Il petalo cremisi e il bianco

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

3.8
(3814)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 985 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Olandese , Portoghese , Greco

Isbn-10: 8806174169 | Isbn-13: 9788806174163 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Monica Pareschi , Elena Dal Pra

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Londra 1875. Dall'esile candela della sua stanza nel bordello della terribile Mrs Castaway, Sugar, una prostituta di diciannove anni, la più desiderata in città, cerca la via per sottrarre il proprio corpo e l'anima al fango delle strade. Dai vicoli luridi e malfamati Michel Faber ci guida, seguendo la scalata di Sugar, fino allo splendore delle classi alte della società vittoriana, dove violiamo l'intimità di personaggi terribili e fragili, comunque indimenticabili. Come Rackam, il giovane erede di una grande fortuna che diverrà l'amante di Sugar, e sua moglie, l'angelica e infelice Agnes.
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  • 3

    Il petalo cremisi e il bianco mi ricorda un feuilleton ma dei giorni nostri, nonostante la vicenda si svolga nella Londra dell'ottocento infatti risente del lavoro, lungo ben dieci anni, di Faber che ...continua

    Il petalo cremisi e il bianco mi ricorda un feuilleton ma dei giorni nostri, nonostante la vicenda si svolga nella Londra dell'ottocento infatti risente del lavoro, lungo ben dieci anni, di Faber che aspirava a due autori come Dickens e Collins ma, in verità, c'è ben poco che li possa accomunare.
    Prima ho detto feuilleton perchè è quello a cui ho subito pensato a fine lettura: un romanzo lungo, lunghissimo, quasi mille pagine in cui le ripetizione abbondano; però come la maggior parte dei romanzi d'appendice almeno intrattiene piacevolmente e si legge con fluidità.
    Faber mi ha colpito per la particolarità con cui apre il romanzo, il narratore infatti si rivolge al lettore come se fosse un vero e proprio personaggio, peccato che questa peculiarità perduri per le prime trecento pagine e poi venga abbandonata e ripresa solo successivamente nelle ultime frasi finali; sarebbe stato invece più interessante continuare con questa "voce fuori campo" per tutto lo svolgimento del romanzo, o almeno sarebbe stato più originale.

    La storia racconta l'ascesa sociale (se così vogliamo chiamarla) di una giovane prostituta, Sugar, che diventa l'amante di un industriale riuscendo così a lasciarsi alle spalle la squallida vita al servizio di una madre snaturata e di uomini viziosi.
    Sugar è un personaggio che ho detestato dall'inizio, difficilmente l'avrei vista protagonista in uno dei romanzi dell'Ottocento a cui aspirava Faber: orgogliosa e so-tutto-io, è fredda e calcolatrice, una donna che ammalia (non ho capito ancora come sia possibile) e che fa sfoggia della propria conoscenza degli uomini e dei loro più reconditi desideri. E' un'attrice e l'umiltà non è di casa e io personaggi così proprio li detesto.
    William, il salvatore, è un uomo che subisce una cambiamento repentino: da aspirante scrittore, amante dell'arte e delle belle cose, diventa un uomo d'affari, sempre impegnato a viaggiare per lavoro, o rispondere a lettere, o in fabbrica e il tempo per il resto è poco. Il suo cambiamento è sì voluto, del resto è proprio lui stesso che decide di entrare finalmente nell'azienda di famiglia così da poter mantenere la famiglia e l'amante, ma dall'altra parte è anche una conseguenza di quella rivoluzione industriale che cambierà il mondo.
    William è anche il personaggio contro cui l'autore si schiera apertamente e c'è soprattutto un aspetto che non mi è piaciuto, il rapporto con le donne: ad un certo punto della storia viene folgorato da Sugar e da quel momento niente più esiste tranne lei e il suo corpo; poi entra in scena Agnes, la moglie, con cui ha un rapporto di amore-odio che lo sfianca psicologicamente, sempre allerta a preoccuparsi per lei ma non così tanto da prendere in considerazione rimedi estremi; e poi di nuovo Sugar entra nelle mura di casa ed è come se il desiderio venisse a mancare e che i sensi di colpa verso la moglie riemergessero in superficie, per finire poi con l'indifferenza più totale e un possibile sentimento per una terza donna.
    Ho citato Agnes e come non parlare anche di lei, la donna vittoriana per eccellenza: la moglie tanto affranta fisicamente e psicologicamente, sempre alla mercé di medici che la credono pazza. In realtà è semplicemente un donnina la cui morte precoce della madre ha fatto sì che venissero a marcarle anche le più piccole conoscenze sul corpo femminile, sugli uomini e sul matrimonio, una donna anche lei insopportabile con le crisi isteriche, i continui svenimenti e i repentini cambi d'umore. E' una donna che si aggrappa ad una fede quasi ossessiva e che crede di vedere angeli e che esistano vie terrene per il paradiso ma soprattutto una madre che non accenna minimamente alla figlia, come se non esistesse, una madre che non sente il bisogno di amare il prossimo e che vive nella sua profonda ignoranza e stupidità.

