Il regno animale

Di

Editore: A. Mondadori (Strade blu)

3.1
(333)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 264 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804591196 | Isbn-13: 9788804591191 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Musica

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Descrizione del libro
Alberto è arrivato a Milano dalla provincia toscana, attirato da un lavoro precario. Vorrebbe fare lo scrittore, o almeno il giornalista fighetto. E ha dei problemi di erezione. Susi è bella e magra,vorrebbe volare via da quel puzzo di piscio, hashish, benzina, cocaina bruciata e Chanel numero 5 e i milioni di essenze del piano terra della Rinascente. Nel frattempo si taglia il corpo con una lametta. Sandro da bambino pescava le rane con Alberto. Lui è rimasto in provincia, è molto ingrassato, è in cassa integrazione e sta ubriaco di Fernet al bancone del bar. Francesco, cantante di una band indie di successo, è l’unica vittima di un attentato in una festa alla moda nella quale si sentiva pure un po’ a disagio. Le loro vite sprecate si toccano in una Milano che ha i colori di tutte le sfumature delle piume dei piccioni, in un mondo in cui sembra perduta ogni speranza di purezza. Lirico, spietato, immaginifico e sfacciatamente contemporaneo. Francesco Bianconi, leader del gruppo musicale dei Baustelle e acclamato poeta del rock, ha confermato le aspettative che il mondo cult ha su di lui e ha scritto un romanzo di forza e spessore. Con note a piè di pagina che diventano racconti struggenti, e una capacità rara di penetrare lo spirito del tempo, questa Vita agra cinquant’anni dopo sembra perfetta per diventare l’inno letterario di una generazione.
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  • 3

    Sufficientemente Italiani - 13 mar 16

    Ecco ancora una degna segnalazione di Satisfiction (la fanzine che ho spesso citato ultimamente e che, purtroppo, non è più in circolazione), che nel 2011, a firma di Ranieri Polese, inviato culturale ...continua

    Ecco ancora una degna segnalazione di Satisfiction (la fanzine che ho spesso citato ultimamente e che, purtroppo, non è più in circolazione), che nel 2011, a firma di Ranieri Polese, inviato culturale del Corriere della Sera, consigliava appunto questo libro di Francesco Bianconi, sottolineandone la frase per lui centrale: “La colpa è di Milano! È colpa di Milano per quasi tutto ciò che accade negli usi, nei costumi e nella cultura italiani degli ultimi trent’anni”. A lungo tuttavia, dopo averlo messo in libreria, mi ha frenato l’immagine di copertina, una foto di Ryan McGinley intitolata COYOTE. Poiché ritengo che anche le copertine facciano parte della confezione-libro, la faccia del ragazzo con il lupo sulle spalle sembrava dirmi di stare attento, che qualcosa non va. Alla fine, i libri si leggono, ed anche questo ha iniziato il suo percorso, con una lettura che mi ha subito coinvolto. Spingendomi ad indagare sull’autore, e scoprendo che si tratta del leader dei Baustelle. Non lo avevo collegato, anche perché penso al complesso e non ai singoli personaggi. E se mi chiedete chi siano i Baustelle, non vi rispondo, ma vi suggerisco di ascoltare “Un romantico a Milano”, e poi ne riparliamo. Poiché non sa fare molto, ma almeno riesce a scrivere (i suoi professori gli affibbiano un ‘Ottime capacità narrative e di sintesi’) Alberto decide di partire dalla natia Abbadia e di tentare la fortuna a Milano. Dove inizia questa sorta di ritratto dell’artista da precario (con buona pace di Dylan Thomas). Dove Alberto tenta tutto, ma non trova altro che un lavoro sottopagato in una fucina di service redazionali (quelle agenzie dove giovani pubblicisti scrivono per tutto e per tutti, senza partecipare con la testa alle parole che tirano fuori), dove scrive in quello stile che viene definito dal suo capo “mondano”, e dove i suoi pezzi (che servono solo per sopravvivere) vedono la luce su giornali dall’improbabile titolo come “Il Nostro Vino”, “Il Nostro Cavallo”. Lì a Milano, inseguendo momenti stranianti, vedendo gente e domandandosi perché, il suo torpore iniziale tende a svanire ed impara a galleggiare nell’eterno reality senza snaturarsi. E sarà proprio questo a permettergli di crescere, superare gli attacchi di panico, le défaillance con le donne (che seppur timido, attrae), conoscere Ilaria. Di vivere alternando la visione del bicchiere mezzo pieno a quella cruda di un futuro da anno zero. Eppure Alberto trascina le sue giornate nel niente, con l’impressione di non avere il minimo sbocco. Intorno a lui si muove un universo di perdenti, inconcludenti, uomini e donne in preda all’abbrutimento più profondo, che vengono dal nulla e camminano verso il nulla, o verso un epilogo tragico. Storie attuali e flashback si intrecciano fra di loro, formando lentamente il mosaico della storia di Alberto, finché nella sua vita non si intravede uno spiraglio. Su tutto incombe la cappa pesante del consumismo e della vita “moderna” nella quale tutto si compra e tutto si può vendere, tutto è corruttibile e la corruzione è solo la logica di ogni giorno. Il gioco si fa divertente quando Alberto, in “missione” al Festival del Cinema di Venezia, incontra il “vero” Francesco Bianconi. Un ‘espediente con il quale Francesco riesce a parlare di sé in modo sempre più diretto. Peccato che da questa intervista cominci la parte peggiore del libro, e ci si avvii verso un finale che mi ha lasciato decisamente freddo, facendo calare non poco il giudizio finale. Perché se divertente la descrizione del party veneziano, l’irruzione di individui irrazionali che sparano a destra e sinistra sembra far parte più di un film di Tarantino. Come di un film, ma questa volta più sul lato Wenders, si svolge l’incomprensibile finale. Tuttavia, così come seguendo le liriche dei testi dei Baustelle (e spesso i capitoli fanno omaggio anche alle loro canzoni), ci si accorge che le riflessioni dei vari personaggi, per quanto pessimistiche siano, sono tuttavia il più delle volte condivisibili, e che molti dei loro pensieri, dubbi, stati d’animo, ci sono appartenuti almeno in parte. Sono d’accordo con Bianconi, quando sembra dirci che bisogna guardare in faccia la realtà, anche se scomoda. Dopo la lettura, consiglio una buona terapia a base del ultimo disco live del complesso.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Decisamnte migliore della successiva "Resurrezione": non so neppure se lo si possa definire un romanzo, o piuttosto una serie di narrazioni legate dal protagonista, Alberto, ma ci sono una serie di sp ...continua

