Il postino suona sempre due volte

Di

Editore: Bompiani

3.9
(803)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 157 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Catalano , Francese , Chi semplificata , Olandese

Isbn-10: A000216010 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giorgio Bassani

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 0

    Forse mi sono perso il postino

    Da "Il postino suona sempre sempre due volte" sono stati tratti almeno due o tre film, di cui uno è "Ossessione" di Visconti.
    Ecco: io questi film non li ho mai visti perché aspettavo di leggere il li ...continua

    Da "Il postino suona sempre sempre due volte" sono stati tratti almeno due o tre film, di cui uno è "Ossessione" di Visconti.
    Ecco: io questi film non li ho mai visti perché aspettavo di leggere il libro; e alla fine, dopo anni di procrastinazioni, ce l'ho fatta.
    Non che ci sia voluto troppo: è alto quanto mezza unghia, e in un giorno uno se lo porta a casa; e anche grazie ai capitoli brevi, congegnati in modo tale da invogliarti sempre e comunque a proseguire nella lettura.

    E in effetti il meccanismo narrativo funziona: semplice e ben congegnato come si confà al genere.
    La storia, poi, si presta a molteplici interpretazioni e riflessioni, senza esser solo intrattenimento fine a se stesso; e non ci sarebbe nulla di male, in realtà: solo che qui si parla di pena di morte, di giustizia, di violenza, di amore vissuto all'ombra del male e della violenza stessa, della propensione al male dell'essere umano, con accenni di "perturbante" (vedi: racconto fantastico ottocentesco à la Hoffman, ma anche Poe, ad esempio) che però non sfocia mai nel sovrannaturale. Sembrano cose banali, ma senz'altro non lo erano nell'America degli anni Trenta, qui raccontanta in una dimensione più prossima alla Grande depressione, dove l'American Dream va a farsi benedire.

    La vicenda dei due amanti, poi, mi ha ricordato molto "Therese Raquin" di Zola, nel quale ritornava anche, per ovvi motivi, l'elemento perturbante: quando ancora il naturalismo zoliano lasciava più spazio al romanzesco. E mi sembra strano non aver mai letto altrove di questa analogia, ma di sicuro mi sarò distratto io.

    Ultima cosa: la traduzione italiana, che per fortuna fa trasparire abbastanza bene lo stile crudo e asciutto di James M. Cain, sarebbe comunque un po' da rivedere. Alcune scelte le ho trovate abbastanza opinabili, altre incomprensibili, e una sta proprio nella frase finale.
    Chi è in possesso del libro vada pure a controllare.

    ha scritto il 

  • 3

    Tra cinema e geografia - 07 feb 16

    Confesso, preliminarmente ed a scanso di equivoci, che non ho visto né il film con Lana Turner e John Garfield del 1946 né quello del 1981 con Jessica Lang e Jack Nicholson. Anche se, come tutti, se n ...continua