    Sono le tre personalità che sovrastano tutte le altre ma devo dire che, nelle tante pagine, il ritratto dei personaggi non è affatto superficiale. Questo è un punto a favore del libro come del resto lo sono il contesto sociale ed economico: i vent'anni di ricerca da questo punto di vista hanno dato i propri frutti, la società vittoriana è caratterizzata molto bene, soprattutto se si ci concentra sulla miseria e sullo squallore delle zone più povere di Londra.
    Un aspetto negativo del romanzo invece lo devo assegnare al linguaggio utilizzato dall'autore nelle parti che si svolgono nei bassifondi londinesi: vero è che gli si frappongono termini colti e linguaggi più educati ma c'è una presenza massiccia di termini volgari e rozzi, per non parlare di frasi volutamente scurrili e pesanti che non danno di certo maggior contributo storico al romanzo in sé ma hanno l'ovvia conseguenza di infastidire il lettore.
    Un altro appunto lo devo fare all'intera ultima parte del romanzo che si perde in lungaggini inutili e imbarazzanti ribaltamenti di situazioni per poi cadere nell'insoddisfazione di un finale, non aperto, ma tagliato e del tutto inconcludente.
    Ricapitolando posso dire che questo romanzo mi ha piacevolmente intrattenuta per qualche giorno, nonostante alcune pecche ci sono anche degli aspetti positivi, certo non posso dire che il romanzo abbia un certo valore letterario e soprattutto siamo lontani anni luce dalla bravura di un certo Dickens nel raccontare la miseria della società vittoriana.
    Voto: 3.5

    ha scritto il 

  • 5

    Venti anni di ricerche, dieci di scrittura e poco più di dieci giorni per leggerlo. Bellissimo, non riuscivo a staccarmi dalla lettura. Al di là della storia, tanto di cappello all'autore per l'accura ...continua

    Venti anni di ricerche, dieci di scrittura e poco più di dieci giorni per leggerlo. Bellissimo, non riuscivo a staccarmi dalla lettura. Al di là della storia, tanto di cappello all'autore per l'accuratezza delle ricerche svolte e la scrittura. Per tutta la durata della lettura avevo la sensazione di essere dentro il romanzo.
    Bello! Non capisco come si possa definire noioso... anche il finale non mi é dispiaciuto anche se ora sono tentata di comprare il seguito, ma ho paura possa rivelarsi una delusione.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Perchè?!

    Allora, da dove iniziare, è partito tutto con Caroline e lei mi è piaciuta tanto come personaggio, la sua storia triste mi ha stretto il cuore.
    Poi ha continuato con Sugar che ho iniziato ad odiare e ...continua

    Allora, da dove iniziare, è partito tutto con Caroline e lei mi è piaciuta tanto come personaggio, la sua storia triste mi ha stretto il cuore.
    Poi ha continuato con Sugar che ho iniziato ad odiare e finito per adorare; per essere una giovane prostituta l'ho trovata un personaggio molto maturo intelligente e sofisticato, all'inizio era lei ad avere le redini e il controllo della relazione con William, ma poi, MA POI, mi chiedo cosa è successo, l'autore ha lasciato tutto a metà tutto a metà, su Agnes che non si sa bene la sua fine, dove vanno Sophie e Sugar e che fine fa psicologicamente William, sono senza parole e tutti gli altri personaggi che fine fanno?
    Perchè Michel ha lasciato a metà il libro, perchè lo dico e rimasto a metà non c'è una fine vera e propria.
    William ho finito per odiarlo, Sugar invece ho finito per amarla.
    L'inizio del libro e i personaggi erano descritti nei minimi dettagli, poi si è lasciato andare, i personaggi e le descrizioni si sono perse, troppe cose tutte insieme.
    Il libro è molto bello per carità ma il finale è stato lasciato a metà.

