Just My Type

A Book About Fonts

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4.1
(137)

Language: English | Number of Pages: 352 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , French

Isbn-10: 1846683017 | Isbn-13: 9781846683015 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback , Audio CD

Category: Art, Architecture & Photography , History , Professional & Technical

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Book Description
What's your type? Suddenly everyone's obsessed with fonts. Whether you're enraged by Ikea's Verdanagate, want to know what the Beach Boys have in common with easy Jet or why it's okay to like Comic Sans, "Just My Type" will have the answer. Learn why using upper case got a New Zealand health worker sacked. Refer to Prince in the Tafkap years as a Dingbat (that works on many levels). Spot where movies get their time periods wrong and don't be duped by fake posters on eBay. Simon Garfield meets the people behind the typefaces and along the way learns why some fonts - like men - are from Mars and some are from Venus. From type on the high street and album covers, to the print in our homes and offices, Garfield is the font of all types of knowledge.
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    Quando una graphic designer entra nella tua vita, volente o nolente entri a che fare con il suo mondo, che saprà decantarti con un entusiasmo non comune ad altre professioni, e cominci a prendere cosc ...continue

    Quando una graphic designer entra nella tua vita, volente o nolente entri a che fare con il suo mondo, che saprà decantarti con un entusiasmo non comune ad altre professioni, e cominci a prendere coscienza che le font (femminile, a differenza di quanto avevo sempre creduto) non sono soltanto l’equivalente tipografico o informatico della grafia imparata alle elementari e trasposta in elementini meccanici o elettronici. Le font sono prima di tutto disegni. E allora, anche un bibliofilo che fino ad oggi in un libro si era limitato a badare al contenuto va alla ricerca di qualche testo che lo metta in sintonia con questo strumento, che è quello con cui il libro, ma non solo, prende vita.
    Ovviamente, prima di procedere alla lettura ho chiesto conferma alla mia consulente personale di font se il libro era meritevole; avendo ricevuto il via libera mi sono buttato in una lettura che si è rivelata piacevole ma anche istruttiva, capace di cambiare le percezioni verso qualcosa che ci circonda ma a cui non si fa caso.
    Eppure, c’è una forma di intuito che permette anche al profano di valutare se quello che legge è bello oppure no – nella forma.

    Molte delle font moderne nascono dall’esigenza tecnica di gestire l’inchiostro con i caratteri mobili, una problematica tecnica che ha influenzato l’estetica circa seicento anni fa. Del resto, poco dopo a Venezia venne inventato il corsivo, non per esigenze di bello, ma per avere libri più compressi.
    Questo è solo il punto di partenza di un viaggio che tra creatori di font, responsabili di pubblicità, quotidiani, segnaletica pubblica permette letteralmente di aprire gli occhi.
    Scoprendo che è proprio vero, il Comic Sans è bruttarello, ma non si devono assumere arie da poser nel massacrarlo.
    Acquisendo nel linguaggio nuovi significati per parole come occhiello, asta, grazia e rendendosi conto una volta per tutte che il carattere della O non è un cerchio di Giotto!
    Imparando criteri per leggere un carattere, per valutare se è rassicurante, aggressivo, al passo coi tempi, démodé.
    Apprezzando il lavoro dei creatori di font, alcuni artigiani, altri veri e propri artisti, che si sono investiti per realizzare font fatte per essere viste anziché lette.
    Guardando dietro alle quinte della & per scoprire che un carattere diffuso ovunque, a volte abusato, contiene un mondo dentro di sé.
    Mettendo, pure qui letteralmente, i puntini sulle i per quanto riguarda le definizioni. Tecnicamente, la composizione tipografica si occupa dell’aspetto dei caratteri sulla pagina o sullo schermo, mentre il disegno di caratteri ruota principalmente intorno alla forma delle lettere.

    Ma l’aspetto più interessante è forse l’evoluzione della “filosofia della font”. Che, una volta, faceva affermare a Beatrice Warde: il carattere migliore esiste unicamente per comunicare un’idea, non per essere notato, né tantomeno ammirato. Più il lettore si rende conto del carattere o dell’impaginazione, peggiore è la tipografia.
    Mentre oggi la font vuole apparire, quanto meno per rispetto di chi si è fatto il mazzo per inventarselo, lettera per lettera. Ovviamente non tutte le font vanno bene, ma si possono trovare delle piste di ragionamento ponendosi domande come: il carattere assolve alla funzione per cui è stato creato? Comunica il messaggio? E, infine, aggiunge un tocco di bellezza al mondo?

    Infine, nelle poche righe che l’autore dedica a se stesso, racconta che ha cominciato ad interessarsi alle font dopo aver comprato Electric Warrior dei T.Rex e scoprendo che le copertine dei dischi che amava non erano solo splendidi disegni o foto d’autore, ma il carattere faceva la sua parte. E così, di osservazione in osservazione, gli nacque la passione per le font. Anche per lui, a suo modo, per amore.

