In viaggio con Erodoto

Di

Editore: Feltrinelli

4.0
(1108)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Spagnolo , Francese , Chi tradizionale

Isbn-10: 8807819465 | Isbn-13: 9788807819469 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Vera Verdiani

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Il giornalista polacco ripercorre le proprie vicende, raccontando retroscena finora ignorati delle sue storie: dall'infanzia povera a quando, fresco laureato, venne mandato allo sbaraglio prima in India e poi in Cina, senza conoscere niente di quei paesi. Ci rivela le difficoltà incontrate e, difronte a queste difficoltà, il suo punto di riferimento, il testo da leggere e rileggere è sempre stato Erodoto. Per Kapuscinski Erodoto è stato non tanto uno storico, quanto il primo vero reporter della storia: il suo bisogno di viaggiare, di toccare con mano, di raccogliere dati, paragonarli ed esporli,con tutte le necessarie riserve che è giusto nutrire riguardo alle storie riferite da altri, fa di Erodoto un giornalista a pieno titolo.
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  • 3

    Primo libro di Ryszard Kapuscinki (!) che leggo, In viaggio con Erodoto, è il diario di un giornalista che, in un blocco di Varsavia che sta lentamente uscendo dallo stalinismo, si trova a fare il cor ...continua

    Primo libro di Ryszard Kapuscinki (!) che leggo, In viaggio con Erodoto, è il diario di un giornalista che, in un blocco di Varsavia che sta lentamente uscendo dallo stalinismo, si trova a fare il corrispondente...

    continua qua: https://cheremone.wordpress.com/2016/08/03/via-di-qua-ecco-la-mia-meta/

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro è tutto nel titolo, tanto da essere un viaggio nel Kapuscinski inviato più che un racconto dei suoi viaggi. Kapuscinski racconta come il desiderio di oltrepassare una frontiera, di conoscere ...continua

    Il libro è tutto nel titolo, tanto da essere un viaggio nel Kapuscinski inviato più che un racconto dei suoi viaggi. Kapuscinski racconta come il desiderio di oltrepassare una frontiera, di conoscere quel che è oltre un confine, lo proietti in una professione, quella dell'inviato, portata avanti sotto lo sguardo, e l'esempio, di Erodoto e delle sue Storie. L'autore si pone come ammiratore ed emulo di Erodoto, guarda al mondo con lo sguardo che la lettura delle Storie gli fa supporre Erodoto avesse sulle cose, le persone, le vicende umane, raccontando una professione che, nel corso degli anni recenti, è per certo cambiata: se ai suoi tempi si doveva "trovare" la notizia, oggi un inviato deve discernere il vero dal falso nella moltitudine di notizie in cui naviga costantemente a vista. Eppure Erodoto può esser d'aiuto, con il suo esempio, anche in questo frangente con la sua capacità di distinguere tra notizie riportate da altri, fatti di cui è stato testimone diretto, racconti che sfociano nella leggenda, con la sua curiosità scevra da pregiudizi, con il suo desiderio di comprendere e conoscere senza eccessivamente giudicare. È una lettura piacevole che scorre su due rotaie (il tempo storico di Erodoto e il tempo autobiografico di Kapuscinski) che, in quanto parallele, giustamente non si intersecano mai se non nell'infinito del cosa significa raccontare ed esser adeguati testimoni e narratori del proprio tempo.

    ha scritto il 

  • 3

    Del celebre giornalista polacco Ryszard Kapuściński questo è il primo libro che leggo. Vi sono ripercorse in parallelo le due grandi passioni della vita dell’autore, quella per i viaggi all’estero e q ...continua

