Intelligenza emotiva

Che cos'è, perché può renderci felici

Di

Editore: Rizzoli (BUR)

3.8
(1570)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 391 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Olandese

Isbn-10: 8817112992 | Isbn-13: 9788817112994 | Data di pubblicazione:  | Edizione 19

Traduttore: Isabella C. Blum , Brunetto Lotti

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Educazione & Insegnamento , Salute, Mente e Corpo , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Perché le persone più intelligenti nel senso tradizionale del termine non sono sempre quelle con cui lavoriamo più volentieri o con cui facciamo amicizia? Perché i bambini dotati ma provenienti da famiglie divise hanno difficoltà a scuola? Perché un ottimo amministratore delegato può riuscire un pessimo venditore? Perché, sostiene Goleman, l'intelligenza non è tutto. A caratterizzare il nostro comportamento e la nostra personalità è una miscela in cui il quoziente intellettivo si fonde con virtù quali l'autocontrollo, la pervicacia, l'empatia e l'attenzione agli altri: in breve, l'intelligenza emotiva.
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  • 3

    Ok, lo ammetto, quando uscì vent’anni fa questo libro, che al classico quoziente di intelligenza basato sulle capacità razionali (QI) contrappone un’intelligenza che tenga conto delle capacità emozion ...continua

    Ok, lo ammetto, quando uscì vent’anni fa questo libro, che al classico quoziente di intelligenza basato sulle capacità razionali (QI) contrappone un’intelligenza che tenga conto delle capacità emozionali, pensai: “Ecco un libro per sfigati con un QI di uno scimpanzé che si consolano pensando di essere dei geni emotivi”.
    Ovviamente sbagliavo, quella emotiva è davvero un’intelligenza, che serve a capire il mondo non meno di quella razionale. E siccome «troppo spesso ci capita di dover affrontare dilemmi post-moderni con un repertorio emozionale adatto alle esigenze del Pleistocene», il libro di Goleman è una piacevole riflessione sulle componenti emotive della nostra vita e su come gestirle consapevolmente.
    Non mi convince però il modo tutt’altro che rigoroso con cui vengono illustrati gli innumerevoli esempi sull’importanza delle competenze emotive. E sul fatto che gli uomini nascano buoni e bravi di natura e che rimarrebbero tali se solo venissero educati correttamente, temo di nutrire più d’un dubbio.

    ha scritto il 

  • 1

    Ripetitivo. Alle volte era difficile continuare la lettura per via dei tanti esempi e citazioni. Ai tempi in cui era stato scritto ha fatto storia, ora come ora è tutto un po' superato

    ha scritto il 

  • 2

    "Nel libro c’è troppo "

    “ Nel libro c’è tutto” questa la citazione del New York Times, è vero, c è tanto in questo libro,ma io aggiungerei c’è troppo.

    Troppe informazioni , troppi esempi , tante citazioni , ( cita anche ...continua

    “ Nel libro c’è tutto” questa la citazione del New York Times, è vero, c è tanto in questo libro,ma io aggiungerei c’è troppo.

    Troppe informazioni , troppi esempi , tante citazioni , ( cita anche se stesso ! ) , di sicuro l’intento è nobile : vuole darci una panoramica esaustiva e completa dei vari argomenti e in questo senso le numerose storielle che l’autore ci narra a titolo di esempio e il tono divulgativo e colloquiale sono usati con sapienza per non farci mai annoiare , anche se non trovo giusto che l’autore ti prenda per mano e ti conduca dove vuole lui.

    Alla fine si ha la sensazione di leggere una raccolta di citazioni ed estratti o un resoconto di risultati di ricerche con informazioni affastellate una di seguito all'altra ed inevitabile banalizzazione e semplificazione delle varie ricerche scientifiche, con impostazione da divulgazione spicciola, sentendosi un po’ sperduti in questa gigantesca esposizione.

    Viene anche da domandarsi “….perché non leggere direttamente le fonti ?.... “

    Insomma alla fine la parte che mi è piaciuta di più è stata quella finale delle Appendici, dove finalmente c’è un po’ di sintesi.

