Indagine su un brigatista rosso: la storia di Walter Alasia

Tra cronaca e storia 9

Di

Editore: l'Unità/Sperling & Kupfer

3.9
(56)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback

Isbn-10: A000076137 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Storia , Non-narrativa , Politica

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Descrizione del libro
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    "Avevamo vent'anni, ed oltre il ponte..." vita troppo breve di Walter Alasia.

    La storia di Walter Alasia, classe 1956, finisce in un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine nel 1976. Manzini cerca, con lealtà ma anche con molte approssimazioni la vita e la morte di un Milit ...continua

    La storia di Walter Alasia, classe 1956, finisce in un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine nel 1976. Manzini cerca, con lealtà ma anche con molte approssimazioni la vita e la morte di un Militante delle BR. ci racconta il crescere in una famiglia operaia iscritta al Pci di Sesto san Giovanni, l'ex “Stalingrado d'Italia”, gli anni degli scioperi all'istituto tecnico, la radicalizzazione degli scontri già nel 1975/76, prologo di “quell'incendio della prateria” che fu il brevissimo '77. Così il tentativo più che generoso di capire da parte di chi scrive, crea il presupposto per capire meglio cos'era l'hinterland milanese, com'erano quei ventenni, già molto diversi dalla prima generazione della lotta armata, formatasi nel biennio '68/'69. Ne esce un interno famigliare operaio, un ragazzo, Walter, spinto dalla passione sociale, politica, dalla giustizia per ognuno, in quella Milano città feudo di ricchi e di ragazze di buona famiglia, tra party e belle macchine, e fuori "le mura" quei posti come appunto Sesto San Giovanni, Rho, Quartoggiaro, la Comasina, ...case vecchie o alveari-dormitorio, nuovi mostri urbanistici contro ogni buon senso. Manzini, cerca quindi di capire perché quella spinta propulsiva, quell'energia e quella sensibilità dei movimenti nata nella metà degli anni '60, sia confluita in una dichiarazione di guerra contro lo stato anziché in qualcosa di diverso. Ma spesso si perde nel racconto dei famigliari, nel momento dell'irruzione dove persero la vita, oltre ad Alasia, anche due carabinieri. A caldo si possono leggere le contraddittorie testimonianze dei vicini e dei barellieri intervenuti per soccorrere i feriti, e le descrizioni sono così discordanti dai fatti ufficiali pubblicati, da non riuscire a capire la rinuncia all'approfondimento dell'autore. Questo libro d'inchiesta, che mi sembra comunque un onesto tentativo di approfondimento, non riesce però a mettere bene a fuoco aspetti importanti. Forse non si nota ancora, ma Walter Alasia fa parte di quella seconda generazione delle BR, più dedite all'azione che alla dialettica, più disillusi perchè figli di quell'ambiente degradato che erano appunto le periferie delle grandi città, sorte tra mille speculazioni, alla metà degli anni'70. La diffusione dell'eroina, la privazione di ogni struttura come centri aggregativi, centri sportivi, biblioteche, l'ambiente opprimente di casermoni dormitorio, abbruttiscono e alzano la disperazione e l'isolamento o la rabbia contro ogni sorda amministrazione. Manzini non cita i trent'anni di scelte politiche errate di una giunta del Partito comunista, e nemmeno riesce a descrivere la delusione del dopo elezioni del 1976, dove anche i giovani extraparlamentari votarono il Partito di Berlinguer, convinti che qualcosa sarebbe cambiato. L'amarezza nel grande successo del Pci, sta tutta nel capire che poco o niente per questa “seconda società” come la etichettò negativamente Asor Rosa, cambierà davvero, e che il compromesso storico come il governo delle astensioni, saranno lo specchio di un accordo tra i due più grandi Partiti italiani. Un patto politico che sarà la conferma di un impossibile buon vivere per questa generazione irrequieta, che si riprenderà gli spazi e la voce con una conflittualità sociale senza precedenti, facendo scelte repentine come quelle di passare dal Movimento alla lotta armata. Gli stessi brigatisti della prima generazione, si troveranno a “rimandare a casa” moltissimi giovanissimi, tra il 1976 e il 1979, non riconoscendo in questi le condizioni per un'organizzazione compartimentata e disciplinata come la loro. “Giovani arrabbiatissimi, nati nei desolati centri della cintura industriale” li definirà Curcio ricordando proprio Alasia “ragazzi spoliticizzati che vivevano di furti o di lavoro nero, individualisti, ma con un forte senso di solidarietà sociale”. Molti confluiranno in Prima Linea, organizzazione movimentista molto diversa dalle Brigate Rosse ma sempre nella sfera lottarmatista, e il loro futuro sarà segnato dalla morte come dalla galera, dal pentitismo “di comodo” ai rimorsi più veri, da un distacco nel riflusso o da un'irriducibilità fino alla paranoia. Ribaltando le responsabilità quindi, non è