Il ventre di Napoli

Di

Editore: Napoli, F. Perrella

3.9
(312)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000084345 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Cofanetto , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
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  • 3

    Mi piace Matilde Serao, nonostante il tempo il suo modo di scrivere è abbastanza attuale. Questo scritto, diviso in tre parti, risulta interessante. Ho apprezzato moltissimo la prima parte, le altre l ...continua

    Mi piace Matilde Serao, nonostante il tempo il suo modo di scrivere è abbastanza attuale. Questo scritto, diviso in tre parti, risulta interessante. Ho apprezzato moltissimo la prima parte, le altre le trovate leggermente noiose.

    ha scritto il 

  • 0

    Sorprendente.
    Per essere stato scritto tra l’unità d’Italia e la fine dell’ottocento e sembrando ancora attuale (ma questo più che sorprendente è desolante).
    Per lo stile asciutto e giornalistico, sce
    ...continua

    Sorprendente.
    Per essere stato scritto tra l’unità d’Italia e la fine dell’ottocento e sembrando ancora attuale (ma questo più che sorprendente è desolante).
    Per lo stile asciutto e giornalistico, scevro dei vezzi romantici e della retorica degli scritti ufficiali d’epoca.
    Perché l’autrice è una donna in un’era di maschilismo imperante.
    Per come descrive Napoli, senza cadere mai nella macchietta, tutt’altro: con disincanto e, quando necessario, con durezza; senza però perdere l’impulso iniziale: l’amore per la città e la sua gente.
    Difficile riassumere i tre volumi della raccolta,
    Il ventre di Napoli, Il ventre di Napoli (adesso), L’anima di Napoli.
    Meglio lasciare voce ai testi.

    Veramente non è una strada, è un angiporto, una specie di canale nero, che passa sotto due archi e dove pare raccolta tutta la immondizia di un villaggio africano.
    Voi non potrete lasciare in piedi certe case dove al primo piano è un'agenzia di pegni, al secondo si affittano camere a studenti, al terzo si fabbricano i fuochi artificiali.
    Non basta sventrare Napoli: bisogna quasi tutta rifarla.
    In quell'ora non si aggirano, colà, che ladruncoli, camorristi, pregiudicati e donne di mala vita. Nella magnifica strada: nella strada della salute e della redenzione del popolo napoletano!
    [No, non lo ha scritto un emulo di Giorgio Bocca. Lo ha scritto una napoletana che ama la sua città. Notate bene: non ‘innamorata’, sulle nuvole, pronta a idealizzare. Una donna mossa da amore. E l’amore non ha paura di dire la verità a chi si ama, per il bene di chi sia ama.]

    Un giorno, un industriale napoletano ebbe un'idea. Sapendo che la pizza è una delle adorazioni cucinarie napoletane, sapendo che la colonia napoletana in Roma è larghissima, pensò di aprire una pizzeria in Roma.
    La pizza, tolta al suo ambiente napoletano, pareva una stonatura e rappresentava una indigestione; il suo astro impallidì e tramontò, in Roma; pianta esotica, morì in questa solennità romana.
    È vero, infatti: la pizza rientra nella larga categoria dei commestibili che costano un soldo, e di cui è formata la colazione o il pranzo, di moltissima parte del popolo napoletano.
    [Chi ci crederebbe che questi furono gli esordi della pizza? Un cibo povero che fallì nel suo primo tentativo di esportazione. Chi ci crederebbe oggi che le pizzerie non sono necessariamente a buon mercato e la pizza si mangia ovunque, tanto che i giovani americani sono convinti che sia un’invenzione della cucina made in USA?]

    Il lotto, il lotto è il largo sogno, che consola la fantasia napoletana: è l'idea fissa di quei cervelli infuocati; è la grande visione felice che appaga la gente oppressa; è la vasta allucinazione che si prende le anime.
    Il lotto è una delle più grandi speranze: speranza di redenzione.
    Il lotto è l'acquavite di Napoli.
    [La ludopatia non è una piaga solo dei giorni nostri.]

    Che delizia per chi giuoca e per chi prende i quattrini, frodare il governo!
    [Come se non bastasse il lotto legale, c’è pure il lotto anzi: una miriade di lotti clandestini. Dove al piacere del gioco si unisce una forma creativa di ribellione contro lo Stato.]

    Gli è che a questi Banchi governativi, il tramite è molto lungo.
    [Non privi di legami con il lotto sono i banchi dei pegni, dove ogni settimana si cerca il denaro liquido da “investire” in cartelle che dovrebbero cambiare la vita. Anche questi viaggiano su due vie: legale e illegale; il proliferare dei banchi illegali, di fatto un’usura mascherata, è dovuto anche all’inefficienza (fidiamoci della Serao, perché a volte si fa presto a denunciare, talvolta le cose sono più complesse) e alla burocrazia (qui invece sono più propenso a credere senza esitazioni) dei banchi governativi. Non molto diverso da chi si rivolge all’usura perché non riesce più ad avere prestiti in banca).]

