Il ritorno delle gru

Di

Editore: Bompiani (I Grandi, 37)

4.0
(450)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 411 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845211665 | Isbn-13: 9788845211669 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 3

    sì e non del tutto

    Sì: l'infanzia e adolescenza del protagonista, la gustosa rappresentazione caricaturale dei servizi segreti americani, la tensione continua tra valori orientali e occidentali.

    Non del tutto: i picchi ...continua

    Sì: l'infanzia e adolescenza del protagonista, la gustosa rappresentazione caricaturale dei servizi segreti americani, la tensione continua tra valori orientali e occidentali.

    Non del tutto: i picchi in cui l'assoluta figaggine di Hel lo rende una specie di james bond in salsa di soia, le lunghe scene di speleologia, la trama abborracciata e superficiale messa su all'unico scopo di dare collocazione narrativa al personaggio del protagonista, la cui definizione pura si trova al centro assoluto dell'interesse dell'autore.

    ha scritto il 

  • 1

    Per annoiare.

    VOTO PERSONALE: ★★

    http://sognidarealizzareenon.blogspot.it/2016/08/pensieri-fra-le-pagine-shibumi-per.html

    Mi basta poco per innamorarmi di qualcosa quando si parla di Giappone in generale e Shibumi ...continua

    VOTO PERSONALE: ★★

    http://sognidarealizzareenon.blogspot.it/2016/08/pensieri-fra-le-pagine-shibumi-per.html

    Mi basta poco per innamorarmi di qualcosa quando si parla di Giappone in generale e Shibumi non ha fatto eccezione, racchiudendo dentro di sé due cose che apprezzo nelle storie di finzione: Giappone e assassini.
    Non leggo spesso storie a sfondo thriller ma quelle poche volte che lo faccio tendo ad esaltarmi fin troppo prima ancora di aprire il romanzo; nel caso del Manuale dello stagista killer posso dire che mi andò di lusso, infatti mi piacque assai mentre per quanto riguarda Shibumi posso solo urlare ai quattro venti il mio cocente disappunto. Perché Shibumi, almeno per come la vedo io, vorrebbe essere qualcosa che in realtà non è. È stato praticamente spacciato al mondo quasi come una spy story ma di tutto ciò credo che abbia ben poco. Vorrebbe infatti essere una figata pazzesca con un protagonista carismatico e pressocché perfetto ma bastano poche pagine per inquadrare quello che è realmente è: un libro noioso scritto in modo tedioso e fin troppo prolisso che punta i riflettori su un uomo dipinto come una divintà sia per il suo fascino che per le sue abilità straordinarie; un protagonista che vorrebbe o dovrebbe suscitare almeno simpatia ma che invece fa solo provare l'irrefrenabile istinto di prenderlo a schiaffi fin da quando compare sulla scena.
    Volendo approfondire ulteriormente la questione, oltre alla mancanza nuda e cruda di qualsivoglia capacità di interessare in alcun modo il lettore, le spiegazioni si sprecano talmente tanto che non si trovano nemmeno con una muta di cani addestrati e c'è il sempreverde pensiero del 'I sentimenti sono una cosa brutta.' Non c'è niente che sappia regalare emozioni in questo romanzo se non si conta la noia, sopraggiunta in particolar modo in una delle parti più inutili di questo romanzo: la descrizione di trenta pagine delle caverne basche. Ora, io pensavo di leggere un romanzo e non un trattato di speleologia, ma evidentemente Ibs deve aver messo Shibumi nel reparto narrativa per una stupida disattenzione ed io da brava pirla l'ho comprato come romanzo. Sicuramente lo scrittore doveva far notare a tutti noi poveri cristi che abbiamo letto il libro quanto fosse bravo e colto lui. Eh già, perché noi siamo tutti coglioni dal momento che la vastità del cazzo che ce ne frega quando si parla di speleologia copre mezza Italia. Ma andiamo oltre per favore, sento un malessere prepotente allo stomaco dovuto al nervoso.

