Il prete giusto

Di

Editore: Club degli Editori

3.9
(116)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 109 | Formato: Copertina rigida

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    Sono nato a Limone, nel 1907, e porto il nome Raimondo, del mio nonno paterno e del mio fratellino morto forse nel 1901 a un anno e mezzo di età. Noi siamo i Viale di Mundatti, della tribù dei Mundu, ...continua

    Sono nato a Limone, nel 1907, e porto il nome Raimondo, del mio nonno paterno e del mio fratellino morto forse nel 1901 a un anno e mezzo di età. Noi siamo i Viale di Mundatti, della tribù dei Mundu, dei Raimondo.

    Don Raimondo Viale, un prete scomodo, un prete antifascista e anticomunista, un prete incapace di tacere di fronte al sopruso e all'ingiustizia, un prete che, rinnegato da quella stessa Chiesa, che avrebbe dovuto amarlo e proteggerlo, si racconta: un'infanzia di povertà e di fame sulle montagne cuneesi, un padre di poche parole ma di grande dolcezza nei gesti, una madre volitiva e forte, due sorelle, la scelta di entrare in seminario, i sacrifici della famiglia e ancora fame e freddo e la presa di posizione contro i soprusi all'interno dell'istituto religioso.
    Poi l'ordinazione sacerdotale e la responsabilità della parrocchia di Borgo San Dalmazzo, a pochi chilometri da Cuneo.
    Il circolo cattolico parrocchiale che diventa sempre più vivo, attirando molti giovani, ma anche l'intolleranza dei fascisti, la soppressione della pubblicazione del bollettino parrocchiale fino all'agguato sulla strada per Robilante.
    Ma, sebbene fiaccato nel corpo, don Viale non perde la propria combattività e dal pulpito, durante la messa del Corpus Domini del 1940, tuona contro quel sussurro di guerra che sta per trasformarsi in un urlo assordante.
    Risultato: l'arresto e la condanna a cinque anni di confino in Molise, pena ridotta a poco più di quindici mesi, grazie all'intervento del vescovo, ma un tempo comunque eterno per questo sacerdote sempre più solo e diffidente nei confronti del clero:

    ...sapevo che la curia era contro di me, e mi considerava un rompiscatole, uno che guastava le relazioni con le autorità [...]
    La mia mentalità è evangelica nel vero senso del termine: la "resistenza". Sì, la "resistenza" che è una dote dell'uomo maturo, dell'uomo che rifiuta tutto ciò che è ingiusto, e si ribella, si ribella... La Bibbia è piena di "resistenza", da Mosè, da Giacobbe..., fino all'Apocalisse è tutta una "resistenza".[...]
    La "resistenza" è una cosa perciò sacra, è un elemento di vita che conserva la vita, e respinge tutto quello che è contrario alla dignità umana e alla vita stessa.

    E la Resistenza storica è lì dietro la porta dell'8 settembre, in quelle armi abbandonate dall'esercito allo sbando, tra i cadaveri delle stragi di Boves, nelle miserie degli ebrei giunti da Saint Martin Vésubie e in fuga sulle montagne, nelle confessioni dei partigiani catturati in alta valle Grana e fucilati a Borgo...
    Finita la guerra i vincitori cercano giustizia, i vinti implorano pietà, i sacerdoti sono chiamati a confortare e, se la carità cristiana e l'amore predicato nel Vangelo impongono a don Viale la compassione per gli aguzzini, l'uomo Raimondo continua il suo canto fuori dal coro della politica della Chiesa, fuori dei compromessi e, alla fine, fuori dalla sua stessa parrocchia in quanto sospeso a divinis.
    Ma se la Chiesa non sa riconoscere i propri Uomini Giusti, questo riconoscimento può arrivare dalla terra calpestata dai piedi di Cristo, così don Raimondo Viale, nominato Giusto di Israele,

    quando ritorna da Israele c'è chi lo abbraccia e chi lo ignora. C'è forse anche chi lo detesta più di prima.
    Don Viale non è più un vinto.