semplice capire la morte di un giovane di vent'anni, se nemmeno sappiamo come sono andate realmente le cose(per chi è interessato si trovano sul web le interviste a caldo che citavo prima, totalmente discordanti con le affermazioni della questura) e se poco sappiamo su quegli anni, se al suo funerale andarono circa duecento persone, senza preoccuparsi di essere filmate dalla Digos o delle conseguenze di uno Stato delle "leggi speciali" in cui l'essere accusati di qualche complicità, anche morale, e venir condannati a qualche anno di galera era molto più che un'ipotesi. Leo Valiani, dal Corriere della Sera, scrisse che “200 brigatisti a quel funerale andavano come minimo identificati ed arrestati”, Leonardo Sciascia di rimando, si battè sempre per sottolineare che quelle leggi emergenziali erano anticostituzionali e molto pericolose. Ma a salutare Alasia il giorno del suo funerale c'era soprattutto Sesto san Giovanni, gli amici e gli operai della Marelli. Manzini quindi scrive questo libro nel 1978, oggi forse possiamo capire qualcosa di più, ma ancora molto è il lavoro da fare, per comprendere e rendere oggettivi i fatti. Può aiutare a farsi un'idea dell'aria che si respirava, questa testimonianza di Ivana Cucco,(all'epoca compagna di Walter) rilasciata in un processo del 1984. Può far capire come questi giovani vissero i vent'anni negli anni '70, tra speranza e salto nel vuoto, sotto gli occhi di una classe politica oltre che indifferente, anche lontana anni luce nel voler capire, e soprattutto da sempre improntata a collusioni d'ogni tipo, dagli interessi clientelari, al voto di scambio, fino a Gelli, alla mafia e alle stragi impunite. E la rabbia senza mediazioni di quella gioventù, che portò allo scontro più alto, quasi insurrezionale, dal 1945.
    “Allora l’accusa si reggeva sostanzialmente sul mio rapporto con Walter, rapporto che è stato per me un’esperienza ricchissima e importante e che è stato ridotto a capo di imputazione e a una specie di marchio negativo. Un rapporto criminalizzato, forse perché è inconcepibile amare un brigatista.
    Il brigatista doveva essere presentato come una specie di mostro, un individuo senza radici e senza ragioni, senza legami e senza valori positivi. Chi l’ha conosciuto sa invece che Walter era una persona meravigliosa: due occhi azzurri come il cielo sereno e una gioia di vivere che gli sprizzava da tutti i pori. Dopo la sua morte si sono sprecati fiumi di inchiostro sul suo conto. E’ stata persino scritta una biografia che faceva scempio della sua identità e della sua storia. Ogni pezzettino della sua vita è stato radiografato e vivisezionato al fine di scoprire l’origine della sua malattia, per trovare una spiegazione plausibile alle sue scelte di vita e di lotta; una motivazione razionale al fatto che un ragazzo di vent'anni possa essere ucciso sotto casa mentre cerca di sottrarsi all'arresto in una mattina di dicembre. Tutte cose da mass media e da sociologia da strapazzo. Walter non era figlio di nessuna variabile impazzita. Era figlio del suo tempo e di Sesto San Giovanni, la rossa Sesto, la grossa cittadella operaia impregnata fino in fondo e in ogni ambito della vita sociale della cultura operaia comunista. Walter è nato e cresciuto dentro a questa cultura e questo sistema di valori. Ha respirato da sempre quest’atmosfera. La sua vita si è snodata tutta dentro il clima di tensione di quegli anni e di quell’ambiente. Sono gli anni delle grandi lotte operaie, delle stragi di stato, delle rivolte studentesche, del Cile, del Portogallo, dell’antifascismo militante, dei gruppi extraparlamentari, delle occupazioni di case. Tutte esperienze che Walter ha attraversato fino alla scelta e alla militanza nella lotta armata, che era comunque una scelta di vita, non di morte. Una scelta e un bisogno di liberazione tanto forte e irrinunciabile da arrivare anche a giocarsi la vita. Walter non era diverso da molti altri perché quelle stesse tensioni di esperienze sono appartenute a migliaia di persone sono state lo scenario dentro cui si è affermata ed espressa un’intera generazione di soggetti che aspiravano a un cambiamento radicale di questa società.[…] Walter fu il più bello degli incontri, quello che ancora oggi mi porto dentro. Non solo i suoi compagni hanno pianto la sua morte. C’era Sesto San Giovanni. Dai ragazzi di vent’anni come lui ai vecchi operai cinquantenni. Non è stato sepolto né come un mostro né come un orfano. Anche allora, anche il suo funerale, è stato oggetto di criminalizzazione. Ci fu, in particolare, una martellante campagna condotta da Leo Valiani sulle pagine del Corriere della Sera, in cui sosteneva che si sarebbero dovuti schedare e arrestare tutti i presenti in quella occasione, tutti quelli che avevano sfidato il clima di terrore e la militarizzazione a tappeto, per andare a urlare il loro amore e il loro dolore per la sua morte. Il 15 dicembre 1976, il giorno della morte di Walter, sono stata arrestata.