    Non mi voglio nemmeno dilungare sulla trama in sé, la quale tutto sommato era anche interessante e carina, penosamente rovinata da quello spocchioso individuo che è lo scrittore, impegnato a pavoneggiarsi con la sua cultura e predicando luoghi comuni su tutte le etnie umane comparse in questo libro: gli italiani fanno quindi la figura dei donnaioli incompetenti già nelle prime due decine di pagine a dir tanto, gli americani sono solo avidi mercanti... potrei stare qui a dire tutti i pregiudizi sciorinati nel libro se non fosse che non ho né la voglia di farlo né tantomeno l'interesse a ricordarmeli, visto che di questo libro ricordo maggiormente le sensazioni che gli avvenimenti successi.
    Il romanzo infatti non lascia nulla al lettore se non una noia sconfinata e domande che non avranno risposta, come ad esempio il motivo per cui questo libro è stato acquistato fin dal principio.

    I personaggi dovrebbero essere il fulcro in ogni storia, soprattutto in una come questa a mio avviso, dove gli avvenimenti vengono narrati da varie prospettive, quelle dei personaggi per l'appunto. Ma cosa succede se questi ultimi sono spessi come carta velina ed interessanti come il mal di stomaco che mi perseguita prima del ciclo? Succede che ti ritrovi per le mani una lettura stracciaovaie che si fa interessante solo a tratti, come quando vai sott'acqua e puntualmente devi risalire a galla per riprendere fiato prima di buttarti nuovamente nelle profondità marine.
    L'unica sensazione che riuscivo a provare durante la lettura era quella di vedere una persona tutto sommato normale in un mondo di deficienti, cosa che ha potuto solo far peggiorare ulteriormente una storia che già di suo stava sprofondando nella melma e nella noia da tempo immemore.

    Il finale è qualcosa di imbarazzante e di cui non voglio nemmeno parlare, limitandomi a dire che semplicemente è il finale perfetto per una storia come quella narrata in Shibumi: sciapo, senza senso, spessore o qualsivoglia emozione. Anzi, un'emozione nel finale esiste: la gratitudine per aver finalmente posto un macigno su questa storia altrettanto pesante ed inutile.
    Non me ne voglia nessuno dei lettori che hanno apprezzato la storia già quando uscì la prima volta negli anni '70, per carità, ma io provo quasi rancore nei confronti di questo romanzo: la trama e i commenti letti in giro su internet mi avevano dato un'idea falsata della storia e dei suoi personaggi, spacciandomi il tutto per un grande pezzo di letteratura contemporanea, cosa che può solo dimostrare quanto io ed il resto del mondo letterario viaggiamo spesso su binari differenti.
    Detto questo non consiglierei questo libro nemmeno a qualcuno che mi sta pesantemente sulle palle perché il rancore va bene ma c'è limite a tutto, perfino alla cattiveria umana.

    ha scritto il 

  • 2

    Basarsi sul gioco del GO riprendendone gli elementi filosofici è sicuramente un'idea affascinante, peccato che il romanzo venga sviluppato in maniera tediosa.

    Il tutto si riduce a una spystory con dei ...continua

    Basarsi sul gioco del GO riprendendone gli elementi filosofici è sicuramente un'idea affascinante, peccato che il romanzo venga sviluppato in maniera tediosa.

    Il tutto si riduce a una spystory con dei protagonisti anonimi: un romanzo per nulla Shibumi.

    ha scritto il 

  • 1

    Non vedevo l'ora di finire questo libro perché purtroppo la noia è stata spesso in mia compagnia durante la lettura. La storia solo a tratti mi è piaciuta ed è riuscita a tenermi concentrato, grandi p ...continua

    Non vedevo l'ora di finire questo libro perché purtroppo la noia è stata spesso in mia compagnia durante la lettura. La storia solo a tratti mi è piaciuta ed è riuscita a tenermi concentrato, grandi parti del libro non mi sono piaciute, ho faticato a leggere la parte centrale, un finale poco significativo.

    ha scritto il 

  • 0

    "Poche cose sono ridicole come le pose che assume un uomo quando fa l'amore".

    avere problemi con la messa a punto degli occhiali [e delle lenti a contatto] è avere problemi con la lettura.
    ma i proble ...continua

    "Poche cose sono ridicole come le pose che assume un uomo quando fa l'amore".

    avere problemi con la messa a punto degli occhiali [e delle lenti a contatto] è avere problemi con la lettura.
    ma i problemi chiamano problemi e l'umore è il peggiore di tutti.

