Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo

Di

Editore: Laterza

3.7
(119)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 222 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8842091014 | Isbn-13: 9788842091011 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Cucina, Cibo & Vini , Storia

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Descrizione del libro
La cucina non è solo il luogo in cui si progettano sopravvivenza e piacere. La cucina è anche il luogo ideale per allenare la mente… Il riposo della polpetta è come il riposo dei pensieri: se aspetti un po’, vengono meglio.</p><p>Perché il pane è un simbolo di civiltà? Cosa può insegnarci la pasta sul rapporto tra forma e sostanza? Che cosa significa dividere le carni, e non poter dividere la minestra? Ricercare la ricetta perfetta è ideologicamente corretto? Le ricette di cucina hanno qualcosa in comune con le ricette del medico? Perché al barbecue cucinano sempre i maschi? I piccoli gesti della vita quotidiana hanno un senso quasi mai banale. Aiutano a riflettere su quello che accade ogni giorno intorno a noi, sul nostro rapporto col mondo, con gli altri, con noi stessi. «Un’idea a cui sono particolarmente affezionato», scrive Montanari, «è che le pratiche di cucina non solo costituiscono un decisivo tassello del patrimonio culturale di una società, ma in molti casi rivelano meccanismi fondamentali del nostro agire materiale e intellettuale. La cucina può così essere assunta come metafora della vita — a meno che non ammettiamo che la vita stessa sia metafora della cucina».
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    Il principale limite di questo libro è che non è stato scritto come opera a sè stante, ma è una "compilation" di articoli già apparsi altrove. E' ricco di aneddoti e curiosità, raccontati in un numero ...continua

    Il principale limite di questo libro è che non è stato scritto come opera a sè stante, ma è una "compilation" di articoli già apparsi altrove. E' ricco di aneddoti e curiosità, raccontati in un numero eccessivo di articoli troppo brevi. Nel complesso risulta frammentario. Non avendo un filo conduttore, è adatto ad una lettura secondaria disimpegnata da farsi nei ritagli di tempo. Altrimenti stucca.
    Polemicamente segnalo la seguente "perla" (nera) riguardo alla lievitazione della pasta: [...] far lievitare la pasta con minuscoli enzimi, per loro natura pericolosi, ai quali abbiamo insegnato a comportarsi bene, costringendoli a lavorare per noi.

    ha scritto il 

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    Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo

    Autore: Massimo Montanari
    Titolo: Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo
    Casa editrice: Editori Laterza, 2009

    “Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo”: titolo suggest ...continua

    Autore: Massimo Montanari
    Titolo: Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo
    Casa editrice: Editori Laterza, 2009

