Il piacere

Di

Editore: Newton Compton

3.7
(5839)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 268 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8854117072 | Isbn-13: 9788854117075 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: G. Oliva

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Non rilegato , CD audio , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Isbn erroneamente assegnato a La luna e i falò di Cesare Pavese.

Ritenuto da molti contemporanei il primo romanzo moderno, rivelatosi sicuramente il capolavoro di D’Annunzio, Il piacere suscitò grande scandalo all’epoca della sua pubblicazione (1889). La figura di Andrea Sperelli, incarnazione perfetta del dandy che ad ogni senso etico, ad ogni autentico valore antepone il solo gusto estetico, rappresenta l’uomo “senza centro” che ha perso la propria identità inseguendo un ideale di bellezza effimero e illusorio. Sullo sfondo della Roma umbertina, Sperelli si muove tra alcove e duelli, salotti e mondanità, diviso tra un amore sensuale e uno spirituale. Nel suo spietato spirito analitico, nella sua debolezza morale si riconosce in qualche modo l’autore che, grazie a queste pagine in cui si alternano dinamicamente presente e passato, realtà e memoria, si affianca ai grandi narratori europei del suo tempo.
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  • 3

    Amore carnale o amore spirituale? Mitezza, cultura, elevazione di spirito o gretti istinti animali?
    In questo libro ci si diverte a bearsi e a perdersi nella contemplazione del nobile, del ricco, dell ...continua

    Amore carnale o amore spirituale? Mitezza, cultura, elevazione di spirito o gretti istinti animali?
    In questo libro ci si diverte a bearsi e a perdersi nella contemplazione del nobile, del ricco, della sua educazione superiore, della sua cultura, belle maniere, oggetti ricchi ed eleganza che si porta dietro. Una contemplazione che in diversi frangenti del libro diventa, almeno per me, tediosa, tanto da chiedermi se un indugiare così insistente derivasse da un preciso intento descrittivo ricco e ridondante dell’autore, o se ci volesse trasmettere in quelle pompose descrizioni il senso del lusso ma anche della vuotezza (tra le due tendo per questa seconda interpretazione).
    Tant’è che il dualismo a cui faccio riferimento, carne-spirito, in realtà nel “Piacere” si riduce ad una brusca soluzione: la realtà è che c’è solo bieco istinto, e la nostra cultura ed elevazione spirituale è solo un costrutto sociale ed un inganno mentale dietro cui ci si cela per paura di confrontarsi con la sfera animale umana, per darsi un tono di essere superiore, per ingannarsi, per portare una maschera.
    Solo Maria sembra dare una speranza al lettore, forse gli animi puri esistono, lo vediamo nel finale, violento e memorabile. Pur tuttavia anche la sua figura vacilla in alcuni istanti, toccata da desideri passionali che quasi fatica a riconoscere.
    Una critica violenta ai radical-chic, a chi si crede superiore, quando le passioni che muovono le persone sono uguali per tutti, molto più meschine di quanto vogliamo ammettere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Il mese scorso iniziavo la recensione de "I Malavoglia" (qui disponibile) scrivendo "A chi non sono mai stati assegnati dei libri per la scuola? Grossi e noiosissimi volumi, scritti in una lingua che ...continua

    Il mese scorso iniziavo la recensione de "I Malavoglia" (qui disponibile) scrivendo "A chi non sono mai stati assegnati dei libri per la scuola? Grossi e noiosissimi volumi, scritti in una lingua che dovrebbe corrispondere all'italiano, 'nsomma... una palla. " Se con il libro di Verga le aspettative si sono rivelate errate, "Il piacere" di D'Anmunzio ci ha colpito in pieno.

