Il settimo papiro

Di

Editore: TEA

4.0
(3043)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 480 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Olandese , Portoghese , Polacco , Ungherese , Russo

Isbn-10: 8850219563 | Isbn-13: 9788850219568 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Roberta Rambelli

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Da oltre tremila anni, nel cuore dell'Africa pulsa uno straordinario mistero: la tomba leggendaria del faraone Mamose, concepita dallo scriba Taita, il quale, convinto che mai il sepolcro sarebbe stato violato, aveva lanciato la sua sfida ai posteri, vergando su un fragile papiro enigmatiche indicazioni per raggiungere la tomba. Oggi quella sfida diventa per lo spregiudicato sir Nicholas Quenton-Harper un'eccitante scommessa; per l'avido collezionista Gotthold von Schiller un delirante anelito all'immortalità; per l'affascinante archeologa Royan Al Simma una conferma dell'insuperata grandezza del popolo egizio. Una potente avventura archeologica, un'incalzante caccia al tesoro fitta di enigmi, rivelazioni e colpi di scena, una tumultuosa storia di passioni, di avidità, di coraggio, di amore.
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  • 2

    Wilbur e l'Egitto - 21 ago 16

    Sono rimasto un po’ deluso da questa seconda prova del “ciclo egizio” di Smith. Non per la scrittura, che rimane sullo standard delle letture facili e ben scritte, oltre che discretamente documentate. ...continua

    Sono rimasto un po’ deluso da questa seconda prova del “ciclo egizio” di Smith. Non per la scrittura, che rimane sullo standard delle letture facili e ben scritte, oltre che discretamente documentate. Quello che manca è il sapore dell’Antico Egitto, invece presente nel primo libro. Libro che ha un potente raccordo con questo, ma che poteva essere scritto dalla fucina “Cussler” per l’impianto generale. Un mistero che viene dal passato (e descritto ne “Il Dio del Fiume”), ed un’azione tutta al presente. C’è infatti la bella dottoressa Royan, anglo-egiziana, che insegue i misteri descritti nei suoi papiri dallo schiavo Taita. In particolare, come già sappiamo, la costruzione ed il nascondiglio della tomba del faraone Mamose. Peccato che i papiri siano appetiti da qualche sconsiderato che li ruba, ed uccide il marito della bella. Royan chiede allora aiuto all’unica persona cui si fidava il marito, sir Nicholas Quenton-Harper, quarantenne, aristocratico, un po’ truffaldino, da poco anche lui vedovo. I due partono allora per le misteriose terre bagnate dal magico Nilo che si stendono tra l’Egitto e l’Etiopia. Qui si intrecciano vicende legate al presente turbolento di quei posti (siamo negli anni ’90, ci sono le lotte intestine tra etiopi ed eritrei, ed altre vicende di guerriglia) alle vicende legate alla decifrazione dei papiri, alla ricerca della famosa tomba, che Taita aveva nascosto sia per evitare saccheggi, che per far dispetto agli Hyksos invasori. Sulla scena quindi, oltre ai nostri due eroi, che finiranno per innamorarsi, anche se il loro rapporto non sarà proprio facile né all’inizio né durante lo svolgimento (e forse neanche dopo la fine del libro), si affacciano altri personaggi. Il guerrigliero ribelle Mek Nimmur, vecchio amico di sir Nicholas, sua guardia militare, e ben presto anche lui preso dalle spire amorose della nobildonna etiope Woizero Tessay. L'avido collezionista Gotthold von Schiller che cerca nei reperti antichi un anelito di immortalità. Via quindi con i colpi di scena. Nicholas e Royan penetrano clandestinamente nella zona dove dovrebbe trovarsi la tomba. Capiscono che potrebbe essere stata scavata sotto le acque del Nilo, costruiscono una diga provvisoria, scoprono tracce, e cominciano ad affrontare pericoli mortali. Precedentemente, avevano già scoperto delle tracce in uno sperduto monastero copto, dove da secoli era presente il culto di una tomba di pietra. Che si rivela essere, benché spogliata, quella di Mamose. Ma allora dove sta la tomba descritta nei papiri, che di ben altra levatura pare sia costruita e riempita di tesori? I nostri si aggirano intorno al Nilo un po’ alla Howard Carter con la tomba di Tutankhamon. Aiutati dai copti e dagli etiopi buoni, devono combattere i cattivi, locali o stranieri. C’è anche un simpatico aviatore che scorrazza a pelo di deserto per i cieli africani. Insomma, Smith non ci fa mancare nulla. Purtroppo sir Nicholas non è Dirk Pitt, ed il resto della storia scivola via, con colpi di scena forse ben congeniati nella mente dell’autore, ma di scarso effetto sulla carta. Dovremmo capire chi sia il cattivo. Dovremmo capire se sir Nicholas fa il doppio gioco. E se lo fa anche Royan. I punti maggiormente intriganti sono le successive rivelazioni delle idee di Taita su come nascondere l’ultima dimora delle persone a lui care. Una caccia al tesoro costellata da una serie di false piste degne di un giallo di altra levatura, che Royan fortunatamente decifra, spesso all’ultimo istante. Poi tutto finisce. La tomba rivela i suoi misteri, alcuni reperti vengono salvati ed avranno la loro giusta collocazione. Non vi dirò molto altro. Il futuro di Nicholas e Royan, se c’è, o quello di Mek e Tessay. Alla fine, le pagine risultano davvero troppe per un libro inferiore alle attese. Spero che Smith, proseguendo nella saga egiziana, decida di ritornare agli ambienti di un tempo. A quella XIV o XV dinastia. Al futuro del giovane faraone Tutmosis I e la sua bella sposa etiope (e prima o poi ci si riuscirà ad andare, spero). Rimane quindi in sospeso il mio giudizio sulla scrittura di questo “maestro dell’avventura”. Per ora vince Cussler, alla grande.

