Il sistema periodico

Di

Editore: Einaudi tascabili. Scrittori

4.2
(2189)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 266 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Olandese , Spagnolo

Isbn-10: A000008878 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Scienza & Natura

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Descrizione del libro
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  • 5

    Leggendo Il sistema periodico si può facilmente scordare di aver a che fare con un’autobiografia, forse perché vi si sente l’affanno della ricerca della lieta simmetrica bellezza, vi si trova tanta de ...continua

    Leggendo Il sistema periodico si può facilmente scordare di aver a che fare con un’autobiografia, forse perché vi si sente l’affanno della ricerca della lieta simmetrica bellezza, vi si trova tanta della creatività che è precipuo appannaggio delle opere di pura invenzione. Di rado la vita vera, o quanto di essa traspare dal prisma ridente dell’arte, possiede alcunché di poetico. Una vita, quella di Levi, raccontata attraverso un mestiere, o un mestiere (quello duplice di chimico e scrittore) raccontato tramite una vita.
    L’arte/scienza tutta ampolle brontolanti e vapori sinuosi, che, vestita del mantello alchemico dei suoi antichi natali, denuda e fornica con la materia, ancorché affascinerà il Levi adulto tanto quanto il bambino col suo sentore mistico e proibito che più che penetrare il mistero dell’esistenza, al cui cuore vuole mirare, lo decuplica.

    I 21 elementi che danno nome ai 21 racconti sono scelti arbitrariamente allo scopo di creare nessi trasversali con gli episodi raccontati: alcuni, come nichel e potassio, sono modesti ambasciatori di se stessi; altri, come il ferro, rafforzano un connotato caratteriale di un amico prezioso; alcuni, come il misericordioso cerio, ti salvano la vita; altri ancora, come il cattedratico carbonio, delineano in turbinosi milioni e milioni di anni l’inesauribile ciclo vita-morte. E proprio con quest’ultimo vessillo della vita in tutta la sua varietà organica, e del destino di uno di essi, si chiude questo indimenticabile libro:

    è di nuovo fra noi (l’atomo di carbonio) in un bicchiere di latte. È inserito in una lunga catena, molto complessa, tuttavia tale che quasi tutti i suoi anelli sono accetti dal corpo umano. Viene ingoiato: e poiché ogni struttura vivente alberga una selvaggia diffidenza verso ogni apporto di altro materiale di origine vivente, la catena viene meticolosamente frantumata, e i frantumi, uno per uno, accettati o respinti. Uno, quello che ci sta a cuore, varca la soglia intestinale e entra nel torrente sanguigno: migra, bussa alla porta di una cellula nervosa, entra e soppianta un altro carbonio che ne faceva parte. Questa cellula appartiene ad un cervello, e questo è il mio cervello, di me che scrivo, e la cellula in questione, è addetta al mi scrivere, in un gigantesco minuscolo gioco che nessun ha ancora descritto. È quella che in questo momento, fuori da un labirintico intreccio di sì e di no, fa sì che la mia mano corra in un certo cammino sulla carta, le segni di queste volute che sono segni; un doppio scatto, in su ed in giù, fra due livelli di energia guida questa mia mano ad imprimere sulla carta questo punto: questo.

    Eppure questa è un’autobiografia, non vi sono personaggi interposti tra cui spartire le parole e i sentimenti che appartengono ad uno solo. È una calda e solidale stretta di mano, e con Primo, volenti o meno, si instaura un legame extra-letterario tanto simile a una nuova amicizia. E non ho potuto fare a meno di restare ammirato dal fatto che dopo tante miserie, fallimenti, sofferenza insensata, la fatica di raccogliere le forze per andare avanti (senza mai chiedere pietà dal lettore) e la più amara delle prosaicità, sia sopravvissuto il coraggio di continuare a cercare la bellezza, di scorgerla e divulgarla. Perciò mi è difficile non credere che in quel giorno d’aprile dell’87, il vecchietto Levi in cima alla rampa di scale, perché distratto, perché ancora poco in confidenza con i limiti imposti dalla senilità, per un qualsiasi altro accidente o caso, abbia soltanto mancato il gradino, e che quel gradino non l’abbia perdonato.