    ha scritto il 

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    15 Dicembre 1976, la polizia fa irruzione in casa Alasia in Via Leopardi a Sesto San Giovanni.
    Walter il figlio più piccolo dopo un conflitto a fuco con gli agenti cade steso a terra, morto.
    Comincia ...continua

    15 Dicembre 1976, la polizia fa irruzione in casa Alasia in Via Leopardi a Sesto San Giovanni.
    Walter il figlio più piccolo dopo un conflitto a fuco con gli agenti cade steso a terra, morto.
    Comincia così, dalla fine, la storia di Walter Alasia, giovane ex studente entrato nelle file delle Brigate Rosse.
    Il libro ripercorre la sua vita aprendo larghi scorci sugli aspetti economico, politico e sociali della produttiva provincia milanese a cavallo degli anni '60 e '70.
    Dal lavoro in fabbrica che comincia a interessare anche le donne, come la madre d Water, Ada Tibaldi, lavoratrice e sindacalista alla Sapsa, fabbrica dell'indotto Pirelli, alle prime ristrutturazioni che ieri come oggi vedevano solo nella conflittualità dei lavoratori e nel costo del lavoro i limiti alla produttività e alla competitività.
    La nascita del movimento studentesco e la formazione dei primi gruppi extraparlamentri come Lotta Contunua di cui Walter fu militante prima della scelta armata con le BR.
    Due date fanno da cornice a tutto il racconto; il 12 Dicembre 1969 e il 16 Marzo 1978, inizio della strategia della tensione con la strage di Piazza Fontana a Milano e il rapimento di Aldo Moro

    ha scritto il 

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    Una cronaca giornalistica chiara, asciutta, precisa. La storia di Walter Alasia, che a 18 anni scelse le BR e pagò con la vita questo errore. Perché lo fece? Chi o cosa lo spinse a gettare così la sua ...continua

    Una cronaca giornalistica chiara, asciutta, precisa. La storia di Walter Alasia, che a 18 anni scelse le BR e pagò con la vita questo errore. Perché lo fece? Chi o cosa lo spinse a gettare così la sua esistenza? Domande che restano invero senza risposta, ma su cui l'autore getta un po' di luce con una ricostruzione minuziosa e puntuale della vita di Walter e della sua famiglia. Sullo sfondo di una Milano operaria, che ormai è solo uno sbiadito ricordo.

    ha scritto il 

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    Scritto a ridosso degli anni nei quali Walter Alasia compì la sua parabola brigatista,quest’opera ci offre un quadro piuttosto completo e estremamente interessante sugli anni ’70 delle periferie del N ...continua

    Scritto a ridosso degli anni nei quali Walter Alasia compì la sua parabola brigatista,quest’opera ci offre un quadro piuttosto completo e estremamente interessante sugli anni ’70 delle periferie del Nord Italia,dei pensieri e movimenti che le animavano e ci fornisce una storia personale,quella di W.A.,alquanto dettagliata e completa. Per quanto,oggi,il libro possa apparire persino indulgente(specie nel clima culturale omologante e opprimente,venato da un odio radicale per tutto quello che “l’opinione comune” avverte come negativa),esso rimane una testimonianza e una lettura concreta e da non sottovalutare.

    ha scritto il