    Prima di partire, come al solito, è utile approfondire il contesto storico - letterario in cui è stato concepito. Il fatto che si tratti di una lettura estremamente difficile, con troppe divagazioni artistiche, un linguaggio aulico e con un finale "tragico" deriva infatti dalla profonda influenza della cultura decadente e del movimento estetico. Quindi non è che sia sempre stato così dannatanente noioso, semplicemente contiene e propone tendenze che al giorno d'oggi non appassionano proprio tutti. Aggiungo inoltre che la scuola ha il compito sì di insegnare ma anche di appassionare, eppure come fa un ragazzo di 18/19 anni appassionarsi alla lettura se per l'estate gli vengono assegnati libri simili e persino una verifica al riguardo? Sono del parere che letture così "scolastiche" vadano affrontate appunto solo nel contesto scolastico, poi se uno ha piacere ad approfondirle anche al di fuori allora ben venga. È inoltre, non sarebbe più piacevole e proficuo se invece di una verifica a settembre ci fosse un dibattito? Magari si eviterebbe di ricorrere sempre e solo ai riassunti online, cosa che sicuramente farò anche io perché affermare di aver letto "Il piacere" è un eufemismo.

    Questo perché a partire dal terzo capitolo ho iniziato a odiare profondamente il protagonista, odio che si è protratto per tutte le noiosissime 401 pagine. Andrea Sperelli è un uomo frivolo, con la puzza sotto al naso, fiero di essere così colto, narcisista ed è meglio se mi fermo qui. Una particolare voglia di bruciare le pagine si è presentata soprattutto quando nei dialoghi, di punto in bianco, iniziava a riferirsi a se stesso in terza persona. Proprio l'urto.

    La trama non sarebbe neanche una schifezza, se non fosse per il ritmo: è lento, lentissimo, colpi di scena manco a pagarne. Il linguaggio incomprensibile, se non decidi di interrompere ogni due secondi la lettura per leggere le note a piè di pagina e decifrare le parole in greco antico, ripetitivo e melenso quando si parla di Elena (altro personaggio fortemente odiato) o di Maria (che si salva perché almeno lei capisce che razza di uomo sia Andrea).

    Lo consiglio a chiunque soffra d'insonnia, abbia tendenze masochistiche o voglia far vedere su Anobil quant'è intelligente perché apprezza libri simili.

    ha scritto il 

  • 1

    Ci ho provato

    Ho provato a leggerlo, per mesi l'ho aperto e richiuso. Troppo introspettivo e diluito, ci si perde, non mi appassiona né cattura, mai. Eh be', sono un ignorante, lo so.

    ha scritto il 

  • 2

    (opinione da leggere con Mussoliniana cadenza)

    l'italica lettrice me medesima si è accostata fiduciosa alle avventure amor~perigliose del virilissimo Andrea Sperelli, ma ahimè, nonostante le fulgide premesse, a trionfare tra i vari sentimenti sca ...continua

    l'italica lettrice me medesima si è accostata fiduciosa alle avventure amor~perigliose del virilissimo Andrea Sperelli, ma ahimè, nonostante le fulgide premesse, a trionfare tra i vari sentimenti scaturiti è stato netto e spavaldo uno sconfinato... tedio. :-)

    ha scritto il 

  • 4

    Quanto sei bella Roma...

    D'Annunzio racconta i turbamenti, l'inquietudine, le passioni, l'Amore per l'arte e l'estetica del giovane Andrea Sperelli, il suo alter ego, sempre conteso fra se stesso, l'amore istintivo e passiona ...continua

    D'Annunzio racconta i turbamenti, l'inquietudine, le passioni, l'Amore per l'arte e l'estetica del giovane Andrea Sperelli, il suo alter ego, sempre conteso fra se stesso, l'amore istintivo e passionale per Elena e l'amore spirituale per Donna Maria. Fra i salotti della Roma bene, aste di opere d'arte, gare di cavalli, cene conviviali e passeggiate a Villa Borghese con il Pincio sullo sfondo, Andrea inseguirà un amore per trovare un altro, più alto ed impossibile. Un'eterea ed unica Roma a fare da teatro a questo romanzo sopraffino, manifesto dell'Estetismo e Decadentismo. Un bel romanzo ottocentesco, molto raffinato ed aulico nello stile, espressione dell'enorme cultura dell'autore, si legge con molto Piacere.

