Invisible

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Publisher: Anagrama

3.8
(1548)

Language: Español | Number of Pages: 282 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , Portuguese , Dutch , French , German , Turkish , Swedish , Italian , Chi traditional

Isbn-10: 8433973975 | Isbn-13: 9788433973979 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback , Others , Hardcover , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
En 1967, Adam Walker es un joven poeta ávido de vida y literatura, con mucho más futuro que pasado. Estudia en la Universidad de Columbia, se opone a la guerra de Vietnam y, además, –esto lo dicen quienes lo conocen, porque él no parece darse cuenta– es guapísimo. Una noche, en una fiesta de estudiantes, conoce a una pareja de franceses muy sofisticados, muy seductores. Lo primero que le llama la atención a Adam es el nombre de él, Rudolf Born, como en Bertrand de Born, el poeta provenzal que en uno de los cantos de Dante lleva su propia cabeza cortada en las manos. Tras varios días de ambigua seducción en los que la pareja va tejiendo su invisible tela de araña en torno al hermoso e inocente americano, Rudolf Born, que está en Columbia como profesor invitado en la School of International Affairs, le ofrece a Adam la dirección de una revista literaria que él financiará. Adam ya ha comenzado a sospechar que el profesor francés es un hombre de muchas caras que puede ser peligroso y que no debería fiarse de él, pero no puede resistirse a su oferta. Y tampoco resistirá días después, cunado Rudolf se marche repentinamente a París, los silenciosos cantos de sirena de la insinuante Margot... Pero en estos juegos peligrosos ¿quién es la presa y quién el cazador?
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  • 4

    Ho letto questo libro due volte. E la seconda, me ne rammarico, senza ricordare affatto la prima! Se nella prima valutazione le stellette erano 2, ora diventano 3 e mezza. Amo Auster.. mi trasporta, ...continue

    Ho letto questo libro due volte. E la seconda, me ne rammarico, senza ricordare affatto la prima! Se nella prima valutazione le stellette erano 2, ora diventano 3 e mezza. Amo Auster.. mi trasporta, mi fa riflettere, mi riporta al mondo, per quanto tragico esso sia. Il personaggio principale è adorabile.. ingenuo, riflessivo, onesto. La storia nella storia è semplicemente bellissima. Da leggere, senza dubbio.

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  • 2

    Poche righe evitabili, ma molto pesanti nel giudizio finale.

    Il titolo non si svela in modo evidente neanche al termine della lettura del romanzo, avanzo solo due ipotesi deboli, forse "Invisibile" si ...continue

    Poche righe evitabili, ma molto pesanti nel giudizio finale.

    Il titolo non si svela in modo evidente neanche al termine della lettura del romanzo, avanzo solo due ipotesi deboli, forse "Invisibile" si riferisce ai vari coni d’ombra che tutti i personaggi hanno delle “non conoscenze” reciproche? Oppure alla vita invisibile del protagonista?

    Boh?

    Paul Auster è uno dei miei scrittori preferiti, perchè scrive libri sui libri e le trame sono ben articolate, mai banali e sempre di una certa complessità, ma fino ad un certo punto.

    Questa volta fin dall’inizio si capisce chi è il “cattivo” e chi è il “buono” e chi sono le varie potenziali “vittime”, compreso ovviamente lo stesso "buono", si capisce pure che il protagonista sta raccontando una storia che non avrà molto futuro, e la cosa viene apertamente dichiarata, insomma sembra che l’autore voglia mettere a riposo le aspettative del lettore rispetto allo sviluppo della trama per potersi dedicare allo scrivere di libri e di letteratura, e a dire la verità la cosa a me non ha dato proprio fastidio, come si dice: “patti chiari amicizia lunga”.

    Quello che invece mi ha dato molto fastidio sono alcuni punti specifici, in tutto saranno state meno di 10 righe, ma tali da far cadere del 20 % la valutazione di questo “bel” libro:
    1 - A pag. 96 ci parla delle curiosità su eventuali esperienze omosessuali dei due giovani fratelli, Adam e Gwin, prima la sorella chiede ad Adam “il famoso cerchio delle pippe? In uno ci sarai ben finito?”, alludendo ad esperienze omosessuali in ambiente cameratesco, poi, alla pagina successiva, è il fratello che alla risposta affermativa ricevuta da Gwyn su un numero limitato di esperienze di omosessualità adolescenziali afferma: “Meno trippa per la micia” e poi più esplicitamente “Diciamo pure baseball senza mazza”.