    Un romanzo toccante, questo, ma soprattutto una storia vera, narrata all'autore dallo stesso protagonista, ormai vecchio e solo in una casa di riposo.
    Una storia che scorre sull'onda dei ricordi, di quei ricordi che molti di noi hanno sentito affiorare sulle labbra degli anziani, gli ultimi testimoni di quelle che sono state le miserie e le barbarie che hanno accompagnato il secolo appena concluso, ma spesso anche i protagonisti di gesti eroici compiuti in silenzio, nel buio.
    E l'autore si augura proprio che i documenti relativi alla vicenda di don Viale siano liberati dai vincoli imposti dalla Curia e dal Vaticano, per poter diventare fonti scritte, utili per lo studio e per dare alla figura di questo "povero prete" tutta l'importanza che merita e onorare in questo modo anche i tanti, troppi, eroi disposti a rischiare e a pagare di persona per portare avanti i propri ideali di solidarietà.

    http://lucidellabisalta.blogspot.com/2015/12/il-prete-giusto-di-nuto-revelli.html

    ha scritto il 

  • 5

    W Don Raimondo Viale

    Storia affascinante!La Chiesa ha l'obbligo di rileggere il percorso di vita di Don Viale, compresa la "sospensione a divinis". Per me un uomo di tal fatta è da considerarsi in odore di santità. ...continua

    Storia affascinante!La Chiesa ha l'obbligo di rileggere il percorso di vita di Don Viale, compresa la "sospensione a divinis". Per me un uomo di tal fatta è da considerarsi in odore di santità.

    ha scritto il 

  • 0

    Una figura complessa, animata di forti passioni, che attrae l'attenzione di Nuto Revelli.
    Don Raimondo Viale si impegnò durante la seconda guerra mondiale per aiutare partigiani, rifugiati, ebrei tant ...continua

    Una figura complessa, animata di forti passioni, che attrae l'attenzione di Nuto Revelli.
    Don Raimondo Viale si impegnò durante la seconda guerra mondiale per aiutare partigiani, rifugiati, ebrei tanto da meritarsi, nel 1980, il titolo di "Giusto delle Nazioni".
    Dopo la guerra assunse posizioni anticomuniste e, in generale, molto conservatrici, che gli causarono la sospensione a divinis.
    Un uomo che dimostra come le etichette siano inutili e, il più delle volte errate. Quello che conta è il cammino della persona, e quanto di buono riesce a realizzare durante la sua vita.
    Revelli scrive per questo, per evitare che questa figura di uomo giusto non cada nell'oblio.

    ha scritto il 

  • 4

    La prosa essenziale rende bene data la semplicità degli uomini e delle situazioni narrate. La figura di Don Viale, prete fuori dagli schemi e dal cuore "partigiano", è affascinante: egli aiutò numeros ...continua

    La prosa essenziale rende bene data la semplicità degli uomini e delle situazioni narrate. La figura di Don Viale, prete fuori dagli schemi e dal cuore "partigiano", è affascinante: egli aiutò numerosi ebrei a sottrarsi dalle grinfie dei fascisti e non si fece mai intimidire continuando a predicare la pace e ad aiutare moralmente i giusti.
    Quello che però mi ha affascinato maggiormente e che don Viale e tutti gli avvenimenti narrati, sono avvenuti nelle mie terre. Nella ma città, nel paese di mia madre e sui monti dove son solito andare a camminare.
    E' bello imparare la storia della propria terra, delle proprie radici.

    ha scritto il 

  • 4

    e' difficile

    per me definirlo "bello", ma sarebbe sbagliato definirlo "così così". non condivido tutto il discorso del memoriale di don Viale, ma non posso negare che ci siano spunti di riflessione per un cristian ...continua

    per me definirlo "bello", ma sarebbe sbagliato definirlo "così così". non condivido tutto il discorso del memoriale di don Viale, ma non posso negare che ci siano spunti di riflessione per un cristiano, forse ancor più che per un uomo, pesanti come macigni. Meritoria la scelta di parlare poco di quei due anni terribili di occupazione nazista, e dei relativi strascichi. Per ricordare non occorrono particolari, è necessario far respirare il clima. e in questo è stato magistrale. considerazione amara: nelle ultime pagine (che consiglio a chiunque voglia fare politica oggi) un'analisi che - se non fosse datata 1982 - potrebbe valere oggi (tolti quei due o tre nomi di politici e partiti che ci hanno abbandonato). Proprio oggi un amico diceva "i recenti fatti dimostra che abbiamo buttato via vent'anni di politica". Ora, leggendo quelle pagine, ne ho la conferma.

    ha scritto il 

  • 3

    Prete ribelle e libero.