    p.s. l'intervista in appendice di Philippe Roth a Levi rende quest'edizione Einaudi ancora più godibile.

    ha scritto il 

  • 4

    Gli elementi chimici, che danno il titolo a ognuno dei racconti presenti in questo libro, sono tracce che attraversano una vita intera segnata dalla chimica. Scene familiari, di vita universitaria e d ...continua

    Gli elementi chimici, che danno il titolo a ognuno dei racconti presenti in questo libro, sono tracce che attraversano una vita intera segnata dalla chimica. Scene familiari, di vita universitaria e di lotte partigiane, incontri inattesi con un pesante passato. L'esperienza della deportazione però è soltanto sorvolata, poiché, come sottolinea l'autore, è stata già trattata ampiamente altrove, ma aleggia qua e là come una presenza inevitabile.

    ha scritto il 

  • 4

    La gioia di scrivere

    Ventuno racconti, ciascuno intitolato a un elemento chimico, ripercorrono in parte l'autobiografia di Primo Levi e inevitabilmente ritornano là dove il suo destino di uomo è stato marchiato da un segn ...continua

    Ventuno racconti, ciascuno intitolato a un elemento chimico, ripercorrono in parte l'autobiografia di Primo Levi e inevitabilmente ritornano là dove il suo destino di uomo è stato marchiato da un segno indelebile: l'inesplicabile combinazione del dolore intrinseco alla natura materiale del mondo con il raffinato potere di elaborazione del male che solo lo spirito umano possiede.
    (Verso la fine della sua vita, Levi subì un'operazione e all'anestesista che gli chiese se aveva malattie da dichiarare egli rispose: sì, questa; indicando il numero marchiato sul suo braccio).
    L'avventura dell'atomo di carbonio, con cui si conclude la raccolta è una meravigliosa parabola sulle infinite possibilità di intreccio degli elementi che producono la vita, ma soprattutto sulle innumerevoli possibilità di declinarne la narrazione.
    "Questa cellula appartiene a un cervello, e questo è il mio cervello, di me che scrivo, e la cellula in questione, e in essa l'atomo in questione, è addetta al mio scrivere, in un gigantesco minuscolo gioco che nessuno ha ancora descritto. È quella che in questo istante, fuori da un labirintico intreccio di sì e di no, fa sì che la mia mano corra in un certo cammino sulla carta, la segni di queste volute che sono segni; un doppio scatto, in su e in giù, fra due livelli d'energia guida questa mano a imprimere sulla carta questo punto: questo".

    ha scritto il 

  • 4

    L'autobiografia di Primo Levi, scritta sotto forma di racconti. L'autobiografia del chimico Primo Levi. Ogni racconto una fase della sua vita, dall'università iniziata sotto i cattivi auspici delle le ...continua

    L'autobiografia di Primo Levi, scritta sotto forma di racconti. L'autobiografia del chimico Primo Levi. Ogni racconto una fase della sua vita, dall'università iniziata sotto i cattivi auspici delle leggi razziali, all'incontro, più in là nella vita, col tecnico nazista che fu una specie di indifferente capo nell'impianto Buna di Auschwiz, tenendo conto che indifferente, in quell'universo sconvolto, è come dire un santo salvatore. Ogni racconto un elemento della tavola periodica, che con le sue caratteristiche chimicofisiche informa quella particolare parte della vita dell'autore. Levi fu certamente chimico di razza, con la curiosità e la caparbietà del chimico vero, l'amore per la scoperta e quella sorta di pensiero laterale e di non convenzionalità che caratterizza chi davvero capisce la chimica, e che porta a trattare le parole con lo stesso identico atteggiamento.
    Un libro davvero speciale.