    È troppo pittoresco il costume, per abolirlo. Nessun municipio osa farlo.
    E tutta la gente d'immaginazione, ma senza cuore, tutti quelli che amano il colore a scapito della civiltà e della decenza, tutti quelli che amano il carattere e non hanno compassione di chi muore, si consoli.
    Pieno di colore? Già: ma orribile!
    In quella oscurità - e siamo nel paese dell'azzurro, del sole!
    Pare, la povertà napoletana sia molto pittoresca e i custodi dell'estetica adorano questa manifestazione possente e triste di dolore sociale.
    [Ovvero: anche il degrado fa parte del colore di Napoli. Per qualcuno. Di tutte le denunce della Serao, questa è la più feroce.]

    Questo, però, è, purtroppo un male comune a tante altre belle città italiane, dove accanto agli splendori, antichi e alle profonde eleganze del gusto, gli architetti moderni hanno elevato i monumenti della loro completa ignoranza e della loro perfetta assenza di senso estetico.
    Bando alla rettorica sociale, bando alla rettorica industriale, bando alla rettorica amministrativa, quella che viene dal Comune, la peggior rettorica perché guasta quanto di pratico, di utile, di buono si potrebbe fare, dagli edili nostri.
    [Matilde Serao in modalità Sgarbi. E, come per Sgarbi, sono certo che abbia ragione.]

    Senza mai uno spazzino che vi appaia, senza mai una guardia che vi faccia capolino.
    Da quanti anni non viene, qui, un sindaco, un assessore?
    E non vi sono scuole, a Napoli! Non ve ne sono!
    [In genere non sopporto la domanda “Dov’è lo Stato?”, ma la Serao si dimostra ovunque talmente credibile che mi fido anche stavolta.]

    E tre o quattro grandi o piccoli quartieri di case pel popolo sono sorti, e ciò è stato fatto con tale imprevidenza, con tale ignoranza presuntuosa, con tali calcoli sbagliati, che questi quartieri non sono serviti a nulla.
    Perché chi ha costruite quelle case non sapeva niente, ignorava tutto e, intanto, ha fatto una ottima speculazione.
    [Sarò io a lasciarmi andare ora ai luoghi comuni, ma non è che non sia tipico italiano il non-risolvere i problemi, pur facendo apparentemente qualcosa. In quanto al fatto che ci sia qualcuno che ci mangi su… vabbè, sembra che in Italia non si possa evitare, tanto che a volte verrebbe da concludere, con desolazione: non facciamo più nulla.]

    Che chiedo io, in nome dell'eguaglianza umana e cristiana, salvo che il popolo di laggiù sia trattato come tutti gli altri cittadini, abbia una casa, abbia della luce, nella notte, dell'acqua, della nettezza, della sorveglianza, sia guardato e protetto contro sé stesso e gli altri?
    Per chi vede il minuto presente, per chi sa guardare verso l'orizzonte, verso l'avvenire, può sembrare, forse, che l'onestà sia una cattiva speculazione e che un galantuomo rimanga povero: così è: ma non per tutti.
    Anzi tutto che, dinnanzi all'Italia, dinnanzi all'Europa, ovunque il nome di Napoli sia pronunciato, sia, oramai, per il decoro, per la coscienza di chi la rappresenta, unito a quello della più bella dignità civile.
    Prendendo coloro che dovranno essere i futuri amministratori, dovunque si trovino galantuomini e uomini capaci, senza fare viete questioni di partito, di colore, roba vecchia, roba distrutta.
    Chi sosterrà, ancora, che non vi sono quattrini per gli asili, per le scuole, per i giardini, per lo spazzamento, per l'innaffiamento, quando sono alle porte un sacco di castelli in aria, tutti uno più costoso dell'altro?
    [Basta poco, che ce vo’?]