    Un’ ultima cosa: non mi è piaciuto l'esordio quando cita l' episodio del padre che per errore spara alla piccola figlia , uccidendola, perché la scambia per un ladro; l'autore vorrebbe dimostrare che l'emozione senza dovuto controllo può portare a questi eccessi, dimenticando forse un piccolo particolare, che la facilità di uso e la grande disponibilità delle armi in America è fattore da prendere in seria considerazione in tali episodi.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro fantastico!
    Nonostante tratti un argomento non proprio divertente o facile, Golema è riuscito a non annoiarmi mai, ho letto questo libro dalla prima all'ultima pagina senza nessuna fatica.
    Le sp ...continua

    Libro fantastico!
    Nonostante tratti un argomento non proprio divertente o facile, Golema è riuscito a non annoiarmi mai, ho letto questo libro dalla prima all'ultima pagina senza nessuna fatica.
    Le spiegazioni riportare sono chiare e intervallate da esempi, in questo modo la lettura non è mai risultata nè pesante nè tediosa, anzi...più leggevo più volevo leggere.
    L'argomento trattato è più che interessante e quanto mai attuale, nonostante molti esperimenti siano datati, restano ancora validi, se mai ci vorrebbero delle aggiunte magari in una nuova ristampa del volume. Per il resto l'autore tende a ribadire certi concetti per tutto il libro, in modo che rimangano al lettore anche dopo aver finito la lettura, (classica tecnica dei libri di auto aiuto anche se questo non è propriamente il caso) ma non annoia rileggerli, rafforzano di più la memoria del contenuto una volta riposto il libro nello scaffale; piccole ripetizioni (utili) a parte, il libro analizza molti campi delle emozioni, quindi ogni capitolo è un argomento a sè stante basato sugli stessi principi degli altri capitoli, ovvero l'intelligenza emotiva.
    Spero che programmi promossi nel libro si stiano svolgendo anche in Italia perchè ce ne sarebbe veramente bisogno

    ha scritto il 

  • 3

    Un classico ormai della psicologia e forse il libro più famoso di Goleman. Una lettura ricca di spunti, ma certamente anche un filone d'oro per l'autore che successivamente ha dato l'impressione di ri ...continua

    Un classico ormai della psicologia e forse il libro più famoso di Goleman. Una lettura ricca di spunti, ma certamente anche un filone d'oro per l'autore che successivamente ha dato l'impressione di ripetersi parecchio. Dopo una lunga e abbastanza noiosa sezione sulla fisiologia del cervello, l'autore ci conduce finalmente in mezzo alle cose. Innanzitutto ci spiega che l'intelligenza emotiva è una metaintelligenza che sovrintende alle nostre capacità di interpretazione, comprensione e azione nel reale. La IE capisce i contesti e valuta che tipo di comportamento tenere. Ha una forte componente empatica e non si lascia sovrastare dalla razionalità classica, spesso incapace di interagire con persone e situazioni. Goleman - come Kahneman prima di lui - smonta parecchio dell'assunto riguardante la razionalità dell'operatore economico. Buona parte delle nostre scelte sono irrazionali e caratterizzate da bias cognitivi. Il libro presenta anche alcuni limiti, ad esempio, l'eccesso di esempi e di aneddoti che in realtà allunga molto il brodo e fa perdere l'attenzione dai concetti principali. Una lettura obbligatoria per tutti, ma soprattutto per chi ha ruoli manageriali, di consulenza e di formazione.

    ha scritto il 

  • 3

    Alti e bassi

    Prima di iniziare la facoltà di Psicologia avevo un idea piuttosto positiva di questo famoso libro di divulgazione, ma andando avanti negli studi, dopo quasi tre anni, mi trovo costretto a cambiare la ...continua

    Prima di iniziare la facoltà di Psicologia avevo un idea piuttosto positiva di questo famoso libro di divulgazione, ma andando avanti negli studi, dopo quasi tre anni, mi trovo costretto a cambiare la mia valutazione.

    Sia chiaro che il libro ha innegabili aspetti positivi: è ben scritto, utile e piuttosto chiaro in alcuni punti. Ha il gran pregio di sottolineare l'importanza delle competenze emotive ed affettive nella vita di tutti i giorni, dal lavoro alla famiglia.

