Istanbul

Editore: Mondadori (Libri illustrati Mondadori)

3.8
(1332)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 177 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Olandese , Portoghese , Francese , Turco , Greco , Russo , Norvegese

Isbn-10: 8837072406 | Isbn-13: 9788837072407 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Fotografo: Ara Guler ; Prefazione: Orhan Pamuk

Disponibile anche come: Altri , Paperback , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 4

    Autobiografía del premio Nobel de literatura turco Orhan Pamuk, desde su niñez hasta que decide ser escritor. Es en realidad una narración de su vida, sentimientos, deseos, proyectos y esperanzas enga ...continua

    Autobiografía del premio Nobel de literatura turco Orhan Pamuk, desde su niñez hasta que decide ser escritor. Es en realidad una narración de su vida, sentimientos, deseos, proyectos y esperanzas engarzada con la ciudad que le vio nacer, Estambul, una ciudad a medio camino entre un pasado esplendoroso, un presente decadente y un futuro por construir, paralelismo evidente con la propia situación del joven Orhan en esa época de su vida.

    El libro tiene muchas fotografías que contribuyen a amenizarlo un poco, en ocasiones se hace tedioso, y las largas frases que acostumbra a usar este autor no facilitan la lectura. Sin embargo, en general, es un buen libro que hace sentir la atmósfera de amargura, desilusión y al mismo tiempo esperanza por un futuro mejor que pretende transmitir.

    Desde luego es un libro que se disfruta mucho más si has conocido el Estambul que retrata cada una de sus páginas, el de mediados del siglo XX, el de entonces y aquel del que se hace referencia en base a escritores y periodistas turcos del siglo XIX y principios del XX, algo que no es mi caso.

    ha scritto il 

  • 3

    Per Pamuk il carattere più intimo, autentico e proprio di Istanbul sembrerebbe essere la tristezza delle rovine, quelle della capitale di un impero sconfitto, decaduto e travisato dall’influsso occid ...continua

    Per Pamuk il carattere più intimo, autentico e proprio di Istanbul sembrerebbe essere la tristezza delle rovine, quelle della capitale di un impero sconfitto, decaduto e travisato dall’influsso occidentale. Il modo migliore per raccontare questa città non sarà dunque elogiare la sontuosità di Santa Sofia o del Topkapi, bensì il disegno a matita delle viuzze e delle stamberghe di legno, dell'inverno e degli incendi di una città un tempo di legno, delle aristocratiche ville deserte, degli amori infelici e degli scrittori lunatici: l'Istanbul inquinata e affumicata delle navi del Bosforo. Unica luce in tanta malinconiosa tristezza sarà dunque il Bosforo stesso, teatro di passeggiate boschive in famiglia, di venti improvvisi e di oscure, profonde correnti vitali, un po’ come il radioso Tirreno di un ingiustamente dimenticato libro di racconti di A. M. Ortese (Il mare non bagna Napoli, 1953).

    ha scritto il 

  • 3

    Quando si vive a lungo in una città, i ricordi restano impigliati nelle ombre dei palazzi, si dissolvono nelle nuvole di vapore, si nascondono dietro angoli sporchi, si lasciano trasportare dai tram. ...continua

    Quando si vive a lungo in una città, i ricordi restano impigliati nelle ombre dei palazzi, si dissolvono nelle nuvole di vapore, si nascondono dietro angoli sporchi, si lasciano trasportare dai tram. Per questo Istanbul non è tanto un libro sulla città, quanto un'autobiografia dei brandelli di vita che si sono arenati nelle sue strade e piazze. Ma se è così, l'anima del luogo è legata indistricabilmente al tempo dello scrittore, ai suoi anni. E la Istanbul della seconda metà del XX secolo ha un'anima sua, un suo speciale sentimento: la tristezza. Non più centro del mondo, capitale di un impero, città d'Oriente, non riesce ancora ad essere altro. Mentre le ville in legno sul Bosforo prendono fuoco, l'occidentalizzazione resta al palo. Ma i turchi non riescono più a guardarsi se non attraverso gli occhi degli occidentali: Nerval, Flaubert, Melling... E' a queste voci e a questi occhi che Pamuk affida il filtro attraverso il quale guardare il suo malinconico posto nel mondo, e alle tante foto che non ritraggono la Istanbul turistica e storica, ma i vicoli desolati delle periferie, i cani randagi, le rovine. Il senso di crollo e sottile disperazione finisce per trasmettersi al lettore e non c'è catarsi, neppure nell'affascinante e avvolgente scrittura di Pamuk.

    ha scritto il 

  • 2

    Non lo consiglio

    Letto al ritorno dalla meravigliosa Istanbul, l'erudito volume di Pamuk celebra malinconicamente la grandezza decaduta della città, che va trasformandosi sotto i suoi occhi di bambino e di adolescente ...continua

