It

Di

Editore: CDE

4.4
(8786)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1238 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Chi tradizionale , Svedese , Russo , Olandese , Turco , Portoghese , Polacco , Croato , Ceco

Isbn-10: A000173074 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Almeno...

    Un libro che vale (almeno) una rilettura. Uno dei livelli possibili di lettura è quello della riflessione sul passaggio dall'infanzia all'età adulta, è una storia raccontata (almeno) in due tempi: 195 ...continua

    Un libro che vale (almeno) una rilettura. Uno dei livelli possibili di lettura è quello della riflessione sul passaggio dall'infanzia all'età adulta, è una storia raccontata (almeno) in due tempi: 1958-1985.
    Riesce, senza fatica!, a "tirare" ben 600 pagine prima che i protagonisti s'incontrino. E' una storia sul male, che si manifesta per ciascuno in forme diverse ma che non cambiano poi tanto quando si diventa adulti... Il male è alieno e volgare, i ragazzi - come nella miglior tradizione del Bildungsroman – imparano a non scappare e ad affrontarlo, sorretti dall’amicizia che li lega. Come sa fare Stephen King, l’orrore è alternato all’umorismo.
    Quello che manca, e che Stephen non sa o non vuole dare, è un livello superiore del bene, oltre il male che rimane – in-fine – sempre nelle mille forme della morte; ogni genere di romanzo apre (almeno) delle questioni sulla vita e sul suo senso. I diversi livelli temporali della storia possono essere visti anche come un’indicazione, per il lettore, a riconoscere le proprie fughe dal confronto e dalla sfida del male, forse – oltre alle intenzioni di Stephen - a cercare di vedere se prima e accanto alla dimensione “aliena” del male non ci sia anche una dimensione più grande e originaria del Bene.

    ha scritto il 

  • 4

    Non so perchè, ma avevo sempre "snobbato" questo lavoro di King.
    Lo credevo erroneamente non nelle mie corde.
    E probabilmente è così, o almeno lo era.
    Forse questo libro è uno di quei libri che per ap ...continua

    Non so perchè, ma avevo sempre "snobbato" questo lavoro di King.
    Lo credevo erroneamente non nelle mie corde.
    E probabilmente è così, o almeno lo era.
    Forse questo libro è uno di quei libri che per apprezzarlo ed amarlo, dovrebbe essere letto ad una certa età.
    Letto attorno ai 40 anni, mia età ed età dei protagonisti, permette di assaporare quei passaggi legati all'infanzia, alla sua immortalità, alla sua invulnerabilità, al suo disincanto.
    Poi tutto il resto vien da se. Il terrore e l'odio per IT, ed infine anche una strana ed inusuale pena e tristezza per il finale.
    Come bambini che cresciamo ma che, nonostante tutto, non riusciamo sempre a capire che le paure sono tali solo fin quando non vengono affrontate e sconfitte.

    ha scritto il 

  • 5

    “Best not to look back. Best to believe there will be happily ever afters all the way around – and so there may be; who is to say there will not be such endings? Not all boats which sail away into dar ...continua

    “Best not to look back. Best to believe there will be happily ever afters all the way around – and so there may be; who is to say there will not be such endings? Not all boats which sail away into darkness never find the sun again, or the hand of another child; if life teaches anything at all, it teaches that here are so many happy endings that the man who believes there is no God needs his rationality called into serious questions.”
    “La realtà non appariva più che come una tela disegnata appoggiata a un esile sostegno, come di cordoni di ragnatela”.