    ha scritto il 

  • 0

    "Ma io ero ritornato dalla prigionia da tre mesi, e vivevo male. Le cose viste e sofferte mi bruciavano dentro; mi sentivo più vicino ai morti che ai vivi, e colpevole di essere uomo, perché gli uomin ...continua

    "Ma io ero ritornato dalla prigionia da tre mesi, e vivevo male. Le cose viste e sofferte mi bruciavano dentro; mi sentivo più vicino ai morti che ai vivi, e colpevole di essere uomo, perché gli uomini avevano edificato Auschwitz, ed Auschwitz aveva ingoiato milioni di esseri umani, e molti miei amici, ed una donna che mi stava nel cuore. Mi pareva che mi sarei purificato raccontando, e mi sentivo simile al Vecchio Marinaio di Coleridge, che abbranca in strada i convitati che vanno alla festa per infliggere loro la sua storia di malefizi. Scrivevo poesie concise e sanguinose, raccontavo con vertigine, a voce e per iscritto, tanto che a poco a poco ne nacque poi un libro: scrivendo trovavo breve pace e mi sentivo ridiventare uomo, uno come tutti, né martire né infame né santo, uno di quelli che si fanno una famiglia, e guardano al futuro anziché al passato."

    ha scritto il 

  • 4

    A volte penso che la vita di Primo Levi sia un dono fatto dall'umanità a se stessa. Il racconto della notte dell'uomo moderno, affrontato da tante illustri voci, non ha mai eguagliato il rigore asciut ...continua

    A volte penso che la vita di Primo Levi sia un dono fatto dall'umanità a se stessa. Il racconto della notte dell'uomo moderno, affrontato da tante illustri voci, non ha mai eguagliato il rigore asciutto, l'esattezza lucida e la urbana inquietudine di chi ha scelto la chimica prima, e la letteratura poi, per cercare di dipanare il mistero originale, il senso delle cose.

    C'è poco filo spinato in quest'opera, incentrata principalmente sugli anni precedenti e successivi al lager, eppure il vuoto dell'abisso si percepisce, la malinconia indimenticabile di ciò che è stato ammanta persone e paesaggi.

    Un Levi più ricercato rispetto a quello di "Se questo è un uomo", ma sempre attento (attentissimo) alla forma, alla massima economia di linguaggio.

    Imprescindibile.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello

    In un primo momento non mi è piaciuto neanche un po', non capivo molte delle parole ebree e piemontesi, ma non sono il tipo di persona che molla subito un libro e così non l'ho interrotto.
    Ebbene, mi ...continua

    In un primo momento non mi è piaciuto neanche un po', non capivo molte delle parole ebree e piemontesi, ma non sono il tipo di persona che molla subito un libro e così non l'ho interrotto.
    Ebbene, mi devo ricredere su quello che pensavo, mi è piaciuto moltissimo con le sue "mini storie".

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro ingegnoso, denso, profondo, prodotto da quella rara abilità che conduce l'uomo a scindere e a riunire l'universo delle esperienze facendo sempre quadrare i conti e senza perdere pezzi per str ...continua

    Un libro ingegnoso, denso, profondo, prodotto da quella rara abilità che conduce l'uomo a scindere e a riunire l'universo delle esperienze facendo sempre quadrare i conti e senza perdere pezzi per strada. Riunisce sconfitte, vittorie, miserie sviluppatesi durante gli anni più bui del secolo scorso, nate e sopite all'interno o intorno ad un laboratorio. La chimica e i principali elementi della tavola periodica vengono, dal punto di vista narrativo, "umanizzati" non solo per aiutare il lettore ma anche per raccontare le esperienze vissute dall'autore. Un Primo Levi brioso (soprattutto quando racconta la sua gioventù), ironico, ricercato e intenso. Bellissimo e indispensabile.

    ha scritto il 

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