    “Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo”: titolo suggestivo che ai più potrà sembrare sin troppo stravagante. Ma perché Montanari lo ha scelto? Cosa rappresenta? “Il riposo delle polpette”, scrive l’autore nella prefazione, “assomiglia molto a quello che succede nella nostra mente quando elaboriamo le idee. Le idee sono il risultato di esperienze, incontri, riflessioni, suggestioni. Tanti ingredienti che si mettono insieme e poi producono pensieri nuovi. Ma prima che ciò accada è utile far riposare quegli ingredienti, dargli il tempo di depositarsi, di amalgamarsi, rassodarsi. Il riposo delle polpette è come il riposo dei pensieri, dopo un po’ vengono meglio”.
    La cucina, quindi, oltre ad essere il luogo in cui si progettano sopravvivenza e piacere, è il posto ideale per allenare la mente. L’uomo inventa e reinventa le sue abitudini alimentari (come quando a Napoli da “mangiafoglie” diventò “mangiamaccheroni” per necessità), così come inventa e reinventa i suoi pensieri. È così che Montanari introduce il suo excursus sull’“arte” culinaria. Il cibo è cultura. Il cibo rappresenta l’uomo, la storia, la società e la loro fusione nell’evoluzione del tempo. E l’autore coglie nel profondo la dimensione culturale del "fare cucina" e la sua forza rappresentativa.
    In una serie di brevi paragrafi dai titoli accattivanti (insomma “Spaghetti al pomodoro, ovvero l’altro che è in noi”, “Non girare la frittata” e “La gola filosofante” non sono di certo consueti!), Montanari mostra, a partire dal Medioevo, l'evoluzione del gusto, dell'uso e dell’elaborazione dei cibi, il loro significato in un determinato contesto storico e il loro “rapporto” con l’uomo. Studiare la “cucina” permette, così, di scoprire le società del passato, di cogliere differenze sociali (lo sapevate che le pesche erano riservate alle élites?), ma anche fusioni culturali (così come quando la patata, tubero americano, si unì alla “cultura del fritto” europea per diventare la sempre più attuale patatina fritta), integrazioni tra popoli (vedi gli italiani che mangiano il cous cous o il resto del mondo che ama il cibo italiano) e riti conviviali (se, come me, vi siete chiesti perché sono sempre gli uomini di casa a gestire i barbecue, questo libro ce lo spiega bene!).
    Insomma, attraverso odori, sapori e immagini, evocate nella nostra mente con “ricette” (e qui intendo spiegazioni) appassionanti, Montanari scrive come la storia e il cibo hanno viaggiato, viaggiano e viaggeranno sempre insieme. E lo fa in un modo, oserei dire, quasi divino. Un talento eccezionale per la ricostruzione storica, ma una penna da romanziere tale da incuriosire i lettori già dalla copertina.
    Un libro che dal titolo potrebbe sembrare banale, ma che in realtà mostra come “La cucina può essere assunta come metafora della vita-a meno che non ammettiamo che la vita stessa sia metafora della cucina”, come scrive l’autore stesso nella prefazione. Perché “L’uomo è ciò che mangia” (almeno a detta del filosofo Feuerbach!).

    ha scritto il 

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    Silvia D

    Massimo Montanari
    Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo
    Bari: Ed. Laterza, 2009.

    Vi siete mai soffermati a ragionare su un apparente banale morso dato a un hamburger, alla tecnica d ...continua

    Massimo Montanari
    Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo
    Bari: Ed. Laterza, 2009.

