Il sangue è randagio

Di

Editore: Mondadori (Oscar Contemporanea)

3.8
(568)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 859 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese

Isbn-10: 8804605146 | Isbn-13: 9788804605140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giuseppe Costigliola

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Estate del '68. Dopo gli omicidi di Martin Luther King e Robert Kennedy, gli Stati Uniti sembrano sul punto di esplodere. Disordini, speculazioni politiche e teorie del complotto scuotono dalle fondamenta la stabilità sociale. Le organizzazioni di militanti afroamericani sono sul piede di guerra nel southside di Los Angeles. J. Edgar Hoover, capo dell'FBI, prepara drastiche contromisure. E il destino ha piazzato tre uomini in un punto nevralgico della Storia. Dwight Holly uomo di fiducia di Hoover, è incaricato di fomentare contrasti fra i gruppi del potere nero e ossessionato dalla figura di una comunista ebrea di nome Joan Rosen Klein. Wayne Tedrow, ex poliziotto e trafficante occasionale di droghe, lavora per il miliardario Howard Hawks alla costruzione di una rete di case da gioco nella Repubblica Dominicana. Don Crutchfield, guardone e investigatore privato di mezza tacca, coinvolto in cose più grandi di lui. E al centro, il fulcro attorno a cui tutto ruota: Joan Rosen Klein, la Dea Rossa, autentica femme fatale. Ellroy attraversa un periodo infuocato della storia americana mescolando la crudezza di eventi realmente accaduti alle vicende di personaggi le cui esistenze sono la sintesi di un'epoca di corruzione e malaffare. Terza tappa del viaggio cominciato con "American Tabloid" e proseguito con "Sei pezzi da mille", è un noir magnetico, l'aspro ritratto di un mondo che ha perduto le linee di confine tra bene e male, giusto e ingiusto, dove nessuno può reclamare redenzione.
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  • 3

    Scritto bene, la vicenda storico-socio-politica degli anni '60 negli USA, con l'intreccio mafia-politica-FBI i movimenti per l'affermazione dei diritti degli afroamericani il contrasto dei "rossi" e l ...continua

    Scritto bene, la vicenda storico-socio-politica degli anni '60 negli USA, con l'intreccio mafia-politica-FBI i movimenti per l'affermazione dei diritti degli afroamericani il contrasto dei "rossi" e l'ingerenza nei fatti delle isole-stato vicine così romanzati, risulta interessante. Confesso però che il mio gusto di lettore non si incontra con lo stile di Ellroy, l'interesse suscitato non è purtroppo bastato a consentirmi di portare avanti la lettura di questo tomo con costanza.

    ha scritto il 

  • 3

    James Ellroy - Il sangue è randagio

    ltimo capitolo della trilogia americana, Il sangue è randagio è il corposo, esondante atto finale della romanzata storia americana degli anni '60. Ellroy mescola un po' le carte, attingendo a piene ma ...continua

    ltimo capitolo della trilogia americana, Il sangue è randagio è il corposo, esondante atto finale della romanzata storia americana degli anni '60. Ellroy mescola un po' le carte, attingendo a piene mani dai suoi lavori passati: c'è la femme fatale (più che fatale direi femme compagna), ci sono i fatti politici reali intrecciati con vicende di fiction, c'è l'ossessione per le donne misteriose ed una buona dose di scontri razziali, retaggio del precedente Sei pezzi da mille.

    Il ritmo e la prosa sono meno sincopati rispetto al precedente capitolo (e questo è un bene), tuttavia l'amalgama generale l'ho trovata meno riuscita rispetto al passato (quadrilogia losangeliana inclusa) oppure dopo sette puntate forse si avverte un po' di stanchezza fisiologica. Si parte questa volta da una rapina i cui indizi vengono centellinati durante le 860 pagine per poi convergere verso i fatti realmente accaduti questa volta forse un pochino meno intagliati nel tessuto narrativo. E' pur vero che mancano personalità di spicco “da assassinare”, ma in questo atto conclusivo la sensazione è che l'intreccio non sia ai livelli massimi di L.A. Confidential tanto per fare un nome. Altro difetto è l'eccessiva prolissità del romanzo; si arriva alla fine un po' arrancando forse anche per il fatto che certi episodi chiave che coinvolgono i tre protagonisti accadono un bel po' di pagine prima dell'epilogo. Insomma nel precedente Sei pezzi da mille le cartucce vengono tutte sparate alla fine per uno dei migliori finali di Ellroy, questa volta i colpi di scena sono forse più dosati ma tolgono un po' la voglia di arrivare in fondo.

