Io sono un gatto

Di

Editore: BEAT (Biblioteca editori associati di tascabili, 9)

3.5
(1485)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 479 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Giapponese , Francese

Isbn-10: 886559022X | Isbn-13: 9788865590225 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Antonietta Pastore

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , eBook , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Animali , Filosofia

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Descrizione del libro
Il Novecento è appena iniziato in Giappone, e l'era Meiji sembra aver restituito onore e grandezza al paese facendone una nazione moderna. Per il gatto protagonista di queste pagine, però, un'oscura follia aleggia nell'aria, nel Giappone all'alba del XX secolo. Il nostro eroe vive, infatti, a casa di un professore che si cimenta in bizzarre imprese. Scrive prosa inglese infarcita di errori, recita canti no nel gabinetto, tanto che i vicini lo hanno soprannominato il "maestro delle latrine", accoglie esteti con gli occhiali cerchiati d'oro, spettegola della vita dissoluta di libertini e debosciati. Insomma, mostra a quale grado di insensatezza può giungere il genere umano in epoca moderna...
Pubblicato per la prima volta nel 1905, "Io sono un gatto" non è soltanto un romanzo raro, che ha per protagonista un gatto, filosofo e scettico, che osserva distaccato un radicale mutamento epocale. E' anche uno dei grandi libri della letteratura mondiale, la prima opera che inaugura il grande romanzo giapponese all'occidentale.
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    Libro letto con iniziale curiosità perché la storia è raccontata dal punto di vista di un gatto. Dopo i primi capitoli però la noia ti assale e non ti lascia più fino alla fine. L'idea del gatto che r ...continua

    Libro letto con iniziale curiosità perché la storia è raccontata dal punto di vista di un gatto. Dopo i primi capitoli però la noia ti assale e non ti lascia più fino alla fine. L'idea del gatto che racconta è comunque carina.

    ha scritto il 

  • 5

    "Quando si batte in fondo al cuore delle persone, anche di quelle che appaiono più spensierate, si sente da qualche parte il suono della sofferenza. Dokusen, che sembra aver raggiunto l’illuminazione, ...continua

    "Quando si batte in fondo al cuore delle persone, anche di quelle che appaiono più spensierate, si sente da qualche parte il suono della sofferenza. Dokusen, che sembra aver raggiunto l’illuminazione, cammina sulla terra come tutti quanti. Il mondo di Meitei sarà forse ameno, ma non è roseo come quello dipinto nei quadri. Kangetsu ha smesso di limare biglie e alla fine si è portato una moglie dal suo paese. È una cosa normale. Ma la normalità, alla lunga, si trasforma sempre in noia. Tofu fra una decina d’anni capirà che non è bene dedicare a chiunque poesie in stile nuovo. Quanto a Sanpei, è difficile giudicare che tipo d’uomo sia. Gli auguro di potersi vantare tutta la vita di offrire champagne ai suoi ospiti. Suzuki Tojuro rotolerà su qualunque pendio lo spingerà il suo interesse. A forza di rotolare si imbratterà di fango. Ma anche sporco di fango avrà più influenza di chi non rotola. Sono già due anni che sono nato gatto e vivo nella società umana. Credevo di essere l’unico della mia specie dotato di tanta intelligenza, ma l’altro giorno sono rimasto di stucco sentendo che un certo Katers Murr, a me sconosciuto, tutt’a un tratto si è messo a parlare a gran voce. Dopo un’indagine più accurata sono venuto a sapere che è morto già da cent’anni, ma si è fatto fantasma spinto dalla curiosità e dal lontano oltretomba è venuto a terrorizzarmi. Si racconta che una volta, mentre andava a trovare sua madre tenendo nella bocca un pesce da portarle in regalo, a metà strada non resistette alla tentazione e se lo mangiò. A tal punto questo gatto mancava di devozione filiale, e anche quanto a talento non era da meno degli uomini, pare che abbia persino composto una poesia suscitando lo stupore del suo padrone. Se un tale genio si è manifestato già un secolo fa, un buono a nulla come me dovrebbe forse chiedere il permesso di ritirarsi e tornare nel mondo del Nulla.
    Il mio padrone prima o poi morirà della sua dispepsia. Il vecchio Kaneda lo si può già considerare defunto a causa della sua avidità. Le foglie degli alberi sono quasi tutte cadute. Se la morte è il destino di ogni cosa, continuare a vivere non serve a granché e sarebbe forse più intelligente sbrigarsi a morire. Secondo la teoria sostenuta da tanti professori il destino umano si riduce al suicidio. Se non stiamo attenti, anche noi gatti finiremo con il nascere in un mondo altrettanto squallido. Che prospettiva terrificante. Mi sento depresso. Per tirarmi su il morale andrò a bere un po’ della birra di Sanpei.
    (..............................................................................................................................)
    Ora basta, vada come vuole. Sono stufo di lottare… Lascio andare zampe anteriori e posteriori, testa e coda dove gli impulsi naturali li portano, senza più fare resistenza.
    A poco a poco mi sento meglio. Non distinguo più la sofferenza dal piacere. Non capisco se mi trovo nell’acqua o sui tatami. Dove sia, cosa stia facendo, mi è del tutto indifferente. So solo che mi sento bene. Anzi, non provo nemmeno più una sensazione di benessere. Spazzo via sole e luna, polverizzo cielo e terra ed entro nel mistero della pace eterna. Sto morendo. E morendo raggiungo la pace. La pace si ottiene soltanto con la morte. Namu Amida Butsu, Namu Amida Butsu. Rendo grazie. Rendo grazie."