    Del celebre giornalista polacco Ryszard Kapuściński questo è il primo libro che leggo. Vi sono ripercorse in parallelo le due grandi passioni della vita dell’autore, quella per i viaggi all’estero e quella per le Storie di Erodoto: e l’accostamento non è peregrino, perché quello che a tutti gli effetti si deve considerare il padre della storiografia greca fu per Kapuściński faro e guida nel dare un senso al suo mestiere e nell’accostarsi con modestia e rispetto alle culture diverse; non per nulla il Nostro procede con un montaggio alternato: per qualche pagina racconta di sé, per qualche altra riferisce, con un tono e un colore tutto suo, alcune parti salienti del testo erodoteo. Da questo punto di vista, si tratta davvero di ottima divulgazione: il Nostro ripercorre le pagine dell’antico storico con l’affetto di chi ne ha lunga, frequente, amorosa pratica; per chi non abbia mai letto Erodoto anzi questi sunti possono costituire un’occasione per destare la curiosità di conoscerlo. Per giunta, Kapuściński non si limita a riadattare qualche brano ad effetto, ma tiene ben presente, anche se non mi pare ne parli in modo del tutto esplicito, il motivo per cui Erodoto è tanto importante: si tratta del primo storico antico che non si limita a raccogliere notizie o a redigere annali, ma li presenta in un’opera dal’impianto concettuale unitario e saldo, dato dalla lotta tra le due visioni del mondo proprie dei greci e degli orientali, la prima basata sulla libertà, la seconda sul dispotismo e l’asservimento. Pure, lo storico di Alicarnasso si accosta sempre alle culture altrui con genuina curiosità e rispetto, e da ciò il giornalista moderno trae una lezione fondamentale di comportamento per i suoi resoconti dall’Asia e dall’Africa; sin troppo, forse: ché a volte la sua umiltà sembra paralizzarlo e impedirgli di vedere e di capire molte cose oltre la superficie: ma questo forse costituisce un difetto specifico di quest’opera, causato anche dal fatto che le esperienze giornalistiche in luogi esotici sono riportate in modo alquanto compendioso. A mio avviso però la vera manchevolezza dell’opera è un’altra, ed è strutturale: Kapuściński non riesce bene a cucire le due esperienze, quella di giornalista e quella di lettore: si capisce bene quanto sono connesse e perché, ma sul piano concettuale, non sul piano della scrittura; quasi sempre l’impressione è che l’autore non riesca a dare forma d’arte alla sua idea, ed è un peccato. Vien quasi da dire che forse, invece di scrivere un libro solo, ne avrebbe potuti fare due, e gli sarebbero riusciti meglio.

    ha scritto il 

  • 5

    Ma che libro meraviglioso sulla curiosità di conoscere gli altri, altre culture, senza pregiudizi ma solo ascoltando e guardando.
    Folgoranti le 3 pagine (153-155) dell'incontro con i 2 gendarmi in Con ...continua

    Ma che libro meraviglioso sulla curiosità di conoscere gli altri, altre culture, senza pregiudizi ma solo ascoltando e guardando.
    Folgoranti le 3 pagine (153-155) dell'incontro con i 2 gendarmi in Congo

    ha scritto il 

  • 4

    Erodoto mi ha sempre affascinato, nonostante la mia insegnante di greco marcasse la distanza "scientifica" rispetto a Tucidide e Polibio ed agli altri storici della antichità. Quando lo lessi mi colpi ...continua