    “IT” è naturalmente una storia sulla forza dell’amicizia, naturalmente: amicizia e amore (che tendono un po’ a sovrapporsi.. anche molto, in certi momenti del romanz) che rendono più forti di quello che si è da soli; ed è una storia di redenzione personale, perché diversi dei personaggi hanno saputo affrontare le loro debolezze e le umiliazioni subite per diventare adulti con una marcia in più. I malvagi, invece, non sono capaci di redenzione: nessuno di loro si pente, anzi il male passa di generazione in generazione tanto nelle famiglie di “spazzatura bianca” come i Bowers quanto tra i maggiorenti come i Bowie e i Mueller.
    È anche una storia sulle molte facce del male: e come sempre in King, il Male nasce dal male, dalle miserie quotidiane: “It” sarà un mostro intergalattico e metafisico, ma per agire si serve di padri violenti e bulli decerebrati. King sa rielaborare la melma della vita quotidiana fino a farne poesia, ma è chiaro che, anche se non viviamo in una Derry infestata da un “It”, padri violenti e libidinosi verso le figlie e bulli di quartiere li abbiamo dappertutto.
    Uno dei meriti di questo romanzo è la magnifica architettura. I due piani narrativi del ’85 e del ’58 si alternano con sapienza, portando a continue illuminazioni sul passato che era stato dimenticato; i sette ragazzi del Circolo dei Perdenti vivono inizialmente altrettante storie diverse, come sette romanzi che si intreccino via via più strettamente, facendo scaturire decine di episodi che sarebbero stati bei racconti singoli (mi sono particolarmente piaciuti: la biciclettata di Mike bambino alle rovine delle Ferriere, dove incontra l’uccello gigante; le fantastiche incursioni nella “casa stregata” di Neibolt Street; la visita di Beverly adulta alla sua vecchia casa di Derry, dove viene accolta da un’amabile signora svedese..). Le fasi di alternanza dei due piani narrativi sono scandite dagli Interludii: brani del diario di Mike Hanlon, l’unico dei sette rimasto a Derry; come bibliotecario è la coscienza storica del gruppo, quello che non ha dimenticato, ma anzi ha approfondito con ricerche storiche l’origine del Male nella cittadina. E ha scoperto non solo che il Male ha periodi ricorrenti di circa 27 anni, ma che è ben radicato nella storia cittadina: ha accompagnato, o fomentato?, atroci episodi come il massacro degli organizzatori del primo sciopero contro i baroni del legname, lo sterminio di una banda di rapinatori fermatisi in città a rifornirsi durante la latitanza, l’incendio del Buco Nero, locale notturno senza segregazione razziale in un’epoca in cui di notte furoreggiava la Legion of White Decency (una versione del Ku Klux Klan, a dire il vero inventata da King, ma probabilmente non lontana da una realtà dove anche nel Nord degli USA i neri erano segregati di fatto, seppure non di diritto); tutti episodi che riflettono la storia economica degli USA in generale, e di cui si rendono protagoniste le varie generazioni delle famiglie “che contano”.
    Nell’ultima parte l’alternanza tra le due epoche storiche diventa frenetica, con capitoli alternati collegati da frasi che iniziano in una e finiscono nell’altra, e la stessa scena narrativa finale rivissuta (con differenze) 27 anni dopo. Un pezzo di bravura! Come detto, infatti, si alternano i punti di vista dei personaggi in terza persona e la prima persona del diario, mezzi di comunicazione come il diario appunto e i giornali (relativamente al sardonico episodio dell’uccisione dei bambini Corcoran), addirittura brani dal PdV di It stesso.
    Un ulteriore merito del romanzo è l’influenza su altri scrittori: da un lato “It” potrebbe aver preso qualcosa da “Phantoms” di Koontz (pubblicato nell’83, mentre “It” veniva scritto; la tipologia del “mostro”, in particolare), dall’altro “Summer of night” di Simmons vi si è molto ispirato, per il Male che nasce da fatti storici e soprattutto per la banda di ragazzini che lo sfida nell’ultima estate prima dell’adolescenza.
    Rimane abbastanza oscuro, dopo quasi 1'100 pagine, il ruolo della Tartaruga.. ma forse non si può aver tutto! e non si poteva tradurre “Esso” come hanno fatto in spagnolo, o “Quello”, santa pazienza?

    ha scritto il 

  • 0

    Che dire, bellissimo! Quando ho finito di leggerlo è come se avessi perso un amico, un fratello. Mi sentivo come se fossi a Derry insieme ai perdenti. Forse eccessivo nelle descrizioni, ma rimane un c ...continua

    Che dire, bellissimo! Quando ho finito di leggerlo è come se avessi perso un amico, un fratello. Mi sentivo come se fossi a Derry insieme ai perdenti. Forse eccessivo nelle descrizioni, ma rimane un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    Più di tre mesi per leggerlo (l'eccessiva lunghezza mi ha portato a "distrarmi" con altre letture), ma ne è valsa la pena.