    ha scritto il 

  • 4

    Il Piacere

    Il Piacere
    Gabriele D’annunzio
    Questo splendido romanzo è ambientato nella Roma di fine ottoce ...continua

    Il Piacere
    Gabriele D’annunzio
    Questo splendido romanzo è ambientato nella Roma di fine ottocento ed ha come protagonista un giovane rampollo di una delle più illustri casate quirite il cui motto , secondo i più scrupolosi dettami dell’autore, si può riassumere nel voler vivere la propria esistenza come un’opera d’arte.
    Ciò naturalmente implica che l’esteta debba circondarsi di oggetti particolarmente ricercati, oltre che essere assiduo frequentatore dell’ambiente mondano della capitale .
    Siamo in un periodo storico particolarmente travagliato , dove il concetto di democrazia segna inequivocabilmente il tramonto di quelle classi privilegiate, retaggio dell’antica aristocrazia o della ricca borghesia nelle cui schiere si formavano personaggi votati all’estetismo e ad un’esistenza inimitabile come il nostro protagonista: Andrea Sperelli.
    Il Romanzo inizia cronologicamente il giorno di san Silvestro del 1886 e il giovane Andrea è in attesa dell’antica amante , Elena Muti , che dopo una travagliata vicenda d’amore dove la profusione di sensualità e voluttà giunse a rasentare il parossismo ,a cui seguì un’ inesplicabile rottura, determinata dalla repentina partenza della conturbante e procace amante .
    Quel 31 di dicembre memorabile i due amanti si sono dati convegno a palazzo Zuccari, il ‘buen retiro’ del giovane Sperelli , ubicato nei pressi della celeberrima Trinità dei Monti.
    Il ricordi di un amore consumato in quelle stanze , ricche di cimeli e opere d’arte oltremodo squisite e seducenti, per lo più con motivi di carattere religioso, suscitano nell’aspettante un connubio di emozioni che preludono a un prosieguo di quell’idillio che fu tragicamente interrotto quel 25 marzo del 1885 .
    Tutto ciò che era in quella stanza , adornata secondo gli eleganti criteri artistici dello Sperelli, concorrono a creare l’ambiente ideale per riallacciare ciò che era andato perduto in quei due anni di tormentato oblio, di sofferta assenza.
    Il doloroso commiato sulla Nomentana, senza un motivo apparente, aveva determinato nel giovane amante una sofferenza piuttosto acuta, che solamente l’ assidua frequentazione di una seria di amanti occasionali , appartenenti al circolo della nobiltà romana, ha potuto alleviare.
    Educato da un padre le cui regole morali si riassumevano nel motto ‘Habere, no haberi’ ovvero possedere e non essere posseduto ,edotto a ricusare il rimpianto ed a sostituirlo con la ricerca di nuove emozioni, nuove avventure, il giovane conte D’Ugenta crebbe ispirato ai precetti pedagogici di quell’uomo in cui la volontà era orientata esclusivamente alla ricerca del piacere.
    La delusione ricevuta dall’incontro con la duchessa di Scerni, la Elena tanto vagheggiata dallo sconsolato poeta, nonché raffinato artista di acqueforti, la quale con le frase particolarmente patetica’Non vorresti tu dividere il mio corpo con altri’ ,scatenò in lui un rancore profondo nei confronti di costei .
    Il desiderio per quella donna, sempre più che mai vivo in lui, faceva si che la ricerca dell’incontro e la congiunzione carnale , divenne per lui un bisogno , una necessità impellente.
    La sua indole votata alla menzogna, all’inganno, al raggiro sentimentale, secondo l’educazione ricevuta, fece si che dall’intimo della sua persona, spesso, emergessero delle bassezze morali dettate anche dalla totale assenza di una volontà capace di stabilire un ordine moralmente plausibile alle sue azioni, in qualità di amante.
    Il giovane conte è solito autodefinirsi ‘principe romano’ e vive in conformità dei precetti a cui quella peculiare figura si ispira; adora attorniarsi di oggetti splendidi, è una persona audace, amante dell’arte e lui stesso artista ed autore della produzione poetica ‘ la favola di Emafrodito’ che peraltro suscita l’ammirazione degli amici , tra cui il Musellaro e della stessa Muti.
    La sua perizia nell’eseguire le acqueforti è altresì risaputa tra i più illustri rappresentanti della Roma mondana , conoscendo il giovane i tempi necessari a creare delle vere e proprie opere eccellenti tramite la corrosione del rame con l’acido nitrico.