    Confesso, preliminarmente ed a scanso di equivoci, che non ho visto né il film con Lana Turner e John Garfield del 1946 né quello del 1981 con Jessica Lang e Jack Nicholson. Anche se, come tutti, se n’è sempre sentito parlare. Come si sente parlare che questo libro avrebbe trasversalmente ispirato anche “Ossessione” di Luchino Visconti (con Clara Calamai e Massimo Girotti). Ma io parlo di libri, e di Cain ho letto con piacere quel bellissimo “Mildred Pierce”. Perciò, in questa estate caliente, ho deciso di portarmelo appresso, principalmente per la sua brevità, e quindi per la maneggevolezza dell’oggetto-libro. E nella tiepida estate baltica mi sono immerso nella torrida vicenda di Frank e Cora. Frank, sbandato giramondo, vivacchiando di qua e di là, si ritrova ad accettare un lavoro da aiutante presso Nick Pappadakis, un immigrato greco che gestisce la “taverna delle Due Querce”, insieme alla moglie Cora. Ovviamente, ed in poco tempo. Frank e Cora diventano amanti, pensano di costruirsi una vita insieme. E quale soluzione per avere un futuro libero davanti? Uccidere Nick senza esserne accusati. Il tentativo però è goffo, come tutto in Cora e in Frank. Lui aspetta in macchina che Cora dia una botta in testa a Nick che fa il bagno, così che questo possa essere preso per annegamento dopo malore. Ma mentre si sta svolgendo il misfatto, un poliziotto passa vicino alla Taverna guardando Frank con aria interrogativa, e subito dopo un gatto salta sui fili della luce scoperti, facendo saltare la corrente a tutta la zona. Cora è presa da rimorsi, porta Nick all’ospedale, e Frank se ne va per la sua strada, tornando a fare il vagabondo. Tuttavia a Frank manca la bella Cora. Torna, e la passione divampa nuovamente. Ed allora, ecco che proviamo un nuovo incidente. Questa volta di macchina, facendo ubriacare Nick, e simulando un’uscita di strada. Dove per poco anche Frank non ci lascia le penne. Qualcuno ha visto qualcosa, ma un astuto avvocato (ed è questa la parte migliore del libro), riesce ad imbastire una sottile linea di difesa, che porta la corte ad assolvere i due amanti dall’accusa di omicidio. Tuttavia, durante il processo, il loro rapporto è messo gravemente in crisi, ci sono momenti in cui dubitano reciprocamente delle rispettive correttezze e del rispettivo amore. Tornati alla taverna, Cora deve andare dalla madre ammalata, e Frank (si sa che l’uomo è cacciatore, ma Frank più che altro sembra succube della propria virilità) ha una storia con una signorina locale. Al ritorno, pur nel continuo comportamento cane-gatto, Frank &Cora sembrano ritrovare una prima dose di serenità. Minata però dai tentativi di ricatto di un losco figuro. Anche questo riescono a superare. Finalmente si sposano e Cora rimane incinta. Ci avviamo così a grandi passi verso l’epico finale. Cora ha le doglie, Frank prende la macchina per portarla in ospedale e… Ovviamente ha un incidente, ovviamente Cora muore, ovviamente Frank rimane ferito. E si riaprono i giochi che sembravano chiusi. Qui, inoltre, c’è la grande divaricazione tra libro e film, per cui non vi dirò come nel libro si evolverà la parte finale, che è tutta da seguire. Un mega-polpettone in meno di 150 pagine. Pensavo potesse essere più lungo, come sosteneva il grande Raymond Chandler, che, da Hollywood, aveva bollato il nostro Cain come un Proust dei poveri. Ma, tornando al libro, quello che rimane sempre un mistero, nonostante le spiegazioni che lo stesso Cain ha dato più volte (ed ogni volta diverse), è il titolo. Dato che nessun postino compare mai in tutto il libro. Personalmente, la versione cui do maggior credito è quella che fa riferimento alla vicenda di Ruth Snyder, che nel 1927, aiutata controvoglia dall’amante Judd, uccide il marito simulando un incidente. Ma la coppia viene smascherata, accusata, condannata e giustiziata. Tuttavia non è questa parte cui mi riferisco, anche se ci sono similitudini con il primo tentativo di uccidere Nick. Il collegamento è con il postino: Ruth aveva convinto il marito a stipulare un’assicurazione sulla vita, cambiandone poi le modalità, e convincendo altresì il postino che, nel caso arrivasse posta per lei, doveva suonare due volte. Forse, se avesse conosciuto il latino, poteva anche chiamarlo “Reptita non iuvant”, visto che a forza di ripetere azioni e situazioni, invece di migliorare, le cose peggiorano. Ripeto però che al fine, trovo leggibile e godibile lo scritto di Cain. Trovo la sua modalità interessante, per quella fine che da un senso a tutta la storia. E per quest’amore tra Frank e Cora, un’attrazione sessuale che non si può frenare. Tipica dell’immagine che abbiamo dell’America degli Anni Trenta.

    ha scritto il 

  • 4

    "Mi tirarono fuori dal carro di fieno che era mezzogiorno circa."

    (incipit)
    Un libro perfetto per un uggioso pomeriggio di fine estate che odora già d'autunno. Mentre nella mente scorrono inevitabili le immagini del film di Bob Rafelson, ci si lascia coinvolgere dal ...continua

    (incipit)
    Un libro perfetto per un uggioso pomeriggio di fine estate che odora già d'autunno. Mentre nella mente scorrono inevitabili le immagini del film di Bob Rafelson, ci si lascia coinvolgere dalla storia, non importa se già si sa come andrà a finire (ma il romanzo si conclude in un modo che ne giustifica meglio il titolo), ci si immagina nei panni di Cora, con il volto, lo sguardo e il corpo di Jessica Lange, o di Frank Chambers/Jack Nicholson a scelta, ci si abbandona a quelle atmosfere torbide che sanno di polvere, soldi, sesso, alcol e uova fritte… Chiuso il libro ci si stiracchia soddisfatti. Garantito.

    ha scritto il 

  • 4

    Trovato in soffitta in mezzo a polvere e ragnatele, si è rivelato un ottimo compagno di spiaggia. Crudo e privo di sentimentalismi; la storia cattura come la travolgente ed egoistica passione dei due ...continua

    Trovato in soffitta in mezzo a polvere e ragnatele, si è rivelato un ottimo compagno di spiaggia. Crudo e privo di sentimentalismi; la storia cattura come la travolgente ed egoistica passione dei due protagonisti. Un po' di tenerezza solo nelle ultime pagine....

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    A mozzichi

    Pagina 1, California, esterno giorno. Un vagabondo scrocca un pasto in una tavola calda sulla strada che porta a Los Angeles.

    Pagina 8, California, interno giorno. Il vagabondo ha trovato lavoro nella ...continua

    Pagina 1, California, esterno giorno. Un vagabondo scrocca un pasto in una tavola calda sulla strada che porta a Los Angeles.