    Un bel libro sulla forza salvifica dell' Amicizia. Solo questo mi sento di di ...continua

    Più di tre mesi per leggerlo (l'eccessiva lunghezza mi ha portato a "distrarmi" con altre letture), ma ne è valsa la pena.

    Un bel libro sulla forza salvifica dell' Amicizia. Solo questo mi sento di dire.

    ha scritto il 

  • 4

    Quell'amicizia vera che nasce solo tra adolescenti

    Non aver ancora letto 'It' era una lacuna che non potevo non colmare.
    A lungo le sue 900 pagine mi hanno fatto soprassedere, ma infine mi sono deciso a leggerlo e non ne sono rimasto deluso.
    Per molti ...continua

    Non aver ancora letto 'It' era una lacuna che non potevo non colmare.
    A lungo le sue 900 pagine mi hanno fatto soprassedere, ma infine mi sono deciso a leggerlo e non ne sono rimasto deluso.
    Per molti si tratta del capolavoro di uno degli autori di culto più amati dal pubblico e devo dire che sono sostanzialmente d'accordo.
    Quando un romanzo si presenta con questa mole deve conquistarti entro le prime cento pagine ed 'It' ci riesce solo dopo aver introdotto i suoi numerosi personaggi.
    Molti lettori hanno sottolineato la sua appartenenza al genere horror ed altri hanno scritto che si tratta soprattutto di un libro sull'amicizia, un'amicizia che ti lega per la vita e che riunisce una comitiva di adulti legati da una promessa sancita al tempo della prima adolescenza.
    Una promessa che sospende le vite della 'compagnia dei Perdenti', adulti che nella loro gioventù hanno subito le angherie dei bulli pagando la loro diversità nell'essere ebreo, di colore, obeso, ipocondriaco, povero o balbuziente e così via, ma che nell'amicizia e nel gruppo hanno potuto affermare la propria identità.
    Costoro si ritrovano sia da ragazzi che da adulti ad affrontare la personalizzazione delle paure degli uomini in un essere multiforme, chiamato 'It', che dimora dalla notte dei tempi nei sotterranei e nelle fogne della cittadina di Derry nel Maine.
    Questo essere si risveglia periodicamente e attacca i bambini, gli unici esseri che nella loro innocenza riescono a vederlo e che grazie a questo sono anche gli unici che teoricamente potrebbero affrontarlo.
    I Perdenti sono però ragazzi speciali perchè con la loro promessa reciproca, sancita con il sangue di una ferita inferta con un coccio di vetro, hanno conservato lo spirito di amicizia che, legandoli in un gruppo solidale sino alla morte, permette loro di poter riconoscere 'It' e la minaccia che rappresenta anche da adulti.
    King è efficacissimo nel tratteggiare le atmosfere cupe e minacciose attraverso dettagli apparentemente insignificanti, ma egli è efficace in particolar modo nel descrivere la quotidianità delle miserie e delle ipocrisie nascoste dietro il perbenismo della provincia americana.
    Dietro l'immagine pubblica di famiglie apparentemente perbene, devote alla messa domenicale e agli impegni sociali, si nascondono spesso le peggiori nefandezze.
    Padri violenti ed ubriaconi, razzisti ignoranti e buoni a nulla, madri soffocanti ed ipocrite, oppure semplicemente genitori incapaci di qualunque interazione intelligente con la propria prole e tutta una serie di miserie domestiche difficilissime da individuare e contrastare proprio perchè protette dalla riservatezza dell'ambiente famigliare.
    Per questo sono assolutamente d'accordo nel definire questo libro una celebrazione del sentimento dell'amicizia.
    King la individua indubbiamente come elemento di riscatto sociale e come forza che infonde nel gruppo quella identità che i ragazzi di Derry hanno rischiato di perdere in balia dei loro genitori tra le mura di casa.
    Solo grazie a quella amicizia i Perdenti possono affrontare I bulli che li tormentano, ma anche la personificazione delle loro paure, cioè 'It'.
    Molti hanno scritto che 900 pagine sono troppe.
    Potrei dar loro ragione, ma sinceramente non mi sono pesate affatto.
    Una volta superato lo scoglio iniziale ho proseguito senza più contare né pagine, né capitoli e mi sono ritrovato in pochi giorni al finale.
    E quì devo confermare quello che ho letto in molte altre recensioni.
    Il finale è la parte più debole di tutto il romanzo e, a mio avviso, compromette la fama di capolavoro di questo titolo.
    Dopo oltre 800 pagine le aspettative sono cresciute molto, ma King finisce per mescolare il fisico ed il metafisico creando una confusione che non riesce a mantenere la promessa delle pagine precedenti, ovvero un finale degno di cotanta destrezza narrativa.
    Comunque sia 'It' resta un gran bel romanzo e King uno scrittore coinvolgente come pochi, sorvolate sul finale e godetevi tutto il resto.