    Vi siete mai soffermati a ragionare su un apparente banale morso dato a un hamburger, alla tecnica di preparazione di una minestra o alla scelta di un formato di pasta? Massimo Montanari, nel volume Il Riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo, vi accompagnerà in un viaggio coinvolgente tra brevi paragrafi, ciascuno dedicato ad un alimento differente, che condizionerà la vostra sensibilità e vi costringerà a fare i conti con curiosi spunti di riflessione. Il volume si fa carico di evidenziare l’importanza del cibo come simbolo e di far emergere i caratteri sociali, identitari e culturali di tutte le attività che ne derivano. Montanari che il bisogno primario di cibarsi, celi una molteplicità di sfumature sorprendenti legate alla socialità del gesto, le quali hanno, nel corso della storia, contribuito alla formazione dell’identità stessa dell’uomo. La civilizzazione del genere umano, per esempio, è fortemente determinata dal cibo: l’autore illustra come l’uomo diventi uomo civile nel momento in cui egli non si limita più a consumare cibi e bevande allo stato naturale, ma comincia a trasformarli, a sperimentarne varianti e composizioni. Il cibo è quindi civiltà, è cultura. "Certi alimenti hanno un valore identitario talmente forte da diventare simbolo di un popolo, di una comunità, di un luogo". Il volume ci porta a ragionare su vivande come la polenta o il cous cous, grazie alle quali, si ha la possibilità di conoscere e riconoscere usi, costumi, abitudini e tradizioni di specifiche realtà culturali. Il cibo ha due poteri contrapposti quello di creare identità, unire e condividere ma anche di differenziare e separare. Pensiamo alla distanza fra le classi sociali; "quanto si è espressa nei codici di comportamento alimentare, nel modo di pensare i cibi e la loro appropriata destinazione sociale". Nella storia risultano innumerevoli gli esempi possibili volti a testimoniare tale divisione: frutti, verdure e carni che hanno delineato vere e proprie strutture sociali.
    Il cibo, esorta Montanari, è quindi qualcosa di estremamente complesso; "è oggetto di processi di trasformazione, di elaborazione, riadattamento ed assimilazione". Proprio come le idee, associate curiosamente sin dal titolo alla preparazione delle polpette le quali, per un miglior risultato, hanno bisogno di esser lasciate sedimentare ed amalgamarsi. Il segreto è concedere tempo. Ed il tempo, in relazione al cibo è una condizione fortemente evocata in questo volume. Lo è tanto da caratterizzarne il percorso di lettura, in un excursus storico dall’età medioevale ad oggi ma soprattutto nel creare continue connessioni tra presente e rievocazione del passato: cito una fra tante attività rivelate nel testo, la famosa grigliata, tuttora una situazione vincolata allo stereotipo maschile quasi a rimaner legata al gesto arcaico dell’uomo primitivo ed alla cottura delle carni al fuoco; tendenze definite nuove come il , "che rispecchiano in realtà, non altro che il modo più antico di prendere cibo storicamente praticato dagli uomini". Montanari, si muove nel testo “giocando col tempo” così come avviene in un altro suo scritto “Il cibo come cultura”.
    Il cibo scandisce il nostro tempo nelle sue attività di prima colazione, pranzo, merenda e cena; definisce i nostri spazi adattando la nostra casa alla centralità della cucina. L’autore arriva, a conclusione delle sue riflessioni a definire la cucina come metafora della vita o la vita stessa come metafora della cucina, asserendo come, in molti casi, le pratiche culinarie rivelino meccanismi fondamentali del nostro agire materiale ed intellettuale. Convengo con quanto espresso e dopo questa lettura, più che mai con il fatto che "dietro ogni piatto, ogni sapore ci sia un diverso retrogusto storico e sociale, che vale la pena conoscere e gustare".