    Don Raimondo Viale era un prete scomodo, ma giusto.
    'Giusto’ di Israele, dal 1980: riconoscimento per la sua dedizione fattiva e coraggiosa al soccorso degli Ebrei dispersi nelle vallate cuneesi dopo ...continua

    Don Raimondo Viale era un prete scomodo, ma giusto.
    'Giusto’ di Israele, dal 1980: riconoscimento per la sua dedizione fattiva e coraggiosa al soccorso degli Ebrei dispersi nelle vallate cuneesi dopo l'"8 settembre", quelli che erano alla macchia, allo sbando, che cercavano un rifugio, una casa, una baita.
    Ma giusto anche nel senso letterale: non sopportava le offese, le ingiustizie, gli abusi di potere; si ribellava con coraggio e onestà contro chiunque approfittasse dei più deboli (avevo un carattere un po’ scontroso, ero troppo sincero. Ero umile, ma di fronte alle ingiustizie reagivo. Non mi lasciavo intimidire da nessuno, tanto meno dai miei superiori.).
    Classe 1907, parroco in un piccolo paese del Cuneese, ha vissuto il periodo della salita del Fascismo, e poi della guerra, non da semplice spettatore; la sua indole lo portava a leggere la realtà con occhi disincantati (la verità vera è quella che è […] non può prestarsi ai compromessi) e si è trovato sul palcoscenico, per una questione morale, per il rispetto che si deve all’uomo, alla libertà. Contro il fascismo tra i fascisti, contro il comunismo tra i comunisti, contro la Chiesa, nella chiesa; contro tutte le dittature, contro tutte le sopraffazioni di potere, contro i politicanti [con] le mani sporche. Guadagnare, guadagnare, e avere il cadreghino sicuro… Considerato anche dalla Curia un guastafeste, un rompiscatole, sempre pronto alla polemica, è stato prima allontanato in punizione al confino e, alla fine, ‘sospeso a divinis’.
    Nel 1982, due anni prima di morire, ha chiesto a Nuto Revelli di raccogliere i suoi ricordi, la sua amarezza. Non una parola di lamento o di rivincita. Solo una malinconia immensa. In tale modo scarno, senza commenti, N.R. ci restituisce, in una settantina di pagine, la testimonianza registrata di Don Raimondo, forse parziale e condizionata dalla memoria; aggiunge solo, in appendice, semplici sintesi e conclude: Mi considero un cultore delle «fonti orali», un manovale della ricerca, non uno storico. […] Un giorno o l'altro l'immagine di don Viale assumerà tutta l'importanza che merita. Spetta agli storici il compito di far riemergere dal passato la figura e il ruolo svolto da questo «povero prete» irrequieto, mai succube del potere, sempre pronto a rischiare e a pagare di persona.

    ha scritto il 

  • 3

    Il parroco ribelle di Borgo San Dalmazzo

    Ci sono spesso persone sconosciute, piccole ma grandi e incredibili nel momento in cui vieni a conoscenza di quello che hanno fatto. A Borgo, nella stazione, ci sono ancora fermi su un binario morto g ...continua

    Ci sono spesso persone sconosciute, piccole ma grandi e incredibili nel momento in cui vieni a conoscenza di quello che hanno fatto. A Borgo, nella stazione, ci sono ancora fermi su un binario morto gli ultimi carri che stavano per partire proprio il 25 aprile per i campi di sterminio. Molti degli ebrei in fuga dalla Francia riuscirono a fuggire nascosti o protetti da questo sacerdote. Israele lo riconobbe "Uomo Giusto". Ho lasciato sul Corno Stella una pietra per lui.

    ha scritto il 

  • 5

    Il prete giusto

    “Sono nato a Limone, nel 1907, e porto il nome Raimondo, del mio nonno paterno e del mio fratellino morto forse nel 1901 a un anno e mezzo di età. Noi siamo i Viale di Mundatti, della tribù dei Mundu ...continua

    “Sono nato a Limone, nel 1907, e porto il nome Raimondo, del mio nonno paterno e del mio fratellino morto forse nel 1901 a un anno e mezzo di età. Noi siamo i Viale di Mundatti, della tribù dei Mundu, dei Raimondi. Mia madre voleva che portassi il nome di suo padre, Giovanni, ma quando sono nato mia madre era a letto, e così mio padre ne ha approfittato – era l’unico momento in cui poteva comandare – e mi ha chiamato Raimondo.”