    ha scritto il 

  • 5

    Giustamente l'esternazione che seguirà non interesserà a nessuno, ma la voglio scrivere lo stesso: It entra di diritto nella top tre dei libri migliori che io abbia mai letto.
    Non fatevi portare fuori ...continua

    Giustamente l'esternazione che seguirà non interesserà a nessuno, ma la voglio scrivere lo stesso: It entra di diritto nella top tre dei libri migliori che io abbia mai letto.
    Non fatevi portare fuori strada dall'inutilità del film che ne è stato tratto e leggetelo, consiglio spassionato.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Male male

    It: un romanzo horror in cui a fare orrore è il modo pessimo in cui è scritto.

    Di Stephen King ho letto anni e anni fa la raccolta di racconti "A volte ritornano": ricordo che non erano malaccio, ma c ...continua

    It: un romanzo horror in cui a fare orrore è il modo pessimo in cui è scritto.

    Di Stephen King ho letto anni e anni fa la raccolta di racconti "A volte ritornano": ricordo che non erano malaccio, ma che li trovai così intrisi da paranoie da costringermi ad interrompere la lettura. Passati gli anni mi sono sempre chiesto il perché del successo di questo autore divenuto una icona nazional-popolare. Dovevo perciò toccare con mano le ragioni del suo successo. Ed eccoci a "It", questo librone imponente su di un alieno-clown assassino che infesta (è?) l'immaginaria cittadina di Derry nel Maine.
    Protagonisti del romanzo, che si svolge in due fasi, una prima nel 1958, l'altra nel 1985, sono sei ragazzini variamente assortiti che poi diverranno adulti. L'alternanza temporale degli eventi è parte integrante del romanzo, perché gli adulti del 1985 non ricordano più cosa hanno fatto nel 1958 e quindi questi ricordi riaffioreranno mano mano, prima nebulosi e poi più vividi. Il guaio è che questo rimpallo temporale spezza la continuità dell'azione, che diviene spesso confusa, annacquata, fuori fuoco. In alcuni casi addirittura divagante.

    La storia inizia con la morte improvvisa del fratellino (George) di uno dei protagonisti (Bill), che viene ritrovato con profonde ferite causate dai morsi di un "qualcosa" che l'ha trascinato in un canale di scolo. Piano piano inizia a rivelarsi una realtà nascosta da tempo immemore: ossia che Derry ospita una presenza aliena a cui viene dato il nome di It, che suole manifestarsi come un clown chiamato Pennywise. Ci viene mostrato come i ragazzini siano stati tutti irretiti dal richiamo spaventoso di It, che vuole fargli del male e gli mostra il male attraverso incubi ad occhi aperti che di solito prevedono fiumi di sangue, persone (intere o a brandelli) morte o mostri usciti dai film. Il guaio è che solo i ragazzini riescono a vedere It e i suoi incubi, mentre gli adulti sono come ipnotizzati e insensibili.