    ha scritto il 

  • 4

    Ideale per divertirsi: sontuoso romanzo d'avventura dal ritmo implacabile e dalla trama puntuale, in cui niente è per caso e alla fine tutto torna. Wilbur Smith è così, fluviale ma impeccabile, nonost ...continua

    Ideale per divertirsi: sontuoso romanzo d'avventura dal ritmo implacabile e dalla trama puntuale, in cui niente è per caso e alla fine tutto torna. Wilbur Smith è così, fluviale ma impeccabile, nonostante ami dilungarsi tutto fila comunque come un treno lanciato ad alta velocità.

    ha scritto il 

  • 5

    Appassionante

    Per chi ha letto "Il Dio del fiume" questo libro non può che essere molto più coinvolgente.
    Dopo aver letto della costruzione delle tombe dei faraoni da parte di Taita, questa volta ce lo troviamo "av ...continua

    Per chi ha letto "Il Dio del fiume" questo libro non può che essere molto più coinvolgente.
    Dopo aver letto della costruzione delle tombe dei faraoni da parte di Taita, questa volta ce lo troviamo "avversario" (e non è il solo, quelli contemporanei sono anche peggio), pronto a nascondere i suoi tesori e a tenerseli con trabocchetti mortali.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro da spiaggia

    Secondo libro del Ciclo egizio. Qui la storia si sposta ai nostri giorni e prende un ritmo quasi da giallo. Se si è letto il primo libro Il Dio del fiume si capiscono meglio i riferimenti, ma la stori ...continua

    Secondo libro del Ciclo egizio. Qui la storia si sposta ai nostri giorni e prende un ritmo quasi da giallo. Se si è letto il primo libro Il Dio del fiume si capiscono meglio i riferimenti, ma la storia viaggia comunque in modo autonomo per la sua strada. Lo stile e la qualità sono al livello del primo e così pure i personaggi molto schematici. Di piacevole lettura il libro scorre velocemente e non lascia molto, ma serve bene a passare il tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    La più bella avventura di Wilbur Smith

    Ho letto quasi tutto di W. Smith, ma del Settimo Papiro non mi stanco mai ed è uno dei pochissimi romanzi che torno a rileggere volentieri quando sono temporaneamente a corto di novità.
    Di questo scri ...continua