    Riferimenti bibliografici:

    Massimo Montanari, “Il cibo come cultura”, 2007, Ed. Laterza
    http://ilviandantebevitore.blogspot.it/2010/04/il-riposo-della-polpetta.html Accessed 30 Maggio 2016

    Silvia D

    ha scritto il 

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    Il saggio di Massimo Montanari, storico della nutrizione, dal titolo: “Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo” unisce due temi lontani solo in apparenza, il cibo e la mente, infatti l ...continua

    Il saggio di Massimo Montanari, storico della nutrizione, dal titolo: “Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo” unisce due temi lontani solo in apparenza, il cibo e la mente, infatti l’autore precisa che la scelta del titolo è stata determinata da un parallelismo tra il riposo delle polpette e il riposo della nostra mente. Le idee sono il risultato di esperienze, incontri, riflessioni, suggestioni: tanti ingredienti che si mettono insieme e producono pensieri nuovi, ma affinché questo avvenga bisogna far riposare quegli ingredienti. Il titolo del volume risulta insolito e ambiguo perché potrebbe dare l’impressione di essere un libro per bambini e dà l’impressione di proporre dei contenuti poco “seri”; al contrario, già leggendo l’introduzione, si nota che è indirizzato ad un target di età decisamente più adulto. Lo stile utilizzato dall'autore è semplice e scorrevole con un lessico accessibile a tutte le fasce di età e ricco di metafore le quali attirano l'attenzione e la curiosità del lettore, il quale non corre mai il rischio di annoiarsi. Il cibo non è soltanto quell'elemento che assumiamo tramite la bocca ma è legato agli usi e alle tradizioni delle popolazioni, ed è stato ed è ancora ora oggetto di discussione in ambito sociale e medico.
    Massimo Montanari, storico imolese, è docente di storia medievale e di storia dell'alimentazione presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna e presso l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. È direttore del Master europeo "Storia e cultura dell'alimentazione". Ha dedicato le proprie attenzioni di studioso alla storia agraria e alla storia dell'alimentazione e, nell'ambito di tali ricerche, hanno avuto speciale risonanza i suoi studi sulla storia dell'alimentazione, intesa come storia a tutto campo che coinvolge i piani dell'economia, delle istituzioni e della cultura.
    “La memoria deforma: ciò che crede di ricordare spesso non è la realtà, ma l’immagine che ce ne siamo fatta. Per questo è utile il lavoro dello storico: per ricucire i frammenti di una memoria distratta.” (p.84) Questa frase riassume e spiega la tipologia narrativa di stesura dell’autore, il quale descrive un periodo storico che va dal Medioevo ai giorni nostri, provando a riportare alla memoria della società quei cibi e quelle ricette che con il tempo sono stati dimenticati, e lo fa con uno sguardo mai banale, con un’incredibile capacità di ribaltare ciò che sembra assodato da sempre.
    “Il recupero dei cibi contadini ha rovesciato simboli e significati: i prodotti ‘poveri’ di un tempo sono diventati il segno di una nuova ricchezza.”(p.22) L’autore pone in evidenza, in particolare, la diversa visione maturata delle varie classi sociali, i suoi metodi di sopravvivenza, chiarendo così l’origine di situazioni e comportamenti che caratterizzano i nostri giorni, parte infatti dalla storia per aiutarci a comprendere la realtà dell’alimentazione odierna, le convinzioni culinarie attuali la cultura in cui siamo immersi ogni giorno. Gli argomenti che tocca sono i più svariati legati all’universo del cibo: il pane come simbolo sociale, il gusto pensato come senso sempre in continua evoluzione e mutamento, le pratiche legate alla cucina e al mangiare in compagnia, la trasformazione nel corso dei secoli del concetto di ‘sana alimentazione’.
    “La bellezza del cibo non è dunque un aspetto marginale dell’esperienza gustativa” (p.149). Montanari dimostra che il bello dell’alimentazione è che ci apre ad un’esperienza totale, che prende l’essere umano sia dal punto fisico che mentale. Per questo l’Autore vede e propone una speciale similitudine tra medicina e cucina. I due ambiti sono legati da una sola parola: ricetta. La spiegazione di questa parola si basa sulla selezione di cose naturali e sul combinarle insieme in modo che siano utili. Questa definizione può essere ricollegata ad entrambi gli ambiti: per quanto riguarda la medicina al fine di ristabilire la salute vengono utilizzate sostanze di qualità opposta a quelle che hanno provocato il male; per quanto riguarda la cucina lo scopo è quello di “correggere” la tendenza ad consumazione di cibo, passiva, distratta e a volte non dettata da esigenze di sopravvivenza, e realizzare il più possibile un equilibrio di sostanze valide.
    Il libro si conclude con riferimenti all’identità italiana, partendo dagli spaghetti al pomodoro in cui sfata il mito dell’origine “non sono affatto, in origine, mediterranei” (p.196). L’Autore, forse non casualmente, nelle prime pagine scrive “il cibo, a cui è legata l’identità dell’uomo, non è semplicemente un oggetto nutritivo” (p.6) questa frase sarà più che rappresentativa per la spiegazione di tutto il senso e lo scopo del libro, che raggiungerà.

    ha scritto il 

  • 4

    Massimo Montanari è ritenuto, a livello internazionale, uno dei maggiori specialisti di storia dell'alimentazione. Ha dedicato le proprie attenzioni di studioso soprattutto a due filoni di ricerca, tr ...continua