    ha scritto il 

  • 1

    il petalo bianco e il cremisi

    Non è facile scrivere la recensione di questo romanzo. E' un romanzo storico ambientato ala fine dell'800 e l'autore descrive la società di quell'epoca in modo attento e puntuale non tralasciando null ...continua

    Non è facile scrivere la recensione di questo romanzo. E' un romanzo storico ambientato ala fine dell'800 e l'autore descrive la società di quell'epoca in modo attento e puntuale non tralasciando nulla, luci e ombre, ricchi e poveri.
    La storia è fondamentalmente banale e si riassume in poche parole, essendo la narrazione della vita di Sugar, una prostituta particolarmente ricercata, che grazie al ricco William si distacca dalla vita dei bassifondi di Londra, per diventare l'amante fissa di William. Ma questa storia si svolge su quasi 1000 pagine, decisamente troppe, e quindi ogni avvenimento viene descritto fin nei minimi particolari.
    L'inizio del libro è molto particolare, poichè Faber si rivolge al lettore come fosse un personaggio del romanzo stesso, esortandolo a seguire i personaggio minori fino ad incontrare William prima e Sugar poi.
    Sugar è il personaggio positivo del romanzo essendo passata attraverso una serie di esperienze che potrebbero annichilire chiunque, a partire dall'iniziazine alla prostituzione quando è ancora una bambina da parte della mamma. Ma lei con la sua intelligenza e cultura, strana per essere prima di tutto una donna e poi una prostituta, riesce ad elevarsi fino ai livelli più alti, rimanendo però sempre ai margini. Sicuramente simpatico non è William, prima dandy frivolo e nullafacente, per diventare poi il fenomenale gestore delle profumerie Rackam fino a farle rifiorire, tralasciando però tutti coloro che gli sono intorno, senza accorgersi delle loro esigenze, a partire dal fratello Henry, la moglie Agnes, quanto di più insulso possa esistere, e la figlia Sophie, che, pur essendo vero che la società impone che venga educata da tutrici. non ha mai nessun contatto con i genitori e trova rifugio nell'affetto di Sugar.
    Ho fatto molta fatica a leggere questo romanzo, a partire dal tipo di linguaggio utilizzato, in cui viene alternato un linguaggio aulico a quello più popolare farcito di parole volgari.
    Il ritmo del racconto è molto lento, pieno di riflessioni e pensieri dei personaggi che si interrogano su qualsiasi minimo avvenimento. Mi sono annoiata leggendolo, e mi sono persa cercando di trovare un nesso nelle varie vicende visto che spesso il passaggio da un personaggio all'altro è talmente repentino da non rendersene nemmeno conto.
    Sicuramente è un romanzo ricco di particolari e sicuramente rispecchia la società di fine 1800 in maniera molto fedele, visto che per scriverlo l'autore ha impiegato circa 10 anni.
    Ma, secondo me. non ha raggiunto lo scopo sperato, a meno che non volesse scrivere un romanzo soporifero per conciliare il sonno anche al lettore più insonne!
    Non lo consiglio affatto!

    ha scritto il 

  • 4

    e poi?

    Sono rimasta così intrigata da questo libro! La storia di Sugar e della sua apparente scalata sociale è di per sé una trama capace di carpire anche gli animi più disincantati e la scrittura di Faber è ...continua

    Sono rimasta così intrigata da questo libro! La storia di Sugar e della sua apparente scalata sociale è di per sé una trama capace di carpire anche gli animi più disincantati e la scrittura di Faber è coinvolgente e scorrevole. Se non fosse che alla fine Michael si stufa e tronca la storia praticamente a metà: Sugar fugge con Sophie, ma non si ha nemmeno il tempo di salutarle perché non ci si rende conto che quella sarà la loro ultima apparizione. Lo stesso vale per Agnes, la cui fine rimane piuttosto incerta. E William? Come prenderà il tutto? Boh, non sono contraria ai finali aperti, ma qui di fatto un finale non c'è proprio e dopo essermi tanto innamorata di un libro questo é inaccettabile.