    Nonostante i difetti sopra citati, Il sangue è randagio è un noir di ottima fattura, molto cupo in certi frangenti, tagliente ed affilato come la sua prosa, pullulante di un'enormità di personaggi più o meno rilevanti, con un finale malinconico per certi versi in cui l'autore non compiace il lettore con i classici buoni e cattivi, ma si serve dei suoi personaggi per narrare la storia di un paese che forse si credeva puro ed intoccabile, ma che in realtà nasconde oscuri segreti, in cui si mescolano politica, odio razziale, mafia, comunismo e fascismo senza eroi o cavalieri bianchi, in cui è più bello per alcuni spiare dal buco della serratura piuttosto che vivere in prima persona le esperienze, in cui il potere sono le informazioni sulle persone, i dossier con cui poterle ricattare, emblematica in tal senso la figura di J. Edgar Hoover, il vero deus ex machina che è sempre stato dietro le quinte di questa trilogia.

    In conclusione, facendo un bilancio di quest'opera composta da tre parti, devo dire che non regge il confronto con la quadrilogia losangeliana. Indubbiamente è notevole il lavoro “storico” fatto da Ellroy, ma i picchi raggiunti da La dalia nera e soprattutto L.A. Confidential non si sono mai iù rivisti, soprattutto per quella capacità di catturare una Los Angelese a tinte nere che raramente mi è capitato di leggere o di vedere.

    ha scritto il 

  • 4

    Che fatica

    Adoro Ellroy, ma sono uscito molto provato dalla lettura di questa trilogia. Questo terzo capitolo in particolare è più delirante, violento e incasinato che mai. Solo per veri amanti del genere. ...continua

    Adoro Ellroy, ma sono uscito molto provato dalla lettura di questa trilogia. Questo terzo capitolo in particolare è più delirante, violento e incasinato che mai. Solo per veri amanti del genere.

    ha scritto il 

  • 5

    Ellroy è uno di quegli scrittori che porta la parola oltre il semplice esercizio stilistico. Crea una lingua a se, che impari pagina dopo pagina, che ti risucchia nel suo vortice tenendoti per mano se ...continua

    Ellroy è uno di quegli scrittori che porta la parola oltre il semplice esercizio stilistico. Crea una lingua a se, che impari pagina dopo pagina, che ti risucchia nel suo vortice tenendoti per mano senza che questo gli impedisca di sballottarti da una parte ad un’altra .
    con Il sangue è randagio si chiude un cerchio. Una spirale sarebbe più giusto dire visto che non si chiude davvero perché la Storia non termina mai.
    Personaggi complessi, personaggi cattiiiivi. Stile asciutto, stile cattiiiiivo.
    Ho letto recensioni positive e negative ma più leggo Ellroy e più sono convinta che sia uno di quegli autori che si prendono a pacchetto completo. Lo si sceglie, come si sceglie l’amico con cui andare a bere o che vuoi accanto in un weekend per staccare dalla routine.
    Grazie a lui si ha la possibilità di cambiare l’angolazione da cui guardiamo il mondo. Non è poco.

    ha scritto il 

  • 3

    J. Edgar Hoover e Howard Hughes, una coppia di perversi paranoici in grado di reindirizzare la storia Usa fino ai primi anni Settanta, killer solitari a cui attribuire le morti di Jfk, Bobby e Mlk, om ...continua

    J. Edgar Hoover e Howard Hughes, una coppia di perversi paranoici in grado di reindirizzare la storia Usa fino ai primi anni Settanta, killer solitari a cui attribuire le morti di Jfk, Bobby e Mlk, omicidi orchestrati da pezzi deviati dello Stato, capri espiatori, infiltrati, fondi neri, ricatti, intercettazioni, dossier, bifolchi razzisti e donne ben carrozzate, mafiosi che fanno affari con gli anticastristi, Nixon che prevale su Humphrey, 858 pagine impossibili da riassumere, senza sacrificarne la sostanza e l’intreccio, la doppiezza di ogni movente, l’ambiguità eletta a sistema.
    Hoover precipita sempre più nel suo delirio psicotico, ma Nixon ha ancora paura dei suoi dossier, uno dei tre protagonisti viene scannato con il machete, le Pantere Nere infiltrate stanno collassando, Frazier sconfigge Alì ai punti, Sonny Liston muore di overdose in povertà, Sal Mineo si presta a rimorchiare un poliziotto sulla cresta dell’onda… è un tale campionario di atrocità, quello allestito da Ellroy, che si è costretti a chiedersi quanto poco possa valere la vita umana, quanto amorale sia il potere, quanto sadismo si sprigioni intorno a noi senza che ce ne rendiamo conto.

    ha scritto il 

  • 2

    american pie

    Un lungo verbale di questura, una cronistoria affollata di personaggi il cui spessore umano è pari a quello di un insetto. Vendetta, rancore, odio sociale, depravazione sono gli unici moventi psicolog ...continua

    Un lungo verbale di questura, una cronistoria affollata di personaggi il cui spessore umano è pari a quello di un insetto. Vendetta, rancore, odio sociale, depravazione sono gli unici moventi psicologici degli attori.