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    Spoiler: il Comic Sans non morirà mai

    La mia vita con le font utilizzate da me (come redattrice di testi di tutti i tipi negli ultimi 25 anni) ha visto tre diversi e distinti momenti, legati ai pc e alle stampanti.
    Courier = stampante ad ...continue

    La mia vita con le font utilizzate da me (come redattrice di testi di tutti i tipi negli ultimi 25 anni) ha visto tre diversi e distinti momenti, legati ai pc e alle stampanti.
    Courier = stampante ad aghi
    Arial = stampante a getto di inchiostro
    Calibri = stampante digitale
    Aborro il Times New Roman, uno dei caratteri più illeggibili se stampato su A4, impossibile da leggere ma amato moltissimo da segretarie di tutti i tipi e Pubblica Amministrazione. Il Comic Sans mi dà i conati (e non solo perché spregiare il CS va tanto di moda). E grazie al cielo ci siamo liberati del Blur.
    La mia vita con le font utilizzate dai grafici (in quanto copywriter il mio parere è ritenuto dai grafici* – per definizione – importante quanto un peto di Gavino Sanna), è stata sempre una battaglia continua contro lo smodato uso di caratteri, corpi, colori diversi nello stesso annuncio. Stile (brutto) catalogo tipografico.

    Il libro in sé è carino (una mezza offesa nella mia scala dei valori), didascalico senza essere pedante, ma gossiparo in modo irritante. Probabilmente è l'unico modo per portare la conoscenza delle font alle folle. Ma è un modo alquanto inutile. Visto che le uniche folle che possono appassionarsi a un libro sulle font mi sa che siano composti da fissati (e quindi questo libricciolo ha carattere troppo superficiale).

    *art per tutti quelli che hanno iniziato a fare pubblicità tra il 1990 e il 2000 (e per chi dell'adv sa quello che ha capito con Mad Men). Per fare il grafico servono una competenza, una passione, una professionalità che sono state spazzate via dai vari indesign, photoshop, illustrator. Da un paio di decenni con un pc si può smanettare con paint e wordart, figurarsi con un mac!, e sentirsi un piccolo Neville Brody (e manco sapere chi sia).

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  • 3

    Interessante soprattutto per chi a livello amatoriale si occupa di informazione tramite comunicati stampa, locandine, avvisi, ecc. Gli argomenti sono trattati in modo leggero e curioso.

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    Interessante e curioso, pieno di informazioni utili e suggerimenti per addetti ai lavori. A tratti un po' noioso e prolisso ma la storia non concede sintesi se la si vuole apprezzare in tutte le sue s ...continue

    Interessante e curioso, pieno di informazioni utili e suggerimenti per addetti ai lavori. A tratti un po' noioso e prolisso ma la storia non concede sintesi se la si vuole apprezzare in tutte le sue sfaccettature!

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    tante curiosità sulle font e sui loro creatori

    Prima di iniziare, un suggerimento: se non volete sembrare dei parvenu, ricordatevi che un Vero Tipografo non parlerà mai dei font, ma delle font, perché il nome deriva dal francese "fount", e ha come ...continue

    Prima di iniziare, un suggerimento: se non volete sembrare dei parvenu, ricordatevi che un Vero Tipografo non parlerà mai dei font, ma delle font, perché il nome deriva dal francese "fount", e ha come corrispondente italiano "fonte". Ma se prendete questo libro lo imparerete sin dall'inizio, non preoccupatevi.
    Le font sono ormai diventate onnipresenti, un qualunque word processor ve ne fa ormai usare decine e decine per non parlare di quelle liberamente scaricabili su svariati siti dedicati. Non che valga la pena usarne troppe: come il libro spiega bene, una font è ben fatta se non ci si fa caso quando si legge il testo. Il libro non vuole certo essere un manuale di tipografia: Garfield è molto più interessato a raccontare le storie dietro le principali font: alcune di quelle nate poco dopo l'entrata in uso in Europa della stampa a caratteri mobili, ma soprattutto quelle moderne e contemporanee. I capitoli denominati "intermezzo tipografico" hanno il primo paragrafo scritto nella font relativa; e nel corpo del libro ci sono almeno duecento nomi di font, tutte scritte col carattere corrispondente. Ma è forse più corretto dire che Garfield racconta anche le storie dei creatori delle font, perché spesso sono inscindibili; e racconta anche dell'evoluzione dei caratteri e di come il passare prima alla stampa in fotocomposizione e poi allo schermo del pc abbia cambiato le carte in tavola. Il libro è pieno di gustosissimi aneddoti, tradotti in modo spigliato ma allo stesso tempo tecnicamente corretto da Roberta Zuppet che è solo caduta nella definizione del <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Bell_Centennial">Bell Centennial</a>, che non è certo stato "creato per l'elenco telefonico della 100th Bell"! (vedi a pagina 76).
    Cosa manca alla perfezione in questo libro? Beh, a parte che io avrei fatto almeno un accenno a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/METAFONT">METAFONT</a> che è stato il primo vero esempio di creazione di caratteri assistita dal computer, mi sarebbe piaciuto vedere per i principali font trattati una tavola dei caratteri più importanti in corpo 28 o giù di lì, per poter apprezzare le piccole modifiche: sarebbe anche stato bello avere una carta meno porosa, sempre per accorgersi delle minuzie tra i vari caratteri. Ma non si può avere tutto dalla vita: già così il godimento è stato assoluto.

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    Per un grafico è un libro divertente che parla di font (e ogni grafico sa quanto i font sono importanti). Per tutti gli altri questo è un libro molto utile che spiega perché bisognerebbe smettere di u ...continue

    Per un grafico è un libro divertente che parla di font (e ogni grafico sa quanto i font sono importanti). Per tutti gli altri questo è un libro molto utile che spiega perché bisognerebbe smettere di usare il Comic Sans a sproposito.
    Quindi, se usate spesso il Comic Sans, per favore, leggetelo.

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