasmettere anche quando tutto sembra apparentemente normale. O, ancora, la straordinaria fantasia e il modo in cui, quasi in punta di piedi, introduce il fantastico nelle sue storie.
    Ogni romanzo di Carroll è un perfetto mix di tutti questi elementi e, spesso, molti altri ancora, ognuno dosato con pazienza e sapienza.
    "Il Paese delle Pazze Risate" non è solo una bella e originale storia, ma anche un romanzo di formazione e di crescita. D'altra parte molti sono i libri di Carroll in cui la trama è stratagemma per portare i protagonisti a conoscersi meglio, a scavare in profondità dentro sé stessi alla ricerca del loro vero io. Al suo esordio letterario l'autore americano trapiantato a Vienna non fa eccezione e ci presenta Thomas, un protagonista che non ha quasi nulla di quello che ci si aspetterebbe da un protagonista. Emotivamente insicuro, apparentemente non del tutto cresciuto, nonostante abbia un lavoro e una vita ormai stabile e indipendente, vive costantemente (anche per sua scelta) all'ombra di un padre ingombrante, di cui vorrebbe liberarsi, ma al contempo non può fare a meno di continuare a ricordare e citare. Lungo tutta la vicenda sono forse più gli errori che le cose giuste che fa: tanti sbagli, piccoli e grandi, capaci di renderlo un personaggio per certi versi anti-empatico, ma terribilmente umano.
    Le vicende lo porteranno a doversi confrontare con il suo modo di intendere la figura paterna, da una parte con il padre putativo che aveva trovato nei libri che leggeva da piccolo, dall'altra con il suo vero padre, con cui non era mai riuscito a scendere a patti e con il quale giunge, infine, a una particolarissima riconciliazione.
    "Il Paese delle Pazze Risate" appassiona, incuriosisce, risucchia il lettore nelle sue pagine e, quando meno ce lo si aspetterebbe, riesce a sconvolgerlo mettendo in dubbio tutto quanto. Dopo di che lo strazia e lo porta verso un finale di pura soddisfazione.
    Non sono molti i libri in grado di fare questo, ma molti libri di Carroll ci riescono. Per questo sarebbe un peccato anticipare qualcosa della trama, meglio lasciare al lettore tutto il gusto di scoprire cosa l'autore ha in serbo per lui.

    ha scritto il 

  • 3

    Non è un genere che amo, se tutto non è più che reale di solito non apprezzo. Ma questo libro, tutto sommato, mi è piaciuto abbastanza. Forse la scrittura scorrevole, forse i personaggi simpatici, ne ...continua

    Non è un genere che amo, se tutto non è più che reale di solito non apprezzo. Ma questo libro, tutto sommato, mi è piaciuto abbastanza. Forse la scrittura scorrevole, forse i personaggi simpatici, ne hanno fatto un'insolita (per me) e gradevole lettura

    ha scritto il 

  • 2

    Mah, io non c'ho capito un accidenti (sostituite liberamente accidenti con altra parola).

    C'è un film di qualche anno fa, Donnie Darko, altrettanto osannato dalla critica, per me altrettanto incompren ...continua

    Mah, io non c'ho capito un accidenti (sostituite liberamente accidenti con altra parola).

    C'è un film di qualche anno fa, Donnie Darko, altrettanto osannato dalla critica, per me altrettanto incomprensibile. Non posso dire che non mi sia piaciuto, ma alla fine della visione mi sono detta: tutto qui? Davvero?

    Certo, il libro offre una infinità di spunti: la necessità di affrancarsi da genitori ingombranti e di crescere a una indipendenza autentica da loro (cosa che nessuno dei protagonisti di questo romanza riesce a fare), il potere della fantasia, la capacità di creazione dell'autore, il labile confine tra realtà e fantasia, cosa sia il libero arbitrio, ce lo abbiamo veramente? E se si, la morte, il destino, cosa sono? E' meglio una vita preordinata o l'incognita e le paure che una vita nelle nostre mani comporta?