    Letto al ritorno dalla meravigliosa Istanbul, l'erudito volume di Pamuk celebra malinconicamente la grandezza decaduta della città, che va trasformandosi sotto i suoi occhi di bambino e di adolescente. L'autore promette onestà, ma le pagine diventano presto pesanti nella stancante riproposizione del parallelismo tra le sciagure familiari e quelle della città tanto amata, eppur rappresentata solo dietro il velo triste delle rovine imperiali e di una bellezza ormai sfiorita. Non giova, inoltre, il frequente e nostalgico omaggio ai letterati turchi che prima di Pamuk hanno affrontato il racconto di Istanbul. Sono invece di grande fascino le numerose foto d'autore che ben testimoniano il passato della città sul Bosforo, come pure le strepitose incisioni di Melling.

    ha scritto il 

  • 4

    Il colore fuori di noi, il grigiore in noi

    Memoriale autobiografico ispirato da un narcisismo meritorio, questo libro è la mappa degli echi lontani, ma non lontanissimi, e comunque ancora percepibili, della Istanbul decaduta dopo il crollo del ...continua

    Memoriale autobiografico ispirato da un narcisismo meritorio, questo libro è la mappa degli echi lontani, ma non lontanissimi, e comunque ancora percepibili, della Istanbul decaduta dopo il crollo dell'impero ottomano.
    E' , nello stesso tempo, rievocazione letteraria che trae spunto dai gloriosi e sfortunati cronisti locali dell'epoca, ma anche dai più noti scrittori che trassero immagini e ispirazione da questa città fantastica, come Flaubert e Pierre Loti.
    Istanbul in bianco nero, si dice. Istanbul melanconica (di nera bile) e grigia.
    A parte il fatto che l'album di famiglia non può essere che in bianco nero, e sottolineato come questo scrittore è l'autore di un romanzo della levatura del Museo dell'Innocenza, che ha ispirato l'omonimo, meraviglioso museo, un inno all'intossicazione erotica e letteraria, al collezionismo nevrotico e morboso, non trovo affatto che questo libro, arricchito da splendide immagini, ci illustri una immagine di Istanbul infedele, o piatta, o noiosa .
    Al contrario, se si esce dai solti clichés turistici e ci si abbandona a questa città liberamente, si ritrova molto di ciò che Pamuk ha evocato.
    E allora è possibile trasformare il colore dei bazar, l'azzurro arancio del Bosforo e l'oro rifulgente delle moschee nel bianco e nero della nostra biliosa retrospettiva di vita

    ha scritto il 

  • 3

    Se la città ci sembra bella e magica, anche la nostra vita dev'essere tale.

    Tempo fa:

    Un Pamuk malinconico, ripiegato su stesso, ripercorre i ricordi della sua infanzia e adolescenza, la sua passione per la pittura che abbandonerà per diventare uno scrittore e racconta la sua ...continua

    Tempo fa:

    Un Pamuk malinconico, ripiegato su stesso, ripercorre i ricordi della sua infanzia e adolescenza, la sua passione per la pittura che abbandonerà per diventare uno scrittore e racconta la sua città, che è anche la sua essenza, e guardandola con gli occhi della nostalgia la vede in bianco e nero e sfumature di grigio, le nebbie sul Bosforo, le ville e i vecchi palazzi anneriti dal tempo, che ricordano gli antichi fasti di un impero ormai decaduto.
    Il mio personale ricordo di Istanbul è fatto invece di colori e di suoni, di profumi di spezie e rumori, di folla e di musica e di bellissimi tramonti sul Bosforo. Ma io sono un occidentale e, come scrive Pamuk, “l'occidentale che arriva in città, spesso non percepisce questa tristezza, né la malinconia”.
    Un libro a tratti lento, proprio per la tristezza che lo impregna, ma colmo d'amore e di poesia per la sua amatissima città.

    ha scritto il 

  • 2

    ISTANBUL

    "Cercando di raccontare me stesso racconto Istanbul e raccontando Istanbul racconto me stesso".
    In questa autobiografia Pamuk si descrive come un bambino grazioso e buono, ma decisamente triste, che c ...continua

    "Cercando di raccontare me stesso racconto Istanbul e raccontando Istanbul racconto me stesso".
    In questa autobiografia Pamuk si descrive come un bambino grazioso e buono, ma decisamente triste, che cresce in una Istanbul decadente e fondamentalmente triste come lui. Lo accompagnerà negli anni una languida malinconia, figlia dello struggente rimpianto per gli antichi fasti di un impero ottomano ormai tramontato.
    Sarà che non gradisco i romanzi autobiografici, a meno che non siano particolarmente brillanti e ironici, ma questo Istanbul non mi è proprio piaciuto. Noioso. Anche se lo stile di Pamuk rimane comunque ineccepibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Con l'arte non si mangia!

    Tra autobiografia e libro storico/geografico.
    Orhan Pamuk ci racconta di una città in perenna lotta esistenziale tra l'occidente e l'oriente, da Bisanzio a Costantinopoli all'odierna Istanbul. Frattan ...continua

    Tra autobiografia e libro storico/geografico.
    Orhan Pamuk ci racconta di una città in perenna lotta esistenziale tra l'occidente e l'oriente, da Bisanzio a Costantinopoli all'odierna Istanbul. Frattanto, la storia della sua famiglia, ricchi decaduti, la sua infanzia e il suo approccio alla vita da adulto. Tutto in un alone mistico e malinconico come solo Istanbul sa trasmettere.

    ha scritto il 

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