    Frequentatore d’aste di oggetti preziosi e pregiati, è spesso protagonista con la leggiadra ed elegante amante delle vendite ad incanto più celebri della capitale ed in una di queste acquista un teschio al cui interno è racchiuso un orologio, il cui scopo precipuo è quello di segnare le ore di lussuria.
    Sebbene l’impianto cronologico del romanzo deraglia spesso in direzione dei primi giorni di passione tra i due amanti, il ritorno alla linearità temprale presenta l’immagine di un giovane Sperelli profondamente deluso , ma nello stesso tempo partecipe del gioco di inganni e sotterfugi di cui egli stesso è vittima ed artefice nel medesimo tempo.
    Ciò fa si che possano essere più tolleranti le bassezze e le viltà altrui, compreso il sinistro gioco attuato dalla Muti, che per salvare le sue finanze ed evitare il crollo definitivo, cagionato dalla sua vita eccessivamente dissoluta, non esita a convolare in seconde nozze con un duca inglese , sir Humphry Headfield il quale poi si stabilì definitivamente a Palazzo Barberini, residenza della Contessa di Scerni e teatro delle prime effusioni dei due.
    Le numerose avventure sentimentali del giovane conte culminano con la seduzione di una delle più affascinanti signore della nobiltà romana, Ippolita Albonico, già amante di Giannetto Rutolo il quale , per donare il teschio con orologio all’amante che l’iscrizione ‘Hippolita tibi’ , si era affrontato nell’asta degli averi di un cardinale con il nostro protagonista.
    La seducente donna accettò di buon grado l’insistente corteggiamento del conte d’Ugenta suscitando l’ira dell’ ex amante ,il quale sconfitto in una corsa di cavalli dallo stesso rivale, lo trafiggerà il giorno seguente in un duello .
    Andra trascorre la convalescenza nella residenza estiva della cugina, la contessa Francesca D’Ateleta nella sua villa Schifanoja, presso Rovigliano , nota per i suoi roseti e per il viale delle cento fontane.
    Quivi trascorrerà i primi giorni un placido benessere che lui stesso considererà una rinascita spirituale e morale e la vicinanza del mare instilla in lui la ferma volontà di votare la sua vita all’unico grande amore; l’arte.
    L’arrivo di una cara amica della cugina, Donna Maria Ferres, moglie del futuro ministro del Guatemala in Roma, Don Manuel Ferres y Capdevila, sconvolge però i sani propositi di redenzione del giovane conte .
    Una reciproca ammirazione accomuna la sopraggiunta, di origini senesi , con il convalescente ; legati da un reciproco trasporto naturale per la musica e l’amore per la poesia , in breve tempo scocca la scintilla che fa nascere una forte passione tra i due.
    La presenza della piccola Delfina figlia della Ferres, se da una parte tempera gli entusiasmi e frena l’audacia del giovane, dall’altra favorisce e in un certo qual modo giustifica, le passeggiate dei due futuri amanti .
    Nella mollezza dell’ambiente marino , le blandizie di quel profumato roseto ed infine lo stimolo delle cento fontane e dell’erma quadrifronte sulla quale, nei suoi propositi di redenzione il giovane ha inciso un sonetto per ogni faccia, nasce un amore di veemente intensità tra i due.
    Il poeta con delle frasi particolarmente suggestive, nelle quali si dichiara disposto a sacrificare la vita per l’amore della bella senese,riesce in poco tempo a turbare la religiosa quiete di costei instillandole sensi di colpa e un timore per il futuro .
    La donna diviene la protagonista di una cruenta battaglia interiore tra il cedere alle lusinghe del giovane e il ritorno a un’esistenza che sebbene sterile di emozioni , e caratterizzata da una costante sofferenza e una persistente infelicità , le da modo di riversare tutto il suo affetto sulla piccola figlia.
    Le parole che il conte pronuncia al suo cospetto non lasciano tregua alla costei e durante una corsa a cavallo al ritorno da Vicomìle , Maria dichiara di amare l’irriducibile corteggiatore, però l’imminente partenza per Siena e poi per Roma , fa si che la lotta interiore della bella Ferres si risolva con una fuga, dettata dal timore per un futuro avverso, allo scopo di dimenticare quel giovane conte che ha tracciato nel suo benevolo cuore un’indelebile traccia.
    L’ospite del teatro di codesta vicenda d’amore fra il cugino e l’amica non rimane indifferente a tutto ciò e manifesta il suo disgusto con un accesso di gelosia, o per lo meno così appare a Maria che immagina la contessa anche lei ardente d’amore per il poeta.