    Ma sono tutte idee di fatto non approfondite, come non sono approfonditi i personaggi, tranne la voce narrante, che è talmente deficiente e sessista che avrei preferito non lo fosse. Oddio, forse sessista è parola troppo forte, in fondo è stato scritto nel 1980, e allora probabilmente che le uniche due donne potabili del libro si contendano cotanto infedele idiota è normale, ma la parte in cui il protagonista sbava dietro a Anna, pur portandosi a letto su base stabile Saxony è ignobile, e è evidente che Anna non è un personaggio positivo, anzi, glielo hanno pure detto che è matta da legare.

    Per molti aspetti ho trovato ben più profonde le recensioni al libro che il libro stesso, a prova, se mai fosse necessario, che ogni libro parla al lettore in maniera diversa.

    Lo svolgimento è peraltro prevedibile fin da metà libro e se ci sono arrivata io, direi che ci possono arrivare davvero tutti; unici personaggi che mi sono piaciuti tanto i pit bull onnipresenti nel libro e dipinti, per una volta, come animali simpatici e non belve assassine.

    L'epilogo è, in effetti, inaspettato, ma che il protagonista sia in grado di "creare" dalla sua opera si era già capito abbondantemente, che riporti in vita il padre è passo obbligato. Magari se fa due più due e resuscita pure Saxony...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Niente da fare, non mi è piaciuto. Forse sarà percé le aspettative erano molto alte: le recensioni sono tutte positive, e secondo me, più profonde del libro stesso.
    La prima parte, lunghissima, è scri ...continua

    Niente da fare, non mi è piaciuto. Forse sarà percé le aspettative erano molto alte: le recensioni sono tutte positive, e secondo me, più profonde del libro stesso.
    La prima parte, lunghissima, è scritta bene, e ha molti spunti interessanti: il desiderio più o meno manifesto di non abbandonare la dimensione dell'infanzia (che pure è stata complicata), il rapporto con padri ingombranti, il senso di attesa per qualcosa che deve succedere che pervade tutta l'azione.
    Ma l'attesa è troppo lunga, e qualsiasi medio lettore è in grado di prevedere una buona parte di quello che sta per succedere, tanto che poi, quando si verifica, sa di scontato. E poi l'artificio che colloca l'autore nel gruppo dei "fantastici" è semplicino...il creatore di mondi, la capacità di far verificare ciò che si desidera/scrive/disegna ecc. è un'idea che avrò letto decine di volte, e questa non è la migliore, anche perché le pagine finali, queste, al contrario, molto veloci, sanno di marchingegno costruito con alcuni dettagli un po' posticci.
    Boh, mentre leggevo ho pensato continuamente che sarebbe stata una buona base per una sceneggiatura per un episodio di Ai confini della realtà. In un certo senso quei telefilm erano dei capolavori, perché brevi, lineari, visionari, cosa che al libro non riesce.

    ha scritto il 

  • 4

    All'inizio sembrava di leggere un film di Hitchcock, sì sì, un film.
    Uno di quelli dove all'inizio è tutto normale, i personaggi sono felici, e di punto in bianco cominci ad avvertire una strana inqui ...continua

    All'inizio sembrava di leggere un film di Hitchcock, sì sì, un film.
    Uno di quelli dove all'inizio è tutto normale, i personaggi sono felici, e di punto in bianco cominci ad avvertire una strana inquietudine, data probabilmente dalla musica di sottofondo o dallo sguardo dei personaggi, ma nel libro non c'è la colonna sonora, la storia è ancora fresca, non ci sono svolte particolari, eppure non sei tranquilla.

    Penso che sia proprio per questo trasporto che ho dato 4 stelline a questo libro, dato che sì, è il primo dell'autore e si vede, (il testo è acerbo e in alcuni punti si perde costringendoti ad arretrare di qualche pagina pensando "avrò capito male"..) ma riesce a coinvolgerti così profondamente senza che tu te ne accorga che non lo si può non apprezzare.

    ha scritto il 

  • 4

    Lucertole ghiacciate sulla schiena

    Un aspirante scrittore e la sua ragazza decidono di scrivere la biografia di uno stravagante e geniale autore per l’infanzia morto prematuramente, e si trasferiscono nella cittadina in cui ha passato ...continua