    ha scritto il 

  • 1

    null

    La colpa è mia che dò sempre una chance ai libri, anche a quelli più brutti, anche a questo che è l'apoteosi della bruttezza e della noia. Scritto malissimo, tradotto anche peggio, con pagine, pagine ...continua

    La colpa è mia che dò sempre una chance ai libri, anche a quelli più brutti, anche a questo che è l'apoteosi della bruttezza e della noia. Scritto malissimo, tradotto anche peggio, con pagine, pagine e pagine sprecate a descrivere il nulla. Facciamo un piccolo paragone: immaginate di dover fare un viaggio da Mazara del Vallo al San Gottardo e come mezzo abbiate scelto una Fiat cinquecento immatricolata negli anni '60. Arrivate a Vibo Valentia in prima marcia, ma in un attimo di follia ingranate la seconda, per poi tornare in prima a Napoli perché le emozioni sono eccessive. Fra prima e seconda (se siete riusciti a non fondere il motore, nella fattispecie, tirare il libro nel tritatutto) arrivate sui tornanti alpini, dove quasi arrivati a destinazione ingranate la terza... e finite in un burrone. Cosa voleva essere, un libro storico, erotico, un saggio sulla produzione di profumi? Qualsiasi intenzione avesse, il risultato è stato un'accozzaglia di nozioni inutili sulla Londra di fine 1800, messe lì perché venute fuori durante le ricerche durate dieci anni (dieci anni... non ci posso pensare!) intorno alla quale è stata costruita una storia che non c'è. Il libro comincia con lo scrittore che parla al lettore come se stesse conversando con un imbecille e lo fa per le prime 200 pagine almeno. Vi si narrano poi le vicende di una prostituta intelligentissima che fra un cliente e l'altro riesce a leggere saggi e classici dell'epoca, e non si capisce come fa a comprarli, perché non esce mai, se non per adescare clienti in un pub. Un giorno incontra William, un mentecatto nullafacente, un essere mediocre, incapace quasi di tornare a casa da solo, e insieme, da un momento all'altro, diventano capitani d'industria, non perché il di lui padre sia morto ma perché nota che William folgorato sulla via di damasco si è messo a leggere delle carte, e tanto gli basta per capire che il figlio è in grado di portare avanti l'azienda di famiglia.
    Parallele corrono le vicende del fratello di William, Henry, che hanno un senso nel libro come un sasso in una scarpa, e che poveraccio viene fatto morire nell'unico momento di gioia di cui gode in 400 pagine. Quindi si parla di Agnes, la moglie di William, una donna affetta da allucinazioni dovute ad un problema fisico e che tutti considerano pazza... In realtà è una ragazza di una stupidità disarmante. La prostituta grazie a William passerà dalla casa di tolleranza a una casarella tutta sua, dove però lui la verrà a trovare di meno, fino ad approdare proprio in casa di lui per fare da istitutrice alla figlia, dove lui smetterà anche di guardarla. Mah!
    Comunque il momento più alto ed emozionante del libro è quando si scopre che la micia di Henry (quello che muore) in realtà è un micio... Pelle d'oca alta tre centimetri!!!!

    ha scritto il 

  • 2

    "Tutto fumo e niente arrosto"

    Estasiata dalla prospettiva di 1000 pagine promettenti intrigo, passione, suspense e attrattive del genere, "salgo" sugli ombinus o seguo a piedi non solo i personaggi ma i canganti "environnements" d ...continua

    Estasiata dalla prospettiva di 1000 pagine promettenti intrigo, passione, suspense e attrattive del genere, "salgo" sugli ombinus o seguo a piedi non solo i personaggi ma i canganti "environnements" di una Londra vittoriana forse troppo descritta ma ogni volta attraente. Mi aspetto una storia di ascesa sociale dietro crimini e segreti; mi predispongo ad annotare una trama pregna di personaggi e storie cosiddette minori... Se non che, l'entusiasmo è calato inesorabilmente man mano che anche il libro si assottigliava. E tutto il libro è riassumibile in un abbaglio, un seme non sbocciato, un malizioso bluff?