    di trevanian mi parla il mio amico, mentre andiamo a pranzo.
    mai sentito nominare, dico.
    lui sa che mi piacciono i gialli, piacciono anche a lui. sa che vado matto per i noir, che apprezzo le [rare] storie di spie, che detesto i libri male scritti.
    mi racconta di trevanian, che in realtà è nome fittizio di uno scrittore statunitense morto da qualche anno. alcuni suoi libri sono stati tramutati in film di un certo successo che a me risultano del tutto sconosciuti.
    il mio amico mi procura un paio di libri, io comincio a leggere questo.

    il titolo originale è shibumi, parola giapponese che contiene molteplici significati. è essere invece di avere, è eleganza dei modi e dei pensieri. impossibile da definire, il suo senso si può cogliere meglio per intuizione che a mezzo di una descrizione.
    la storia narrata nel romanzo, grandemente inverosimile e zeppa di falle, parte da una maldestra operazione antiterrorismo eseguita dalla cia per conto delle ineffabili e sovragovernative potenze petrolifere negli anni '70 del secolo scorso e prosegue, andando avanti e indietro nel tempo, con un protagonista che si delinea come tale mano a mano che si va avanti con la lettura.
    non mi pare il caso di raccontare, qui, la trama.
    dirò, invece, che trevanian scrive molto bene, sa molte cose su molti argomenti. muove da una visione romantica del mondo come di un luogo ingiusto dal quale l'individuo saggio deve cercare di stare il più possibile lontano.
    i suoi personaggi sono spesso molto ben descritti, con accuratezza di sfumature e personalità distinte.
    invece quello che a trevanian manca, oltre all'attenzione nella definizione dell'intreccio, è la capacità di gestire la materia del romanzo, che manca di un vero ritmo e si dilunga in alcune parti che appensantiscono la palpebra del lettore.
    per dire: nelle caverne ho passato una settimana.

    ho anche trovato molti passi interessanti, che ho diligentemente sottolineato.
    ci sono descrizioni del carattere delle persone, generalizzazioni sui popoli, proverbi minimi di buon senso, battute definitive, riflessioni di politica economica o d'altro.
    riporto una delle tante diagnosi del dottor trevanian:

    "Non sono gli americani che mi danno fastidio; è l'americanismo, una malattia sociale del mondo postindustriale che deve inevitabilmente contagiare, a turno, ciascuna delle nazioni mercantili e che si chiama "americana" solo perché il vostro paese rappresenta la forma clinicamente più grave, così come si parla dell'influenza spagnola o dell'encefalite giapponese tipo B. I sintomi sono la perdita dell'etica del lavoro, la riduzione delle risorse interiori e un continuo bisogno di stimolazioni esterne, seguito da decadimento spirituale e narcosi morale. Si può riconoscere la vittima dai suoi sforzi continui di mettersi in contatto con sé stesso, di credere che la sua debolezza spirituale sia un'interessante deformazione psicologica, d'interpretare la propria fuga dalle responsabilità come la dimostrazione che lui e la sua vita sono straordinariamente aperti alle nuove esperienze. All'ultimo stadio, il paziente si riduce a cercare quella che è forse la più banale delle attività umane: il divertimento. Quanto alla vostra cucina, nessuno nega che gli americani eccellono in un campo: quello dello snack. E ho il sospetto che ci sia qualcosa di simbolico, in questo".

    il libro, imperfetto, mi è piaciuto.
    l'ho finito di notte, nel bagno di casa mia, in una di quelle accelerazioni di lettura nelle quali le ultime pagine dei romanzi di azione spesso mi risucchiano .
    il fatto che il mattino dopo mi aspettassero, nell'ordine, una levataccia e un viaggio in auto non ha potutto nulla contro la determinazione di arrivare alla parola fine.
    naturalmente sono di parte.
    il protagonista, chiamandosi nikko, non poteva essere che un gallodiddio.

    "Per te è diverso, Nikko. Tu sei un recluso per natura. Tu disprezzi il mondo esterno, e non ne hai bisogno".

    ha scritto il 

  • 1

    Non trovo parole migliori di quelle di Donatella Capizzi su Anobii:

    --
    http://www.anobii.com/books/review/546172e1dd97267d3b8b45a4

    "Sopravvalutata spystory degli anni settanta, con un plot fumoso e de ...continua

    Non trovo parole migliori di quelle di Donatella Capizzi su Anobii:

    --
    http://www.anobii.com/books/review/546172e1dd97267d3b8b45a4

    "Sopravvalutata spystory degli anni settanta, con un plot fumoso e del tutto privo di attendibilità, un protagonista antipatico e supponente quasi come l'autore, che trasuda i peggiori pregiudizi culturali*, ostentati con l'ignorante arroganza tipica degli americani (a proposito di pregiudizi, appunto...)."