    Ho letto quasi tutto di W. Smith, ma del Settimo Papiro non mi stanco mai ed è uno dei pochissimi romanzi che torno a rileggere volentieri quando sono temporaneamente a corto di novità.
    Di questo scrittore mi piace tanto la capacità di farti vedere quello che scrive, come se guardassi un film invece di avere un libro fra le mani, e di rendere vivi i personaggi.
    In questo caso è riuscito a fondere entrambe le cose a una trama che provoca dipendenza fino all'ultima pagina, trovando la combinazione perfetta di tutto ciò che si potrebbe desiderare in un romanzo d'avventura. Bellissimo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Patetico

    Una cosa che mi dà un fastidio immane è quando l'autore si inserisce all'interno del romanzo: la vedo come una pecca di superbia, non mi consente di leggere con leggerezza un libro. Ecco, Smith è molt ...continua

    Una cosa che mi dà un fastidio immane è quando l'autore si inserisce all'interno del romanzo: la vedo come una pecca di superbia, non mi consente di leggere con leggerezza un libro. Ecco, Smith è molto egocentrico e si deve mettere se no non è felice. Romanzo ovviamente scontato, costruito male, stile alla Smith, quindi osceno. Va bene solo per la particolarità dell'ambientazione, un po' bistratta da molti autori. Leggerò il libro successivo, ma solo perché ce l'ho in casa.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Sfortunatamente questo libro non mi ha attratto come invece ha fatto il primo della serie Egizia con protagonista lo schiavo Taita (Il Dio Del Fiume).

    Il motivo principale è che ho trovato i personagg ...continua

    Sfortunatamente questo libro non mi ha attratto come invece ha fatto il primo della serie Egizia con protagonista lo schiavo Taita (Il Dio Del Fiume).

    Il motivo principale è che ho trovato i personaggi principali, Nicholas Quenton-Harper e Royan Al-Simma, estremamente detestabili.
    Il primo non è altro che un clone del celebre Indiana Jones con tutto ciò che ne consegue, la seconda non fa altro che esaurire la pazienza del povero lettore con il suo atteggiamento vittimistico ed ipocrita (E qui cito i primi tre esempi: Non ha mai amato il suo defunto marito ma non riesce ad abbandonarsi nelle braccia di un altro uomo; non segue la religione musulmana, ma agisce seguendo le tradizioni che questa impone alle donne... ma solo quando le fa comodo!; si fa tanto forte delle sue convinzioni morali, ma alla fine tradisce coloro che l'hanno aiutata più e più volte durante la sua avventura senza provare un briciolo di rimorso).
    Per questo motivo la lettura del libro è andata estremamente a rilento ed è decisamente risultata poco piacevole.

    Tuttavia, Wilbur Smith è Wilbur Smith e bisogna riconoscere che l'avventura in se', il fatto che gli enigmi dello schiavo-genio Taita siano sopravvissuti sino a giungere nella nostra epoca tessendo le basi per un'avventura a stampo archeologico è un'idea per uno spin-off decisamente interessante della serie che è ambientata totalmente nell'antico Egitto.

    ha scritto il 

  • 3

    Il settimo papiro

    credevo di proseguire la storia narrata in Il Dio del fiume e in effetti un po' è vero. Solo che è ai giorni nostri. L'idea l'ho trovata geniale, grazie ai lasciti di Taita, con enigmi e molta azione ...continua

    credevo di proseguire la storia narrata in Il Dio del fiume e in effetti un po' è vero. Solo che è ai giorni nostri. L'idea l'ho trovata geniale, grazie ai lasciti di Taita, con enigmi e molta azione si svelano i segreti della tomba del faraone Mamose. Un'avventura archeologica intrapresa per motivazioni diverse e con risultati esaltanti. Il difetto di quest'autore è la lunghezza. Si dilunga troppo nelle descrizioni e in questo libro sembra aver allungato anche la storia, soprattutto all'inizio. Però poi si riprende e nell'insieme un buon libro avventuroso con un intreccio interessante tra egitto antico e quello ai giorni nostri

    ha scritto il 

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