    Decisamnte migliore della successiva "Resurrezione": non so neppure se lo si possa definire un romanzo, o piuttosto una serie di narrazioni legate dal protagonista, Alberto, ma ci sono una serie di spunti interessanti, per fans e non.
    Ho ascoltato per la prima volta la voce di Bianconi nella playlist di un matrimonio in Salento, anni fa: "Un romantico a Milano", mentre mi appartavo dalla noia e dalla folla percorrendo una serie di piattaforme digradanti verso il mare (in breve raggiunta da uno zio dello sposo, testimone di Geova inspiegabilmente persuaso che stessi meditando il suicidio). L'ho ascoltata, ne sono rimasta incantata e, grazie alla mia inenarrabile pigrizia musicale, l'ho lasciata andare: solo in questi mesi mi sono immersa nella discografia baustelliana, sprofondando nel puro innamoramento.
    Ecco, insomma, perchè ho letto questo libro.
    Ora, mi rimane sufficiente lucidità per constatare che il Bianconi scrittore si mette sotto l'ascela il Bianconi cantautore. Tuttavia, è interessante leggere di una certa Milano: quella squallida, quella modaiola, quella modaiola e squallida; di un'infanzia e un'adolescenza toscane, del provincialismo da cui credevo immune certi posti solo perchè baciati dalla bellezza e, suppongo, intrisi di cultura in ogni poro.
    Mi è piaciuto, anche, l'espediente del doppio alter ego (il doppio torna anche nel finale de "La resurrezione della carne"): Alberto/Bianconi giornalista esordiente (vedi varie interviste), Bianconi/Bianconi, lucido contestatore interno di un certo sistema, squallida preda sessuale falcidiato con la patta ancora abbassata e un sorriso demente. Non male.

    ha scritto il 

  • 4

    Sapevo che il frontman della band italiana che amo di più aveva scritto un romanzo, ma non mi ero ancora deciso a leggerlo - perché un conto sono i testi in versi delle canzoni, un altro un intero, lu ...continua

    Sapevo che il frontman della band italiana che amo di più aveva scritto un romanzo, ma non mi ero ancora deciso a leggerlo - perché un conto sono i testi in versi delle canzoni, un altro un intero, lungo, testo in prosa. Poi per varie ragioni me ne ero anche dimenticato e quindi non ci ho nemmeno più pensato, finché un pomeriggio, bighellonando tra gli scaffali della biblioteca, non l'ho trovato per puro caso. Non sapevo bene cosa aspettarmi, ma Francesco di solito non delude e allora me lo sono portato a casa, e devo dire che ho fatto benissimo.
    Ci vuole poco a capire che dietro il protagonista si cela in grandissima parte Bianconi stesso, ma questo non fa che aumentare il legame affettivo col personaggio. Bianconi in queste pagine parla principalmente della provincia, del distacco da essa e di Milano, sembra quasi che abbia riscritto molte delle sue canzoni in prosa (il capitolo Le rane altro non è che la versione narrativa dell'omonima canzone), ma in realtà ci offre altre prospettive sulla sua visione della realtà, quella passata, quella presente, quella eventualmente futura. E' sorprendente come sappia districarsi in più stili diversi, sa far distogliere lo sguardo dalle pagine con descrizioni ai limiti dello splatter, sa far commuovere con episodi e riflessioni di pura poesia e sa anche far ridere col suo sarcasmo e il suo senso dell'umorismo sempre un po' snob, ma anche con una grande (forse insospettabile, a volte) autoironia (inserisce addirittura se stesso nel racconto come se stesse parlando di un personaggio alla stregua di tutti gli altri e parla di sé in maniera assolutamente ironica e bonaria).
    Non do cinque stelline solo perché è il suo primo romanzo e ha deciso di parlare di cose che conosce bene, che probabilmente ha vissuto e che vede tutti i giorni, però Il regno animale è bello e quindi bravo, Francesco.

    ha scritto il 

  • 1

    deludente

    Anche se, secondo me, Bianconi è uno dei più bravi cantautori attuali, il suo libro invece sembra scritto da un adolescente precoce. Ingenuo, vuole fare critica sociale e viene fuori una lamentela sco ...continua

    Anche se, secondo me, Bianconi è uno dei più bravi cantautori attuali, il suo libro invece sembra scritto da un adolescente precoce. Ingenuo, vuole fare critica sociale e viene fuori una lamentela scocciata. Credo che ce la farà a crescere come scrittore, ma questa volta è andata male.

    ha scritto il