    Dice Napoli, quietamente: ecco, io ho bisogno di risorgere.
    Perché io risorga debbono fra me giungere i capitali stranieri e i capitali nordici e siano benedetti, purché essi non trovino alle mie porte e fra le mie mura, chi metta loro la taglia, se vogliono entrare.
    Ma queste imprese industriali debbono esser fatte alla luce del sole, senza transazioni equivoche, senza concessioni losche, senza premî, senza provvigioni.
    Perché io risorga, completamente, debbono le banche che già sono, qui, aiutare il mio popolo.
    Ma tutto questo deve esser fatto in un'altra maniera, non più in quella di prima.
    Io voglio degli uomini onesti: io voglio delle coscienze secure: io voglio delle anime austere. Le loro opinioni politiche non mi riguardano: solo i loro sentimenti morali m'interessano. Non voglio ladri, io, al Comune; e per ladri non intendo solo quelli che si mettono in tasca il denaro mio, il mio povero e scarso denaro, ma tutti quelli che aiutano i ladri miei o che permettono, chiudendo gli occhi.
    [Investimenti privati da fuori, lungimiranza finanziaria e trasparenza della cosa pubblica. Ribadisco: basta poco, che ce vo’?]

    Adesso, più che mai, dimostrare che le mie sciagure mi venivano da ben pochi infami miei figliuoli.
    [Ni. È vero che chi ha il potere e tiene i cordoni ha responsabilità maggiori di chiunque altro. Ma sono convinto che perché una comunità cresca e migliori ciascuno deve fare la sua parte.]

    Nelle mie mani è la mia prima risurrezione: che di tutti gli aiuti fraterni, io sono degna.
    [Questa mi piace di più: basta assistenzialismi, basta interventi dall’alto. Al massimo aiutare ad aiutarsi.]

    ha scritto il 

  • 5

    Dall'800 con furore

    Pensavo di trovare un romanzo antico, e invece ho trovato una serie di invettive di taglio giornalistico che di romanzo non hanno niente. Matilde Serao denuncia con passione e vigore tutta una serie d ...continua

    Pensavo di trovare un romanzo antico, e invece ho trovato una serie di invettive di taglio giornalistico che di romanzo non hanno niente. Matilde Serao denuncia con passione e vigore tutta una serie di problematiche che attanagliavano la città di Napoli alla fine dell'800 e all'inizio del '900; lo sguardo è lucido, intelligente, la proprietà di linguaggio nell'esprimersi e nel focalizzare i problemi è sconcertante. Di antico questo libro ha solo il modo di scrivere, che ovviamente non può essere quello di un autore contemporaneo, per il resto vi si trova un'attualità di pensiero e di problematiche che lascia a bocca aperta. Chiaramente la città di Napoli oggi non vive le situazioni descritte dalla Serao ma credo che stia ancora pagando le conseguenze di ciò che era la vita nel periodo in cui questo libro è stato scritto. Soprattutto per quanto riguarda certi meccanismi umani e politici o certe questioni si può tranquillamente affermare che ciò che scriveva l'autrice può essere tutt'oggi ritenuto valido, e non mi riferisco a paesi sottosviluppati dove ad ora la realtà napoletana dell'800 è la norma, bensì alla stessa Italia, in cui alcuni modi di pensare e di agire continuano ad agire indisturbati e ad affossare sempre più le classi meno abbienti e disagiate.
    Leggendo i classici mi sto accorgendo sempre più che ci sono alcune cose che restano immutate nel tempo, che nonostante l'agire, l'arrabattarsi di chi ha buona volontà, alla fine il mondo gira e si rinnova senza mai cambiare profondamente, i cambiamenti sono apparenti, le migliorie arrivano ad un certo punto e poi si arrestano, come se fosse insito nell'umanità l'errore, come se l'uomo fosse destinato a non arrivare mai alla sua parte migliore bensì abbia la condanna di lottare coi mulini a vento nei secoli dei secoli.
    Continua su http://lemieletturecommentate.blogspot.it/2015/03/il-ventre-di-napoli-di-matilde-serao.html

    ha scritto il 

  • 5

    E' un libro che tutti i napoletani dovrebbero leggere per conoscere di più la propria città e per capire che in fondo noi napoletani siamo gli stessi da sempre. E' un libro che sicuramente consulterò ...continua

    E' un libro che tutti i napoletani dovrebbero leggere per conoscere di più la propria città e per capire che in fondo noi napoletani siamo gli stessi da sempre. E' un libro che sicuramente consulterò di nuovo quando vorrò sapere come si chiamava quella pietanza che vendevano nei vicoli di Napoli e che ora non fanno più, quando avrò nostalgia della Napoli che fu. Che donna Matilde Serao!

    ha scritto il 

  • 5

    Lo ammetto: pensavo si trattasse di un romanzo. E invece è una specie di inchiesta giornalistica, ma soprattutto un atto d'amore verso la sua città.
    "Che chiedo, io, se non l'applicazione della legge ...continua