    *: e sessuali, aggiungo io
    --

    Sembra di leggere una parodia di James Bond ma senza un briciolo di ironia, con personaggi privi di interesse (peggio: i "buoni" sono odiosi e i "cattivi" assai mosci), una trama scialba e prevedibile e temi ripetuti fino allo sfinimento (la critica alla mentalità statunitense, la superiorità di quella orientale). Trevanian, a mai più.

    ha scritto il 

  • 3

    Gli uccelli di Orhy sono felici solo ad Orhy

    Il titolo del libro m’ispirava assai, così l’ho fatto passare davanti alla lunga fila degli altri che attendono di essere letti.
    Loro, poverini, si saranno sentiti come le persone digiune che di prim ...continua

    Il titolo del libro m’ispirava assai, così l’ho fatto passare davanti alla lunga fila degli altri che attendono di essere letti.
    Loro, poverini, si saranno sentiti come le persone digiune che di primo mattino vanno a farsi fare il prelievo per le analisi; si mettono in fila, scrutano con occhio assassino tutti quelli che arrivano dopo di loro, quando finalmente sono a un passo dall’essere chiamati.. zacchete! arrivano sei donne incinte e quattro mamme con bambini e si ritrovano altre dieci persone davanti.

    A tratti la lettura m'ha lievemente annoiato, lo ammetto, ci sono voluti giorni prima di riuscire a finirlo, ma ho imparato tante cose indispensabili per la vita.
    Non mi spiego come ho fatto finora a sopravvivere senza saperle.
    Primo di tutto ho scoperto che Shibumi non è il nome di battesimo di Trevanian, bensì un termine che significa bellezza poco appariscente, grande raffinatezza sotto apparenze comuni, comprensione più che conoscenza, silenzio eloquente.
    Però nell’arte non si chiama più shibumi ma labi, e vuol dire elegante semplicità, mentre in filosofia diventa wabi e sta per serenità spirituale non passiva, l’essenza senza l’angoscia del divenire.
    Tutto ciò si condensa facilmente, per noi occidentali, in ma che due balls!

    Poi ho appreso che esiste un antico gioco giapponese, il Gò, simile agli scacchi ma molto più complesso, in cui il ritorno delle gru al nido simboleggia il ritiro di un avversario sconfitto. I giapponesi dicono: tsuru no sugomori, cioè le gru tornano al nido sconfitte, che sarebbe il nostro è tornato a casa con la coda fra le gambe.
    E infine ora so quello che ognuna di noi deve sapere, quindi ve lo comunico: al contrario di quella giapponese la dieta degli occidentali comprende grandi quantità di grassi animali, e questo comporta che noi per loro puzziamo; quindi a letto si smorzano un pochetto e ci mettono di più ad avere l’orgasmo.
    Interessante, vero? Se vogliamo arrapare un giappo tocca cambiare dieta.

    Il protagonista, Nicholai Qualcosa, è un saccente borioso, pieno di spocchia e superbia, di un’antipatia unica.
    Da adolescente decide di diventare uomo di shibumi, ma per una serie di circostanze diventa invece il miglior assassino prezzolato in circolazione. Su tutta la vicenda grava l’ombra pesante della CIA.
    Il resto della storia leggetelo su altre recensioni, o sul libro, perché in questi giorni vado un po’ di fretta, sono piena di impegni.

    ☆☆☆ in raccoglimento mistico su una zampa

    ha scritto il 

  • 4

    Bello, elegante... shibumi!