    Di ritorno a Roma lo Sperelli , nonostante rimanga sempre vivo in lui il ricordo dell’ultima passione, si dedica alla ricerca di nuove amanti e l’incontro con Elena fa si che rifiorisca in lui il desiderio per quella donna, mai dimenticata .
    Dopo un breve soggiorno invernale in Francia e in Inghilterra , si ristabilirà nel suo buen retiro e ciò segnerà da una ripresa della sua attività di fine amatore ed esteta.
    Apprende in uno degli incontri al circolo di amici della morte per malattia di Donna Ippolita Albonico ed il suo rincrescimento, oltre che per la perdita è dovuto al fatto di non aver posseduto quella donna affascinante e procace.
    L’incontro con il ministro del Guatemala, il marito di Maria, nel circolo dove si gioca a carte , segnerà una svolta alla sua vita mondana .
    Ora Andrea mira alla conquista della donna che durante il soggiorno di Schifanoja le ha dato modo di scoprire un amore puro, incontaminato che quella giovane signora dalla variegata cultura ,acquisita con i suoi molteplici viaggi a fianco del marito, gli ha fatto assaporare senza però arrivare a concedersi.
    Nonostante ciò l’immagine di Elena rimase sempre viva e più che mai accesa in lui ; colei che per un bisogno materiale non ha esitato ad abbandonarlo senza dargli giustificazioni, dopo una passione che all’apparenza trascendeva ogni immaginazione umana per intensità e per squisitezza.
    L’anelo del possederla interamente ancora non lo abbandonava mai.
    Quindi il suo spirito e anche la sua persona si barcamenavano tra l’una o l’altra delle due prescelte giungendo alla conclusione che l’una era il complemento dell’altra e che la nuova amante aveva qualche cosa che gli ricordava l’antica .
    I frequenti incontri con la Ferres fecero si che costei cedesse alle lusinghe di quel giovane, nonostante i propositi di allontanarsi il più possibile da quell’amore estremamente periglioso,già maturato negli ultimi giorni di Schifanoja.
    Ciò fu possibile anche grazie alle continue richiesta di ‘pietà’ da parte dello Sperelli, infarcite di frasi profferite con un linguaggio particolarmente patetico e suadente.
    Però la volontà del giovane, che sfuggiva totalmente al suo raziocino per trascendere verso un dominio puramente sensuale , ricercava in tutti i modi il contatto fisico e spirituale anche con l’antica amante.
    Sicché nella sua mente si prefigurò l’immagine di una terza essenza spirituale , nata dalla fusione dello spirito donne; l’una rappresentava il puro desiderio, la voluttà esasperata sino al parossismo e l’altra l’amore puro anche se non per questo emendato dalla passione.
    Secondo l’esteta, il possesso dell’una non poteva prescindere da quello dell’altra tanto era la somiglianza tra le due amanti.
    Il poeta riuscì a possedere la bella e sentimentale senese , mentre la duchessa di Scerni gli fu sottratta dal biondo e barbuto Secinaro ;
    Scaturì in lui un forte sentimento di sconforto dovuto alla palese sconfitta.
    Il sentimento di violenza che nasceva in lui nel momento che si sentiva stimolato alla sfida, lo induceva anche a cercare la propria autodistruzione oltre che quella del rivale e dell’amata.
    Quando il ministro Manuel Ferres fu scoperto come baro nel circolo del gioco delle carte, dovette rassegnare le dimissioni e Maria dovette allontanarsi dall’amante.
    Costei aveva nella mente il nome di Elena che continuamente le perturbava i pensieri ed era cagione di una profonda infelicità che l’acuta gelosia le conferiva.
    Dopo aver letto il nome della Heartfield , come destinataria di una dedica dello Sperelli con una poesia di Geothe in un simulacro di villa Medici , il sospetto che quella dama dai riccioli neri e dalla superba grazia e incomparabile bellezza fosse l’antica amante del giovane divenne sempre più tangibile.
    Il culmine del dolore giunse alla donna quando in una stravagante effusione d’amore nel palazzo Zuccari , il buen retiro del poeta, costui nominò la donna ardentemente desiderata e questo provocò la fuga della bella Maria.
    Il libro si chiude con l’asta degli oggetti dei Ferres e lo svuotamente della casa che aveva favorito l’incontro tra il giovane e la moglie del ministro .