    "Grandi aspettative" (per parafrasare Dickens cui tra gli altri "mostri" dell'Ottocento Faber si è ispirato) avevano creato le pagine del romanzo "in fieri" della prostituta Sugar, la protagonista, per esempio, così misteriosamente alluse... come pure quelle del diario di Agnes, la moglie del profumiere Racham, il suo "protettore"... Da entrambe non caveremo un ragno.

    E che ci resta della storia più o meno platonica tra il fra il religiosissimo fratello di Racham e la devota Emmeline? Della presunta morte di Agnes? Della del tutto inopportuna nuova liaison di Racham con una nobile preesistente conoscenza? Per non parlare della fuga finale di Sugar incinta per mano alla figlia del suo ex amante... Aspettative perse, mancate, che anzi mi hanno indisposta e irritata.

    ha scritto il 

  • 1

    Elogio alla lentezza!

    Sarà il caldo torrido di questi giorni, sarà che sono stanca, non lo so, ma abbandono Sugar e William al loro destino, nella Londra di fine 1800. Loro, Agnes, Henry, la lavanda, i nobili e gli stracci ...continua

    Sarà il caldo torrido di questi giorni, sarà che sono stanca, non lo so, ma abbandono Sugar e William al loro destino, nella Londra di fine 1800. Loro, Agnes, Henry, la lavanda, i nobili e gli straccioni, che si muovono con una lentezza esasperante in un mondo di elucubrazioni mentali troppo lontane da me!
    Soprattutto mi infastidisce il linguaggio usato: l'inutile ricercatezza di termini ormai in disuso affiancata a descrizioni volgari e sciatte. No, decisamente non fa per me!

    ha scritto il 

  • 2

    “Vieni con me, ora, via dalle strade ripugnanti della città, lontano da stanze che olezzano di paura e d’inganno, dai patti stretti col cinismo più bieco. L’amore esiste. Vieni con me in chiesa […]
    Ch ...continua

    “Vieni con me, ora, via dalle strade ripugnanti della città, lontano da stanze che olezzano di paura e d’inganno, dai patti stretti col cinismo più bieco. L’amore esiste. Vieni con me in chiesa […]
    Che cosa? Sugar? Perché pensi subito a Sugar? Non pensare a lei: è presa! E cerca di tenere lontano anche il pensiero di William. E’ tutto sotto controllo, te l’assicuro. […]
    Adesso tutto si è raddolcito, le umiliazioni di William appartengono al passato, non occupiamocene più. Come stavo dicendo, i boccioli più maturi li troveremo all’interno della chiesa, in vasi grigi traslucidi, e sulle cuffie di alcune signore della congregazione.”

    Se si riesce a sopravvivere all’irritazione costante delle prime 300 pagine (un terzo del libro, più o meno ), in cui la voce di un narratore esterno onnisciente tratta il lettore come un ritardato per condurlo alla scoperta dei personaggi principali del libro, il resto scivola.
    Forse il narratore ha capito che arrivati a questo punto il lettore riesce a farcela da solo.

    Non è difficile entrare nel feuilleton, non occorrono particolari concentrazione e impegno per seguire la trama.
    I protagonisti, Sugar in particolare, prostituta che diventa mantenuta di un imprenditore in ascesa (e sua consigliera in affari e poi istitutrice della di lui pargoletta) sono piuttosto inverosimili, così come la catena di eventi che si susseguono.
    In quanto a trama e caratterizzazione dei personaggi, il libro di Faber è un polpettone che del romanzo di appendice difetta solo del lieto fine.

    Al contrario, lo sfondo su cui tali personaggi si muovono - la Londra della seconda metà dell’800 - è ben delineato.
    Le minuziose descrizioni rendono bene il contrasto tra le classi sociali, il contrapporsi di affettazioni e miserie, ideologia cattolica e protestante, quartieri malfamati e stagioni mondane, degrado e lusso, vanità terrene e vacuità spirituali.

    Forse troppo poco per sciropparsi 1000 pagine.
    (marò e quanto sono stata stoica)

    ha scritto il 

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