    Massimo Montanari è ritenuto, a livello internazionale, uno dei maggiori specialisti di storia dell'alimentazione. Ha dedicato le proprie attenzioni di studioso soprattutto a due filoni di ricerca, tra loro strettamente integrati: la storia agraria e la storia dell'alimentazione, intese come vie d'accesso preferenziali per una ricostruzione della società medievale nel suo insieme: strutture economiche e sociali, aspetti concreti e materiali della vita quotidiana, valori culturali e mentalità.
    “Il riposo della polpetta è come il riposo dei pensieri: se aspetti un po’, vengono meglio.” Con questa affermazione, l’autore precisa che la scelta del titolo è stata determinata da un parallelismo notato tra il riposo delle polpette e il riposo della nostra mente. Il tempo risulta essere un fattore necessario per la riuscita di un piatto tanto quanto per l’elaborazione delle idee, le quali necessitano di molta riflessione ed analisi. Un’altra delle grandi verità espresse da Montanari è che “le idee sono il risultato di esperienze, incontri, riflessioni, suggestioni: tanti “ingredienti” che si mettono insieme e poi producono pensieri nuovi.” Il libro è il risultato di una raccolta di articoli pubblicati - nell’arco di cinque-sei anni - su Repubblica e sulla rivista dei soci Coop in cui l’autore tratta argomenti di cucina e curiosità attorno al cibo utilizzando però un lessico accessibile a tutte le fasce di età. Il libro risulta essere di piacevole lettura e si rivela una miniera di curiosità e spunti di riflessione che rimarcano la strettissima connessione tra presente e passato.
    L’ autore incuriosisce il lettore attraverso un percorso che va delle origini dei proverbi e dei modi di dire sul cibo da noi utilizzati, fino alla nascita delle tecniche di conservazione dei cibi; intrecciando percorsi storici, culturali e sociali. Egli infatti descrive un inquadramento storico vasto, che parte dal Medioevo e giunge ai giorni nostri, mettendo in risalto le diversità scaturite attraverso i secoli e attraverso le varie classi sociali, chiarendo così l’origine di situazioni e comportamenti che caratterizzano i giorni odierni, soffermandosi, grazie a cenni storici, persino sull'origine dei nomi di alcune vivande. L’autore dunque evidenzia come i piccoli gesti della vita quotidiana, gesti che noi effettuiamo in maniera spontanea, non sono poi così banali ed insensati ma derivano probabilmente dal passato e ci aiutano a riflettere su quello che accade ogni giorno intorno a noi, sul nostro rapporto col mondo, con gli altri, con noi stessi. Al cibo è legata l’identità dell’uomo, esso non è solo un oggetto nutritivo bensì una realtà culturale.

    ha scritto il 

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    Quando acquisto un libro di Montanari vado in fibrillazione, perchè so che sarà un libro godurioso! Questo l'ho preso in biblioteca ma presto lo acquisterò perchè ne vale veramente la pena! E' un bell ...continua

    Quando acquisto un libro di Montanari vado in fibrillazione, perchè so che sarà un libro godurioso! Questo l'ho preso in biblioteca ma presto lo acquisterò perchè ne vale veramente la pena! E' un bellissimo viaggio in capitoli brevi (massimo una pagina e mezza) sulle curiosità, tradizioni e cultura sul cibo, sul modo di consumarlo, sui luoghi dove mangiarlo; Montanari ci racconta un sacco di belle storie, ci trasporta velocemente da un'epoca ad un'altra e lega il tutto con una elegante ironia. Mi è piaciuto soprattutto come esprime, senza nessuna forzatura sull'opinione del lettore, i cambiamenti culturali di connotazione negativa, di come siamo riusciti a perdere molti valori e sensazioni su un argomento importante come il cibo. Importante lettura per tutti, ma soprattutto per i ragazzi.

    ha scritto il 

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    "Burdèla..." *

    Una raccolta di articoli incentrati sul cibo e sull'arte culinaria in genere. Tante pillole di storia, cultura, tradizioni, riflessioni, aneddoti, evoluzioni e ritorni al passato per raccontare il ruo ...continua

    Una raccolta di articoli incentrati sul cibo e sull'arte culinaria in genere. Tante pillole di storia, cultura, tradizioni, riflessioni, aneddoti, evoluzioni e ritorni al passato per raccontare il ruolo del cibo nella storia dell'uomo, superando il suo significato primario: garantire la sopravvivenza.
    Una chicca che, se sviluppato, potrebbe diventare un bel saggio.

    * "...prendi una piada ai cereali, mettici la ricotta e la marmellata di fichi e le mejo che l'andar con un omo!"**

    **Le perle della Lella- -La sua piadineria a Rimini è un'istituzione!

    http://www.youtube.com/watch?v=UWb66KNewIE

    Se capitate a Rimini fate una capatina dalla Lella.

    ha scritto il