    Ma che finezza! Mi permetto di dire che tutto ciò non aggiunge niente al libro, anzi ne toglie tantissimo!

    2 - A pag. 119 l’amico del protagonista, verosimilmente lo stesso Paul Auster, nella figura metaforica di se stesso, va in visita presso la figlia del defunto amico e appena entrato in casa tira fuori un sigaro e la figlia dell’amico, mai vista prima, invece di buttarlo a calci nel sedere fuori dalla porta, come meriterebbe, gli porge un posacenere, e qui l’autore si permette di scrivere due righe che si sarebbe dovuto risparmiare: “Le prendo un posacenere. Pratica, comprensiva, una dei ultimi americani a non essersi arruolati nei reparti della Polizia Antitabacco”.

    Caro Auster, sarai anche uno dei miei scrittori preferiti, ma se scrivi queste cose o sei un dinosauro uscito da una stampa dell’800 che ancora non ha capito che se va in una casa di estranei non può tirare fuori un sigaro e fumarselo come se fosse a casa sua o, se non sei un dinosauro e non sei neanche un completo tamarro, vuol dire che ti piace appoggiare la pubblicità subliminale che tanti scrittori come te elargiscono nelle pagine dei loro libri gratuitamente, nel migliore dei casi e senza voler pensar male di compensi più o meno occulti, alle multinazionali del tabacco, che ti assicuro non ne hanno proprio bisogno, ché fanno già abbastanza danni da sole.

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  • 3

    Forma elegante in poca sostanza

    Un libro ben scritto, senza ombra di dubbio. Le parole scorrono veloci sotto occhi avidi di conoscere una storia che fin dall’inizio si prospetta ricca di: contenuti, emozioni e rivelazioni. E poi? E ...continue

    Un libro ben scritto, senza ombra di dubbio. Le parole scorrono veloci sotto occhi avidi di conoscere una storia che fin dall’inizio si prospetta ricca di: contenuti, emozioni e rivelazioni. E poi? E poi niente. Non succede niente fino alla fine. Un esercizio di stile, ho letto in qualche rivista. È vero ma non basta.
    Io credo che Auster, con questo libro, abbia voluto varcare la porta dell’invisibilità per quanto riguarda la trama. È stato un esperimento per capire se ci sono dei lettori disposti a seguirlo anche quando non dice niente ma quel niente lo dice benissimo. Certo, in mezzo un po’ di sesso – magari incestuoso – e un po’ di digressioni sulla letteratura – poveri Cavalcanti e Dante – rendono il romanzo abbordabile, per rimanere in tema, a due tipi di lettori: quelli da “Cinquanta sfumature” e quelli “forti”. Però, ai lettori a cui non piacciono i trabocchetti tout-court che rimane? Niente o quasi.
    Per questo, per me, Invisibile è stato un interessante passatempo. Consigliato a chi cerca nell’Ulisse di Joyce un esercizio di stile, sconsigliato a chi pensa che il compito della Letteratura debba essere un altro.

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  • 4

    Libro feroce e fastidioso, ma Auster scrive divinamente!

    Paul Auster prima ti trascina sotto braccio in un cafè parigino facendoti accomodare al tavolino infondo al locale, dove l’aria si fa satura di profumo di vaniglia e sigarette Multifilter, e poi ti mo ...continue

    Paul Auster prima ti trascina sotto braccio in un cafè parigino facendoti accomodare al tavolino infondo al locale, dove l’aria si fa satura di profumo di vaniglia e sigarette Multifilter, e poi ti molla lì da solo, facendoti pure credere che c’è un karma per tutte le Margot ricattatrici di Parigi e per tutti gli Adam bipolari del mondo. Perché non c’è, il karma. Non esiste in quelle storie lì. Il karma nei libri feroci è come la fortuna di Zenigata: non acchiapperà mai Lupin e, quell’unica volta in cui finalmente lo avrà preso nel sacco, un improbabile e nostalgico pietismo glielo farà restituire alla libertà. La conclusione a certe storie non è la parola FINE, ma è un elegante Chi t’è muort, à la cosentina però...
    Continua su http://www.virginiamcfriend.it/2015/12/07/libri-feroci/

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