    ha scritto il 

  • 2

    io sono un gatto polemico

    Un gatto un po' troppo saccente e colto per essere un gatto, ascolta i dialoghi tra il suo padrone e quelli che vanno in visita da lui. Tralasciando i discorsi spesso troppo noiosi di queste persone, ...continua

    Un gatto un po' troppo saccente e colto per essere un gatto, ascolta i dialoghi tra il suo padrone e quelli che vanno in visita da lui. Tralasciando i discorsi spesso troppo noiosi di queste persone, perlopiù sul matrimonio o cose poco interessanti, questo gatto protagonista tutto sembra fuorché un gatto. Ci legge il diario del padrone, capisce di storia, filosofia e ha uno spiccato senso critico. Non fa niente di quello che ci si aspetta da un gatto. Tanto valeva far parlare una teiera della casa. Io sono una teiera.

    ha scritto il 

  • 4

    La storia è vista dagli occhi di un gatto che si fa "adottare" presso la famiglia di un povero professore di inglese.
    Da questa particolare ottica, l'autore si lancia in un'analisi e critica satirica ...continua

    La storia è vista dagli occhi di un gatto che si fa "adottare" presso la famiglia di un povero professore di inglese.
    Da questa particolare ottica, l'autore si lancia in un'analisi e critica satirica e feroce dei costumi e dei modi di fare e di pensare degli uomini.
    L'autore è anche bravissimo a "rappresentare" e raffigurare il comportamento e le abitudini dei gatti.
    Splendido libro.

    ha scritto il 

  • 3

    La storia ruota attorno al signor Kushami, insegnante di non si sa cosa che trascorre tutto il suo tempo a casa con le mani nel kimono a riflettere e a cercar di fare qualcosa di utile. Vive combatten ...continua

    La storia ruota attorno al signor Kushami, insegnante di non si sa cosa che trascorre tutto il suo tempo a casa con le mani nel kimono a riflettere e a cercar di fare qualcosa di utile. Vive combattendo problemi di stomaco e attacchi collerici, è un po’ lo zimbello del vicinato, una
    persona eccentrica, un artista squattrinato.
    In questa casa s’intrufola il gatto, e per l’indolenza del padrone, ci si stabilisce. È lui il narratore della storia, se ne sta lì sornione ed osserva i padroni di casa e i suoi ospiti; li osserva e li giudica, talvolta li deride e li compatisce. Terrorizzato dalla prospettiva di diventare pelle per shamisen cerca di rendersi indispensabile cacciando i topi, ma la caccia fallisce miseramente e quindi decide di abbandonare definitivamente l’idea. Le giornate dell’insegnante trascorrono pigre e sempre uguali, un po’ come quelle dei gatti, cerca inutilmente di cimentarsi nella pittura e nella poesia, ma abbandona puntualmente ogni nuova attività. Spende soldi acquistando libri che non legge ma che porta inutilmente e regolarmente a letto. Lui non esce quasi mai, tranne che per sgridare i ragazzi della scuola vicina che gli fanno i dispetti o per rincorrere i suoi vicini che lo deridono attraverso gli shoji. La sua dimora è riccamente popolata dalle persone più bizzarre.
    Gli ospiti del professore sono quasi tutti intellettuali e così la maggior parte delle conversazioni ruota intorno alla lettura o alla narrazione di presunte storie-racconti.
    Il tempo passa e le stagioni si susseguono, gatto è sempre lì ad assistere e a vegliare sulla casa annotatore fedele di ogni singolo avvenimento che i suoi occhi vedono fra un pisolino e l’altro.
    Dopo i primi capitoli però non succedeva mai niente e ho spesso avuto la tentazione di socchiudere gli occhi e, come i gatti, lasciar scorrere le pagine nell'indifferenza tipica dei felini