    Pagina 8, California, interno giorno. Il vagabondo ha trovato lavoro nella tavola calda, è diventato amico del padrone e fa (letteralmente) “a mozzichi” con la di lui signora nel retrobottega.

    Pagina 20, California, interno notte. L’ex vagabondo e la signora (torrida moretta con due pensieri fissi, non essere scambiata per messicana e mettersi a lutto vedovile quanto prima) pianificano un complicato omicidio.

    Questo sì che si chiama entrare subito in medias res. Forse troppo.
    Senza nemmeno l’uso di grandi ellissi, i due sconosciuti si uniscono nell’impresa criminale un paio di giorni dopo le presentazioni.

    Il libro fu concepito nel 1934 come romanzo commerciale, questo può spiegare come mai non si perda troppo tempo nell’introdurre i personaggi o nel costruire un contesto più credibile per le loro decisioni. Si passa subito all’azione, d’altra parte, sesso, violenza e crimine vendevano anche allora e Cain – per l’epoca – ci ha dato dentro.
    Nel mezzo, c’è un complicato e singolare intermezzo assicurativo, nel quale l’avvocato dei due amanti spiega l’intrallazzo con cui ne ottiene l’assoluzione, sfruttando gli interessi contrapposti delle compagnie che avevano assicurato il morto. Strano passaggio “tecnico” in un libro con tutt’altra intonazione.
    Come in altri casi, la traduzione della mia edizione (del 1981, ma contiene la stessa versione della prima edizione del 1945) è datata e non molto efficace. Per quanto firmata da Giorgio Bassani, non mi ha convinto per nulla, eccessivamente fiorita, mentre non faccio fatica a immaginare un originale ben più spiccio e diretto. Abbondano i termini desueti: a un certo punto, mi sono sorpreso del fatto che nessuno avesse ancora sprimacciato un cuscino (e del resto, i due non perdevano tempo in queste faccende).
    Inoltre, per motivi che non capisco (escluderei ragioni grammaticali), il discorso indiretto passa continuamente dal passato remoto al passato prossimo, con un effetto piuttosto fastidioso.
    Il romanzo prende inaspettatamente quota nel finale, una riflessione del protagonista ormai consapevole del suo destino, che mi ha ricordato un po’ la Lettera al mio giudice di Simenon. Per me è la parte di gran lunga migliore del libro.
    Alla fin fine, le stelle sono tre, avrebbero potuto essere mezza in più o in meno.

    Angolo cinematografico.
    Il libro è stato portato più volte al cinema. Le versioni più famose sono quella di Tay Garnett del 1946 e il remake di Bob Rafelson del 1981.
    Nel 1946, imperando il Codice Hayes e sotto l’egida mainstream della MGM, il risultato non poteva che essere fortemente virato al melò. Gli amanti diabolici mi hanno convinto il giusto. John Garfield è troppo preciso, ben vestito, per essere un vagabondo.
    Lana Turner, sinceramente, cuoca in una bettola…? Hollywood’s hottest atomic blonde bomb?
    http://www.youtube.com/watch?v=WGFer3-Aguw

    Nonostante le mie inclinazioni per i vecchi noir, per una volta meglio il remake anni 80, un po’ perché i tempi consentivano maggiore fedeltà al testo (specie quanto a mozzichi), un po’ perché Nicholson raccatta un altro di quei ruoli che, dopo, non li potrà fare mai più nessuno. Nel mentre, la fidanzatina di King Kong (insospettabilmente) mette su una Cora perfettamente in bilico tra delicatezza e carnalità un po’ volgare, un po’ disperata che è l’anima del romanzo.
    http://www.youtube.com/watch?v=yJLJ33mjJn0

    ha scritto il 

  • 5

    Col minimo delle parole, quasi un canovaccio, un abbozzo ruvido che resta nella memoria. C'è tutto il cinema noir e forse anche la hard boiled school e tutto quello che si è letto e si è visto in que ...continua

    Col minimo delle parole, quasi un canovaccio, un abbozzo ruvido che resta nella memoria. C'è tutto il cinema noir e forse anche la hard boiled school e tutto quello che si è letto e si è visto in questo campo: sorprendente per la linea retta, senza sbavature, considerazioni, ironia, riflessioni : niente di niente, eppure alla fine la storia si impone con forza.

    ha scritto il 

  • 4

    Se trata de una lectura difícil de calificar. Es un relato en el que no intervienen muchos personajes. Eso hace que se pueda disfrutar más de la trama "orquestada" para los dos protagonistas: Cora y F ...continua

    Se trata de una lectura difícil de calificar. Es un relato en el que no intervienen muchos personajes. Eso hace que se pueda disfrutar más de la trama "orquestada" para los dos protagonistas: Cora y Frank. Su lectura no dejará indiferente.

    ha scritto il 

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