    Erodoto mi ha sempre affascinato, nonostante la mia insegnante di greco marcasse la distanza "scientifica" rispetto a Tucidide e Polibio ed agli altri storici della antichità. Quando lo lessi mi colpirono proprio quei distinguo che Kapuscinski rileva nel suo appassionante In viaggio con Erodoto. Egli fu il primo ad interrogarsi ed interrogare il mondo allora conosciuto affinché "le imprese degli uomini col tempo non fossero dimenticate". Il giornalista e scrittore polacco rammenta i suoi esordi di giovane corrispondente, racconta il suo desiderio di varcare una frontiera, una qualsiasi, per vedere cosa si prova, assaggiare "l'altro" rispetto al mondo chiuso ed asfittico della Polonia ancora sotto il giogo comunista. Le Storie di Erodoto gli vengono regalate dalla sua allora caporedattrice e da quel momento divengono il Libro, il libro che viaggia con lui.
    Kapuscinski racconta i suoi primi viaggi oltre frontiera, la sua drammatica ingenuità ed impreparazione ad affrontare paesi come India e Cina, sprovvisto di conoscenza linguistica e culturale. Successivamente, quando il suo ruolo di corrispondente lo conduce in Senegal, Marocco, Etiopia, etc, egli comunque può contare sul grande greco come commensale, come maestro e consigliere. Ai racconti di viaggio, quindi, affianca brani e storie che Erodoto narra, le riflessioni e le domande che quella lettura gli induce. E sono domande non da poco, a partire dalla considerazione delle migliaia di uomini impiegati e distrutti per creare templi, palazzi, piramidi, strumenti per erigere strutture a memoria di tiranni e re (mi sovviene il Brecht di Domande di un lettore operaio). Ma soprattutto Erodoto è, secondo Kapuscinski, il primo reporter. Egli, spinto da una invincibile curiosità di vedere, di apprendere e descrivere; di comprendere i fatti, i personaggi ed i luoghi, instancabilmente viaggia, percorre quel mondo dai confini dettati dalla prossimità dei popoli in assenza di mappe. Egli va, non disponendo di archivi, di testi, di alcun supporto per noi oggi quotidiano: interroga la gente, raccoglie le narrazioni, riferisce e memorizza, timoroso che ogni cosa scompaia dalla memoria. Come se non fosse cambiato nulla da allora, Erodoto parte dalla grande frattura tra Oriente ed Occidente, investiga su come questo sia accaduto, di chi fosse la colpa. Egli ovunque antepone che quanto ha saputo lo ha appreso così, ma che altri dicono altrimenti; riporta le fonti, spesso va a verificare sui luoghi ciò che gli è stato riferito e quindi conferma quanto vede ed apprende in loco. Lo scrittore polacco, pertanto, vede nel greco colui che ha indagato, tra mito e realtà, quella storia dell'uomo che rischiava di perdersi, affidata alla fugace ed imperfetta memoria degli uomini, allora quasi esclusivamente narratori ed ascoltatori. Non giudica, Erodoto, ascolta. Ascolta e riferisce, e laddove può esercita il suo senso critico. Kapuscinski, quindi, identifica come massima scoperta dello storico che "non abbiamo mai a che fare con la verità storica in senso ideale, ma con una storia narrata e rappresentata a seconda di come la gente crede che sia stata". Il che è fondamentale per qualsiasi grande reporter e per gli storici sul campo. L'altro aspetto che colpisce il viaggiatore di Pinsk è quella incoercibile curiosità infantile che muoveva Erodoto. Si immagina che, come chiunque bambino, egli ragazzino si fosse chiesto da dove venissero le navi e se l'orizzonte fosse il confine del mondo. Così Erodoto va alla scoperta del mondo, ma soprattutto di tutti quei mondi che incontra. Perché i mondi sono molti, e tutti diversi. "Tutti sono importanti e bisogna conoscerli, poiché le altre culture sono specchi che riflettono la nostra, permettendoci di capire meglio noi stessi". E se allora Erodoto mostrava ai Greci come essi non fossero i più grandi e gli unici e che, spazialmente e temporalmente, essi avessero a che fare con la grandezza culturale e storica di tanti altri popoli, questa semplice osservazione dovrebbe essere vieppiù reiterata oggi, quando pur in presenza di una straordinaria globalizzazione, da più parti una sorta di provincialismo retrivo grida la prevalenza di valori e culture rispetto a quelle delle altre genti.
    Questo libro dovrebbe essere letto dagli studenti, sia quelli che hanno incontrato Erodoto sia coloro che si apprestano a scrivere articoli per i giornali. Nella umiltà e nel metodo del cercare sempre risposte alle domande, andando e chiedendo, investigando, è nascosta l'arte di un mestiere e, più generalmente, il compito di ogni uomo.

    ha scritto il 

  • 3

    Decisamente la letteratura di viaggio non è nelle mie corde. Dopo Chatwin e Osborne anche questi viaggi di Kapuscinski non mi hanno entusiasmato. Perché le descrizioni dei paesi visitati non aggiungon ...continua

    Decisamente la letteratura di viaggio non è nelle mie corde. Dopo Chatwin e Osborne anche questi viaggi di Kapuscinski non mi hanno entusiasmato. Perché le descrizioni dei paesi visitati non aggiungono nulla a quanto un viaggiatore/lettore medio come me non possa pensare/leggere per conto proprio. La sensazione è che Kapuscinski non riesca mai ad entrare in intimità con le culture che incontra.

    Tutt’altra qualità hanno invece le parti del libro in cui si parla di Erodoto, il primo reporter della storia secondo il nostro autore. Qui il Kapuscinski lettore riesce dove il Kapuscinski viaggiatore fallisce: entra nel profondo della cultura e del pensiero dell’autore delle storie, rivelandone i principi ultimi alla base di tutti i racconti.

