Il terzo poliziotto

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 246)

4.0
(301)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 248 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco

Isbn-10: 8845908291 | Isbn-13: 9788845908293 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Fonzi ; Editore: Anna Ravano

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
«Avete mai visto una bara di bicicletta?». Lettore, questo è l’unico romanzo al mondo dove una domanda del genere può suonare perfino troppo ovvia. Come anche apparirà ovvio che un sergente di polizia consideri gli umani compenetrati di bicicletta – un po’ come, secondo la teoria di un altro poliziotto, tutto l’universo è riducibile a una sostanza fondamentale, detta omnium. Ma come si può giungere a un tale stato di cose? Innanzitutto assistendo a un assassinio efferato. E poi accompagnando uno degli assassini in una stazione di polizia sperduta tra fradice torbiere. Qui la prosa ci avverte che siamo entrati in un luogo dove valgono, se valgono, nuove leggi della materia e dello spirito. Bianca, piatta, come dipinta su un cartellone, quella stazione di polizia sembra possedere una dimensione in meno del reale, «lasciando senza significato le rimanenti». Non solo: «tutta la mattina e tutto il mondo sembravano non avere altro scopo che quello di farle da cornice». Guardandola, l’assassino presagisce in quella casa «la più grande sorpresa che avessi incontrato, e ne ebbi paura». Giusta reazione. Ma non guasteremo al lettore quella sorpresa. Mentre gli proponiamo, come viatico, alcune righe dello scienziato e metafisico De Selby, l’uomo che portò alla massima prossimità la demenza e il genio, e che qui fa da contrappunto a ogni avventura: «Giacché l’esistenza umana è un’allucinazione che contiene in sé la secondaria allucinazione del giorno e della notte (quest’ultima un’insalubre condizione dell’atmosfera dovuta ad accumulazioni di aria nera), all’uomo di senno non si addice preoccuparsi dell’illusorio approssimarsi di quella suprema allucinazione che è conosciuta col nome di morte». Il terzo poliziotto fu pubblicato per la prima volta, postumo, nel 1967.
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  • 4

    Strampalata favola suerrealista

    Diciamo subito che per me è un capolavoro, una pietra miliare che pone un confine oltre cui c'è l'ignoto della metafisica. La bicicletta, figura centrale di questo romanzo, ne fa già un buon argomento ...continua

    Diciamo subito che per me è un capolavoro, una pietra miliare che pone un confine oltre cui c'è l'ignoto della metafisica. La bicicletta, figura centrale di questo romanzo, ne fa già un buon argomento per gli appassionati della pedalata, anche solo per alcuni discorsi meta-filosofici che ne vengono fuori. Nel finale il teatrino si squarcia totalmente, aprendosi a soluzioni spazio temporali che ai più risultano ostiche da seguire, detto senza malizia né presunzione. Ci sta che non sia nelle corde di tutti coloro che lo leggono, lo è nelle mie, pienamente, e fa suonare gioiosamente il campanile dell'emisfero destro.

    ha scritto il 

  • 0

    Dopo molti anni dal tentativo fallito con "Una pinta di inchiostro irlandese" ho voluto riprovare (tempi diversi, maturità e sensibilità diverse, succede di cambiare idea). E niente, Flann O'Brien non ...continua

    Dopo molti anni dal tentativo fallito con "Una pinta di inchiostro irlandese" ho voluto riprovare (tempi diversi, maturità e sensibilità diverse, succede di cambiare idea). E niente, Flann O'Brien non è proprio nelle mie corde. Questo quanto meno l'ho terminato.

    ha scritto il 

  • 5

    Biciclogica dell'aldilà

    “Mi resi conto che questa bicicletta mi piaceva più di quanto mi fosse mai piaciuta ogni altra bicicletta, più ancora di quanto mi fossero piaciute certe persone a due gambe”.

    Una delle principali qua ...continua

    “Mi resi conto che questa bicicletta mi piaceva più di quanto mi fosse mai piaciuta ogni altra bicicletta, più ancora di quanto mi fossero piaciute certe persone a due gambe”.