    Per dare colore e far gossip, Ellroy tira dentro alla trama Hoover e Nixon, attori e attrici, in una specie di affresco paranoico alla Palahniuk. Quindi anche l'ultima rotella del meccanismo è perlomeno il vero assassino di Martin Luther King, e non finisce la giornata se non scambia due parole col presidente degli US.

    In ottocentocinquanta pagine incontri solo gente che non dorme, non mangia, vive di amfetamine e realizza sfracelli in tutto il continente americano, con piani di destabilizzazioni politiche che sfigurerebbero anche negli albi d'oro di Topolino.

    E con piccoli espedienti come la ripetizione quasi rituale dei dettagli, vanno a farsi ammazzare ad Haiti, con contorno di vudù, triccheballacche, zombificazioni e pillole che disintegrano un uomo appena ingerite.

    Le donne, tutte lucide assassine pasionarie dedite alla causa, stanno un pò in disparte ma sono il motore dell'azione.

    Ma ecco che si fa strada il meccanismo della redenzione: a un certo punto diventano tutti comunisti e generosi. Continuando ad ammazzare chi capita, ma col recondito fine delle magnifiche sorti e progressive della società finalmente purificata.

    A parte una certa potenza descrittiva alla Tarantino - sangue e merda, nulla essendoci risparmiato sull'attività degli sfinteri dei protagonisti - non c'è ombra di letteratura.

    ha scritto il 

  • 4

    Meno “potente” di Sei pezzi da mille (che rimane, a mio avviso, l’apice della trilogia), e diverso da American Tabloid. La storia dell’America passa in secondo piano, le sporche trame e gli intrighi d ...continua

    Meno “potente” di Sei pezzi da mille (che rimane, a mio avviso, l’apice della trilogia), e diverso da American Tabloid. La storia dell’America passa in secondo piano, le sporche trame e gli intrighi di poteri dei precedenti due capitoli ora appaiono sullo sfondo. La storia Americana di Ellroy sembra sbiadire ed invecchiare come i suoi protagonisti reali (un arteriosclerotico Hoover, e un malato isolato Hughes), lasciando spazio ai tre protagonisti immaginari: Dwinght lo sbirro dell’FBI, White il laureato a Yale e Crutch il guardone sfigato. Le loro storie si intrecciano, anzi collimano, si connettono, si mettono in relazione. Sullo sfondo, ma molto sullo sfondo, la storia di un America che si trascina, con un po’ di ossa rotte, negli anni ’70 e nelle guerre in Centro-America (Cuba è una ferita che non si è ancora rimarginata). Chiusura della saga? Forse sì. Mi mancheranno Kemper Boyd,Pete Bondurant, Ward Littele soci

    ha scritto il 

  • 4

    A distanza di più di 10 anni dalla lettura di American Tabloid concludo la monumentale trilogia noir di Ellroy sulla storia americana recente. I Kennedy sono morti, Marthin Luther King pure, ma l'osse ...continua

    A distanza di più di 10 anni dalla lettura di American Tabloid concludo la monumentale trilogia noir di Ellroy sulla storia americana recente. I Kennedy sono morti, Marthin Luther King pure, ma l'ossessione delle elite bianche al potere verso possibili sovversivi rimane inalterata e si concentra questa volta verso i movimenti militanti neri. Lo sfondo su cui Ellroy fa muovere i suoi personaggi è quello del COINTELPRO, il programma di infiltrazioni dell'FBI teso a screditare le principali formazioni nere (Black Panthers, US) con metodi violenti e illegali, storicamente documentato ma molto meno popolare delle teorie sulla morte dei fratelli Kennedy. Come sempre i personaggi nuotano in un magma di violenza e cospirazioni, ma a differenza del complottismo di bassa lega per Ellroy non esiste un Piano Infallibile messo in atto dal Potere e la storia scaturisce dalle libere scelte delle persone, che spesso si ribellano al proprio ruolo. In questo senso la visione dell'autore, per quanto cupa e disillusa, lascia comunque aperto un varco alla speranza. Mi ha divertito leggere quali cause Ellroy immagina per eventi come la morte di Hoover o la pubblicazione dei documenti sul COINTELPRO, mentre in molti altri punti non sono stato in grado di distinguere gli eventi reali da quelli immaginati, ma è proprio questo a rendere la narrazione così verosimile. La lettura è lunga e a volte faticosa per la complessità delle vicende e il gran numero di personaggi, ma credo che alla fine ripaghi.

    ha scritto il