    Particolarmente interessante per me il ripasso (lo avevo già studiato naturalmente al liceo) della vittoria dell’occidente democratico, rappresentato dalle città greche, soprattutto Atene, sulla Persia assolutista e levantina dove gli uomini sono sudditi piuttosto che cittadini. Fa specie rendersi conto che ancora oggi la contrapposizione tra la mentalità di Serse e quella di Temistocle è attuale e informa i dibattiti politici. Purtroppo l’Italia sembra sempre più avviata in direzione levantina, avendo perso ormai qualsiasi capacità di discutere e di mettersi in discussione.

    ha scritto il 

  • 2

    Un buon libro, ma niente di straordinario. In sostanza, K. ripercorre in bell’ordine i nove libri delle Storie erodotee, aggiungendovi osservazioni proprie e intercalandole col racconto dei propri via ...continua

    Un buon libro, ma niente di straordinario. In sostanza, K. ripercorre in bell’ordine i nove libri delle Storie erodotee, aggiungendovi osservazioni proprie e intercalandole col racconto dei propri viaggi. Ampie e frequenti le citazioni dal volume del greco (per allungare un po' il brodo?).
    Toccanti, come sempre in K., i ricordi personali di epoca sovietica sul desiderio di varcare la frontiera. C’è da dire, però, che quel regime gli permise comunque di scorrazzare in lungo e in largo per Americhe, Asia e Africa come corrispondente estero.
    Non certo inedite le osservazioni “indiane” e “cinesi” sul muro del linguaggio che si frappone fra l’osservatore e la realtà.
    L’interpretazione poi di Erodoto come primo reporter della storia è ad effetto ma del tutto priva di fondamento, anzitutto perchè la dimensione religiosa è ancora ben presente nel greco; e poi perchè prima di lui ci fu almeno un secolo di tradizione logografica e periegetica.
    Alcune digressioni, poi, rasentano l’orrido senechiano (come quella sul martirio della moglie di Masiste) o il patetico, come quando K. si perde per quasi due pagine a cercare di capire se Creso e Ciro bevessero l’acqua dallo stesso otre durante la spedizione contro i massageti: come dire, chi si ne frega…

    ha scritto il 

  • 4

    Viaggio con Erodoto è una raccolta di dettagliati reportage che il giornalista scrive da inviato in India, poi in Cina. Durante i suoi viaggi, risfoglia le Storie di Erodoto, primo grande reporter, co ...continua

    Viaggio con Erodoto è una raccolta di dettagliati reportage che il giornalista scrive da inviato in India, poi in Cina. Durante i suoi viaggi, risfoglia le Storie di Erodoto, primo grande reporter, come Kapuscinski stesso lo definisce. La rilettura delle Storie è l'occasione per rimeditare quegli antichi testi e, allo stesso tempo, riflettere sul proprio personale viaggio.
    E' uno stile sapientemente e naturalmente semplice, piacevole, acuto e divertentissimo, che rivela tutta la grandezza di questo amato giornalista scrittore.

    ha scritto il 

  • 3

    Un buon compagno di viaggio.

    Ho portato e letto questo libro in un viaggio in Polonia, Cracovia soprattutto, accompagnandolo ad un altro (come faccio sempre: almeno due... non si sa mai), "Il complesso di Telemaco", rimasto chius ...continua

    Ho portato e letto questo libro in un viaggio in Polonia, Cracovia soprattutto, accompagnandolo ad un altro (come faccio sempre: almeno due... non si sa mai), "Il complesso di Telemaco", rimasto chiuso. L'ho trovato ottimo per l'occasione, ossia: piacevole, non impegnativo, ma coinvolgente, accentuando la sensazione di essere "in viaggio", anzi ... di esserlo due volte. Mi ha accompagnato al sonno la sera, e nel risveglio del mattino, e naturalmente negli spostamenti in treno. Le pagine di reportage dell'Autore nei vari Paesi "difficili" in cui si è trovato, si fondono a quelle descritte da Erodoto due millenni prima, tra guerre titaniche e intrighi sanguinari. Kapuscinsky si rivela un uomo umile, semplice, e si muove nella Storia, come nel presente, avendo cura di non condizionare il Lettore, lasciando a lui la libertà di immaginare e giudicare. In una valutazione numerica, il mio voto è 7.

    ha scritto il 

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