    “Shibumi” è un romanzo di Trevanian alias Rodney William Whitaker. Fu pubblicato per la prima volta nel 1979, e riproposto nel 2011 per l’uscita del suo seguito, “Satori” scritto da Don Winslow, che ...continua

    “Shibumi” è un romanzo di Trevanian alias Rodney William Whitaker. Fu pubblicato per la prima volta nel 1979, e riproposto nel 2011 per l’uscita del suo seguito, “Satori” scritto da Don Winslow, che ripropose come protagonista Nikolaj Hel, con il permesso degli eredi di Trevanian. Tutto il libro, le situazioni e il comportamento del protagonista seguono lo schema (capitolo per capitolo) con il nome giapponese del gioco del go: inizio del gioco, Fuseki; Tentativo di uscire da una situazione difficile, Sabaki; fase di stallo, Seki; sacrificio di una pedina, Uttegae; attacco senza quartiere, Shicho; le gru ritornano al nido, Tsuru No Sugomori mossa per catturare il nemico attirandolo in trappola. Chi è Nikolaj Hel? Nikolaj è uno dei più pagati e astuti killer del mondo. E’ in grado di uccidere silenziosamente, a mani nude o con piccoli e innocui oggetti di uso quotidiano, il modo è chiamato “nudo uccidere”. Gli basta una cannuccia dell’aranciata. E’ un eccezionale speleologo e un fortissimo giocatore di Go. Figlio di una contessa russa decaduta, Aleksandra Ivanovna, Nikolaj nasce e cresce a Shangai. A casa si parlano normalmente quattro lingue: “D’amore e d’altre futilità in francese, di tragedie e disastri in russo, gli affari si facevano in tedesco e ai domestici si davano ordini in inglese. Poiché i figli dei domestici erano i suoi soli compagni di giochi, anche il cinese fu una delle lingue madre per Nikolaj, che prese l’abitudine di pensare in quella lingua perché il suo più grande timore infantile era che sua madre potesse leggergli nel pensiero e Aleksandra Ivanovna il cinese non lo sapeva.” Dopo la morte della madre viene adottato da un nobile guerriero giapponese, il generale Kawashima che lo manda a studiare in Giappone presso la casa del maestro Otake, dove oltre ad imparare il gioco del Go avrà le sue prime esperienze mistiche e comprenderà che l’uomo deve raggiungere la bellezza sotto apparenze comuni, devi divenire Shibumi. Shibumi significa comprendere più che conoscere e raggiungere la semplicità attraverso l’esperienza e la sapienza. Nikolaj è un orientale a tutti gli effetti, nonostante il suo aspetto dica tutt’altro. Si oppone ai valori occidentali come il denaro e il successo dilaganti dopo la fine della guerra. Per salvare dal disonore il suo padre adottivo lo ucciderà e passerà per questo tre anni in una cella di isolamento dove l’unica compagnia saranno dei libri in basco, e l’unico modo per non soccombere quello di impararlo a parlare. E’ un libro di difficile catalogazione. Potrebbe essere una spy story, ma è anche un libro filosofico sulla dottrina orientale, molto critico nei confronti degli occidentali. C’è la CIA, una fantomatica Casa Madre (un organismo più potente della CIA stessa, che rappresenta gli interessi dei paesi produttori di petrolio), terroristi da ogni parte, da Settembre Nero, ai Cinque di Monaco, all’IRA fino ai terroristi baschi. Il romanzo spazia in continenti ed epoche diverse. Nikolaj Hel si troverà costretto a rivedere il suo pensionamento, lasciando il suo castello nei paesi baschi per riprendere il suo vecchio mestiere di killer perché lui è un uomo d’onore e i vecchi amici vanno aiutati e le promesse mantenute. Voto: 7,5

    ha scritto il 

  • 4

    Più che una spy story, come dovrebbe essere sulla carta, è un romanzo di costume, di filosofia, di riflessione e confronto tra culture; con la "scusa" di raccontare la storia di questo assassino multi ...continua

    Più che una spy story, come dovrebbe essere sulla carta, è un romanzo di costume, di filosofia, di riflessione e confronto tra culture; con la "scusa" di raccontare la storia di questo assassino multietnico si racconta e riflette sul Giappone e sulla cultura orientale e sul suo incontro con quella occidentale, e poi sulla cultura basca e le sue implicazioni, con dissertazioni sulla speleologia (che forse chi non è mai stato in grotta non può capire veramente - fortunatamente non è il mio caso) e con un'infarinatura di rapporti tra poteri nel ventesimo secolo che coinvolge il mondo arabo, le aziende energetiche e la questione palestinese.
    Un bel mischiotto? Forse sì. Però rimane un romanzo interessante, da leggere con calma e che pone alcune domande filosofiche non banali. Per lettori esperti :)

    ha scritto il