    Un aspirante scrittore e la sua ragazza decidono di scrivere la biografia di uno stravagante e geniale autore per l’infanzia morto prematuramente, e si trasferiscono nella cittadina in cui ha passato gran parte della sua vita. Il loro progetto è ben accolto, ma gli abitanti si comportano in maniera sempre più enigmatica…
    Detta così, la trama sa un po’ di dejà vu, e in effetti alcuni temi non sono originalissimi, ma la storia è avvincente e ricca di dettagli fantasiosi ed evocativi.
    L’autore è decisamente efficace nel costruire un’atmosfera sempre più inquietante, fatta di sensazioni oblique, brividi sottili e sprazzi improvvisi di irrealtà, fino al finale, un po’ affrettato forse, ma assolutamente stratosferico.

    ha scritto il 

  • 4

    Il paese della pazze risate non è affatto un paese ma un libro, per la precisione un libro per bambini scritto da Marshall France, scrittore osannato dal protagonista del romanzo.
    La ricerca di inform ...continua

    Il paese della pazze risate non è affatto un paese ma un libro, per la precisione un libro per bambini scritto da Marshall France, scrittore osannato dal protagonista del romanzo.
    La ricerca di informazioni sullo France e il desiderio di diventarne il biografo porterà Thomas Abbey e Saxony Gardner a Galen, cittadina in cui lo scrittore è vissuto fino alla morte.
    Il romanzo è divertente e ironico, parla del rapporto con i genitori che non ci sono più e di quello con le divinità crudeli che guidano le loro creazioni umane.
    Detto questo ci sono un paio di considerazioni da fare: Thomas è il tipico esempio di uomo guidato dagli istinti e chiaramente privo del concetto di fedeltà (quindi mi ha fatto innervosire da matti) e di intuizione (che Anna sia una pessima persona il lettore lo capisce subito).
    Considerazione sull'edizione: la quarta di copertina Mondadori è una roba che più spoiler di così non si può, quelli che scrivono questi riassunti andrebbero bacchettati fortissimo sulle mani così magari ci pensano due volte prima di svelarti il succo del romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Thomas Abbey, figlio di un divo di Hollywood ossessionato dalla figura paterna e mite e frustrato insegnante di letteratura inglese in una scuola del New England, ha due sole passioni nella vita. Una ...continua

    Thomas Abbey, figlio di un divo di Hollywood ossessionato dalla figura paterna e mite e frustrato insegnante di letteratura inglese in una scuola del New England, ha due sole passioni nella vita. Una collezione di maschere e, soprattutto, i libri magici di Marshall France, scrittore per l’infanzia che gli ha “salvato la vita”. Condivide questa passione con Saxony Gardner, una giovane donna che costruisce marionette conosciuta in una libreria.
    Thomas decide di scrivere una biografia del misterioso France, ebreo emigrato dall’Europa che, dopo aver lavorato per qualche anno in un’impresa di pompe funebri a Little Italy, si è ritirato a Galen, Missouri, dove ha trascorso il resto della sua breve vita (è morto a 44 anni). Benché l’editor di Marshall France lo scoraggi, Thomas prende un anno sabbatico e parte per il Missouri con Saxony. Viene accolto cordialmente dalla figlia dello scrittore, Anna, che lo mette alla prova, in molti sensi, prima di autorizzarlo a scrivere.
    Mentre Thomas procede e Saxony gli fa da editor, Galen diventa il regno delle stranezze: due pitbull si mettono a parlare, gli abitanti della cittadina manifestano un interesse ossessivo per il lavoro di Thomas, come se ne andasse delle loro vite.
    Sviluppo inatteso, finale a sorpresa.
    Jonathan Carroll, classe 1949, è figlio dello sceneggiatore Sidney (a suo credito, fra gli altri, alcuni episodi della serie “Alfred Hitchcock presenta” e “Lo spaccone”, per cui ebbe una nomination all’Oscar) e, dopo un’adolescenza turbolenta, vive da circa trent’anni a Vienna dove insegna inglese. Autore prolifico di letteratura fantastica (in Italia lo pubblicano soprattutto Fazi e Fanucci), ha dato vita con “Il paese delle pazze risate” a un ben congegnato apologo sul potere della parola e della creazione artistica. Atmosfere a metà strada tra “Big Fish” di Tim Burton e “The village” di M. Night Shyamalan. Plot assai originale, sviluppo decoroso ma si poteva fare di più.

    ha scritto il 

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