    Una delle principali qualità del lavoro di Flann O'Brien è che le sue visioni letterarie mettono in crisi le categorie del senso comune nel rivalutare una forma inedita di intelligenza, strettamente connessa con la creatività e l'immaginazione. Il romanzo di questo oscuro stregone gaelico contiene una fantasia poetica piena di intensa trascendenza; va oltre ogni possibile valore, è un dono essenziale e senza condizioni alle aspirazioni e all'entusiasmo di ogni lettore. Venne rifiutato da diversi editori, lo scrittore irlandese raccontò di avere perso il manoscritto, che fu ritrovato tra le sue carte solo dopo la sua morte e pubblicato postumo. O'Brien inventa un mondo intermedio (interstiziale, dentro le mura) dove il fantasticare e il sognare illuminano il buio deserto del quotidiano e del consueto, un'invenzione che in piccolo riproduce con una “myse en abyme” il nostro comico e tragico mondo, una dimensione fantastica e grottesca nella quale le avventure del protagonista evolvono secondo paradigmi irregolari, conoscenze oniriche, casualità coerenti e eternità ibride e irreali. Il protagonista ha una gamba di legno, una passione insana per un fisico teorico immaginario, un vero amico e una bicicletta come complice; parla con la propria anima con cospirante ironia e compie un viaggio nel caos tra paradiso e inferno, dentro un'allucinazione improbabile e incomprensibile, con la leggera e dubbiosa innocenza di un antieroe drammatico e farsesco. Tra Sterne e Swift, Joyce e Beckett, in questa storia di umorismo e decostruzione ci sono oggetti magici che assistono, macchine prodigiose che creano, passaggi paradossali e case anormali e architetture impossibili alla Escher e personaggi assolutamente irrazionali e irresistibili che si elevano in una ultima risata; alto e basso, interno e esterno, logico e assurdo, scrittore e lettore, creatore e creati, non sono più criteri riconoscibili, è solo il racconto a interpretarne essenza, definizione e materia. Insomma, una storia incredibile e spaventosa, divertente e piena di follia e mistero, che coinvolge con una scrittura ricca, metamorfica e labirintica, dove ad ogni pagina un magistrale pastiche tra torbiere e foreste ci trasporta in una allegra scoperta, un miracoloso rinvenimento, un ingannevole miraggio, un delirante progetto; in una parola, dentro un'incantesimo narrativo di infinito splendore.

    “Presto sarei sceso entro il cuore della terra, dove vanno i morti, e forse sarei tornato a uscirne sano, chissà come, e libero e innocente da ogni umana perplessità. Forse sarei stato il brivido di un vento primaverile, una parte essenziale di qualche indomabile fiume, o personalmente partecipe dell'eterna perfezione di qualche ubertosa montagna che influisce sull'animo occupando un'immutabile posizione nell'azzurra lontananza”.

    ha scritto il 

  • 1

    mal 'e cap

    Un inizio interessante che faceva ben sperare, poi una fortissima virata metafisica e filosofica in un colloquio tra personaggi a cavallo di vita e morte... non sono riuscito a sostenerlo.
    Mollato dop ...continua

    Un inizio interessante che faceva ben sperare, poi una fortissima virata metafisica e filosofica in un colloquio tra personaggi a cavallo di vita e morte... non sono riuscito a sostenerlo.
    Mollato dopo un terzo!

    ha scritto il 

  • 1

    Ma dove e' 'sto capolavoro?

    Più leggo recensioni squillanti e convinte di questo libro, più rimango perplesso.
    Forse, alla fine, è veramente solo una questione di gusti: si tratta solo di saper (voler) apprezzare un particolare ...continua

    Più leggo recensioni squillanti e convinte di questo libro, più rimango perplesso.
    Forse, alla fine, è veramente solo una questione di gusti: si tratta solo di saper (voler) apprezzare un particolare registro narrativo, una certa ironia e una spiccata vocazione al surrealismo.

    Molto semplicemente questo libro non è nelle mie corde, sarà bellissimo, sarà un capolavoro imprescindibile, ma a me non è piaciuto. Delirante, noioso, poco divertente ecc ecc.
    Mi ha ricordato un po' le atmosfere, anche queste deludenti, di "L'uomo che fu Giovedì".
    LA mia reazione, leggendolo, è stata la stessa che ebbi quando, a fatica, portai a termine "Una banda di idioti", altro capolavoro annunciato dalla cascata di stelline un po' dappertutto: "ma dove è 'sto capolavoro"?

    ha scritto il 

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