    Lo ammetto: pensavo si trattasse di un romanzo. E invece è una specie di inchiesta giornalistica, ma soprattutto un atto d'amore verso la sua città.
    "Che chiedo, io, se non l'applicazione della legge umana e sociale, trattar quelli come si trattano gli altri, dar loro quel che spetta loro, come esseri viventi, come cittadini di una grande città? Faccia il suo dovere chiunque, non altro che il suo dovere, verso il popolo napoletano dei quattro grandi quartieri, faccia il suo dovere come lo fa altrove, lo faccia con scrupolo, lo faccia con coscienza e, ogni giorno, lentamente, costantemente, si andrà verso la soluzione del grande problema, senza milioni, senza società, senza intraprese, ogni giorno si andrà migliorando, fino a chè tutto sarà trasformato, miracolosamente, fra lo stupore di tutti, sol perchè, chi doveva si è scosso dalla mancanza, dalla trascuranza, dall'inerzia, dall'ignavia e ha fatto quel che doveva."

    ha scritto il 

  • 5

    Una donna non bella (grave difetto), di forte carattere, incapace di accettare gli stereotipi femminili dell’epoca, dalla penna sanguigna, dall’acuta osservazione dell’ambiente.

    Oh, sì è datata, la sc ...continua

    Una donna non bella (grave difetto), di forte carattere, incapace di accettare gli stereotipi femminili dell’epoca, dalla penna sanguigna, dall’acuta osservazione dell’ambiente.

    Oh, sì è datata, la scrittura è ottocentesca senza risciacquature.

    Ma è anche vitale, immediata, più da giornalista che da scrittrice. E’ sinceramente partecipe, scandalizzata, accusatrice di un governo cieco.
    E’ piena di quella cosa così imbarazzante e, a furia di abusi, un tantino fuori moda che è l’indignazione civile. Quella di chi vede e non può tacere. Quella che manca sui giornali di oggi e che riguarda le buone cause. Perché all’indignazione verrebbe data una coloritura politica, di cui le miserie non hanno bisogno.
    E’ un reportage che pubblicato oggi verrebbe da qualcuno criticato per la veemenza e per il prezzo pagato per poche pagine.

    La Napoli di allora non è proprio la Napoli di oggi, anche le vecchie case “sgarrupate” dei Quartieri Spagnoli sono ancora abitate.
    L’abbandono del Governo centrale si è mutato in altro: il proliferare della camorra, le connivenze con la politica centrale che di fronte al potere elettorale e a quello del denaro dimentica ascendenze nordiche e si fa “infame”.

    Curioso il capitolo sulla pizza, cibo di strada, cibo dei poveri, che un ad un primo tentativo di esportazione romana, fallì. Pensa te, oggi ci sono più pizzerie a Verona che a Napoli. Per non parlare del mondo intero.

    Tristemente attuale il capitolo sul lotto. Ha perso la sua napoletaneità, i numeri concordati in gruppo, rimbalzati per le strade, la botteguccia con lo scrivano che raccoglieva le giocate e i sogni dei giocatori, la rituale estrazione del sabato, e la continuazione del sogno dalla domenica in poi.
    I guadagni per lo Stato enormi, con pochissime spese di gestione.

    Da allora tutto è peggiorato: al banchetto sono aumentati i partecipanti e la fetta dello Stato, nella condivisione, non è più così grande. E soprattutto è diventato un gioco solitario.

    Giochi d’azzardo vari, con estrazioni trisettimanali e in certi casi continue, causa di quei piccoli pantani grigi sotto la mensola sulla quale si gratta e non si vince, hanno infettato tutta la penisola. Quei pensionati a cui non basta la pensione sono come gli squali: da 2 milioni di anni sempre uguali.

    E tristemente sempre lì, presente, anche se con apparenze diverse, il pegno e l’usura.

    Be’ Napoli non è più così. Ci mancherebbe, sono trascorsi 130 anni, ma grattando un poco molte vecchie magagne ci sono ancora.

    La seguente vignetta è a memoria.
    Mafalda in treno è seduta davanti ad un signore d’età, molto elegante e baffuto. Fuori dal finestrino una baracca circondata di spazzatura varia, una donna spettinata e miseramente vestita ha un bimbo in braccio e due piccoli vicini. Tutti un po’ lerci.
    Mafalda commenta: Com’è triste!
    E il signore: Pittoresco, cara, pittoresco.

    03.04.2014

    ha scritto il 

  • 5

    È gente umile, bonaria, che sarebbe felice per poco e invece non ha nulla per essere felice; che sopporta con dolcezza, con pazienza la miseria, la fame quotidiana, l'indifferenza di coloro che dovreb ...continua

    È gente umile, bonaria, che sarebbe felice per poco e invece non ha nulla per essere felice; che sopporta con dolcezza, con pazienza la miseria, la fame quotidiana, l'indifferenza di coloro che dovrebbero amarla, l'abbandono di coloro che dovrebbero sollevarla.

    ha scritto il