    Come per un richiamo inconscio i ragazzi, che inizialmente non si conoscono, si ritrovano insieme, sviluppando un forte legame di amicizia che li porterà a condividere queste brutte esperienze. Questo legame diverrà la loro forza e l'unica arma che avranno contro il mostro, che sfideranno, ma non riusciranno a sconfiggere del tutto.
    Anni dopo, nel 1985, la creatura si risveglia (o forse non se n'è mai andata) e torna a portare il terrore a Derry. Questa volta sono gli adulti a combattere contro il male, in una battaglia campale dagli esiti quanto mai incerti. Il resto lo trovate nel ridicolo finale del libro.

    Vediamo subito i difetti: innanzitutto il libro è troppo lungo, inutilmente prolisso, dalla scrittura poco scorrevole, infarcito di facilonerie e idee di terz'ordine. Inoltre la totale illogicità dei protagonisti è irritante. Per farvi capire: da adulti devono andare nelle fogne che conducono ad una serie di grotte in cui dimora It per ucciderlo e ovviamente ci vanno armati solo di fiammiferi (una infinità di fiammiferi) per farsi luce e niente altro, non una spranga, un martello, un cacciavite, niente di niente.
    I pregi: il pregio maggiore è quello di raccontare quel momento in cui si passa dall'infanzia alla pubertà, un momento di grossi cambiamenti in cui sbocciano i primi amori, le vecchie amicizie finiscono e ne iniziano di nuove, e così via. Buono anche quando vengono raccontate le avventure estive, la lotta contro i bulli, quello spirito di gruppo che aiuta a superare le avversità. I ragazzini sono chiamati "i perdenti" in tutto il libro e rappresentano una serie assortita di outsider per la società americana degli anni '50: il balbuziente, l'occhialuto e logorroico, il ciccione, l'ebreo, il nero, il malato psicosomatico, la ragazzina bella, ma povera. I bulli in particolare sono un costante assillo del gruppo e i continui attacchi più l'insistenza di Pennywise ad aggredirli con incubi rendono la lettura pesante, lasciando un continuo senso di oppressione, che può essere sia un pregio che un difetto (io l'ho trovato un difetto).

    Se il libro regge fino a verso la metà, poi la lettura diventa un supplizio, perché il romanzo inizia a girare a vuoto: troppe divagazioni, troppe parole per dire sostanzialmente poche cose, una certa ripetitività (cosa aspettarsi dalle nuove pagine? Bulli che fanno i bulli, It che spaventa). Insomma per me è risultata una lettura tediosa che avrei tranquillamente potuto non fare.

    ha scritto il 

  • 4

    A un certo punto qualcuno iniziò a parlare di disarmo

    Ho ripescato la mia copia di It che ho acquistato nel 1994. Ha le pagine un po' ingiallite, qualche macchia al bordo superiore della copertina dovuta a una lungha giacenza in soffitta e le classiche ...continua