    “Il prete giusto” si presenta come facevano gli uomini di una volta, i quali non si limitavano a fornire nome e cognome ma dicevano anche di chi erano figli, da dove venivano e il perché del proprio nome, quasi volessero mostrare consapevolezza dell’importanza delle proprie radici.

    Don Viale è un uomo buono e coraggioso che di abbassare lo sguardo di fronte alle ingiustizie non ne ha mai voluto sapere, rimanendo della stessa idea anche dopo le bastonate dei fascisti, l’arresto, il carcere, gli anni di confino, il disprezzo da parte delle gerarchie ecclesiali, la diffidenza dei fedeli e la solitudine. Esser liberi ed integri, a volte, comporta anche questo.

    Don Raimondo nell’estate del 1982 decide di affidare le proprie memorie a Nuto Revelli raccontandosi allo scrittore piemontese che le raccoglie non dimenticando di annotare, ed interpretare, gli eloquenti silenzi del parroco ribelle di Borgo San Dalmazzo. Don Raimondo racconta i drammi collettivi che il suo secolo gli ha imposto: la dittatura fascista, la guerra, l’8 settembre, la lotta partigiana, le stragi naziste e fasciste, la persecuzione degli ebrei. E il suo affrontarli esponendosi sempre in prima persona per cercare di aiutare Abele in fuga da Caino. Quello che ne scaturisce è un libro in cui niente risulta essere superfluo e, giunti alla fine, si ha la stessa sensazione che regala il colloquio con un vecchio incontrato per caso, il quale è ben lieto di offrire una lezione di vita a chi è disposto ad ascoltarlo.

    Leggendo questa testimonianza ho trovato una delle più belle definizioni di “resistenza”, definita e descritta in maniera sublime dalle parole di un uomo che sa cosa dice senza mostrare esitazioni nell’affermare il proprio pensiero:

    “Appartengo al clero e mi vanto di appartenerci. Ma tra il clero sono pochi quelli che sanno capire la mentalità degli altri. La mia mentalità è evangelica nel senso vero del termine: la resistenza. Sì, la resistenza che è una dote dell’uomo maturo, dell’uomo che rifiuta tutto ciò che è ingiusto, e si ribella, si ribella…La Bibbia è piena di resistenza, da Mosè, da Giacobbe…, fino all’Apocalisse che è tutta una resistenza. La resistenza è perciò cosa sacra, è un elemento di vita che conserva la vita e respinge tutto quello che è contrario alla dignità umana e alla vita stessa. E’ resistenza non farmi intimidire da un vescovo, da un prefetto, da un questore. Qualsiasi cittadino, cristiano o non cristiano, deve poter dire a chi detiene il potere: <Non voglio offenderla, ma su questo punto io sono convinto del contrario>. “

    “La libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare” disse Piero Calamandrei nel 1955 agli studenti di Milano. Parole eterne, sempre attuali. Non tutti gli uomini ne sono consapevoli e i più riescono a farne a meno, lasciandosi avvolgere dalle nebbie dell’indifferenza e dal desiderio del quieto vivere, accontentandosi di una vita forse lunga e tranquilla ma tanto vuota quanto miserabile. Don Viale non rinuncia alla sua libertà neanche in vecchiaia:

    La chiesa deve disporre di un suo capitale per vivere dignitosamente. Ma che poi vada a braccetto con i grandi speculatori finanziari, con dei banchieri tipo Sindona, tipo Calvi, ah questo no…E allora cancelli anche la festa di San Francesco, cancellatela, toglietela, regalatela piuttosto ai buddisti. Questa mia sincerità è discutibilissima. Io non solo sono discusso ma condannato dalla maggioranza. Ma io morirò così, spero di morire così.

    Il mondo è dei puri di cuore. Questa è Resistenza.

    Giorgio Castriota
    www.radioprimolevi.com

    ha scritto il 

  • 4

    Un esempio da ricordare e da imitare. Un uomo che segue le proprie idee al di là degli interessi e delle bandiere, senza sottomettersi ai vari potenti e prepotenti incontrati lungo la vita. Agli antip ...continua

    Un esempio da ricordare e da imitare. Un uomo che segue le proprie idee al di là degli interessi e delle bandiere, senza sottomettersi ai vari potenti e prepotenti incontrati lungo la vita. Agli antipodi della politica italiana contemporanea.

    ha scritto il