    ha scritto il 

  • 5

    Andrea Sperelli è un uomo che ha smarrito la rotta e se stesso, e Il piacere è il racconto della sua inquietudine, delle sue paure, della sua sofferenza. D'Annunzio ne muove i fili tra due donne, ne d ...continua

    Andrea Sperelli è un uomo che ha smarrito la rotta e se stesso, e Il piacere è il racconto della sua inquietudine, delle sue paure, della sua sofferenza. D'Annunzio ne muove i fili tra due donne, ne divide anima e corpo tra due amori, l'uno carnale e l'altro platonico. E io trovo che, a distanza di oltre un secolo, questa lettura riesca ancora a regalarci pagine di ardente passione, di delicata poesia, pagine di inaudita bellezza. Godetevelo!

    ha scritto il 

  • 2

    Racconto dettagliato all'estremo

    Per certi versi è un bel romanzo, le descrizioni troppo dettagliate ed enfatizzate fino all'estremo sono ciò che fanno questo romanzo qualcosa che a tratti intrappola il lettore, anche se io non appre ...continua

    Per certi versi è un bel romanzo, le descrizioni troppo dettagliate ed enfatizzate fino all'estremo sono ciò che fanno questo romanzo qualcosa che a tratti intrappola il lettore, anche se io non apprezzato questo modo di scrivere, un misto di prosa e poesia che difficilmente mi rapisce. Le fatiche amorose di Andrea Sperelli sono al centro di questo romanzo, ma non credo che interessino molto l'uomo contemporaneo... poteva forse interessare l'uomo di cento anni fa...

    "Credete voi che ci sia più nobiltà d'animo e di arte ad immaginare in una sola unica donna tutto l'Eterno feminino, oppure che un uomo di spiriti sottili ed intensi debba percorrere tutte le labbra che passano, come le note d'un clavicembalo, finché trovi l'Ut gaudioso?"

    ha scritto il 

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