    Ho ripescato la mia copia di It che ho acquistato nel 1994. Ha le pagine un po' ingiallite, qualche macchia al bordo superiore della copertina dovuta a una lungha giacenza in soffitta e le classiche pieghette sulla costa, a significare che qualcuno in questi ventidue anni lo ha letto. Ma non io.
    Nel 1994 avevo già vent'anni ( o ventuno. se l'ho acquistato da novembre in poi) e forse all'epoca ho creduto che It fosse una lettura da adolescenti e l'ho lasciato perdere in soffitta. Accantonato fino a poche settimane fa perché negli anni successivi mi sono allontanato sempre di più dall'età che hanno i protagonisti della storia e anche quando sono diventato un lettore più aperto e consapevole (almeno pensavo) It è diventato uno di quei romanzi troppo inflazionati ma non sufficientemente importanti da essere letto.
    Finché ho iniziato a cambiare punto di vista anche su quei romanzi. Tanti anni fa lessi Kundera e ne rimasi quasi folgorato. Qualche anno fa invece rileggendo alcuni capitoli de L'insostenibile leggerezza dell'essere ricordo d'aver pensato che non c'era scritto nulla di che, e a tratti lo reputai anche un po' banale. Mi sbagliavo. Avrei dovuto pensare che a vent'anni Kundera non era banale, perché mi aiutò a dare un pensiero a sensazioni forti che all'epoca non riuscivo a esprimere lucidamente. E se un libro o una canzone o quello che è, è riuscito ad essere d'aiuto e ad avere una certa importanza venti o trent'anni fa, allora non può trasformarsi adesso in un libro banale, solo perché oggi vi siete arricchiti leggendo Sartre, Borges e Bernhard e tutti i postmoderni o quel qche vi pare ancora.
    Un'altra Era fa, una persona con un'intelligenza acuta disse" Il primo amore non si scorda mai". Poi è finita sulla bocca di tutti ed è diventata una battuta vuota, sciocca, nemmeno più buona per metterla nei cioccolatini. Ma ciò non dovrebbe sminuirne la verità.
    Per questo motivo sono andato a cercare la mia vecchia e abbandonata copia di It e l'ho letto in poco piu' di due settimane, perché le 1200 pagine circa di It scorrono cinque volte più veloci delle altrettante circa 1200 pagine di Infinite Jest. E anche se non è un capolavoro della letteratura contemporanea come il romanzo di Wallace, finita la lettura ho scoperto che It è un romanzo che un adulto lo può leggere serenamente senza sentirsi un tardone o un idiota.
    Certo, nei brani in cui ci viene ricordato che è ambientato in una cittadina posseduta dal male, la tentazione di chiederci perché stiamo continuando a leggere, c'è. E c'è anche quando compare quel cazzo di Clown come personificazione del male che si porta via i ragazzini e li uccide facendoli a brandelli. Ma It è solo in piccola parte un romanzo horror per adolescenti. La maggior parte delle pagine è riempita dalle storie di un gruppo di ragazzini a cui accadono le cose che accadono a tutti gli adolescenti del mondo. E dagli stessi ragazzini che poi sono cresciuti e diventati adulti e si barcamenano con le frustrazioni, le gioie e i timori degli adulti in carne ossa come voi e me.
    Anzi, mi sono domandato a un certo punto se un lettore molto giovane, al quale in teoria il romanzo è indicato, non si annoierebbe leggendo dei guai e delle paranoie che capitano e vivono i personaggi diventati adulti della storia. Mentre , sempre in linea teorica, un adulto dovrebbe faticare meno leggendo le vicessitudini dei ragazzini, in quanto anche lui è stato un adolescente, un tempo.
    E questo penso sia vero solo parzialmente. Mi è capitato leggendo It di ritrovare alcune sensazioni antiche, ma l'adolescenza è un'età talmente diversa da tutte le altre che non è per nulla facile rivivere e capire quel che ci accadeva in quegli anni piu' o meno tormentati, tra gli undici e i quindici anni. Se ci pensate con attenzione, è più facile riconoscersi quando eravamo bambini, ma il ricordo di voi adolescenti è strano. Pare quasi che siate stati posseduti per qualche anno da un'altra entità e quando siete tornati voi stessi, non eravate più quelli di prima. E' un mistero.
    Probabilmente per questo Stephen King ama scrivere spesso storie con personaggi adolescenti. Perché è un'età nella quale vi può capitare di credere a qualunque cosa e di dubitarne altrettanto.

    Per quanto mi riguarda, ho letto con piacere e quasi di filato tutto il romanzo. Non saprei se definirlo un grande romanzo o solamente una gran bella storia, ma tornando alle sensazioni, beh, quelle sono state piacevoli.
    Schegge vecchie non sempre provocano dolori nuovi, e in questo caso non mi è capitato per niente. Al massimo un filo di nostalgia, leggendo le avventure di questi ragazzi alle prese con i misteri dell'adolescenza, ma solo un filo, perché non ricordo bene com'erano esattamente quei miei anni, o forse peggio ancora, il me di oggi è venuto a imporre le mie opportunistiche idee di adulto su quel che avrei potuto pensare nella mia mente di adolescente. E allora, tanto vale non pensarci troppo e godersi come si suol dire, la corsa.

    Non so se gli anni della mia adolescenza furono Giorni di gloria, come scrive King citando una canzone di Bruce Springsteen, ma una cosa è certa: - si sono consumati nel batter di ciglia di una ragazzina -.

    https://youtu.be/NOG3eus4ZSo

    ha scritto il 

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