    ha scritto il 

  • 3

    Molto molto pesante: ho voluto finirlo solo perchè è un'opera letteraria piuttosto famosa...
    Più che un romanzo è una scenografia teatrale: statica e senza trama.
    Si svolge quasi esclusivamente in cas ...continua

    Molto molto pesante: ho voluto finirlo solo perchè è un'opera letteraria piuttosto famosa...
    Più che un romanzo è una scenografia teatrale: statica e senza trama.
    Si svolge quasi esclusivamente in casa di un professore, che studenti e conoscenti vanno a trovare dilungandosi in conversazioni filosofiche fini a se stesse.
    L'originalità sta nella voce narrante che è quella del gatto di casa, ma non apporta molto movimento...
    E' interessante l'ambientazione giapponese con tutte le loro tradizioni.
    Finale pessimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un gatto senza nome descrive la società giapponese di inizio novecento, a cavallo tra tradizione e apertura alla cultura occidentale.

    Il romanzo sembra come spezzato in due, anche se in maniera fluid ...continua

    Un gatto senza nome descrive la società giapponese di inizio novecento, a cavallo tra tradizione e apertura alla cultura occidentale.

    Il romanzo sembra come spezzato in due, anche se in maniera fluida. Nella prima parte, decisamente più fresca ed ironica, la narrazione è centrata sulle vicende del gatto e sulla sua visione del mondo. Man mano che si avanza coi capitoli, tuttavia, il baricentro dell'opera si sposta sulle vicissitudini della cerchia di amici del padrone. Circostanze pressochè di nessun conto, giustificate solo in parte dall'interesse antropologico della voce (felina) narrante. Il finale lascia perplessi: sembra che l'autore, quasi stanco, abbia voluto tagliar corto.

    Anche se con le perplessità suddette il romanzo presenta una buona dose di ironia sulla società umana ed è un'ottima occasione per farsi un'idea del Giappone di un tempo.
    Molto bello l'incipit:

    Io sono un gatto. Un nome ancora non ce l'ho.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Non mi é piaciuto. Questo libro non é proprio il mio genere. C'é questo gatto che racconta un po' di episodi sui tizi che vanno a trovare il suo padrone, di cui il piú interessante secondo me é Meitei ...continua

    Non mi é piaciuto. Questo libro non é proprio il mio genere. C'é questo gatto che racconta un po' di episodi sui tizi che vanno a trovare il suo padrone, di cui il piú interessante secondo me é Meitei, il "buffone" del gruppo. Il padrone di questo gatto (se cosí vogliamo chiamarlo, visto che si limita a dargli da mangiare, senza nemmeno pensare di dargli un nome decente) é il piú patetico di tutti. Bastian contrario in ogni occasione, marito e padre incompetente, come del resto qualcuno di mia conoscenza. Si racconta di come veda l'umanitá questo gatto, esponendo interi pensieri dei personaggi e questa é una cosa che ho trovato assolutamente incoerente. A tratti due o tre pagine intere su delle.sue riglessioni: sugli umani, sulle loro usanze, su Dio e argomenti vari, persino riferimenti a opere o personaggi che secondo me un gatto, per quanto intelligente, non avrebbe modo di conoscere, anche ascoltando i discorsi delle persone. Mi aspettavo un po' di piú da questo libro visto che sono un amante dei gatti. É tutto un susseguirsi di riflessioni personali o episodi di vita del suo padrone con famiglia e amici annessi fino alla sua morte, alquanto insensata, a mio parere. Nemmeno il mio gatto con tutta la sua adorata vena un po' stupida andrebbe a ubriacarsi con la birra se quando l'assaggia non gli piace!
    Non ho trovato alcuna emozione in questo libro, é narrativa pura e semplice che immagino possa piacere agli amanti del genere, ma non a me.

    ha scritto il 

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