    Nonostante ciò, il libro ha diversi problemi. Il primo risiede nel fatto che la maggior parte dei concetti utili sono concentrati nelle prime 100 pagine. Per le rimanenti 200 e passa si tratta di ripetizioni. Secondo, la maggior parte delle ricerche citate sono ormai sorpassate ed obsolete. Terzo, alcune considerazioni dell'autore mi sembrano arbitrarie, tipiche della psicologia popolare da quattro soldi immersa in riflessioni psicoanalitiche e generalizzazioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Le emozioni al comando

    Goleman è ormai conosciuto a livello mondiale come il “guru” dell’intelligenza emotiva, le sue conferenze e i suoi libri (veri e propri best-seller) sono apprezzati tra i manager e i consulenti aziend ...continua

    Goleman è ormai conosciuto a livello mondiale come il “guru” dell’intelligenza emotiva, le sue conferenze e i suoi libri (veri e propri best-seller) sono apprezzati tra i manager e i consulenti aziendali di tutto il mondo.
    Ma su questo punto tornerò più sotto.
    Goleman in realtà è un competente psicologo il quale, avvalendosi dei più recenti studi e ricerche (recenti rispetto alla pubblicazione del libro in oggetto) nel campo della psicologia e delle neuroscienze, ha chiarito, in modo del tutto comprensibile, le differenze tra “cervello emozionale” e “cervello razionale”.
    In realtà questi due concetti rappresentano delle metafore, in quanto Goleman stesso non indugia mai sulla popolarissima nozione dei due emisferi cerebrali (introdotta dal premio Nobel Sperry e successivamente sfruttata ampiamente nella letteratura scientifica e pseudo-tale). Goleman, a dir la verità, è pure abbastanza cauto nell’uso del concetto di “intelligenza emotiva”, con il quale intitola il libro. Egli fa infatti riferimento, per quanto in modo assai delicato e indiretto, alle cosiddette intelligenze multiple di Gardner, tra cui quella sociale-relazionale.
    Il suo vero obiettivo è quello di convincere il lettore che le competenze emotive (meglio ancora quando usa il termine “sociali”) sono fondamentali per il successo nella vita (e condizionano anche le competenze logico-matematico-linguistiche); e soprattutto di dimostrare che tali competenze possono essere educate e accresciute.
    Ecco il perché della sua particolare attenzione al contesto scolastico ed educativo, e in parte quello medico-clinico, rispetto ad altri contesti, tra cui quello organizzativo e lavorativo.
    Detto questo, rimane il punto del suo successo come “guru” dell’intelligenza emotiva a livello mondiale in ambito aziendale. Non c’è infatti formatore aziendale che non faccia riferimento al concetto di intelligenza emotiva e alle tesi di Goleman.
    C’è un motivo ben preciso, a, mio avviso, che è pure assai significativo.
    Il travolgente sviluppo delle organizzazioni aziendali nel corso del XX secolo, in particolare delle aziende manifatturiere, ma anche delle aziende di servizi (banche, assicurazioni, ecc.) e persino delle amministrazioni pubbliche, si è basato prevalentemente sulla più grande delle rivoluzioni del secolo stesso: la rivoluzione organizzativa, per l’appunto. L’organizzazione scientifica e tecnica del lavoro si è diffusa a macchia d’olio a partire dai primi anni del Novecento, sconvolgendo le economie, i consumi e le abitudini, gli assetti e le relazioni sociali. Ma il nostro cervello – come dice Goleman – è ancora quello che si è evoluto nel corso delle ultime 50 mila generazioni. La capacità dell’amigdala (la centralina delle emozioni) di comunicarci in una microfrazione di secondo se chi o che cosa ci si parava improvvisamente davanti era una preda o un predatore, faceva la differenza tra sopravvivere o morire.
    In altri termini, la parte limbica del cervello continua a operare come sempre, sconvolgendo spesso i nostri comportamenti, pure in contesti nei quali, apparentemente, conta soltanto la tecnica e la razionalità.
    Nell’ultimo scorcio del Novecento questo tema è venuto prepotentemente alla ribalta nelle organizzazioni, una volta che il metodo scientifico del lavoro si è diffuso omogeneamente.
    Goleman è arrivato nel momento giusto, quando i direttori del personale, e i dirigenti aziendali in genere, si sono resi conto dell’importanza di saper gestire le emozioni in azienda, tanto quanto quella di saper gestire le tecnologie.

    ha scritto il 

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